Nome dell'autore: Carlo Morandini

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Testdrive: Un SUV di fascia media ma grande in prestazioni spazi e confort

La nuova Hyundai Tucson full-hibrid dispone di ben 230 CV Docile e morbida in città e altamente tecnologica Un SUV crossover performante e comodo dalla linea grintosa e …spaziale. Ho provato diversi modelli della Hyundai, ma questo mi ha incuriosito perché l’avevo scorto al cinema, tra i protagonisti del più recente film di Spiderman, quello nel quale il supereroe viene proposto facendo recitare contemporaneamente tutti e tre gli attori che hanno interpretato l’Uomo ragno. Si tratta della nuova versione della Tucson, che è full-hybrid, ovvero si ricarica da sola in decelerazione la batteria ausiliaria. Batteria, che alimentando un motore elettrico da 45 V consente all’auto di disporre di una potenza combinata di ben 230 CV. Che cosa mi aspettavo da questa nuova versione di un modello molto diffuso della Casa coreana? Un’esplosione di potenza suggerita dal nuovo design del frontale che lo rende davvero innovativo: ha i fari integrati nella trama della griglia del muso formati da triangoli di luci a led. La sostenibilità è espressa dal look della parte posteriore con il logo Hyundai che entra nel lunotto con fari sempre a led orizzontali sottolineati da due elementi rettangolari ciascuno. Saliamo a bordo, nel parcheggio della Hyundai Italia a Milano, ed ecco gli interno molto spaziosi e curati con uno stile tecnologico. Il cruscotto è digitale, configurabile e di pronta consultazione. Lo schermo touch sintetizza la ricca dotazione tecnologica, di assistenza e  multimediale. Ciò che risalta immediatamente è il confort che circonda il conducente e i passeggeri. Mettiamo in moto prima di farci un giro per la metropoli e prendiamo confidenza con i suoi contenuti. Il motore è a benzina di 1600 cc. È dotato di motore turbo mentre il motore elettrico si affianca alla turbina per accelerazioni che rendono la guida interessante e divertente. La guida in città è confortevole resa ancor più rilassante dal cambio automatico. Una città trafficata è densa di imprevisti, ma la ‘frenata automatica d’emergenza’ generata da un sistema di sensori e telecamere molto avanzato ci consente di muoverci in tutta tranquillità. Dispone anche dell’avanzato sistema di sicurezza anti abbandono dei bimbi a bordo: nel caso dovesse accadere il dispositivo ROA (Rear occupant alert) invia un segnale al telefo no cellulare. Due sono i display da 10,3” a disposizione: il cruscotto che crea due orologi più gli altri strumenti di controllo, e quello centrale entrambi con una grafica curata. Il sistema Bluelink tramite una app permette di controllare alcune funzioni dell’auto dal telefono cellulare, ovvero, anche mentre la Hyundai Tucson vi sta aspettando in via Brera e voi vi state gustando un piatto di una Regione italiana sul terrazzo panoramico della Rinascente. Il viaggio di rientro è, come ci si attendeva, confortevole. Rassicurato dal fatto che ci sono almeno sei sistemi di air bag di sicurezza a disposizione, compreso uno tra i sedili. Che sono in pelle e comodi per tutte e cinque le persone che possono rimanere a bordo. Avvolgenti quelli anteriori, dotati di riscaldamento e sistema di ventilazione. Quello del guidatore è a regolazione elettronica con memoria. Il clima è ‘tri-zona’. L’impianto è di buona qualità, e ci accompagna in una guida docile e morbida. Il resto lo esamineremo la prossima volta. #charlieinauto3/270   

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#testdrive : stabile nella guida veloce anche sullo sterrato la Nuova Hyundai Kona Electric

Con assetto e controlli elettronici 204 CV è come non sentirli SUV Crossover discreto regala grandi emozioni e sicurezza alla guida Certo, la passione per il mondo dei motori ci spinge ad apprezzare il sound delle auto performanti, un suono pieno, corposo, fatto di potenza, ma, come nel caso di supercar italiane, anche di armonia, quasi di musicalità, purché non se ne faccia abuso. Il collegamento che la mente fa tra il rumore di un motore potente e le sue performance ottimali è talmente istintivo da essere quasi imprescindibile. A volte, sembrerebbe quasi che non se ne possa fare a meno. Tant’è che, come avrete letto anche su queste nostre pagine, ci sono ormai Case che dotano i modelli più sportivi ma anche sfiziosi della loro linea di produzione di un apparato destinato ad amplificare il rumore del motore semplicemente attivando le modalità più performanti dell’auto. Quindi, siamo arrivati anche al punto da essere talmente dipendenti dalle emozioni e sensazione che produce in noi il corposo sound di un motore potente, specialmente se da un’auto ci attendiamo prestazioni ‘allegre’, da non poterne fare a meno. Il suono del motore svolge funzioni utili anche in materia di sicurezza, tant’è che ormai i costruttori, e Hyundai è stato uno dei primi, dotano le loro auto elettriche di un sistema che emette un suono artificiale, quasi etereo ma nettamente percepibile, destinato a richiamare l’attenzione dei pedoni, dei ciclisti, di quanti si trovano nei pressi dell’auto in avvicinamento, evitando così investimenti e collisioni causate dalla distrazione. O, meglio, dal non aver percepito l’imminente sopraggiungere dell’auto. Ma se il mondo dei motori non riesce a fare a meno del sound del propulsore endotermico, come farà qualora e se i motori elettrici dovessero avere il sopravvento su quelli endotermici? Chissà? Forse li doteranno di emettitori di suoni vintage diffusi da avvisatori acustici permanenti, sempre, anche, per far sapere a chi si trova nell’area di manovra che corre il rischio di essere investito. Ma tralasciamo per il momento le disquisizioni di carattere psicologico, sofistico o filosofico, per ritornare al nostro percorso abituale: il test drive. L’Auto ideale dev’essere  confortevole, sicura, affidabile, veloce. Ma anche sostenibile: vi bastano questi requisiti? Ne consegue che, al termine della nostra prova, poco importerà ai lettori il tipo di rumore o di suono che il veicolo emette, ma è indispensabile ed essenziale che sia affidabile e vada bene. Vi sono però altri aspetti che consideriamo raramente. Innanzitutto, la possibilità di accesso al centro storico nelle nostre città, che è sconsigliabile in caso di grande traffico e di giornate intense, ma in certi casi, per esempio di buon mattino o la sera, quando le attività principali sono chiuse e la viabilità diviene scorrevole e accessibile, si può trasformare in un’occasione interessante per visitare luoghi nuovi ed immergersi in un ambiente urbano da riscoprire. E con le auto a basso impatto, elettriche, ibride e similari, l’accesso al centro storico delle città è consentito quasi ovunque, in quanto non fanno rumore e non contribuiscono all’inquinamento dell’aria. Una caratteristica che possiamo trasformare in vantaggio, anzi, in uno stimolo, se valutiamo il problema dal lato opposto. Ovvero, quando si visitano, dove è consentito, le aree naturali protette lo si può fare senza disturbare il mondo naturale, senza incutere timore nei piccoli abitanti selvatici delle aree di pregio, per poterli così osservare nel loro habitat. Facciamo una prova: ci dirigiamo verso i Colli morenici del Friuli, da Rive d’Arcano a Fagagna, passando per il forte di Col Roncone. Un’opportunità interessante per ghermire al paesaggio scorci di una natura intatta che d’inverno conserva le sue ricchezze, per aprirle in primavera.  Un sito incredibile e inatteso, a pochi chilometri dalla città, su un contrafforte morenico dal quale si domina la pianura. Si trova a pochi chilometri da Fagagna, dall’Oasi dei Quadri dove nidificano le cicogne. Lì accanto si trova il Golf club Udine: è a Villaverde di Fagagna, e come spesso accade per gli impianti dello sport del prato verde, questo ha un percorso sul ‘green’ a 18 buche, è adagiato in una zona impagabile dal punto di vista naturalistico. Il centro benessere e l’attiguo resort completano la sensazione di relax in questo complesso presieduto da Gabriele Lualdi. Perfettamente in sintonia con la sensazione di relax correlata alla guida di un veicolo elettrico quindi silenzioso come la Nuova Hyundai Kona Electric. Per arrivare fin qui abbiamo percorso anche strade bianche, carrarecce, percorsi fuoristrada per mettere alla prova la nostra Hyundai Kona Hybrid. Ricordiamo che si tratta di un SUV crossover comodo e performante, con un motore elettrico che eroga 204 CV con oltre 450 km di autonomia. L’elettronica di bordo, come abbiamo già visto molto avanzata, ci ha permesso di continuare a guidarla ‘con due dita’, ovvero, con una semplicità correlata alla precisione dei controlli e alla sua stabilità, sempre controllata elettronicamente, che ci ha permesso anche di spingere un po’ sullo sterrato. La Nuova Kona Electric ci ha confermato anche in questo caso la sua grande affidabilità. #charlieinauto3/268   

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#testdrive A un passo dalla guida autonoma

Negli ultimi modelli le auto adeguano il cruise control ai limiti di velocità Una funzione su Hyundai che si attiva automaticamente Abbiamo visto che La nuova Hyundai Kona Electric ci ha confermato l’autonomia rassicurante che la contraddistingue. Mantiene questa sua prerogativa importante, visto che solitamente è una delle principali criticità dei veicoli elettrici, anche se le chiediamo di regalarci qualche emozione in più. I 204 CV erogati dal suo motore elettrico consentono a questo SUV crossover di ultima generazione di viaggiare in piena sicurezza gestionale, anche se cerchiamo di sfruttare il motore con la guida sportiva: in ogni situazione ci permette di cavarcela serenamente, rispondendo con immediatezza alle richieste che le poniamo. Ci attende però ancora una sorpresa. Per avere un’ulteriore conferma delle qualità dell’auto, che in questa nuova versione ha indossato un look ancora più esclusivo e armonico, siamo tentati di raggiungere nuovamente le strade di montagna, con il fondo stradale molto sdrucciolevole per la neve e il ghiaccio, e magari trovare anche il famigerato ‘verglas’, come lo chiamano i protagonisti del Rally di Montecarlo, ovvero quel sottile velo di ghiaccio che pare un vetro. Inoltre, le temperature rigide ci consentiranno di vedere se il rendimento delle batterie in tali condizioni cambia o resta inalterato. Per andare in montagna però, ci attende un tratto di autostrada, il classico trasferimento. Rassicurati dalle conferme sull’autonomia della Kona Electric, considerato che all’inizio dell’inverno da noi le giornate sono piuttosto corte, per fare prima e poter disporre delle luci dell’imbrunire per concludere il nostro test con foto e video adeguati, imbocchiamo l’autostrada. Per comodità, inserisco il cruise control, e consapevole del fatto che solitamente le indicazioni fornite dal tachimetro di bordo sono leggermente più ottimistiche rispetto alla velocità reale, lo imposto su 135 km/h. Perché, considero ragionando a voce alta, la velocità reale sarà molto vicina al limite che qui è di 130 km/h: a confermarmelo è il navigatore dell’applicazione attivata sul telefonino. Pochi km dopo però, tra i due orologi virtuali del cruscotto digitale, l’indicazione della velocità che avevo impostato sul cruise control cambia da sola. Improvvisamente, senza che io abbia fatto niente, compare la nuova velocità di crociera che sarà mantenuta dal cruise control: 130 km/h. Questa indicazione è preceduta dall’acronimo HDR che appare assieme al nuovo limite e si colora di verde come la scritta ‘130 km/h’. Quindi? Per un lungo tratto non cambia nulla e la Hyundai mantiene la stessa andatura, rallentando autonomamente quando si avvicina a un altro veicolo e per riprendere la marcia alla velocità precedente dopo averlo superato. Forse intuiamo l’arcano: poco più avanti ecco il nuovo limite di velocità, che scende prima a 110, poi a 80 km/h. E la nuova Kona Electric, da sola si posiziona proprio a 80 km/h. E’ sufficiente pazientare ancora un po’, per dedurre, senza la necessità di dover consultare il libretto d’uso dell’auto, che la vettura aveva adeguato la sua velocità ai limiti che leggeva sui cartelli stradali, probabilmente dopo averli confrontati con quelli memorizzati e segnalati sulle mappe che trova nel web. Ora però è giunto il momento di disattivare il cruise control e di riprendere il pieno controllo dell’auto. aiutati dal semi-lock down, le strade sono semideserte e viaggiamo in piena sicurezza anche quando la strada si fa divertente e inizia a salire, a cominciare da Castello d’Aviano, suggestiva località castellana affacciata sulla pianura pordenonese. Poi l’attacco della salita, segnalato dal grande cartellone con l’immagine di Marco Pantani in Maglia rosa. Quella maglia che il campione aveva conquistato al Giro d’Italia con una funambolica impresa, proprio salendo al Piancavallo. Da lì fino in cima la guida è puro divertimento. La Kona è a trazione anteriore, ed è sufficiente dosare l’acceleratore e aiutarsi con le palette al volante, quella di sinistra aumenta la capacità frenante del sistema che rigenera la batteria, ed è come, anzi, direi, meglio, che guidare una vettura con il cambio automatico, perché la precisione nella decelerazione e in frenata assicurata da questo sistema è molto elevata. E soprattutto non dipende dalla pressione del piede sul pedale del freno. Pedale, che si può tranquillamente trascurare per dedicare l’attenzione all’acceleratore. Finalmente arriviamo alle strade innevate e l’elettronica ci assiste alla grande, anche se, a mio avviso, anche rinunciando a parte della guida assistita, eccetto ovviamente la funzione antislittamento, non avremmo avuto grossi problemi a guidare in piena sicurezza anche in queste condizioni. Così proviamo la Kona sul misto, poi in discesa: non ci ha impensierito nemmeno per un istante. Una sosta di ristoro per una bevanda calda e una fetta di torta al cioccolato, per capire se il freddo influirà sulla durata della carica della batteria, perché nelle auto elettriche e ibride, la batteria per essere efficace deve raggiungere una temperatura minima. Un processo che viene solitamente garantito da un sistema di riscaldamento automatico che comunque costa corrente elettrica. In realtà, l’autonomia e il livello di carica della batteria indicati dagli strumenti di bordo non è cambiato, e la conferma dell’autonomia l’avremo al termine della gita-testdrive. Ora, finalmente, ci possiamo godere lo spettacolo del panorama da bivio Castaldia verso la pianura, gettando lo sguardo fino al cividalese, all’Isontino, alla Riviera friulana e dall’altro lato, verso ovest, in direzione del litorale veneto, sul quale, all’orizzonte, si staglia il riflesso tenue del mare. #charlieinauto3/267

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#testdrive : con la nuova Hyundai Kona Electric una maggiore autonomia

Il clima freddo non incide sulle performance della batteria né dell’auto Sul ghiaccio del Cansiglio corre via in piena sicurezza ‘Tanto va la gatta al lardo…’ che non ci lascia lo zampino. Per sfatare questo proverbio che solitamente ha un riscontro ineccepibile, non resta che mettere alla prova la nostra auto elettrica. Ricordate? anche il modello precedente l’avevamo testato a bassa temperatura e in montagna, e il riscontro era stato positivo. Questa volta abbiamo sotto i piedi un’auto elettrica più potente e con una autonomia dichiarata maggiore. Solitamente i due elementi coincidono perché l’autonomia, come la potenza e le prestazioni dell’auto, nei motori elettrici dipendono dalla capacità della batteria. Anche se a diverse decine di chilometri, da casa nostra ammiriamo a occhio nudo le mete dei nostri test drive. Stavolta non ci rimane l’imbarazzo della scelta, perché l’intero arco montuoso che circonda la nostra skyline è ricoperto di neve. Se ciò conferma le basse temperature presenti in montagna, ciò ci permetterà di testare le prestazioni e la sicurezza della nuova Hyundai Kona Electric. La potenza, abbiamo detto, è di 204 CV. Dopo una sosta al drive-in per rifocillarci con un hamburger di carni nostrane, la prima parte della nostra gita ci permette di verificare come quest’auto con una guida assistita di livello 2 si comporta sulle lunghe percorrenze. Il ‘trasferimento’ ci conferma la silenziosità, ma anche la reattività del motore, qualità che avevamo già riscontrato sul modello precedente. Quanto all’accelerazione è notevole, e l’apprezziamo soprattutto nei sorpassi. Finalmente andiamo all’attacco della strada che porta sull’altipiano del Cansiglio.  La Hyundai Kona Elecrtic ha una notevole accelerazione e ci conferma le qualità di tenuta di strada anche sulle rampe che portano al pianoro. Si tratta di un SUV Crossover molto maneggevole, ma nonostante esprima una decisa vocazione al fuoristrada la sua guida è molto fluida e sicura. È facile riscontrarlo in salita, direte voi, perché basta togliere il piede dall’acceleratore e la forza di gravità rallenta automaticamente la vettura. Ma in questo caso, lo scatto in avanti del motore elettrico, che è notevole, ci porta rapidamente verso la curva successiva, anche laddove la strada è in forte salita. Il sistema frenante è adeguato alle prestazioni, e se ciò non bastasse, alla sua azione possiamo aggiungere il sistema di ricarica della batteria che agisce anche sull’intensità del ‘freno motore’ e aumenta l’energia destinata a ricaricare la batteria. Lo fa, in modo proporzionale all’intensità della frenata. Eccoci in cima dopo avere fatto una tappa per rifocillarci alla Malga del Titti, quasi in cima rispetto alle balze che la strada compie per raggiungere il pianoro. Ed ecco che dinnanzi a noi si spalanca l’ampia distesa innevata. E le strade battute, o meno, sono già lucide come uno specchio. Un segnale preciso che il fondo stradale è adatto alla nostra prova. Tutto è ovattato dalla neve e il paesaggio stemperato dalle splendide sculture e dai giochi di luce amplificati dal riflesso cangiante. Così lasciamo fare alla Kona Electric, ovvero, ci infiliamo in una delle stradine che ci paiono più infidamente ricoperte di uno strato bianco che pare zucchero a velo, ma che cela una lastra inaffrontabile anche a piedi. Accelero la prima volta in lenta progressione, e l’auto procede senza incertezze, è a trazione anteriore, ma i controlli anche sull’impianto frenante e direzionali fanno il resto permettendoci anche di arrestarci in piena sicurezza. Riprovo affondando sul pedale dell’acceleratore e la Kona non mi dà soddisfazione. O meglio, non me la dà da subito, bensì quando ho la sensazione che qualcuno abbia otturato il getto del carburatore, ovviamente qui assente perché il motore è elettrico. Un disagio che viene subito ripagato dal fatto che mi sto muovendo sempre più velocemente, senza alcuna sbandata, fino a prendere velocità. Nemmeno ora la Kona ha dimostrato alcun segno di incertezza o sbandamento. Così è accaduto in frenata, manovra che l’auto gestisce autonomamente fermandosi in poco spazio. Appagati da questi risultati di eccellenza, ora ci dedichiamo al trekking sulla neve per raggiungere i margini del bosco e la malga sottostante. Inutile raccontare che la discesa per il ritorno in pianura è servita per ricaricare la batteria e amplificare un’autonomia già considerevole. #charlieinauto3/266

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#testdrive : la nuova Hyundai Kona Electric ottimizza le opzioni per la sicurezza

Non rinuncia alle performance con la versione da 204 CV  Nemmeno la neve mette in difficoltà il SUV super elettrico coreano L’avevamo già provata, ricordate? E’ stata la prima esperienza con un’auto full-electric, e avevamo dovuto riposizionare tutte le nostre abitudini endotermiche per individuare innanzitutto le introvabili colonnine, o quanto meno, nella nostra zona, posizionate in siti lontani dalle nostre abitudini, per poi ritarare il modo di viaggiare, programmando gli spostamenti in funzione della autonomia e dei punti di ricarica. Anche in questo caso, le colonnine fast sono comunque ancora troppo rarefatte. Per fortuna a sopperire a queste criticità, nel frattempo in parte ridotte dall’installazione di nuove colonnine sul territorio, c’erano, almeno per noi, quelle sistemate a due passi da casa, al Marina Punta Faro di Lignano Sabbiadoro. E con la Kona Electric il riposo notturno era più che sufficiente per raggiungere la ricarica completa anche senza disporre di un impianto Fast. Nel frattempo la situazione è migliorata. Sarà perché abbiamo acquisito anche la mentalità dell’automobilista dotato di una vettura elettrica, ma anche perché a due anni di distanza la Hyundai Kona Electric, versione 2022 è ovviamente stata ottimizzata. Innanzitutto raddoppiando l’offerta, perché è prodotta nella versione con motore e batterie da 39,2 o da 64 KW, il che significa disporre di un’auto con tempi di ricarica ridotti ma commisurati alla potenza della macchina, oppure di un SUV davvero performante. Poi, perché per entrambi i modelli è stata estesa l’autonomia ed è stato migliorato il rendimento. Così ora quella da 64 KW eroga ben 204 CV, e assicura 484 km di autonomia (per quella da 136 CV l’autonomia è di 305 km). Il che la rende davvero sostenibile perché riduce la necessità di ricercare i punti di ricarica e amplifica il raggio d’azione dei vostri spostamenti. In realtà, sulla notevole capacità di ricarica utilizzando il sistema che è una sorta di dinamo, come quelli che montavamo sulla ruota anteriore delle biciclette per accendere i fanalini, e si amplifica azionando la paletta di sinistra al volante, c’eravamo già soffermati nel test drive della versione precedente: era stato sufficiente discendere da una montagna impervia per una ventina di minuti frenando esclusivamente con le palette per ottenere un’autonomia vicina ai 450 km, anche dopo un lungo trasferimento in autostrada. Stavolta andiamo oltre e la Kona si è rivelata ancor più rassicurante. Ricordate il luogo comune, ma comprovato, secondo il quale la carica delle batterie, qualora esposte alle basse temperature, dura di meno? Per questo, visto che siamo in inverno programmiamo una gita in montagna. Non ad alta quota, come facciamo spesso, ma tra le dolci vallate della Carnia. Raggiungiamo il capoluogo, Tolmezzo, e ci spostiamo verso Sutrio per ammirare la magica rappresentazione dei Presepi sparsi per l’intero borgo montano. Qui, la suggestiva sorpresa che ci accompagnerà fino alla discesa verso la pedemontana friulana: una silenziosa, morbida, sempre affascinante nevicata. Una sorpresa che non ci ha certo colti impreparati, perché la Hyundai è dotata di gomme invernali adeguate alla potenza, è a trazione anteriore, ma soprattutto dispone di una dotazione elettronica di alto livello. La guida assistita l’abbiamo riprovata nel trasferimento. Quella su fondo con scarsa aderenza anche, ma con la neve fresca, il test sarà ancora più rassicurante. Sulla Kona Electric, che dispone anche dei sedili riscaldati, i comandi delle funzioni sono concentrati sul tunnel davanti al poggiagomiti del conducente. Da lì si decide che risposta avere dal motore e la modalità di guida: Eco +, Eco, Normal, Sport. Eco + serve quando la batteria comincia esaurirsi e permette di raggiungere la ricarica più vicina. Però, dovendo risparmiare l’assorbimento di corrente disattiva tutti i controlli, il climatizzatore, e i sedili riscaldati. In Eco, si risparmia energia ma l’auto rimane reattiva. Ma vediamo come si comporta sulla neve… Il test la promuove come d’altronde la gran parte dei modelli della Casa coreana grazie al computer di bordo che si occupa di garantire la tenuta di strada, evitare lo slittamento delle ruote motrici, impedire che l’auto non reagisca ai comandi o abbia reazioni impreviste. In sintesi, ci troviamo a viaggiare sotto alla fitta nevicata, quindi, prima che i mezzi antineve e spargisale entrino in azione, in piena sicurezza, come se stessimo guidando sull’asfalto sotto la pioggia. Così ci possiamo godere la bellezza del paesaggio innevato e gli effetti di luce creati dalla neve fresca. #charlieinauto3/265

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#testdrive : spingere ammorbiditi dall’elettronica 231 CV sulla neve in sicurezza

Mini Cabrio nonostante la carrozzeria per l’estate si addice all’inverno Dal Cansiglio ad Aquileia dal ghiaccio agli sterrati Beh, è giunto il momento di provare seriamente questa supercar camuffata dal look modaiolo. Abbiamo detto 2000 cc per 231 CV e una coppia massima di 320 Nm, 4 ruote motrici controllate ciascuna elettronicamente, assetto e ruote ribassate: ce n’è a sufficienza per far dimenticare che è dotata di tetto apribile anche in movimento e di un impianto di intrattenimento di altissima qualità, tanto da annullare completamente le possibili intrusioni sonore dal tettuccio che, per forza di cose e per scelte di leggerezza dei progettisti, di certo non può essere super imbottito. Ricordato tutto questo, non trascuriamo il fatto che si tratta di un modello John Cooper Works, ovvero frutto dell’officina sportiva del marchio Mini. Come si guida. Vi ho già spiegato dell’accelerazione importante, ma soprattutto della progressione inesauribile, che vi potrebbe tentare nei sorpassi. Poi, basta osservarla ponendo attenzione alla struttura della parte ciclistica, vista dall’alto del nostro drone tascabile è di ‘pianta’ quasi quadrata. Ossia, ricorda la forma di un go-kart. Ne avete mai guidato uno? È divertente perché è ‘quasi’ irribaltabile, e ideale per imparare a guidare, perché è capace di perdonarvi tutto, quindi è anche capace di permettervi di correggere i difetti di impostazione e di imparare. Si! Vabbè, ma la nostra Mini? Ci siamo quasi. Pensate a un go-kart con le ruote grandi e ribassate, l’assetto che si regola elettronicamente, il sistema di trazione che si adatta al fondo stradale e assegna a ogni ruota il suo compito, idoneo a dove è posizionata in quel momento. Dotatelo ora di un motore a benzina di, dicevamo, 231 CV turbocompresso. Secondo voi, sulla salita verso il Cansiglio sarà guidabile? Certo, aiutati da semi-lockdown quandomento nelle parti a vista abbiamo potuto provarla nella guida normale. Il cambio di origini BMW non ha smentito le attese, e il nostro iper-go-kart ha dato il massimo, con doti di frenata sempre adeguate. Ma non paghi di questa esauriente esperienza, arrivati in cima abbiamo sottoposto la nostra Mini Cabrio JCW a un’ulteriore prova, ben altra cosa di una pur tecnica strada asfaltata in salita, sulla quale, ovviamente, è più facile da ‘governare’. Arrivare sull’Altopiano del Cansiglio, tra le Provincie di Pordenone, Treviso e Belluno, sotto le feste di Natale cosa significa? Significa neve e ghiaccio. L’occasione è splendida: una giornata fantastica di sole e luce, il freddo è davvero pungente ma in auto non si sentirà perché l’impianto di riscaldamento e climatizzazione della Mini Cabrio è anch’esso di alta qualità. Forse potremmo avere qualche problema di condensa sulla camera car o sulla cam piazzata su un parafango a godersi da vicino i cristalli di neve. Ma l’intera apparecchiatura supererà anche questo test. Ecco la strada statale, bianca candida, un mix di neve e tratti gelati frutto del disgelo diurno e della rigelata notturna. Ma la Mini non si scompone. Proviamo a sollecitarla di più imboccando le stradine che portano alle malghe, pulite, nel senso che probabilmente sono state aperte dallo spazzaneve a fresa. Ma il fondo in alcuni punti è a ‘lastra’ di ghiaccio. Insistiamo sulle partenze e le prove di arresto, e il tutto conferma la grande affidabilità dei sistemi di sicurezza attiva. La maneggevolezza della Mini Cabrio è stata di conforto e ci ha consentito di spingerci al limite, comunque in sicurezza nostra, del ‘naviga’, e del mezzo. Per il resto, c’eravamo soltanto noi… In tutto questo eravamo confortati da un particolare non banale: il freno a mano a bacchetta. In caso di necessità, anche il ‘naviga’ era addestrato a intervenire. ‘Ascolta’, si fa sera, è il titolo di una popolare rubrica radiofonica, ma anche un dato di fatto. Agli inizi dell’inverno le giornate si accorciano e il tempo utile per le riprese si contrae. Perché volevamo scendere verso la Riviera friulana, ad Aquileia, fare quaslche tratto, anche breve, sullo sterrato. Poi raggiungere un amico viticoltore, Franco Clementin, della Cantina Brojli, che segue assieme al figlio Antonio e alla moglie, lungo la strada per Fiumicello. Con una skyline con sullo sfondo la basilica di quella che fu la terza città dell’antica Roma, proviamo ad affondare il pedale sulla strada bianca. Sarà stato il sistema elettronico di controllo, la trazione 4WD controllata elettronicamente, ma anche lasciandole scaricare tutti i 231 CV la Mini Cabrio ha confermato le doti di grande affidabilità. Quindi? Promossa a pieno voti. #charlieinauto3/264    

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#Testdrive: sembrerebbe quasi una citycar se non fosse per il look deciso e sportivo

Il cofano trattiene a stento un motore di 2000 cc e 450 Nm di coppia! Da o a 100 km/h in? Per stavolta accontentiamoci di immaginarci il sound Superata la nebbia con gli efficaci fari a led tour nella #Rivierafriulana                                                                                                                                                   Non si può dire che non si tratti di un’auto impegnativa: 231 CV nel cofano di un’auto così compatta! Per fortuna il progettista ha pensato anche alla nostra incolumità. Dopo l’escursione pre-natalizia nella capitale economica del Paese imbocchiamo la strada di casa, o meglio, l’autostrada di casa. Per quanto riguarda i posti anteriori, i sedili molto comodi sono anche avvolgenti, di foggia decisamente sportiva, e riportano i marchi Mini e la bandiera inglese, simboli dell’allestimento sportivo e delle auto della Casa già inglese e oggi tedesca, cioè il John Cooper Works. I comandi sono a portata di mano e consentono di avere sempre in pugno la situazione. Un po’ sacrificati, in profondità, sono i due posti posteriori. Ma è così per tutte le vetture cabrio, e d’altro canto, se si vuole viaggiare in più di due persone su una super car come questa, qualche sacrificio lo si accetta volentieri. Sicurezza pensata su misura: la Mini Cabrio, che è ‘spinta’ da un motore 2000 turbocompresso che offre la bellezza di 450 Nm di coppia, corre su un sistema assistito a quattro ruote motrici, gestito in modo da assicurare la trazione e la spinta in modo differenziato, e dove occorre, a ciascuna delle quattro ruote della vettura. Ma questo lo verificheremo più avanti. Per ora, limitiamoci a giocare con un primo approccio alle prestazioni della Mini Cabrio, andando anche alla ricerca di qualche effetto speciale che scopriremo in corso d’opera. Il primo approccio con le prestazioni, al solito, alla ripartenza dopo l’ingresso nel casello autostradale dove sono a nostra disposizione, nel primo tratto, ben sei corsie. Quindi, un’accelerata nel rispetto del codice e della sicurezza ce la possiamo permettere: lascio fare al cambio automatico ma non sono in grado di lasciargli inserire la quinta di 8 marce, perché sono già molto vicino al limite di velocità. Così, mi limito a prendere confidenza con le modalità di funzionamento che si selezionano con un piccolo interruttore a leva, replica in stile vintage dei vecchi interruttori della Mini posto sotto al display centrale, accanto all’interruttore, simile, dell’accensione. La prima funzione è Green, che ci stimola a una condotta di guida adeguata indicandoci quanti Km di autonomia siamo riusciti a guadagnare tenendo il piede più leggero sul pedale dell’acceleratore. Questa funzione ci offre una Mini più morbida e scorrevole e leggermente meno performante, ma più sostenibile. Normal, restituisce all’auto le prestazioni standard. Sport, riflette onomatopeicamente sulla vettura il carattere con il quale è stata pensata. Ma serve una premessa per rassicurare gli appassionati e i potenziali fruitori di questo mezzo performante: viaggiando a velocità costante, anche utilizzando il suo cruise control adattivo che è molto rassicurante, a 120 km/h il consumo va dai 17 ai 19 km/l. Nonostante il tettuccio apribile, quindi privo di sistemi di insonorizzazione, la rumorosità di scorrimento percepita all’interno dell’auto è molto contenuta. Salvo… eh sì! Essendo ancora l’inizio del nostro test drive, ci mancava di scoprire una funzione che viene attivata con un comando apparentemente marginale: Sport. Si attiva spostando nella modalità manuale la leva formato joystic del cambio, ovvero con una leggera spinta verso il conducente. Ma non basta. Una sorta di booster ci aspetta e si mette in azione spingendo l’ultimo dei cinque interruttori a leva al centro dell’auto, sulla plancia appena al di sopra della leva del cambio. Servirà per i sorpassi in sicurezza. Ma facciamo un passo alla volta. Complice, ancora una volta, la sosta di ristoro all’autogrill, alla ripartenza verso casa, il ‘naviga’, sempre attento nella ricerca e alla scoperta delle sorprese che ogni progettista riesce a inserire con obiettivi e target sempre diversi, da individuare auto dopo auto, ci spinge a inserire la funzione Sport. Lo facciamo a cuor leggero, dopo avere verificato, nelle prime decine di km di viaggio, che i consumi della Mini Cabrio, nella guida normale sono sostenibili. E lo facciamo con l’auto in leggero movimento: non appena abbiamo attivato il comando, abbiamo percepito al volante, alla seduta, sotto il piede, l’unico da utilizzare visto che la frizione è ovviamente automatica anche con il cambio manuale sia che si utilizzi con i comandi a paletta che con la leva sul tunnel centrale, la trasformazione avvenuta sotto di noi. La Mini si è istantaneamente irrigidita e leggermente abbassata, lo sterzo è più rigido, ma soprattutto, l’auto è molto più reattiva alle sollecitazioni dell’acceleratore. Non abbiamo ancora riacceso l’impianto di intrattenimento Harman Kardon, commisurato al fatto che l’abitacolo non è molto insonorizzato, quindi è di alta qualità e buona potenza, e per questo ci accorgiamo che d’improvviso la nostra Mini Cabrio ha cambiato la voce e si fa sentire. Infatti, un dispositivo comandato elettronicamente modifica il sound emesso dal doppio tubo di scarico situato al centro della coda dell’auto. Ma queste sono soltanto le premesse, perché il bello del test drive arriverà ora, quando, reinserendomi sull’autostrada, proverò ad affondare il piede sul pedale dell’acceleratore: i 231 CV scaricati alle 4 ruote motrici con un cambio perfettamente coordinato con la progressione della vettura e una curva di coppia che arriva a 450 Nm parlano e cantano da soli. Ma anche in questo caso, i dettagli ve li tutti svelerò la prossima settimana. Vicino a casa, ci concediamo un tour del gusto nella #Rivierafriulana. Per ora, al rientro, siamo vicini alle festività, così ci dedichiamo a un tour breve tra le aziende vitivinicole e

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#testdrive Mini sempre mini ed ecco la Cabrio John Cooper Works

                                                                                                                                                          Da 0 a 100 km/h in 6,1” lasciando fare al cambio Sport Steptronic Ruote da 18 e tetto apribile ma è il look che non la fa passare inosservata Ti dicono Mini e tu pensi subito alla Minor, alla Morris, alla Cooper. Quanta acqua è passata sotto ai ponti? Pardon… Quanti km sotto le ruote? Sotto le mie, ormai diversi milioni. Ma siccome non sono un ‘divoratore’ di strade, ciò significa che è trascorso del tempo da quando il compagno di studi della ‘città bene’ mi trasportava nei luoghi dell’hinterland, soprattutto collinare, con la Mini di sua madre, per trascorrere serate in buona compagnia alla ricerca dei gusti più genuini del territorio. Salvo poi lasciarmi il volante nel viaggio di ritorno se la compagnia si allargava, o qualora avessimo assaggiato un Tocai in più. Così, la mia fidelizzazione a questa citycar, che non è mai stata semplicemente tale, risale agli anni ’70, quando il volante ti arrivava tra le mani dal piantone conficcato al centro del sotto plancia, disassato per poter essere installato sia verso sinistra che verso destra, ed essere rivolto, all’occorrenza, ai mercati dove il senso di marcia dell’auto tiene la destra, come il nostro, o la sinistra, come accade in Gran Bretagna, dove il marchio Mini ha avuto origine. Acquistata dalla BMW qualche decennio fa, Mini ha subito un’evoluzione tale da farla divenire eclettica, pur mantenendo il tratto iconico che sa attrarre grandi e piccini, ragazze gentili o modaiole come i giovani sportivi del volante. Già negli anni ’70, il figlio del concessionario della città era un amico, e ci consentiva di provare le diverse vocazioni della Mini. La Cooper, ancor oggi più sportiva e grintosa, sempre di dimensioni minime ma sufficienti per trasportare, strette, quattro persone, era la più scattante, con un motore che consentiva i sorpassi e una guida veloce anche nel misto come in montagna. All’epoca era già uno strumento per lo sport, e la trazione anteriore permetteva di affrontare in sicurezza anche le strade difficili, innevate o fangose. Achille Minen, nostro maestro del volante, guida dell’automobilismo friulano per decenni, nelle salite, come il fratello Mario, Fabio Del Zotto, mio cugino, nei rallies, e tanti altri avevano individuato nella city car inglese uno strumento micidiale per correre. Che vinse, all’epoca, anche il Rally di Montecarlo nella bufera di neve. Era a trazione anteriore e io, da anteriorista, non potevo che amare questa piccola e veloce vettura vestita da città che si destreggiava imperiosamente anche sulle speciali dell’Alpi Orientali, del San Martino di Castrozza e su altri Altari del rallysmo italiano e internazionale. Abbiamo già detto che ha vinto, nella versione evoluta della Countryman John Cooper Works già provata su #charlieinauto, ovviamente nella versione rafforzata, la Parigi Dakar. Quindi, la curiosità che ci ha saputo stimolare Alice, del Parco stampa BMW Italia, nell’assegnarcela, era in crescendo. Anche perché, mentre in un primo tempo mi era stato proposto di testare la Mini elettrica, che ancora non ho provato, all’ultim’ora mi è stato chiesto se poteva essere sostituita da una Mini Cabrio. Vabbè, ho pensato. Qualche testata televisiva nazionale avrà avuto un’urgenza maggiore: non avevo ancora inteso il senso del cambio di vettura per il test drive. Nonostante la stagione invernale, ho comunque accettato subito e con entusiasmo la proposta, perché di provare auto decapottabili, d’inverno, mi era già capitato altre volte. D’altro canto, anche d’estate, se possedete un’auto con il tetto apribile, per quanto tempo la usate ‘a cielo aperto’? Così, ecco il gran giorno ed entriamo, io e il ‘naviga’ green-passati, negli uffici della BMW Italia di San Donato Milanese per le procedure burocratiche. L’incaricato ci prega di attendere all’esterno del grande e luccicante palazzo di cristallo, e poco dopo arriva davanti all’ingresso con la piccola auto rosso fiammante, il tettuccio nero come i passaruota e due fascioni neri con bordo bianco sul cofano. I fari grandi e aggressivi, probabilmente costruiti in Carnia come altre parti destinate alla Casa bavarese e quindi oggi anche a Mini. Chiedo quanti CV ha e, ma aveva fretta, mi dice ‘170’. Io, con una rapida equazione sul rapporto peso-potenza, gli rispondo di getto: “Allora tira…”. Ma lui aveva interpretato male la mia domanda, perché noi ragazzi degli anni ‘70 siamo stati abituati a ragionare in CV, ovvero Cavalli. Saliamo: due porte, bagagliaio a bauletto come le prime Mini, sedili avvolgenti, regolabili elettronicamente e tipo racing, volante in pelle con funzioni e comandi analoghi a quelli della Countryman, che però era si di 2000 cc, ma era diesel da 190 CV. Gli strumenti sono uguali, così i comandi, con il cambio automatico a otto marce del tipo Steptronic Turbo, e manuale, comandabile sia con le palette al volante che con il joystick situato sull’alto tunnel centrale a prova di fidanzata. Quindi, riepilogando, si tratta dell’allestimento John Cooper Works, quello sportivo della Mini, il motore è a benzina di 2000 cc, turbocompresso con il Mini TwinPower Turbo. Non resta che schiacciare, pardon abbassare la leva dell’accensione al centro del cruscotto e partire. Il rumore ci insospettisce da subito: sarà il nuovo scarico sportivo. Ma?! Tira davvero! Vuoi vedere che… Infatti: l’addetto intendeva 170 KW, ovvero 231 CV, una potenza  che si riflette in una coppia massima di 320 Nm… Ovvero, un bolide per intenditori. Ma siamo ancora alla periferia di Milano. Quindi, il resto lo vedremo meglio la prossima settimana, perché non avevamo ancora attivato la funzione Sport… #charlieinauto3/262  

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#testdrive: con #Skoda Octavia e-teck viaggiare è anche divertimento

Prestazioni adeguate e guida sicura per la wagon superaccessoriata Consumi sostenibili per affrontare l’aumento dei costi della benzina Un’auto che qualche anno fa avremmo chiamato ‘familiare’, e che in effetti lo è, ma poliedrica e superaccessoriata, innovativa con diverse soluzioni hi-teck. La Skoda Octavia e-teck, mild hybrid, si presta agli spostamenti in pieno confort, ma è docile in città e nel traffico intenso. Al di là delle aspettative, il motore di ‘soli’ 1000 cc tre cilindri eroga 110 CV e spinge adeguatamente questa wagon della Casa boema che, stando alle dotazioni, alla sensazione di robustezza e al volume anche di carico non è certo tra le più leggere. Infatti, come accennato, il cambio automatico a sette marce, manuale con le palette al volante o con la cloche multifunzione sul tunnel centrale, propone un sincronismo efficace e continuo tra la curva di coppia, le prestazioni, le esigenze di spinta rispetto alla maneggevolezza. Abbiamo spinto sulle strade periferiche nella funzione Sport, ed è divertente pur rimanendo confortevole e sicura. Ora attiviamo la funzione ‘mappa’ nel cruscotto display digitale e ci facciamo guidare verso Portogruaro, città dalle origini romane, sulle rive del fiume Lemene lungo il quale anticamente venivano trasportate le merci. Prima, avevamo incontrato dei tratti interessati dalla nebbia, e la Octavia aveva assegnato automaticamente al cruscotto-display la precedenza alle indicazioni della segnaletica stradale orizzontale e dei veicoli che ci precedevano. Ci è capitato lungo un tratto autostradale, sul quale poco prima avevamo testato i consumi: a 125 km/h la strumentazione di bordo ci dava oltre 6 l/100 km. Le strade di Portogruaro sono suggestive, caratterizzate dai porticati ad arco, mentre molte abitazioni sono in stile veneziano. Siamo infatti in Provincia di Venezia, ma l’influenza di numerose culture e civiltà in questa zona di scambi e di passaggio si fa sentire. Tanto che in molti qui parlano anche la lingua friulana tramandata dai nonni dai tempi dell’influenza del Patriarcato di Aquileia, quando Concordia Sagittaria, che è la località adiacente, era sede vescovile. Ora però la giornata volge al termine e rientriamo a Lignano. Si fa sera così giochiamo un po’ con la possibilità di modificare i colori e l’intensità delle luci di cortesia interne che assecondano l’atmosfera rilassante accompagnata dal buon impianto di intrattenimento, amplificata dal massaggiatore lombare attivabile sui sedili anteriori. La stagione è invernale e i punto di riferimento del gusto e i ritrovi sono ovviamente meno numerosi rispetto alla stagione balneare. Meno numerosi, ma forse anche per questo maggiormente attrattivi. Come il Terrazza Cortina Pub di Pineta di Conny e Silvia. Dove la fondatrice del locale, mamma Cornelia, di madrelingua tedesca ma ormai lignanese da decenni, prepara personalmente snack, bruschette, ma anche dolci della tradizione mitteleuropea e bevande calde, d’estate drink dedicati, capaci di fidelizzare gli ospiti di ogni età. #charlieinauto3/261 

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#testdrive : Skoda Octavia e-teck docile anche sulla neve

L’auto della Casa boema conferma confort e sicurezza con scarsa aderenza Sulle nevi del #Piancavallo la storica e consolidata palestra di guida Confort e innovazione sono il paradigma dell’evoluzione della Skoda Octavia e-teck, che ha mantenuto le sue prerogative con ampi spazi di carico e forse ha incrementato ancora la comodità per il guidatore e per i passeggeri. Questo sforzo della Casa boema, sarebbe però inutile se non fosse accompagnato da requisiti e caratteristiche di sicurezza attiva, quelli di quella passiva sono ormai scontati, efficaci anche nelle condizioni a rischio, e magari anche in situazioni estreme. Questo perché, se la utilizzassimo semplicemente per diporto, per recarci in montagna con la famiglia o gli amici e amiche, dovremmo essere in grado di viaggiare in sicurezza e di poter scegliere di andare in montagna in pieno inverno. Se dovessimo utilizzarla quale strumento di lavoro, o per gli spostamenti di lavoro, dovremmo essere in grado di farlo senza doverci preoccupare troppo delle previsioni meteo. Quindi, e siamo fortunati, la possiamo testare in inverno sulle montagne non lontane da casa nostra. spesso, per le nostre prove scegliamo le rampe che portano al Piancavallo, e le diramazioni delle strade che da lì ci conducono verso la Carnia, verso il Bellunese, tra le malghe, vuoi perché è il sito montano a noi più vicino; vuoi, per i legami affettivi e professionali. Infatti, il mio primo rally vissuto da capo ufficio stampa è stato il Piancavallo; così come per le fiere, dopo Hobby, sport e tempo libero a Udine fiere, il Motorstars di Pordenone è stata la mia palestra di comunicazione. E miei tutors nel mondo dei motori, dopo Achille e Mario Minen, e Gianni Marchiol a Udine, lì, c’erano: Giancarlo Predieri, Angelo Presotto, i fratelli Pedicini, e soprattutto Maurizio Perissinot. Fu ‘Iccio’ a farmi conoscere Carlo Cavicchi e da lì iniziò la mia collaborazione con Autosprint. Amarcord a parte, su quelle rampe si sono cimentati tutti i big del rallismo a nordest, Tony, Lucky, Lupidi, De Eccher, Savio, poi Aghini, e molti altri. Quindi, uno scenario splendido per i paesaggi e gli scorci suggestivi sullo skyline adriatico e della Riviera friulana, ma anche una palestra di guida oramai certificata da tanti campioni. Ma il nostro obiettivo, ora, non è questo, anche se è proprio testando in termini ‘quasi’ estremi un’auto di serie che possiamo trasmettere ai curiosi del volante sensazioni realistiche. Quindi, riepilogando, trazione anteriore con gomme invernali, opzioni di settaggio dell’assetto e delle prestazioni che assieme al cambio DSG a 7 marce ci permettono di apprezzare la morbidezza del comportamento sul fondo innevato che si rivela utile per gestire questa wagon con scarsa aderenza sfruttando i 110 CV del motore a benzina a 3 cilindri. Nonostante le esperienze anche recenti, questo tre cilindri, di potenza adeguata, non soffre in salita e ci permette di arrivare in cima rapidamente. In questo caso, la guida assistita di livello 2 è utilizzabile per favorire l’aderenza e la risposta dell’auto alle nostre esigenze. Infatti, la ‘lanciamo’ nei tratti più protetti dagli accumuli di neve laterali, di modo che, nel malaugurato ma pressoché improbabile caso che ne perdessimo il controllo ridurrebbero il rischio di uscita di strada e un impatto dannoso. E lei, la Octavia e-teck, ci asseconda facendoci sentire al sicuro, anche quando le chiediamo di rallentare rapidamente, se vogliamo cambiare repentinamente percorso, ecc. Ovvero, se intendiamo guidarla quasi come si ci stessimo spostando su un asfalto non dico asciutto, ma bagnato. Anche in queste condizioni, i fari altamente adattivi della Skoda Octavia e-teck, ci permettono di scrutare oltre le curve e di guidare serenamente sulla strada innevata anche al buio. I consumi? Beh, nonostante il tratto in salita con strappi decisamente ripidi e la guida con scarsa aderenza, grazie al sistema mild-hybrid sono rimasti contenuti, come lo erano negli spostamenti. #charlieinauto3/260

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