Senza categoria

‘offroad

  Con #LandRover #Discovery per affrontare condizioni di terreno estreme come se si trattasse di una strada normale Fango, limo, erba, pantano e acqua alta non bastano per fermare uno dei modelli di punta della Casa britannica Sembra che fino a ora abbiamo scherzato. Abbiamo provato tre #LandRover e niente fuoristrada. Un po’ ci siamo cimentati con la Nuova Discovery, ricordate? Tremila, sei cilindri, 245 CV: ci ha portati sul greto del fiume Isonzo. Ed è stato come …bere un bicchier d’acqua. Stavolta, vorremmo andare un po’ oltre. Però, abitando nelle terre rivierasche, nella #RivieraFriulana, di opportunità ne abbiamo poche. Qui è tutto pianeggiante. E per quanto riguarda il fuoristrada, quello non diciamo estremo, ma un po’ più deciso, il fiume non va bene: il Tagliamento è profondo e le rive sono scoscese. Quindi è impossibile correre con l’acqua sopra ai mozzi delle ruote. Ci sarebbe la spiaggia, ma in questa stagione ci sono gli ombrelloni. E ogni escursione o anche il solo tentativo sarebbe subito segnalato. E sanzionato. E allora? Magari la spiaggia della #RivieraVeneta . Ma non ne conosciamo le caratteristiche, i fondali, l’andamento della profondità in prossimità della spiaggia. Le campagne attorno alla Laguna di Marano, o di Grado? Le opere di bonifica le hanno prosciugate. Non ci resta che tentare nelle campagne del #Veneto Orientale. In Comune di San Michele, oltre le acque lagunari che separano #Bibione dalla Terraferma, i terreni sono poco permeabili, e spesso si formano aree fangose e difficili, spesso impossibili da percorrere. Proviamo. Imbocchiamo la strada per Bibione. Prima del ponte all’entrata della città, giriamo a destra e cominciamo a percorrere la strada che costeggia la Litoranea Veneta, dal lato della terraferma. Obiettivo: Terzo Bacino. Una serie di terreni coltivati delimitati dai canali di irrigazioni. Che spesso sono l’habitat prescelto dalle nutrie. E da altri animali selvatici. La strada, asfaltata, ci permette di testare ancora la tenuta della #LandRover #Discovery Sport: cilindrata di 2000 cc, quattro cilindri, diesel, 250 CV, 4WD. Ruote da 22 crossover. Sospensioni e assetto variabile e adattato elettronicamente dall’auto al tipo di terreno o fondale che intendiamo percorrere. Interni con rifiniture di alto livello, con sedili comodi che consentono di apprezzare con la massima comodità ogni tipo di percorso fuoristrada. Senza sentire minimamente gli effetti delle asperità del terreno. Una delle caratteristiche della #DIscovery Sport è quella di essere in grado di trainare rimorchi molto pesanti. Molto più pesanti delle aspettative. La nonna della Nuova Discovery era stata ritratta più di trent’anni fa, mentre trainava un treno passeggeri. Anche per il nuovo modello è stato realizzato un video nel quale la si vede trainare due vecchie e pesanti carrozze passeggeri, su un altrettanto datato ponte ferroviario ad arco sospeso sul vuoto. Ma su questo test ritorneremo in un’altra occasione. Stavolta, finalmente, credo che ci potremo tuffare nel pantano. In fondo a una strada rurale, intravvedo infatti, in lontananza, una grande chiazza marrone con riflessi argentei. Quindi? Quindi, là in fondo c’è il pantano che cercavo. Ai lati campi coltivati. La strada è ricoperta d’erba. Si vedono soltanto le canalette, i solchi scavati nel terreno imbevuto d’acqua piovana, tra l’altro piene di buche. Con un’auto normale, credo che dopo i primi dieci metri, dovremmo prendere in mano il cellulare e chiamare il soccorso ACI. In questo caso, saremmo agevolati dalla efficientissima assistenza #LandRover, che assicura l’arrivo del carro attrezzi entro 20 minuti, ovunque ci si trovi. Semplicemente premendo il pulsante di soccorso situato accanto allo specchietto retrovisore. Un sistema di geo localizzazione dell’auto permette al servizio assistenza di attivare immediatamente l’intervento di soccorso stradale. E, se necessario, anche di quello sanitario. Ma proseguiamo lungo il viottolo campestre. È talmente viscido che la Discovery si scompone più volte. Stenta a procedere diritta. Anche perché schiacciamo sull’acceleratore per vedere che cosa accadrà. Nella consapevolezza, che 250 CV siano davvero sufficienti per ripristinare in ogni istante il percorso prescelto. Le ‘sabbie mobili’ sono sempre più vicine. E la prova del 9 è oramai arrivata. Entro nella gigantesca pozzanghera di fango. Di quello scuro, nero. Che se ci camminate sopra non riuscite nemmeno a rimanere in piedi. Acc.! È più profonda di quello che pensavo. Acqua e fango arrivano quasi a metà portiera. Procedo piano, dopo avere attivato la funzione per il fondo con scarsa aderenza, scegliendo tra i tastini situati davanti al comando del cambio. Però, vuoi per l’adrenalina che sale causata dal timore di rimanere bloccato lì dentro e di dover attendere l’ignominoso arrivo del carro attrezzi o di un trattore salvifico, vuoi per l’adrenalina che prende ogni pilota, e/o test driver quando si tratta di aggredire le asperità sfruttando i Cavalli, ovvero pigiando a fondo sull’acceleratore, compio questa imprescindibile azione. Che, ritengo in un ragionamento istantaneo ma indispensabile per togliere le castagne dal fuoco, mi dovrebbe allontanare da questo pantano, che peraltro mi sono cercato, e riportare su un percorso …normale. Bene! Il tempo necessario per sviluppare quest’azione è stato lungo credo dieci volte di meno rispetto a quello che avete impiegato per leggere questa frase. E il risultato mi ha ricordato che 250 CV sono tanti, anche per un’auto che pesa un paio di tonnellate: #Discovery è schizzata fuori dalla viscidissima trappola saltando come una cavalletta oltre gli ondulati solchi e le profonde pozzanghere. Quasi come se avesse voluto scrollarsele di dosso. Come avete capito, in pochi secondi mi sono ritrovato fuori dal tratturo, proiettato verso la strada asfaltata e la civiltà. Quindi? Quindi, finalmente, anche se per pochi secondi, abbiamo fatto fuoristrada, come una vera fuoristrada. E ora? Ora sarà il caso di fare rientro. Si avvicina il tramonto. Che ci godremo dai suggestivi scorci della pianura rivierasca. Da bordo di questa #LandRover che non poteva non essere al livello della serie di auto che porta il nome #Discovery.

Senza categoria

‘offroad

  Con #LandRover #Discovery per affrontare condizioni di terreno estreme come se si trattasse di una strada normale Fango, limo, erba, pantano e acqua alta non bastano per fermare uno dei modelli di punta della Casa britannica Sembra che fino a ora abbiamo scherzato. Abbiamo provato tre #LandRover e niente fuoristrada. Un po’ ci siamo cimentati con la Nuova Discovery, ricordate? Tremila, sei cilindri, 245 CV: ci ha portati sul greto del fiume Isonzo. Ed è stato come …bere un bicchier d’acqua. Stavolta, vorremmo andare un po’ oltre. Però, abitando nelle terre rivierasche, nella #RivieraFriulana, di opportunità ne abbiamo poche. Qui è tutto pianeggiante. E per quanto riguarda il fuoristrada, quello non diciamo estremo, ma un po’ più deciso, il fiume non va bene: il Tagliamento è profondo e le rive sono scoscese. Quindi è impossibile correre con l’acqua sopra ai mozzi delle ruote. Ci sarebbe la spiaggia, ma in questa stagione ci sono gli ombrelloni. E ogni escursione o anche il solo tentativo sarebbe subito segnalato. E sanzionato. E allora? Magari la spiaggia della #RivieraVeneta . Ma non ne conosciamo le caratteristiche, i fondali, l’andamento della profondità in prossimità della spiaggia. Le campagne attorno alla Laguna di Marano, o di Grado? Le opere di bonifica le hanno prosciugate. Non ci resta che tentare nelle campagne del #Veneto Orientale. In Comune di San Michele, oltre le acque lagunari che separano #Bibione dalla Terraferma, i terreni sono poco permeabili, e spesso si formano aree fangose e difficili, spesso impossibili da percorrere. Proviamo. Imbocchiamo la strada per Bibione. Prima del ponte all’entrata della città, giriamo a destra e cominciamo a percorrere la strada che costeggia la Litoranea Veneta, dal lato della terraferma. Obiettivo: Terzo Bacino. Una serie di terreni coltivati delimitati dai canali di irrigazioni. Che spesso sono l’habitat prescelto dalle nutrie. E da altri animali selvatici. La strada, asfaltata, ci permette di testare ancora la tenuta della #LandRover #Discovery Sport: cilindrata di 2000 cc, quattro cilindri, diesel, 250 CV, 4WD. Ruote da 22 crossover. Sospensioni e assetto variabile e adattato elettronicamente dall’auto al tipo di terreno o fondale che intendiamo percorrere. Interni con rifiniture di alto livello, con sedili comodi che consentono di apprezzare con la massima comodità ogni tipo di percorso fuoristrada. Senza sentire minimamente gli effetti delle asperità del terreno. Una delle caratteristiche della #DIscovery Sport è quella di essere in grado di trainare rimorchi molto pesanti. Molto più pesanti delle aspettative. La nonna della Nuova Discovery era stata ritratta più di trent’anni fa, mentre trainava un treno passeggeri. Anche per il nuovo modello è stato realizzato un video nel quale la si vede trainare due vecchie e pesanti carrozze passeggeri, su un altrettanto datato ponte ferroviario ad arco sospeso sul vuoto. Ma su questo test ritorneremo in un’altra occasione. Stavolta, finalmente, credo che ci potremo tuffare nel pantano. In fondo a una strada rurale, intravvedo infatti, in lontananza, una grande chiazza marrone con riflessi argentei. Quindi? Quindi, là in fondo c’è il pantano che cercavo. Ai lati campi coltivati. La strada è ricoperta d’erba. Si vedono soltanto le canalette, i solchi scavati nel terreno imbevuto d’acqua piovana, tra l’altro piene di buche. Con un’auto normale, credo che dopo i primi dieci metri, dovremmo prendere in mano il cellulare e chiamare il soccorso ACI. In questo caso, saremmo agevolati dalla efficientissima assistenza #LandRover, che assicura l’arrivo del carro attrezzi entro 20 minuti, ovunque ci si trovi. Semplicemente premendo il pulsante di soccorso situato accanto allo specchietto retrovisore. Un sistema di geo localizzazione dell’auto permette al servizio assistenza di attivare immediatamente l’intervento di soccorso stradale. E, se necessario, anche di quello sanitario. Ma proseguiamo lungo il viottolo campestre. È talmente viscido che la Discovery si scompone più volte. Stenta a procedere diritta. Anche perché schiacciamo sull’acceleratore per vedere che cosa accadrà. Nella consapevolezza, che 250 CV siano davvero sufficienti per ripristinare in ogni istante il percorso prescelto. Le ‘sabbie mobili’ sono sempre più vicine. E la prova del 9 è oramai arrivata. Entro nella gigantesca pozzanghera di fango. Di quello scuro, nero. Che se ci camminate sopra non riuscite nemmeno a rimanere in piedi. Acc.! È più profonda di quello che pensavo. Acqua e fango arrivano quasi a metà portiera. Procedo piano, dopo avere attivato la funzione per il fondo con scarsa aderenza, scegliendo tra i tastini situati davanti al comando del cambio. Però, vuoi per l’adrenalina che sale causata dal timore di rimanere bloccato lì dentro e di dover attendere l’ignominoso arrivo del carro attrezzi o di un trattore salvifico, vuoi per l’adrenalina che prende ogni pilota, e/o test driver quando si tratta di aggredire le asperità sfruttando i Cavalli, ovvero pigiando a fondo sull’acceleratore, compio questa imprescindibile azione. Che, ritengo in un ragionamento istantaneo ma indispensabile per togliere le castagne dal fuoco, mi dovrebbe allontanare da questo pantano, che peraltro mi sono cercato, e riportare su un percorso …normale. Bene! Il tempo necessario per sviluppare quest’azione è stato lungo credo dieci volte di meno rispetto a quello che avete impiegato per leggere questa frase. E il risultato mi ha ricordato che 250 CV sono tanti, anche per un’auto che pesa un paio di tonnellate: #Discovery è schizzata fuori dalla viscidissima trappola saltando come una cavalletta oltre gli ondulati solchi e le profonde pozzanghere. Quasi come se avesse voluto scrollarsele di dosso. Come avete capito, in pochi secondi mi sono ritrovato fuori dal tratturo, proiettato verso la strada asfaltata e la civiltà. Quindi? Quindi, finalmente, anche se per pochi secondi, abbiamo fatto fuoristrada, come una vera fuoristrada. E ora? Ora sarà il caso di fare rientro. Si avvicina il tramonto. Che ci godremo dai suggestivi scorci della pianura rivierasca. Da bordo di questa #LandRover che non poteva non essere al livello della serie di auto che porta il nome #Discovery.

Senza categoria

‘asfalto

Un #crossover nato per scalare il mondo perfettamente a suo agio sui percorsi di montagna Il mezzo ideale per raggiungere siti spettacolari e panoramici in tutta sicurezza Se doveste fare un giro con un fuoristrada potente e maneggevole, affidabile, stabile, dove vi fareste portare? Sì, perché con un’auto di questo genere vi potete permettere il lusso di farvi trasportare dalla vettura. La comodità dell’abitacolo, il confort dei sedili, la guida assistita e l’insonorizzazione consentono di pensare a tutto fuorché della guida. Non fraintendete. Il vostro ruolo al volante continua a essere imprescindibile. Ma la disponibilità delle numerose regolazioni e funzioni di guida, comprese quelle per i percorsi estremi, non possono che rassicurare ogni vostro pur ragionevole dubbio. Così proviamo un tratto di trasferimento su strade provinciali e statali. Riepilogando: 2000 cc diesel da 240 CV e due tonnellate di peso, sospensioni e ruote che sono realizzate in previsione di dover scalare le montagne, gomme da fuoristrada che non si scompongono sull’asfalto veloce né sul misto, con un basso attrito. Il risultato è che i consumi sono contenuti nonostante le dimensioni dell’auto. Che, riscopriamo sfogliando gli album storici della #LandRover, comunque ricalca lo stile delle prime mitiche fuoristrada di derivazione militare. Queste, però, sono anche auto a tutti gli effetti. E ciononostante continuano a poter trainare rimorchi considerevoli. Anche le carrozze ferroviarie, come il modello di oltre trent’anni fa nella foto. Raggiungiamo la zona di San Daniele del Friuli. Ridente località collinare nota nel mondo per avere dato il nome e ospitalità a un distretto industriale per la produzione del prosciutto crudo. Saliamo la collina come se stessimo viaggiando in pianura, per raggiungere la piazza principale e sull’altro versante lanciare lo sguardo verso il panorama, in direzione della valle del Tagliamento. È proprio a delimitarne il corso che a un certo punto, dalla pianura si erge il monte di Muris. Con la strada nervosa che si arrampica fino in cima ed è stata più volte sede di prove speciali dei rally. Ma non è questa la nostra meta. Sull’altro versante del monte c’è Ragogna. E su un rilievo adiacente il suggestivo Castello. Che cos’ha di particolare? Sorge sul Monte di Ragogna, sul quale si incontrano sentieri escursionistici del Club alpino italiano e percorsi storici tra le trincee e i camminamenti realizzati nella Grande guerra. Il castello di San Pietro di Ragogna, fu eretto nell’undicesimo secolo su antichi insediamenti e sulla fortificazione di origine romana del quinto secolo. Sviluppato dai longobardi, ebbe un ruolo strategico fino alla seconda guerra mondiale. Accanto alla bellezza del sito, quasi una sentinella lungo il corso del Tagliamento che si scorge fino a Casarsa Valvasone, alla pianura del medio Friuli, la fortezza realizzata su più livelli ci riporta alla vita di allora. Ci fa immaginare gli armigeri che si spostavano tra i merli, la vita che si svolgeva tra le mura. Facciamo visita all’antico maniero, e ci arrampichiamo sul percorso guidato tra i resti delle antiche torri e il baratro sottostante, nel quale, nel medioevo un violento terremoto fece precipitare la torre principale, fino sul greto del fiume. Siamo fortunati. Ancora nel castello ci sono alcuni esponenti degli Scriptorium forojuliensis, gli amanuensi che per perpetuare la tradizione della scrittura antica a mano hanno fondato una scuola che qui ha sede. E che è ormai conosciuta e ricercata da diverse parti del mondo. Tra i lavori di pregio realizzati dagli esperti amanuensi friulani, una copia della Bibbia che è stata donata al Papa in occasione della sua visita nel Friuli Venezia Giulia. Dopo questa immersione nella storia di questa terra, getto lo sguardo dall’alto del maniero al parcheggio sottostante dov’è parcheggiata la #Discovery Sport. E in fondo scorgo una strada sterrata che si infila nel bosco. Uno dei percorsi storici che consentono di visitare le pendici del monte. Voi che cosa avreste fatto? Scendo verso la #LandRover e nel frattempo il piazzale si è liberato ed è vuoto. Inevitabile il #test sulla ghiaia e sulla sabbia per prendere confidenza con l’auto. La trazione integrale con controllo elettronico mi permette di entrare veloce nel tornante, o quantomeno verso l’aiuola che mi permette di simularlo, accelerare a fondo per farla rimanere alla corda (all’interno della curva) e far scaricare tutta la potenza all’uscita con un accenno di sovrasterzo all’inizio (sbandata del retrotreno), che si attenua subito ricomponendo l’assetto e la direzione di marcia della #Discovery . Riprovo più volte per essere sicuro del comportamento dell’auto e corroborato dalla sua affidabilità mi infilo nella strada di montagna. Che scorre via lineare, senza cambi di livello. Però, pian piano svela la sua identità: scorre a mezza costa sopra all’alveo del fiume Tagliamento. A un certo punto un bivio. Si fa sera e la mia compagna di viaggio comincia a dare segni di irrequietezza. Così, invece di proseguire nel tratto che si infila ancor più palesemente nel bosco, scelgo il tratto che sembra scendere verso il fiume. E scende davvero. A quest’ora non dovrei incrociare nessuno, perché la #Discovery per essere confortevole e protettiva anche in questi frangenti, occupa l’intera sede stradale. Eccoci arrivati: ne valeva la pena, perché siamo finiti ai piedi del monte e sul greto del fiume. Lo spettacolo è splendido. Peccato per la scarsa luce che non ci permette di documentare adeguatamente la nostra spedizione. Proprio il calar della notte ci induce a fare dietro front e a ritornare a Ragogna. Tanto, se ce l’abbiamo fatta all’andata, ce la faremo agevolmente anche al ritorno.  

Senza categoria

‘asfalto

Un #crossover nato per scalare il mondo perfettamente a suo agio sui percorsi di montagna Il mezzo ideale per raggiungere siti spettacolari e panoramici in tutta sicurezza Se doveste fare un giro con un fuoristrada potente e maneggevole, affidabile, stabile, dove vi fareste portare? Sì, perché con un’auto di questo genere vi potete permettere il lusso di farvi trasportare dalla vettura. La comodità dell’abitacolo, il confort dei sedili, la guida assistita e l’insonorizzazione consentono di pensare a tutto fuorché della guida. Non fraintendete. Il vostro ruolo al volante continua a essere imprescindibile. Ma la disponibilità delle numerose regolazioni e funzioni di guida, comprese quelle per i percorsi estremi, non possono che rassicurare ogni vostro pur ragionevole dubbio. Così proviamo un tratto di trasferimento su strade provinciali e statali. Riepilogando: 2000 cc diesel da 240 CV e due tonnellate di peso, sospensioni e ruote che sono realizzate in previsione di dover scalare le montagne, gomme da fuoristrada che non si scompongono sull’asfalto veloce né sul misto, con un basso attrito. Il risultato è che i consumi sono contenuti nonostante le dimensioni dell’auto. Che, riscopriamo sfogliando gli album storici della #LandRover, comunque ricalca lo stile delle prime mitiche fuoristrada di derivazione militare. Queste, però, sono anche auto a tutti gli effetti. E ciononostante continuano a poter trainare rimorchi considerevoli. Anche le carrozze ferroviarie, come il modello di oltre trent’anni fa nella foto. Raggiungiamo la zona di San Daniele del Friuli. Ridente località collinare nota nel mondo per avere dato il nome e ospitalità a un distretto industriale per la produzione del prosciutto crudo. Saliamo la collina come se stessimo viaggiando in pianura, per raggiungere la piazza principale e sull’altro versante lanciare lo sguardo verso il panorama, in direzione della valle del Tagliamento. È proprio a delimitarne il corso che a un certo punto, dalla pianura si erge il monte di Muris. Con la strada nervosa che si arrampica fino in cima ed è stata più volte sede di prove speciali dei rally. Ma non è questa la nostra meta. Sull’altro versante del monte c’è Ragogna. E su un rilievo adiacente il suggestivo Castello. Che cos’ha di particolare? Sorge sul Monte di Ragogna, sul quale si incontrano sentieri escursionistici del Club alpino italiano e percorsi storici tra le trincee e i camminamenti realizzati nella Grande guerra. Il castello di San Pietro di Ragogna, fu eretto nell’undicesimo secolo su antichi insediamenti e sulla fortificazione di origine romana del quinto secolo. Sviluppato dai longobardi, ebbe un ruolo strategico fino alla seconda guerra mondiale. Accanto alla bellezza del sito, quasi una sentinella lungo il corso del Tagliamento che si scorge fino a Casarsa Valvasone, alla pianura del medio Friuli, la fortezza realizzata su più livelli ci riporta alla vita di allora. Ci fa immaginare gli armigeri che si spostavano tra i merli, la vita che si svolgeva tra le mura. Facciamo visita all’antico maniero, e ci arrampichiamo sul percorso guidato tra i resti delle antiche torri e il baratro sottostante, nel quale, nel medioevo un violento terremoto fece precipitare la torre principale, fino sul greto del fiume. Siamo fortunati. Ancora nel castello ci sono alcuni esponenti degli Scriptorium forojuliensis, gli amanuensi che per perpetuare la tradizione della scrittura antica a mano hanno fondato una scuola che qui ha sede. E che è ormai conosciuta e ricercata da diverse parti del mondo. Tra i lavori di pregio realizzati dagli esperti amanuensi friulani, una copia della Bibbia che è stata donata al Papa in occasione della sua visita nel Friuli Venezia Giulia. Dopo questa immersione nella storia di questa terra, getto lo sguardo dall’alto del maniero al parcheggio sottostante dov’è parcheggiata la #Discovery Sport. E in fondo scorgo una strada sterrata che si infila nel bosco. Uno dei percorsi storici che consentono di visitare le pendici del monte. Voi che cosa avreste fatto? Scendo verso la #LandRover e nel frattempo il piazzale si è liberato ed è vuoto. Inevitabile il #test sulla ghiaia e sulla sabbia per prendere confidenza con l’auto. La trazione integrale con controllo elettronico mi permette di entrare veloce nel tornante, o quantomeno verso l’aiuola che mi permette di simularlo, accelerare a fondo per farla rimanere alla corda (all’interno della curva) e far scaricare tutta la potenza all’uscita con un accenno di sovrasterzo all’inizio (sbandata del retrotreno), che si attenua subito ricomponendo l’assetto e la direzione di marcia della #Discovery . Riprovo più volte per essere sicuro del comportamento dell’auto e corroborato dalla sua affidabilità mi infilo nella strada di montagna. Che scorre via lineare, senza cambi di livello. Però, pian piano svela la sua identità: scorre a mezza costa sopra all’alveo del fiume Tagliamento. A un certo punto un bivio. Si fa sera e la mia compagna di viaggio comincia a dare segni di irrequietezza. Così, invece di proseguire nel tratto che si infila ancor più palesemente nel bosco, scelgo il tratto che sembra scendere verso il fiume. E scende davvero. A quest’ora non dovrei incrociare nessuno, perché la #Discovery per essere confortevole e protettiva anche in questi frangenti, occupa l’intera sede stradale. Eccoci arrivati: ne valeva la pena, perché siamo finiti ai piedi del monte e sul greto del fiume. Lo spettacolo è splendido. Peccato per la scarsa luce che non ci permette di documentare adeguatamente la nostra spedizione. Proprio il calar della notte ci induce a fare dietro front e a ritornare a Ragogna. Tanto, se ce l’abbiamo fatta all’andata, ce la faremo agevolmente anche al ritorno.  

Senza categoria

#testdrive #LandRover #Discovery Sport potente e confortevole fuoristrada

Comoda maneggevole e avvolgente e all’occorrenza scattante e veloce Sorella minore della famiglia Discovery dispone di …soli 240 CV per 2000 kg di peso Quando l’ho presa in consegna forse l’avevo sottovalutata. Avevo dimenticato di averla provata, seppur sommariamente e da trasportato, nel set di testdrive alla #Barcolana a Trieste. Perché, avevo poi avuto modo di conoscere a fondo la Discovery 3000 diesel 6 cilindri Hse da 249 CV. Che ha sette posti di default, ed è superaccessoriata. Ma dispone anche di una scocca molto importante e voluminosa. La Discovery Sport è un po’ più piccola, 2000 cc, cambio automatico a quattro ruote motrici come l’altra. Ma… mi ero dimenticato che viene promossa come un cavallo da tiro. A #Trieste era proposta con attaccato al gancio di traino il carrello con a bordo una barca a vela. In un video promo viene presentata mentre, su un vecchio ponte ad arco sospeso sul vuoto di una valle profonda, traina due vecchie carrozze ferroviarie passeggeri… La Discovery Sport è la terza auto di Jaguar-Land Rover che provo. Dopo anche l’esclusiva Evoque Cabrio. Ma non finisco mai di stupirmi. Per quanta cura sia messa nell’assicurare confort al guidatore e ai passeggeri, su un fuoristrada puro, capace però di grandi prestazioni anche su strada. Come al solito, la formazione motoristica di base mi continua a far considerare le auto e le moto per la loro potenza, e stando alle caratteristiche delle auto di una volta, a trascurare la curva di coppia della potenza del motore. La sua capacità di rispondere a bassi regimi, che per un fuoristrada che aspira a essere utilizzato come una moto da trial, è fondamentale. Per questo, nel primo viaggio, ho fatto sfogliare a chi era in auto con me il libretto dell’auto, e nella penombra, ancorché all’occorrenza si disponga di un’ottima illuminazione interna, mi sento leggere una cifra: 177. Vabbè, ho pensato. È più piccola di quella precedente. 180 CV non sono tantissimi, ma nemmeno pochi. Vediamo: superato il casello dell’autostrada ho girato la praticissima manopolona posizionata al centro del tunnel tra i sedili, sensibile come quella del comando del volume di un impianto Hi-Fi. Premendola leggermente, perché ero già in movimento, e spostandola nella posizione S Sport. E ho schiacciato a fondo l’acceleratore. Ho capito che non si trattava di 177 CV, bensì di 170 KW. Ovvero: 240 CV. Quasi come la sorella maggiore… Sì, però con circa seicento kg di peso in meno. Ma questa prerogativa la valuteremo meglio nel fuoristrada. Vediamo i consumi: nella norma per un SUV fuoristrada di questa mole. Affrontabili e gestibili. Proseguiamo il viaggio accendendo l’impianto Meridian con gli effetti surround. Mi sono spaventato quando qualcosa ha cominciato a farmi muovere i pantaloni al di sotto del ginocchio. Dopo una minuziosa verifica, ho capito subito che non si trattava di qualche animale entrato nell’abitacolo, né di un insetto. E nemmeno del getto d’aria dell’impianto di climatizzazione. Era semplicemente frutto dello spostamento d’aria generato dal subwoofer. Che senza essere invasivo, concorre a rendere più pieno lo spettacolo della musica a bordo. Confort? In linea con gli standard elevati di #Jaguar e #LandRover. Con i sedili da salotto pregiato. Il tettuccio completamente finestrato per farci apprezzare il paesaggio circostante. Che all’occorrenza si può oscurare con una paratia a scorrimento elettrico. Facciamo un giro per Milano prima di rientrare. Il carattere grintoso della Discovery Sport è racchiuso in una veste elegante che ammorbidisce la struttura del fuoristrada per antonomasia. Così, anche nel cuore della capitale economica del Paese non ci farà sfigurare. Ci attira il grattacielo Unicredit. Il sottostante piazzale Gae Aulenti con le sue fresche fontane. Ma in particolare la risto-libreria Feltrinelli. Che nella mia città non c’è ancora. All’entrata incontriamo i primi libri dal tono ironico: cosa non fare al volante di un fuoristrada. Non è il nostro caso per la #LandRover è versatile. Scelgo un altro volume illustrato sugli errori da non fare in barca in crociera, di Davide Besana. Pensare al mare nel cuore della city fa rilassare come guidare un vero SUV fuoristrada. Anche il parcheggio della Discovery era stato in pieno confort, ancorchè in un sacrificato multipiano. Il display centrale di grandi dimensioni, e una telecamera con la simulazione dello spazio di manovra prescelto assicurano relax al guidatore pure in questa operazione, anche ai principianti. #charlieinauto79  

Senza categoria

#testdrive #LandRover #Discovery Sport potente e confortevole fuoristrada

Comoda maneggevole e avvolgente e all’occorrenza scattante e veloce Sorella minore della famiglia Discovery dispone di …soli 240 CV per 2000 kg di peso Quando l’ho presa in consegna forse l’avevo sottovalutata. Avevo dimenticato di averla provata, seppur sommariamente e da trasportato, nel set di testdrive alla #Barcolana a Trieste. Perché, avevo poi avuto modo di conoscere a fondo la Discovery 3000 diesel 6 cilindri Hse da 249 CV. Che ha sette posti di default, ed è superaccessoriata. Ma dispone anche di una scocca molto importante e voluminosa. La Discovery Sport è un po’ più piccola, 2000 cc, cambio automatico a quattro ruote motrici come l’altra. Ma… mi ero dimenticato che viene promossa come un cavallo da tiro. A #Trieste era proposta con attaccato al gancio di traino il carrello con a bordo una barca a vela. In un video promo viene presentata mentre, su un vecchio ponte ad arco sospeso sul vuoto di una valle profonda, traina due vecchie carrozze ferroviarie passeggeri… La Discovery Sport è la terza auto di Jaguar-Land Rover che provo. Dopo anche l’esclusiva Evoque Cabrio. Ma non finisco mai di stupirmi. Per quanta cura sia messa nell’assicurare confort al guidatore e ai passeggeri, su un fuoristrada puro, capace però di grandi prestazioni anche su strada. Come al solito, la formazione motoristica di base mi continua a far considerare le auto e le moto per la loro potenza, e stando alle caratteristiche delle auto di una volta, a trascurare la curva di coppia della potenza del motore. La sua capacità di rispondere a bassi regimi, che per un fuoristrada che aspira a essere utilizzato come una moto da trial, è fondamentale. Per questo, nel primo viaggio, ho fatto sfogliare a chi era in auto con me il libretto dell’auto, e nella penombra, ancorché all’occorrenza si disponga di un’ottima illuminazione interna, mi sento leggere una cifra: 177. Vabbè, ho pensato. È più piccola di quella precedente. 180 CV non sono tantissimi, ma nemmeno pochi. Vediamo: superato il casello dell’autostrada ho girato la praticissima manopolona posizionata al centro del tunnel tra i sedili, sensibile come quella del comando del volume di un impianto Hi-Fi. Premendola leggermente, perché ero già in movimento, e spostandola nella posizione S Sport. E ho schiacciato a fondo l’acceleratore. Ho capito che non si trattava di 177 CV, bensì di 170 KW. Ovvero: 240 CV. Quasi come la sorella maggiore… Sì, però con circa seicento kg di peso in meno. Ma questa prerogativa la valuteremo meglio nel fuoristrada. Vediamo i consumi: nella norma per un SUV fuoristrada di questa mole. Affrontabili e gestibili. Proseguiamo il viaggio accendendo l’impianto Meridian con gli effetti surround. Mi sono spaventato quando qualcosa ha cominciato a farmi muovere i pantaloni al di sotto del ginocchio. Dopo una minuziosa verifica, ho capito subito che non si trattava di qualche animale entrato nell’abitacolo, né di un insetto. E nemmeno del getto d’aria dell’impianto di climatizzazione. Era semplicemente frutto dello spostamento d’aria generato dal subwoofer. Che senza essere invasivo, concorre a rendere più pieno lo spettacolo della musica a bordo. Confort? In linea con gli standard elevati di #Jaguar e #LandRover. Con i sedili da salotto pregiato. Il tettuccio completamente finestrato per farci apprezzare il paesaggio circostante. Che all’occorrenza si può oscurare con una paratia a scorrimento elettrico. Facciamo un giro per Milano prima di rientrare. Il carattere grintoso della Discovery Sport è racchiuso in una veste elegante che ammorbidisce la struttura del fuoristrada per antonomasia. Così, anche nel cuore della capitale economica del Paese non ci farà sfigurare. Ci attira il grattacielo Unicredit. Il sottostante piazzale Gae Aulenti con le sue fresche fontane. Ma in particolare la risto-libreria Feltrinelli. Che nella mia città non c’è ancora. All’entrata incontriamo i primi libri dal tono ironico: cosa non fare al volante di un fuoristrada. Non è il nostro caso per la #LandRover è versatile. Scelgo un altro volume illustrato sugli errori da non fare in barca in crociera, di Davide Besana. Pensare al mare nel cuore della city fa rilassare come guidare un vero SUV fuoristrada. Anche il parcheggio della Discovery era stato in pieno confort, ancorchè in un sacrificato multipiano. Il display centrale di grandi dimensioni, e una telecamera con la simulazione dello spazio di manovra prescelto assicurano relax al guidatore pure in questa operazione, anche ai principianti. #charlieinauto79  

Senza categoria

#testdrive Viaggiare e sentirsi come a casa sulla #Volvo V90

L’alto livello delle rifiniture e la guida adattiva molto avanzata rendono gli spostamenti elementari Per una macchina così importante i consumi ridoti senza sacrificare le prestazioni sono un elemento caratterizzante Uscire di casa la mattina senza il pensiero di dover percorrere un lungo tratto di strada nel traffico urbano ed extraurbano. Vi può capitare, se guidate la Volvo V90. Una stationwagon che racchiude al suo interno un comodo e pregiato salotto viaggiante. Corredato di tutti i confort che un’auto d’oggi può assicurare a chi sale a bordo. Dotazioni avanzate e uno studio ergonomico e adattivo decisamente accurato fanno sì che la V90 si posizioni oltre le aspettative. Una piacevole scoperta, ogni giorno di guida. Sembra studiata per assecondare le attese del conducente e del passeggero. Mi spiego meglio. La mettete in moto. Le date il comando di marcia normale con la leva sul tunnel centrale, e sempre avvolti dal silenzio vi avviate senza preoccuparvi gestire il motore, il cambio, perfino i freni. Tanto sono morbide la sua marcia e sono dolci le sensazioni che trasmette. Ciò nonostante il motore sia pronto e generoso, è un 2000 cc diesel da 190 CV, che con il cambio automatico, quando serve, non se lo fa dire due volte, e spinge l’auto, di grandi dimensioni, oltre il pericolo, a concludere rapidamente il sorpasso, a raggiungere in fretta la curva successiva. Tanto che, a ogni buon conto, sul parabrezza, proprio di fronte alle pupille di chi guida, sono proiettate, ma si possono escludere se dovessero dare fastidio, la velocità effettiva e il limite di  velocità. Con una precisione inequivocabile, perché la V90 legge i cartelli stradali con le stesse telecamere che vi consentono di guidare assistiti nel seguire la carreggiata o vi preallertano della vicinanza di un ciclista o di un pedone o di un ostacolo imprevisto. Un sistema che non è attivato dal navigatore bensì dalla realtà che vi circonda. Capite che da questo, ad accendere il sistema audio Bower & Wilkins, ritenuto uno dei migliori impianti musicali del mondo automobilistico, con un subwoofer ventilato e integrato nella carrozzeria, per essere avvolti dalla grande musica il passo è breve. Oggi c’è il sole. Quindi, rimaniamo nella #RivieraFriulana per goderci il verde della #natura che viene risvegliata dalla #primavera. Dal casello dell’autostrada A4 di Latisana, risaliamo le terre rivierasche, terre di risorgiva. Valorizzate in questi decenni dall’agricoltura, ma anche dall’itticoltura. La presenza di acque di risorgiva, le acque di fiumi che si insinuano nel sottosuolo per poi ritornare spontaneamente in superfice, ha indotto una quarantina d’anni allo sviluppo dell’itticoltura: quest’area è oggi leader in Europa per la produzione di pesce d’acqua dolce da allevamento. Ma le acque sotterranee che sgorgano dal terreno in polle spontanee tra una vegetazione in alcune zone di brughiera in altre lussureggiante, generano anche fiumi di acque limpide e fresche, attorno alle quali si sviluppa una natura rigogliosa. Quello principale è il fiume Stella. Percorribile anche con imbarcazioni di medie dimensioni per un lungo tratto, e con gommoni o barche piatte fino a Rivignano. Così, per stradine di campagna che ci permettono di testare l’assetto, la docilità, l’intuitività della guida, raggiungiamo Ariis di Rivignano, dove, tra le vasche di un ex allevamento ittico ha sede l’acquario dell’Ente tutela pesca del Friuli Venezia Giulia. Un’occasione da non perdere per un tuffo tra le biodiversità ittiche che popolano le acque dolci del territorio regionale. Sorge di fronte alla storica e suggestiva Villa Ottelio, e accanto alle anse del fiume. Ora però si è fatto tardi ed è ora di ritornare verso il mare. #charlieinauto78  

Senza categoria

#testdrive Viaggiare e sentirsi come a casa sulla #Volvo V90

L’alto livello delle rifiniture e la guida adattiva molto avanzata rendono gli spostamenti elementari Per una macchina così importante i consumi ridoti senza sacrificare le prestazioni sono un elemento caratterizzante Uscire di casa la mattina senza il pensiero di dover percorrere un lungo tratto di strada nel traffico urbano ed extraurbano. Vi può capitare, se guidate la Volvo V90. Una stationwagon che racchiude al suo interno un comodo e pregiato salotto viaggiante. Corredato di tutti i confort che un’auto d’oggi può assicurare a chi sale a bordo. Dotazioni avanzate e uno studio ergonomico e adattivo decisamente accurato fanno sì che la V90 si posizioni oltre le aspettative. Una piacevole scoperta, ogni giorno di guida. Sembra studiata per assecondare le attese del conducente e del passeggero. Mi spiego meglio. La mettete in moto. Le date il comando di marcia normale con la leva sul tunnel centrale, e sempre avvolti dal silenzio vi avviate senza preoccuparvi gestire il motore, il cambio, perfino i freni. Tanto sono morbide la sua marcia e sono dolci le sensazioni che trasmette. Ciò nonostante il motore sia pronto e generoso, è un 2000 cc diesel da 190 CV, che con il cambio automatico, quando serve, non se lo fa dire due volte, e spinge l’auto, di grandi dimensioni, oltre il pericolo, a concludere rapidamente il sorpasso, a raggiungere in fretta la curva successiva. Tanto che, a ogni buon conto, sul parabrezza, proprio di fronte alle pupille di chi guida, sono proiettate, ma si possono escludere se dovessero dare fastidio, la velocità effettiva e il limite di  velocità. Con una precisione inequivocabile, perché la V90 legge i cartelli stradali con le stesse telecamere che vi consentono di guidare assistiti nel seguire la carreggiata o vi preallertano della vicinanza di un ciclista o di un pedone o di un ostacolo imprevisto. Un sistema che non è attivato dal navigatore bensì dalla realtà che vi circonda. Capite che da questo, ad accendere il sistema audio Bower & Wilkins, ritenuto uno dei migliori impianti musicali del mondo automobilistico, con un subwoofer ventilato e integrato nella carrozzeria, per essere avvolti dalla grande musica il passo è breve. Oggi c’è il sole. Quindi, rimaniamo nella #RivieraFriulana per goderci il verde della #natura che viene risvegliata dalla #primavera. Dal casello dell’autostrada A4 di Latisana, risaliamo le terre rivierasche, terre di risorgiva. Valorizzate in questi decenni dall’agricoltura, ma anche dall’itticoltura. La presenza di acque di risorgiva, le acque di fiumi che si insinuano nel sottosuolo per poi ritornare spontaneamente in superfice, ha indotto una quarantina d’anni allo sviluppo dell’itticoltura: quest’area è oggi leader in Europa per la produzione di pesce d’acqua dolce da allevamento. Ma le acque sotterranee che sgorgano dal terreno in polle spontanee tra una vegetazione in alcune zone di brughiera in altre lussureggiante, generano anche fiumi di acque limpide e fresche, attorno alle quali si sviluppa una natura rigogliosa. Quello principale è il fiume Stella. Percorribile anche con imbarcazioni di medie dimensioni per un lungo tratto, e con gommoni o barche piatte fino a Rivignano. Così, per stradine di campagna che ci permettono di testare l’assetto, la docilità, l’intuitività della guida, raggiungiamo Ariis di Rivignano, dove, tra le vasche di un ex allevamento ittico ha sede l’acquario dell’Ente tutela pesca del Friuli Venezia Giulia. Un’occasione da non perdere per un tuffo tra le biodiversità ittiche che popolano le acque dolci del territorio regionale. Sorge di fronte alla storica e suggestiva Villa Ottelio, e accanto alle anse del fiume. Ora però si è fatto tardi ed è ora di ritornare verso il mare. #charlieinauto78  

Senza categoria

#testdrive #Volvo V90 #testroad nella montagna pordenonese per provare una delle regine delle SW

Docile e adattiva sulle balze di una prova speciale storica dei rallies del Nordest Morbida come il velluto nell’arrampicata lungo una mulattiera Oggi viaggiamo davvero comodi. Su un’auto che non ci fa sentire problemi di spazio. Vista da fuori non cela gli ampi volumi interni. Anche se sono distribuiti in lunghezza e in larghezza. Per dare corpo a una linea morbida ma grintosa. Perché si tratta di una SW. Di quella che è considerata una delle Regine delle station wagon. La #Volvo V90 D4 ha iniziato a coccolarci fin da quando abbiamo iniziato questo nostro viaggio a bordo dell’auto svedese. A parte vecchi ricordi rallystici, #Volvo, negli ultimi anni ci evocava la #Volvo Ocean Race, una delle regate più estreme in equipaggio e a tappe attorno al mondo. Nella quale sono impegnati un velista friulano, Alberto Bolzan, che ha vinto la tappa più recente, la più dura, da xx ad Auckland, e la triestina xxx Klapcic. Salire a bordo della V90 è stata davvero una bella sorpresa. Fari che intendono cancellare ogni angolo buoi della nostra visuale, una guida adattiva che non ci fa pesare i suoi interventi, nemmeno se forziamo un po’ la mano. Ci dà la sensazione di guidare sul velluto. Facile a dirsi! – commenterete: su una superstrada o in pianura è semplice stare comodi in auto e guidare in relax. Così decidiamo di mettere la Volvo V90 D4 alla prova. Riepilogando: 2000 cc diesel, 190 CV 4 ruote motrici. E fin qui, la scheda si discosta di poco dalla norma. Mancano l’eleganza delle rifiniture, l’accuratezza degli accessori, la comodità dei sedili. Che di solito si ritrovano su una gran turismo. Questa, invece, è quella che oltre una ventina d’anni fa avremmo chiamato un’auto familiare. Per arrivare alla pedemontana e alla montagna pordenonese assecondiamo il navigatore e toccata San Daniele del Friuli per un caffè e uno sguardo dalla cima del colle al panorama verso la valle del Tagliamento, ripartiamo verso Forgaria. Ci addentriamo nella zona montana e dopo Anduins, dove si correva una delle prime e più impegnative gare di regolarità motociclistica, e Vito d’Asio, raggiungiamo Clauzetto. Un paesaggio morbido, ricoperto da una folta vegetazione, che si alterna a tratti nei quali la pietra prevale sul bosco. Un territorio che presenta caratteristiche carsiche, con formazioni di calcare particolari, residui del paesaggio preistorico della zona: allora, il mare arrivava fin qui, ricopriva le Dolomiti sulle quali si trovano tutt’oggi i resti fossili di molluschi tra le rocce in quota. Ne consegue, che la strada è di montagna, si restringe e cambia frequentemente morfologia. Inducendoci a una guida attenta…, penserete. Attenta sì, ma per nulla stressante. Anzi. Il cambio automatico a 8 marce Geartronic se la cava benissimo da solo, senza lasciare mai l’auto in sofferenza su una rampa, o troppo su di giri quando il percorso diviene più scorrevole. Ma adesso viene il bello: la nostra meta, a Clauzetto, è l’azienda faunistico venatoria di Gianluigi D’Orlandi. Un paio di chilometri a monte delle grotte di Pradis, anch’esse da visitare. Sulla strada provinciale che ci collegherebbe a Tramonti, e attraverso il passo Rest, alla Carnia. Non a caso, questa strada è stata una prova speciale dei rally di San Martino di Castrozza, dell’Alpi orientali, del Piancacallo. Dopo avere percorso diversi chilometri di un tracciato nervoso e largo poco di più di una sola carreggiata, possiamo commentare che la V90 è davvero maneggevole, docile e morbida alla guida, comoda, reattiva: si guida con due dita sul volante anche su un percorso impegnativo come questo. Però… ci è sfuggita la strada di accesso all’azienda. Ritorniamo indietro, e la scorgiamo: poco più di una mulattiera sassosa, con i solchi tracciati dal passaggio delle auto, o più probabilmente di mezzi fuoristrada. Cerchiamo di rintracciare il proprietario. Fortunatamente il segnale del cellulare, seppur debole, arriva anche qui. E ci conferma che l’ingresso è proprio quello, esortandoci a entrare. Ruote da 19’, larghe, stradali, confortate da un assetto morbido e accondiscendente. Questo elemento, assieme al fatto che si tratta di una 4 wd, e che è nata tra le nevi della Svezia, ci fa intuire che, probabilmente, anche in queste condizioni la Volvo V90 D4 avrebbe sfoderato la sua classe ed eleganza, mettendoci a nostro agio. E così è stato. Abbiamo imboccato la mulattiera, dato gas, e l’auto ha cominciato a inerpicarsi come se si trattasse di affrontare una normale strada asfaltata, o nella peggiore delle ipotesi, con un fondo sterrato ma liscio come un biliardo. A un certo punto un bivio. E imbocchiamo la direzione sbagliata. Ce ne accorgiamo scorgendo oltre la radura auto fuoristrada lungo una direttrice diversa dalla nostra. E adesso? Troviamo uno spiazzo con uno spazio troppo esiguo per manovrare. Sposto la leva del comando centrale sulla posizione R, retromarcia, e sul grande display centrale si materializza l’immagine delle telecamere che mi fanno vedere l’auto dall’alto, come ripresa dal satellite, riproducendo fedelmente tutto quanto le sta attorno. In questo modo l’inversione di marcia è facilissima. Arriviamo così al centro visite, dove ci spiegano che ci troviamo in una realtà di oltre 200 ha, il compendio di una cava dismessa, allestito per dare modo a tutti di ammirare la flora e la fauna selvatica tipiche della montagna pordenonese. Altane, punti di osservazione, belvedere situati su percorsi segnalati ci permetteranno di osservare i camosci, i cervi, la lince, le aquile che nidificano nella zona. Con un po’ di fortuna anche l’orso, che però è meglio tenere a distanza. L’azienda si chiama Monterossa, dal toponimo che forse prende il nome dai colori della montagna sovrastante, al tramonto. Nella parte agrituristica dove si può anche alloggiare, ci fanno assaggiare il formaggio salato di Tramonti. L’erborinato di Tramonti di sotto, la minestra di riso con il ‘pestat’, una sorta di insaccato con lardo ed erbe aromati che che da tempi remoti, nelle valli, specialmente d’inverno serviva a insaporire le pietanze. Al termine della lezione sui sapori del territorio, un caffè preparato rigorosamente con la moka e quasi quasi… Andiamo ad ascoltarci un po’ di

Senza categoria

#Volvo V90: il lusso della comodità è anche la #sicurezza

La Casa di #Goteborg ha prodotto dal 1953 6 milioni                   di SW e questa ora è la più avanzata Potenza morbida ma piena con bassi consumi A volte, per sfatare un mito occorre entrare nel mito. Volvo è da sempre sinonimo di affidabilità e sicurezza. Ma spesso la sua immagine è legata alle strade e ai climi gelidi del nord. Nelle nostre scelte, a volte scegliamo un prodotto, un oggetto, un accessorio di gamma più alta rispetto alle nostre necessità o con funzioni che vanno oltre le nostre esigenze. Con l’aspettativa che se è predisposto per fare di più, sottoutilizzato sarà più efficace e duraturo. Questa valutazione a volte vale anche per le moto, e non solo per le auto: se scegliamo quella con il motore più potente o performante, utilizzato a un basso regime di giri sarà più reattivo e adattivo rispetto alle nostre sollecitazioni. Mentre i consumi dovrebbero essere più contenuti. E allora? Queste valutazioni ci sono suggerite dal nuovo #testdrive , il 76. di #charlieinauto : abbiamo provato la Volvo V90 D4, la massima espressione della Casa di Goteborg, che come ci era stato anticipato riassume l’intera filosofia del marchio svedese. Si tratta di una station wagon, una familiare, che arriva sessantacinque anni dopo la prima familiare della Volvo, la Duett. A partire dalla quale la Volvo ha venduto 6 milioni di SW i tutto il mondo. Bella, aggressiva e appagante nel frontale, che anticipa i grandi contenuti alle spalle, una linea morbida per una vettura lunga ma maneggevole come un’utilitaria grazie all’elettronica di bordo molto avanzata. La nostra con trasmissione automatica Geartronic e cambio a 8 rapporti o manuale a 6 rapporti, e quattro ruote motrici, 2000 cc , 4 cilindri, 190 CV. Vista dall’esterno, è un’auto di gamma alta. All’interno c’è la conferma. I rivestimenti in pelle grigia e le rifiniture in legno. Ogni comando e accessorio sono ben curati al top. Il display centrale è molto grande, con comandi molto intuitivi, con indicazioni ripetute tra i due orologi centrali, e le indicazioni principali proiettate sul parabrezza a beneficio del guidatore. Con le strade di oggi questa funzione si rivelerà utilissima. Anche perché la V90 è dotata di un sistema che legge i cartelli stradali, e ce li proietta.ci presenta dunque una raffigurazione puntuale della strada che stiamo affrontando, e non virtuale perché ricavata dal navigatore. Tetto apribile e interamente finestrato per godere le bellezze dell’ambiente. Lo possiamo tenere aperto anche oggi che andremo in montagna. A #Clauzetto, in provincia di Pordenone, a quasi 700 m slm. Infatti, sia i sedili che il volante sono riscaldati. Facciamo il solito trasferimento in autostrada, e tra Portogruaro e Pordenone inseriamo il cruise control per importargli una velocità costante e limitata: dal tachimetro 110 km/h. Secondo le indicazioni del computer di bordo il consumo va dai 5 ai 6 lt per 100 km. Che non è male per le prestazioni e le dimensioni dell’auto. Questa sua vocazione ecologica al risparmio è confermata dal serbatoio, che forse anche per favorire la capienza del bagagliaio è di ‘soli’ sessanta litri. Viste le misure dell’auto, non certo un’utilitaria, questa scelta conferma come ci era stato anticipato la filosofia della Volvo, orientata a soluzioni ecologiche, sostenibili, ai bassi consumi o, per altri modelli, a energie alternative. Abbiamo trascorso diversi km alla guida, e non ce ne siamo accorti. Il confort dei sedili e dell’abitacolo è pari alle aspettative. Manca ancora un tratto di strada e così ci possiamo offrire un po’ di buona musica. Ed ecco la conferma della qualità dell’info traitment che Volvo ha riservato per i suoi utenti: l’impianto Sensus connect ha uno schermo verticale da 9”. Vediamo le opzioni per la musica: In Studio, Palco, sala concerti di Goteborg. Proviamo a commutarle in sequenza, e la sensazione di essere avvolti dai suoni, di trovarci nel cuore delle situazioni programmate è totale. Usciamo dall’autostrada e imbocchiamo un tratto misto. Riepilogando: 190 CV diesel con coppia di 400 Nm già a 1.750 giri e costante fino a 2.500. per chi non ha dimestichezza con questi parametri l’esempio è semplice ed efficace: pensate di guidare un’auto soltanto con l’acceleratore e lo sterzo, mantenendo una velocità costante senza perdere mai energia cinetica strada facendo. Anzi, potendovi permettere di chiedere a un’auto di queste dimensioni di giocare con voi tra una curva e un’altra, tra un tornante e il rettilineo successivo. Come una danza assecondata dalle sospensioni che abbattono il rollio e fanno rimanere la V90 sempre piatta rispetto alla sede stradale. E l’elettronica? Guida quasi da sola. Nel senso che pare assecondare le vostre esigenze, lasciandovi però la padronanza della scelta. Il rilevamento dei pedoni e degli animali e la frenata assistita o anticipata in caso di emergenza vi fanno innamorare di questo stile di guida. Perché più che il risultato di soluzioni tecnologiche avanzate, si tratta di un vero e proprio stile di guida. E se consideriamo che quest’auto è nata dove per buona parte dell’anno le strade sono innevate e con scarsa aderenza, viene spontaneo dedurre che le scelte adottate sono la sintesi di quella fluidità di guida e di manovra che è in dispensabile per scorrere veloci sulle strade innevate. Che, come dicevamo all’inizio, è un presupposto importante per farci sentire ancor più sicuri, e a maggior ragione, laddove l’aderenza è molto maggiore. #charlieinauto76  

Torna in alto