Carlo Morandini

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Anche in Friuli i 50 anni di AMG che evoca assiemeal marchio Mercedes una lunga serie di successi

In Friuli da 35 anni è proposta da Autostar Una delle aziende dell’indotto della Casa tedesca è a Gorizia ed è eco-sostenibile Per gli appassionati di motori e in particolare per chi segue le corse automobilistiche AMG è uno de sinonimi di potenza, evoca una serie di successi iniziati cinquant’anni fa con la vittoria di un’auto di serie, una AMG 300 SEL 6.8, preparata da due amici meccanici alla 24 ore di Spa, e che prosegue oggi fino alla F1. Per festeggiare questo anniversario, Mercedes-AMG, perché questa sigla racchiude ormai sia il reparto corse, che la produzione di auto dalle elevate prestazioni, ha organizzato cinque presentazioni nelle realtà italiane dove la passione per le vetture con il marchio della stella è più radicata. Da 35 anni Autostar a Tavagnacco e altri quattro centi a Nordest Una di queste è il Nordest, e ha per fulcro il Friuli, grazie all’impegno trentacinquennale, di Autostar, di Tavagnacco, alle porte di Udine, fondata da Arrigo Bonutto, attuale presidente, nel 1981. In precedenza, negli anni ’70, quando il mondo dei rallies si stava affermando nella passione per lo sport del volante, sempre in Friuli c’era uno dei primi equipaggi Mercedes: Cumini-Bernardi. E Cumini, allora, era il concessionario Mercedes. A raccontare la storia di AMG è stato il Pr di Mercedes-Benz Italia, Vadim Odinzoff: dapprima un vecchio mulino trasformato in officina, in Germania, nella quale Hans-Werner Aufrecht ed Erhard Melcher, a Grosaspach (A. M. G.), ora AMG, ad Affalterbach, conta 1600 dipendenti, e nel 2016 ha venduto quasi 100 mila vetture, con una crescita del 40 per cento. Nuove tecnologie e ricerca dal Mercedes-AMS alle F1 Modelli Performance, per rispondere alle richieste del mercato, un’ampia gamma di modelli AMG GT, gli otto cilindri della serie 63 e le vetture più compatte dei modelli 45, di recente i modelli 43, hanno conquistato fette di mercato sempre più ampie, in particolare negli Stati Uniti, in Germania e in Cina. E come ricorda con orgoglio il presidente del consiglio di amministrazione di Mercedes-AMG GmbH, Tobias Moers, seguite da una rete di assistenza che conta su 400 Performance Center. Dal gennaio di quest’anno Mercedes-AMG propone ai suoi fans ed estimatori 56 modelli di auto, dal quattro cilindri più potente nella serie delle compatte, la A45 AMG, 2 litri, con 381 CV, ai modelli sportivi ed eleganti con i 12 cilindri, alle berline e station wagon nelle classi di potenza, a un’ampia gamma di SUV e coupé, ai cabrio e roadster. La trazione è principalmente posteriore, ottimizzata dalla trazione integrale, il cambio a doppia frizione o automatico sportivo a nove rapporti. Test e collaudi al Nurburgring Il tutto frutto dei severi collaudi compiuti sul circuito del Nurburgring, 20,8 km, che consente di testare auto, motori, assetti, in ogni tipi di condizione di marcia e in situazioni estreme. Test che si protraggono per 17 settimane l’anno. Sempre al Nurburgring, Mercedes-AMG organizza la Nurburgring Driving Academy. Il lavoro di messa a punto e di preparazione ha permesso alla nuova Mercedes-AMG GT3 di imporsi nel 2016 in diciotto gare salendo sul podio 32 volte. Alla 24 del Nurburgring, lo scorso mese di maggio, la GT3 ha ottenuto il record di risultati: vittoria in assoluto, pole position, giro più veloce, secondo, terzo quarto e sesto posto. Risultati, che si riflettono nell’assistenza alla clientela. Che è garantita anche sul posto con un sistema radio dedicato. Che raggiunge anche Autostar a Tavagnacco, o nelle altre tre sedi, anche nel Veneto orientale. È l’amministratore delegato, Claudio Airò, a illustrare la realtà di Autostar, che vanta un fatturato 222 milioni di euro, con un incremento del 25 per cento rispetto all’anno precedente. E che di recente ha acquisito la rappresentanza della Maserati. A favorire i risultati della Mercedes-AMG, in pista e sui mercati, come spiega il Pr Vadim Odzinof, c’è un indotto molto articolato. Soltanto in Italia, sono infatti più di una trentina le aziende che sono impegnate nella ricerca e nella innovazione. Come la Miko, di Gorizia, che realizza il tessuto Dinamica, realizzato, in uno stabilimento totalmente sostenibile, con lavorazioni ad acqua, le fibre per i tessuti dei sedili di decine di case automobilistiche. Fibre, ricavate dal riciclo delle bottiglie di plastica e delle T-shirt. Una produzione ecologica che si appresta a soppiantare, in buona parte l’ha già fatto, altre produzioni emblematiche, grazie alla qualità e alla continua ricerca rispetto ai gusti e alle attese degli automobilisti. Perché l’auto, dopo la casa, è uno degli elementi che in una giornata impegnano di più la vita dei cittadini. E gli automobilisti, anche grazie alla grande gamma di offerta delle case, tutto il mondo, sono sempre più esigenti. #charlieinauto    

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”Elba con #Volkswagen Nuova Tiguan

Stavolta andremo in bici con questo SUV ideale per caricarci una, due, tre biciclette #Testdrive: na guida duttile, morbida, ma pronta e precisa per visitare scenari incantati e divertirsi alla guida Oggi che si fa? Una bella colazione sul terrazzo del resort, affacciato sulla baia di Ortano. Poi, carichiamo le biciclette dall’ampio portellone posteriore della #Volkswagen Tiguan. Una delle migliorie apportate all’ultima versione della macchina tedesca, che in questi giorni viene promossa sui media televisivi e cartacei, riguarda l’abitabilità e la capacità di carico. Ne è infatti stato ampliato il volume dell’abitacolo, con il tettuccio più alto e i montanti che sono la prosecuzione delle fiancate dell’auto. Il portellone, invece di aprirsi al di sopra della targa, ora comprende anche il portatarga. In questo modo il pianale di carico è immediatamente accessibile. Risultato? Portellone ampio e pianale di carico basso per caricare le bici Che due biciclette, tre se ci piazziamo anche quella del bimbo, ci stanno perfettamente, pur evitando di reclinare lo schienale di uno dei posti posteriori. Ora, ricordiamoci che siamo all’Isola d’Elba. Così facciamo un salto a Rio Marina, per rivedere i suggestivi negozietti sulle stradine in declivio. E il porticciolo, racchiuso da un’ampia muraglia per proteggerlo dalle mareggiate di scirocco. Sulla costa di fronte si scorge Piombino, la riviera tirrenica, la Maremma, Punta Ala. Stiamo per ripartire dopo un buon caffè al bar del porto, ma ci fermano, perché sta per passare la gara di triathlon. Oggi tocca alla gara in bicicletta. Così, per la sinuosa strada del paese vediamo sfrecciare anche le aspiranti Irongirl sui pedali. E tentiamo di raggiungerle in discesa. Ci riusciamo, perché la Tiguan è molto agile nel misto e su queste strade nervose. La riprova? L’abbiamo percorrendo la strada de La Parata, da Cavo a Rio nell’Elba. Anche Cavo è ricco di localini interessanti, ma per passare la serata. Lungo la suggestiva strada costiera i paesaggi e gli scorci mozzafiato si susseguono, curva dopo curva. La Parata è una delle prove speciali più tecniche del rally dell’isola. Approfittiamo di alcuni tratti a vista, e sfruttiamo il fatto che la strada è chiusa, per la corsa in atto, ma al momento è deserta. Motore diesel da 1600 cc e 120 CV ruote da 18’: dati che non lasciano trasparire prontezza, tiro, precisione di guida. E invece… È qui che Tiguan ci stupisce: ruote da 18’ che ne fanno un SUV, ma il suo comportamento è quello di un’agile auto sportiva. Che aggredisce la tortuosa strada a mezza costa tipicamente elbana. Ma con morbidezza. Anche se ci diamo dentro, noi, e i passeggeri non risentono minimamente del fatto che non ci sono più di 50 m di rettilineo tra una curva e l’altra. Il premio? Ci affacciamo a Rio nell’Elba, su uno scorcio che è stato immortalato dai fotografi di rally con le auto più importanti, dalla Lancia Stratos, Opel Ascona, alla 037, all’Adi A4, alla Fiat 124 Abarth, alla Fiat 131 Abarth. Anche qui una sosta è inevitabile: l’osteria è affacciata sulla vallata e si propone dalla piazzetta del paese di montagna, ma ci troviamo a poche centinaia di metri di quota. Scendiamo dall’auto e notiamo una scritta luminosa: Presepe animato. La storia dell’Isola nel Presepe animato che riproduce la vita di Rio nell’Elba tre secoli fa Scendiamo uno stretto viottolo per scoprire che è all’interno di una chiesetta. La porta ci si richiude di scatto alle spalle. Il Presepe è dinnanzi a noi. Ma è buio. Ci deve essere un trucco… saliamo sulla pedana rialzata con parapetto che ci fa avvicinare all’allestimento, ma suona improvvisamente un allarme! Retrocediamo di un passo e scorgiamo un vecchio telefono a gettoniera con la cornetta, e la feritoia per i gettoni. Inseriamo una moneta e il miracolo si rinnova. Si accendono le luci nello splendido paesaggio del Presepe, che altro non è che la ricostruzione di Rio nell’Elba. E una voce narrante, mentre le figure si animano e le ore scorrono veloci alternando il sole alle stelle nella volta del Presepe, ci spiega che qui è nato lo sviluppo dell’Isola. A Rio nell’Elba c’erano le miniere di ferrite più ricche. Da lì con un trenino il prezioso minerale veniva trasportato alle navi e caricato da dei trabucchi con tralicci di ferro sporgenti nelle baie. Uno si vede chiaramente a Rio Marina, di un altro resta ormai poco proprio nella baia di Ortano. Quando la richiesta del ferro crebbe, fu deciso di creare un porto dove le acque erano più profonde e potevano attraccare le navi più grandi. Nacque così Portoferraio, e prese il via la valorizzazione dell’Isola d’Elba. Lo spettacolo del Presepe animato è ricostruito con figure e personaggi che riproducono gli abitanti dell’isola nel ‘700. Ritorniamo in piazza e scorgiamo il forno. C’è la torta ubriaca dell’isola. Gradevole, aromatizzata con un concentrato, analcolico, di uve e di vino da bacche rosse. Suonano le campane della chiesa per ricordarci che è mezzogiorno. È ora di pranzo e dobbiamo rientrare al villaggio TH Ortano Village. Nel pomeriggio ci aspetta il giro dell’Isola in motonave. Ci verranno a prendere in gommone dalla spiaggia di sassi e acqua limpidissima. Ci sentiremo dei marines per qualche minuto, ma probabilmente poi ne sarà valsa la pena: le acque e la costa dell’Elba incantano, con una insenatura dopo l’altra e paesaggi e terreni dai colori mutevoli e suggestivi. #charlieinauto

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”Elba con #Volkswagen Nuova Tiguan

Stavolta andremo in bici con questo SUV ideale per caricarci una, due, tre biciclette #Testdrive: na guida duttile, morbida, ma pronta e precisa per visitare scenari incantati e divertirsi alla guida Oggi che si fa? Una bella colazione sul terrazzo del resort, affacciato sulla baia di Ortano. Poi, carichiamo le biciclette dall’ampio portellone posteriore della #Volkswagen Tiguan. Una delle migliorie apportate all’ultima versione della macchina tedesca, che in questi giorni viene promossa sui media televisivi e cartacei, riguarda l’abitabilità e la capacità di carico. Ne è infatti stato ampliato il volume dell’abitacolo, con il tettuccio più alto e i montanti che sono la prosecuzione delle fiancate dell’auto. Il portellone, invece di aprirsi al di sopra della targa, ora comprende anche il portatarga. In questo modo il pianale di carico è immediatamente accessibile. Risultato? Portellone ampio e pianale di carico basso per caricare le bici Che due biciclette, tre se ci piazziamo anche quella del bimbo, ci stanno perfettamente, pur evitando di reclinare lo schienale di uno dei posti posteriori. Ora, ricordiamoci che siamo all’Isola d’Elba. Così facciamo un salto a Rio Marina, per rivedere i suggestivi negozietti sulle stradine in declivio. E il porticciolo, racchiuso da un’ampia muraglia per proteggerlo dalle mareggiate di scirocco. Sulla costa di fronte si scorge Piombino, la riviera tirrenica, la Maremma, Punta Ala. Stiamo per ripartire dopo un buon caffè al bar del porto, ma ci fermano, perché sta per passare la gara di triathlon. Oggi tocca alla gara in bicicletta. Così, per la sinuosa strada del paese vediamo sfrecciare anche le aspiranti Irongirl sui pedali. E tentiamo di raggiungerle in discesa. Ci riusciamo, perché la Tiguan è molto agile nel misto e su queste strade nervose. La riprova? L’abbiamo percorrendo la strada de La Parata, da Cavo a Rio nell’Elba. Anche Cavo è ricco di localini interessanti, ma per passare la serata. Lungo la suggestiva strada costiera i paesaggi e gli scorci mozzafiato si susseguono, curva dopo curva. La Parata è una delle prove speciali più tecniche del rally dell’isola. Approfittiamo di alcuni tratti a vista, e sfruttiamo il fatto che la strada è chiusa, per la corsa in atto, ma al momento è deserta. Motore diesel da 1600 cc e 120 CV ruote da 18’: dati che non lasciano trasparire prontezza, tiro, precisione di guida. E invece… È qui che Tiguan ci stupisce: ruote da 18’ che ne fanno un SUV, ma il suo comportamento è quello di un’agile auto sportiva. Che aggredisce la tortuosa strada a mezza costa tipicamente elbana. Ma con morbidezza. Anche se ci diamo dentro, noi, e i passeggeri non risentono minimamente del fatto che non ci sono più di 50 m di rettilineo tra una curva e l’altra. Il premio? Ci affacciamo a Rio nell’Elba, su uno scorcio che è stato immortalato dai fotografi di rally con le auto più importanti, dalla Lancia Stratos, Opel Ascona, alla 037, all’Adi A4, alla Fiat 124 Abarth, alla Fiat 131 Abarth. Anche qui una sosta è inevitabile: l’osteria è affacciata sulla vallata e si propone dalla piazzetta del paese di montagna, ma ci troviamo a poche centinaia di metri di quota. Scendiamo dall’auto e notiamo una scritta luminosa: Presepe animato. La storia dell’Isola nel Presepe animato che riproduce la vita di Rio nell’Elba tre secoli fa Scendiamo uno stretto viottolo per scoprire che è all’interno di una chiesetta. La porta ci si richiude di scatto alle spalle. Il Presepe è dinnanzi a noi. Ma è buio. Ci deve essere un trucco… saliamo sulla pedana rialzata con parapetto che ci fa avvicinare all’allestimento, ma suona improvvisamente un allarme! Retrocediamo di un passo e scorgiamo un vecchio telefono a gettoniera con la cornetta, e la feritoia per i gettoni. Inseriamo una moneta e il miracolo si rinnova. Si accendono le luci nello splendido paesaggio del Presepe, che altro non è che la ricostruzione di Rio nell’Elba. E una voce narrante, mentre le figure si animano e le ore scorrono veloci alternando il sole alle stelle nella volta del Presepe, ci spiega che qui è nato lo sviluppo dell’Isola. A Rio nell’Elba c’erano le miniere di ferrite più ricche. Da lì con un trenino il prezioso minerale veniva trasportato alle navi e caricato da dei trabucchi con tralicci di ferro sporgenti nelle baie. Uno si vede chiaramente a Rio Marina, di un altro resta ormai poco proprio nella baia di Ortano. Quando la richiesta del ferro crebbe, fu deciso di creare un porto dove le acque erano più profonde e potevano attraccare le navi più grandi. Nacque così Portoferraio, e prese il via la valorizzazione dell’Isola d’Elba. Lo spettacolo del Presepe animato è ricostruito con figure e personaggi che riproducono gli abitanti dell’isola nel ‘700. Ritorniamo in piazza e scorgiamo il forno. C’è la torta ubriaca dell’isola. Gradevole, aromatizzata con un concentrato, analcolico, di uve e di vino da bacche rosse. Suonano le campane della chiesa per ricordarci che è mezzogiorno. È ora di pranzo e dobbiamo rientrare al villaggio TH Ortano Village. Nel pomeriggio ci aspetta il giro dell’Isola in motonave. Ci verranno a prendere in gommone dalla spiaggia di sassi e acqua limpidissima. Ci sentiremo dei marines per qualche minuto, ma probabilmente poi ne sarà valsa la pena: le acque e la costa dell’Elba incantano, con una insenatura dopo l’altra e paesaggi e terreni dai colori mutevoli e suggestivi. #charlieinauto

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#Tiguan #Nuova #Volksvagen #testdrive compagna ideale per una vacanza con la famiglia

Un percorso alla riscoperta dell’Isola d’Elba ci permetterà di testarne le potenzialità #testroad E di conoscere siti e paesaggi ancor più affascinanti affacciandoci sui mari italiani   L’inverno si allontana e i vagiti della bella stagione si ascoltano alle prime ore dell’alba. Ma noi, che abitiamo al Nord, anche se dell’Italia, comunque una Penisola dal clima, fino a qualche anno fa, temperato, sogniamo sempre che al Sud si stia meglio, faccia più caldo. Quindi, ci proviamo. L’occasione è quella di seguire una manifestazione sportiva, ciclistica. In un sito che avevo conosciuto da ragazzo, per andare a vedere come guidavano i rallysti. Allora le strade dei rally erano sterrate, specie quelle di una gara internazionale con valenza mondiale. Alfetta Gtv, Opel Ascona, Porsche, Saab, Fiat 124 Abarth: Pregliasco, Androuet, Cambiaghi, Taufer, Verini, Blomqvist, Tabaton, Zanussi… era il Rally dell’Isola d’Elba. Allora c’ero andato con due compagni di studi, e un ‘SUV’ dell’epoca: la Renalt R4… Stavolta, sulla banchina di Piombino, per prendere il traghetto per Portoferraio, c’arrivo con un SUV moderno. Un restyling, che ha subito migliorie nella sicurezza, negli spazi utili, nell’accessibilità, nella linea: la Nuova Tiguan della #Volksvagen. Spazio e capacità di carico per la famiglia Anche questa volta siamo in tre: però due adulti e un bambino. Bagagli? Qb per una settimana di vacanza-lavoro. A bordo c’è stato proprio tutto. Il portellone posteriore della Tiguan ora si estende fino al di sotto del porta targa. In questo modo è possibile caricare direttamente sul piano del bagagliaio. Questa volta, il test dei consumi ha risposto alle nostre aspettative: circa 500 Km a pieno carico e a velocità sostenuta, gran parte in autostrada, 18 km/l. La traversata del Tirreno, nel tratto tra la Maremma toscana e l’isola d’Elba, un po’ sottocoperta, un po’ all’esterno per godersi gli effetti sullo splendido scenario delle isole dell’arcipelago toscano della forte libecciata, dona sempre un valore aggiunto alla vacanza sull’isola. Con la Nuova Tiguan nella stiva, che stavolta intendiamo mettere decisamente alla prova. Appena messe le ruote sull’isola, si respirano subito i fantastici profumi della primavera mediterranea. Cominciamo con il piede giusto: da Portoferraio, per raggiungere la nostra meta, il villaggio resort xxx a Ortano, nel comune di Rio nell’Elba: il fulcro di diverse prove speciali del rally, ma anche nelle vicinanze di paesaggi incantati con skyline come la costa toscana e la Corsica. #Rio nell’Elba e il mitico #Volterraio Il percorso più breve è la mitica strada della rocca del Volterraio: un passo che i rallysti, ma anche i ciclisti conoscono e amano, e che si distingue per l’unico canyon oggi solo di qualche decina di metri, scavato per consentire alla strada di valicare la montagna, e raggiungere l’altro versante dell’isola. Affrontiamo la salita, che in talni tratti è piuttosto ripida. Mentre la carreggiata, stretta, tanto che in qualche tratto rende difficile l’incrocio con altre vetture, è quasi unica. Delimitata, da un lato, dal guardrail, dall’altro dalla montagna. Verde, a tratti desolata, in altri spazi ricoperta da un fitto bosco. Il terreno di origine vulcanica e il clima insulare regalano questo scenario unico. Ma e Tiguan? Promossa: il cambio a sei marce l’abbiamo usato poco, perché riesce a mantenere una velocità di salita costante e decisa. Nonostante il carico. È anche molto maneggevole e le ruote da 18’ le permettono di essere eseguire alla perfezione i comandi che le diamo. Mantenendo il confort necessario ai passeggeri. Così, all’arrivo, in serata, ci ritroviamo finalmente in vacanza con un’auto che non potrà che assecondare il nostro desiderio di scoperta, anzi, di riscoperta dell’isola.

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‘auto importante e spaziosa che si guida come una utilitaria

Dotata di tutti i più attuali sistemi di sicurezza attiva e passiva e adattività della guida Questo modello con ruote da 18’ 1600 cc 120 CV anche 18 km/l A un semaforo ho visto passare un’affascinante bionda che guidava una Skoda Fabia bianconera esattamente come quella che ho provato qualche settimana fa. L’abbinamento non guastava affatto: assieme facevano bella figura. Ora mi è stata affidata un’altra Volkswagen, non del gruppo, ma una #VW vera. Di quelle con la V maiuscola: una Tiguan. Anche in questo caso un modello elegante. Si trattava proprio della Nuova Tiguan che viene pubblicizzata in questi giorni. Tra l’altro a un buon rapporto prezzo qualità per la categoria di appartenenza e per il fatto che l’auto ha di serie il pacchetto sicurezza attiva e passiva, gli accessori che rendono la guida più facile e assistita, il tablet-display che si sincronizza con i cellulari o tablet Apple e consente di gestire la propria attività mentre si guida senza impugnare il telefonino. Ma andiamo per ordine. Si trattava di compiere un vero e proprio salto in una dimensione diversa, di salire a bordo di un’auto pensata per una destinazione d’uso un po’, anche se non del tutto diversa dalla #Skoda Fabia. “Ti credo” – criticherete: “è grande il doppio”! beh, non è proprio così. #Tiguan è un SUV un gradino più sotto della #Tuareg. Che non dimentichiamolo è nata anche per affrontare la #Parigi-Dakar. Questo, lo terremo presente più avanti. Un SUV ‘risparmioso’ Cominciamo dall’ABC del #testdrive. Motore? #Diesel. Potenza? 120 CV. Soltanto? Abbiamo voluto noi provare un’auto importate e ‘risparmiosa’ del gruppo #VW. Al suo passaggio molti si girano a guardarla. Perché il restyling della #Tiguan fa il suo effetto. Fanaleria e finiture del cofano e dei parafanghi anteriori più squadrate in linea con lo stile delle più recenti auto, o meglio restyling della Casa tedesca d Wolfsburg. Un volume dell’abitacolo che come si nota anche dall’esterno è palesemente maggiore. La coda, che anziché mostrare le sue rotondità si presenta, per dirla in gergo calcistico come commentava #GianniBrera su #IlGuerinSportivo, più maschia. Con una modifica funzionale importante: il portellone finisce ora sotto alla targa posteriore. E non sopra. Interni spaziosi e bene accessoriati Ovvero, com’è intuibile, offre una capacità di carico quasi da van. Se poi si abbassano i sedili posteriori, che sono molto comodi, ci si può caricare di tutto. Una famigliola può tranquillamente decidere di partire per una vacanza senza lasciare a casa le cose necessarie. O, all’occorrenza, per una scampagnata, anche un paio di biciclette. Sempre per i passeggeri posteriori, sullo schienale dei sedili anteriori si apre un tavolinetto, con alloggio per un bicchiere o tazzina, sul quale appoggiare il tablet durante il viaggio, che serva per lavoro, o più semplicemente per tenere a bada un figlio/a che si annoia in un tragitto prolungato. mentre non mancano i cassettini e i portaoggetti. Dicevamo che siamo agli elementi base del #testdrive: facciamo il solito controllo su un percorso autostradale di media lunghezza. Poi ne faremo uno più impegnativo. Poco più di 150 km a 128/130 all’ora, parola di Waze, ma quasi combaciava con l’orologio tachimetro analogico, e pure digitale, di bordo, e il consumo è stato attorno ai 18 km/l. che per un auto di dimensioni e peso importanti, con le ruote da 18’, con tre persone a bordo, è davvero notevole. Risaliamo a bordo. Certo, una postura più alta di quella che avevamo adottato per la Fabia. I sedili sono dotati anche della regolazione lombare. Mentre i comandi sono per gran parte concentrati tra le leve al volante e le razze del volante. La sensazione di guida è di un mezzo sicuro, ma nel contempo maneggevole. Capace di districarsi nel traffico ma anche di rispondere alle sollecitazioni nel misto. Beh, non sveliamo tutto ora. Ci aspetta un viaggio a sorpresa. #charlieinauto

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‘auto importante e spaziosa che si guida come una utilitaria

Dotata di tutti i più attuali sistemi di sicurezza attiva e passiva e adattività della guida Questo modello con ruote da 18’ 1600 cc 120 CV anche 18 km/l A un semaforo ho visto passare un’affascinante bionda che guidava una Skoda Fabia bianconera esattamente come quella che ho provato qualche settimana fa. L’abbinamento non guastava affatto: assieme facevano bella figura. Ora mi è stata affidata un’altra Volkswagen, non del gruppo, ma una #VW vera. Di quelle con la V maiuscola: una Tiguan. Anche in questo caso un modello elegante. Si trattava proprio della Nuova Tiguan che viene pubblicizzata in questi giorni. Tra l’altro a un buon rapporto prezzo qualità per la categoria di appartenenza e per il fatto che l’auto ha di serie il pacchetto sicurezza attiva e passiva, gli accessori che rendono la guida più facile e assistita, il tablet-display che si sincronizza con i cellulari o tablet Apple e consente di gestire la propria attività mentre si guida senza impugnare il telefonino. Ma andiamo per ordine. Si trattava di compiere un vero e proprio salto in una dimensione diversa, di salire a bordo di un’auto pensata per una destinazione d’uso un po’, anche se non del tutto diversa dalla #Skoda Fabia. “Ti credo” – criticherete: “è grande il doppio”! beh, non è proprio così. #Tiguan è un SUV un gradino più sotto della #Tuareg. Che non dimentichiamolo è nata anche per affrontare la #Parigi-Dakar. Questo, lo terremo presente più avanti. Un SUV ‘risparmioso’ Cominciamo dall’ABC del #testdrive. Motore? #Diesel. Potenza? 120 CV. Soltanto? Abbiamo voluto noi provare un’auto importate e ‘risparmiosa’ del gruppo #VW. Al suo passaggio molti si girano a guardarla. Perché il restyling della #Tiguan fa il suo effetto. Fanaleria e finiture del cofano e dei parafanghi anteriori più squadrate in linea con lo stile delle più recenti auto, o meglio restyling della Casa tedesca d Wolfsburg. Un volume dell’abitacolo che come si nota anche dall’esterno è palesemente maggiore. La coda, che anziché mostrare le sue rotondità si presenta, per dirla in gergo calcistico come commentava #GianniBrera su #IlGuerinSportivo, più maschia. Con una modifica funzionale importante: il portellone finisce ora sotto alla targa posteriore. E non sopra. Interni spaziosi e bene accessoriati Ovvero, com’è intuibile, offre una capacità di carico quasi da van. Se poi si abbassano i sedili posteriori, che sono molto comodi, ci si può caricare di tutto. Una famigliola può tranquillamente decidere di partire per una vacanza senza lasciare a casa le cose necessarie. O, all’occorrenza, per una scampagnata, anche un paio di biciclette. Sempre per i passeggeri posteriori, sullo schienale dei sedili anteriori si apre un tavolinetto, con alloggio per un bicchiere o tazzina, sul quale appoggiare il tablet durante il viaggio, che serva per lavoro, o più semplicemente per tenere a bada un figlio/a che si annoia in un tragitto prolungato. mentre non mancano i cassettini e i portaoggetti. Dicevamo che siamo agli elementi base del #testdrive: facciamo il solito controllo su un percorso autostradale di media lunghezza. Poi ne faremo uno più impegnativo. Poco più di 150 km a 128/130 all’ora, parola di Waze, ma quasi combaciava con l’orologio tachimetro analogico, e pure digitale, di bordo, e il consumo è stato attorno ai 18 km/l. che per un auto di dimensioni e peso importanti, con le ruote da 18’, con tre persone a bordo, è davvero notevole. Risaliamo a bordo. Certo, una postura più alta di quella che avevamo adottato per la Fabia. I sedili sono dotati anche della regolazione lombare. Mentre i comandi sono per gran parte concentrati tra le leve al volante e le razze del volante. La sensazione di guida è di un mezzo sicuro, ma nel contempo maneggevole. Capace di districarsi nel traffico ma anche di rispondere alle sollecitazioni nel misto. Beh, non sveliamo tutto ora. Ci aspetta un viaggio a sorpresa. #charlieinauto

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Territorio: con #FiatTipo5p ci godiamo i paesaggi rivieraschi con una guida placida e rilassata (segue2)

E’ una delle ultime nate del gruppo #FCA, ma sta già guadagnandosi record di vendita e le sensazioni positive che ha suscitato tra i colleghi #Charlieinauto: è super accessoriata e ci perdona tutto assecondando la guida sportiva #FiatTipo 5p si accende con il pulsante. La chiave è sufficiente che si trovi a bordo. Così, si schiaccia il pedale della frizione, si preme il pulsante di avvio e il turbodiesel di 1600 cc da 120 HP è pronto. Siamo al secondo giorno del test, nella Riviera Friulana. E visto che è una bella giornata cerchiamo una strada che ci porti a contatto con l’ambiente lagunare. Ma che ci permetta anche di guidare liberamente. Così, superiamo il fiume Tagliamento e arriviamo nel Veneto orientale. Il cartello, in comune di San Michele, alle porte di Bibione ci indica Terzo bacino. Un percorso che diversi amici ciclisti ci avevano indicato per la bellezza di strade pianeggianti, con lievi salite e discese, in un paesaggio gradevole e a poca distanza dalle acque lagunari. Ci fermiamo un attimo per osservare un’area indicata dai cartelli che segnalano il pregio ambientale. A San Michele al Tagliamento un’area di pregio naturalistico Ma oggi non è la giornata adatta per osservare le abitudini della fauna migratoria. Probabilmente il nostro arrivo li ha fatti fuggire in siti più riparati. Così riprendiamo il nostro breve viaggio. Rimettiamo in moto, e proviamo a dare tirare un po’. Proviamo a spingere sul pedale La ripresa è decisa. Il motore spinge bene questa media cilindrata che pesa 1350 kg. Il tiro ai bassi del suo motore diesel è notevole. Così com’è molto buona la risposta alle nostre sollecitazioni: quando serve, spinge con decisione. La rumo rosità di marcia è contenuta. Il cambio a sei marce permette di sfruttare al meglio il motore. Come vedremo, anche in salita la Fiat Tipo 5p si arrampica decisa. Tornando al cambio, è molto facile. E ci permette di innestare le marce con un’escursione della leva limitata. Così da favorire una guida veloce e sportiva. Occhio, però, a non esagerare con la confidenza dopo la prima passeggiata compiuta assieme. Non fraintendetemi: la Fiat Tipo 5p è estremamente piantata a terra e sicura. Forse, con le ruote da 17, che possono essere montate, l’auto guadagnerebbe sia nell’estetica, che è comunque accattivante e piace, che nella tenuta e nel confort stradale. E’ sicura, ma non è allestita per correre, e va guidata con …la testa sulle spalle. Assetto morbido e confortevole Infatti, non essendo destinata a correre, almeno per ora, bensì a essere l’auto di tutti i giorni per un pubblico sia maschile che femminile, è caratterizzata da un assetto morbido, che la rende confortevole, ma nella guida veloce va interpretato. Anche se la macchina non si scompone dalla traiettoria che noi impostiamo. Tende però a inclinarsi un po’. E se non lavoriamo di cambio e di acceleratore sentiamo la forza centrifuga che agisce sui nostri fianchi e ci spinge verso il lato del sedile di guida, che però è molto avvolgente ed è comodo. Non fraintendetemi: succede viaggiando a manetta. Quindi, nel misto, ci chiediamo, tutto questo può rappresentare uno svantaggio? Anche no. Perché la guida della #FiatTipo 5p è facile. E’ docile da guidare, maneggevole, precisa, scattante. Ricorda la prima Tipo, che era ‘quadrata’, larga e ben piantata ma forse con l’assetto un pelo più rigido  Più o meno come, quasi trent’anni fa, il primo modello di Fiat Tipo. Che ora ritrova popolarità perché è l’auto televisiva del commissario Montalbano. Ma vogliamo soltanto mettere in guardia chi ha meno esperienza al volante e vuole cominciare a premere sull’acceleratore, o meglio, tenere giù il piede sull’acceleratore, nelle curve e nel misto. La Tipo è docile, facile, elementare, pronta per una guida rilassata e all’occorrenza sportiva. Il comportamento intuitivo della Tipo, che è un pregio perché fa esattamente quello che le chiediamo senza nessun cedimento e senza sorprese, può portare ad andare oltre i limiti senza prestare la dovuta attenzione. Anche perché #FiatTipo 5p supera i 205 km/h di velocità massima, e tocca i 100 km/h con partenza da fermo in 9.5”, come un forte atleta centometrista. Visto che ci siamo, e su questa splendida strada nessuno ci disturba, proviamo la frenata: è morbida e decisa, e, probabilmente è impostata così per garantirle maggiore efficacia e grip, ci dà la sensazione di iniziare in leggero ritardo. Che viene subito recuperato perché l’auto si ferma rapidamente. Forse ciò è frutto dei dispositivi di sicurezza. Per esempio, è dotata del sistema anticollisione, che va regolato a seconda del nostro tipo di guida. Per esempio, se non prevedete una distanza di sicurezza adeguata rispetto al veicolo che vi precede, rischiate che la Tipo dia un colpo di freni che per voi sarà imprevisto, per esempio, quando state superando il mezzo che vi precede. E rallenta quando vi state avvicinando e la Tipo deduce che siete in colonna. Adatta per una gita nell’ambiente naturale, dotata di un buon impianto stereo, e caratterizzata da una linea grintosa, compatta, gradevole, Mediterranea, che piace Bene. Precisato questo, ci fermiamo anche noi, perchè siamo arrivati vicino a un bivio della Litoranea veneta, il canale costruito in epoca napoleonica, per scopi militari, e che collega le lagune di Venezia e di Grado. Lo splendido paesaggio tipico delle zone umide europee, con il canneto fin sulle sponde, contrasta bene con il colore blu scuro della nostra auto. Così, all’assoluto silenzio dell’ambiente, al quale non siamo abituati, sostituiamo le musica del buon impianto stereo di bordo. E ci godiamo il paesaggio, nel quale #FiatTipo si integra molto bene. Assemblata in Turchia, là ha subito fatto presa. Tanto che è una delle auto più vendute. Ma ciò sfata i pregiudizi che spesso ci attanagliano. Se è prodotta in Turchia, certo, sarà pure realizzata per essere apprezzata nel paese mediterraneo. Ma sentendo gli amici e guardando gli effetti del suo passaggio tra i pedoni della città, piace anche da noi. Parliamo di consumi e di guida nel misto? Ma no, ce lo teniamo per la prossima volta. Nel frattempo, proseguiamo il viaggio.

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‘auto media compatta e completa

La nuova serie di una delle auto più riuscite della #Fiat prodotta da #FCA si piazza subito tra i modelli di successo in Italia e all’estero Consumi adeguati alle aspettative, confort e dotazioni da gamma alta L’ho vista passare di sfuggita in città, a Udine, probabilmente guidata da qualche venditore della #Fiat. E mi aveva incuriosito. Finora non era stata spinta sul mercato delle vendite. Non erano state lanciate offerte e non ne avevo notato la pubblicità o recensioni sui media. Poi, ecco l’occasione per provarla. Avevo sentito parlare di un’auto completa, compatta ma spaziosa, con un buon rapporto qualità-prezzo e dunque accessibile a un pubblico più vasto. La prima Tipo della nuova serie a uscire era stata la berlina a tre volumi. A dire il vero non mi aveva convinto molto la coda, che la trovavo non coerente rispetto al muso aggressivo e proteso in avanti. Da una Tipo mi aspettavo altro. Perchè, come tanti, alla fine degli anni ’80 e inizi anni ’90 l’avevo avuta anch’io. Prima una 1400 cc. Poi la Digit 1600, con il motore grintoso e il cruscotto digitale, il primo per la #Fiat. Stabilità, volumi interni generosi, buone prestazioni e consumi. Quindi, dalla Tipo 5 porte che è arrivata di recente, mi aspettavo questo. E linee morbide. In effetti, la 5 porte ha una coda importante ma elegante. Il primo test che le chiediamo è la solita prova-autostrada: circa 400 km. Prendiamo dimestichezza con i comandi e con il posto di guida. I sedili sono comodi e avvolgenti. Dispongono di tutte le regolazioni necessarie. Il cruscotto è zeppo di comandi e di accessori. E scopriamo che ha proprio tutto quello che serve e che abitualmente troviamo su una vettura di categoria superiore. Attacchiamo il cruise control, lo piazziamo sui 125 km/h, effettivi e controllati con il navigatore del cellulare, e via. L’approccio è quello che offre una vettura stabile e confortevole. Con una buona visibilità interna. L’impianto radio è di buona qualità. E consente di scaricare musica dalla chiavetta, dall’Ipod, dal cellulare che si interfaccia sia via bluetoot che con il suo cavo di connessione. Un paio di soste caffè e ‘tecniche’ al grill, e per recuperare raggiungiamo la velocità limite consentita in autostrada. La rumorosità non aumenta nonostante ci abbiano montato le ruote invernali. Ebbene, ciononostante, il computer di bordo ci indicherà una media di consumo di oltre 18/km con un litro di gasolio. Anche questo diesel 1600 Fiat da 120 HP è ben valorizzato. In aiuto viene poi l’aerodinamica dell’auto, che ha il muso aereodinamico, arrotondato, e grintoso. Prima di rincasare facciamo un paio di test di tenuta e assetto sulle rotonde e i rondò, dove si può fare senza correre rischi o farli correre a nessuno. E la Tipo rimane attaccata all’asfalto. L’equilibrio tra la trazione anteriore e la coppia che parte dal basso ne fanno un’auto sicura, giovane, ma adatta a tutte le esigenze. Anche di carico. E … lo vedremo la prossima volta.                      #charlieinauto

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La guida su terra da sempre palestra per i conduttori con #Subaru XV è sicura e divertente

Per piloti, collaudatori, test driver, guidatori esperti la macchina è il terminale dei loro arti che trasmettono i comandi essenziali Dalla macchina le mani, i piedi e i fianchi del conducente ricavano le sensazioni che corrispondono alle prestazioni dell’auto Neve, ghiaccio, sterrato, fango, scarsa aderenza: situazioni impegnative per la guida. Che certo non capitano tutti i giorni. Ma per chi è allenato e appassionato della guida sportiva, rappresentano puro divertimento. A patto che… si disponga dell’auto adatta. Cross over, vetture a trazione posteriore, auto a trazione anteriore, cross over a trazione integrale. Per potervi divertire in tutta tranquillità in una qualsiasi delle condizioni che ho elencato qui sopra, quale tipo di vettura scegliereste? La risposta è intuitiva: quella a quattro ruote motrici. Anche se, personalmente, da ‘vecchio’ rallysta, avrei posto la mia opzione su una moderna trazione posteriore. Per giocare un po’ con le sbandate controllate, il ‘derapage’, che in certe condizioni permettono di mantenere una guida più veloce, purchè non si esageri con le intraversate. Ma al giorno d’oggi, per guidare così occorre contrastare le dotazioni elettroniche delle vetture. Che sono sempre più tarate per garantire una guida sicura a vantaggio soprattutto de meno esperti. Perché, in realtà, tolgono la ‘sensibilità’ al guidatore. Il quale, una volta superata la soglia di sicurezza, anche inconsapevolmente, perché incitato dalla rassicurante tenuta della macchina, non può che rassegnarsi e subire le dinamiche che il mezzo, a quel punto fuori controllo, intraprenderà, seguendo le leggi della dinamica. L’auto trasmette al terreno i comandi che le diamo: il rapporto veicolo – conducente Come posso spiegarvi tutto questo? Un pilota competitivo, un buon collaudatore, un capace testdriver, uno di voi che ha guidato diverse auto e lo fa con tanta passione da catturare tutte le sensazioni che una macchina può trasmettere, e attraverso esse le criticità, gli spunti di vantaggio, le differenze, riesce a tradurre tutte le risposte della macchina ai comandi e alle sollecitazioni. Perché la macchina, e l’auto lo è come lo è la moto, non è altro che un terminale che esegue gli ordini, gli stimoli, le sensazioni che noi le trasmettiamo. Affinchè affronti e superi le difficoltà come serve a noi. Per essere più sicuri e più veloci. E più la risposta ai nostri comandi e alle nostre aspettative coincide o supera le nostre attese, più il test è superato. Le mani e i piedi, i fianchi del conduttore sono elementi che trasmettono ordini attraverso i comandi della macchina. Ma come i fianchi sono recettori delle sensazioni che la macchina trasmette superando le asperità, valicando gli ostacoli, rimanendo in strada in condizioni difficili o estreme, scaricando nel modo più efficace la potenza alle ruote. #Subaru XV con il motore orizzontale sulle strade bianche della #RivieraFriulana è come un kart Ben, dopo questa parte didattica, ma sentita, ritorniamo alle prime battute di questo articolo. E scegliamo lo sterrato, le strade bianche, non asfaltate. Il paradiso dei rallysti, e forse la palestra migliore per imparare a guidare. Tra le opzioni indicate scegliamo il crossover a 4 ruote motrici. A disposizione abbiamo un modello della casa principe, per il 4WD: Subaru. È la Decimo quinto. Scherziamo sul suo nome. Perché in Giappone non possono avere scelto i caratteri numerici romani. Quindi è proprio la XV. 150 HP, quasi duemila cc. di cilindrata. Un telaio studiato per dare sicurezza e stabilità all’auto, con il motore che in caso d’urto frontale si infila sotto al pianale risparmiando i passeggeri. Un sistema di sospensioni asimmetriche, che assieme alla distribuzione della trazione differenziata su ciascuna delle quattro ruote calcola dove serve la maggiore spinta per garantire a tutte e quattro le ruote la migliore aderenza. E che permette di superare anche gli ostacoli più accidentati. Ma, soprattutto, un motore boxer a quattro cilindri orizzontali contrapposti. Il che significa che mentre qualsiasi motore diesel o a benzina tradizionale, non solo porta il baricentro della vettura più di mezzo metri più in alto rispetto al piano stradale, il movimento dei pistoni va dall’alto verso il basso e viceversa. E può anche far oscillare l’auto nelle condizioni estreme. Mentre i cilindri contrapposti assicurano dinamiche orizzontali alla vettura. Un baricentro basso tiene incollata #Subaru XV anche nello sterrato Che cosa accade in curva? Che la Subaru XV si sposta di piatto. In qualsiasi condizione. Perché le ruote tendono a rimanere sempre aderenti al terreno. Anche sul ghiaino, sul fondo sabbioso o fangoso. I pesi in basso invitano l’auto a a stare attaccata al terreno. L’abbiamo provata sulle strade bianche della Riviera Friulana, in Comune di Carlino. E non ci ha tradito nemmeno un istante. Anche spingendo a fondo sull’acceleratore, e tenendo le marce alte. Quando ci siamo trovati in spazi più ampi abbiamo provato a escludere il controllo elettronico della trazione, e la guida è devenuta ‘manuale’. E la XV ha continuato a rispondere ai comandi, aiutata dalla potenza ben distribuita. E da un motore generoso nel tiro ai bassi. Morbido nella progressione. Senza prestazioni di picco che possono sconvolgere la tenuta su fondo sterrato. Valutazione? Beh, anche sullo sterrato come le altre Subaru che abbiamo provato non poteva che essere promossa. Anche perché, XXV è nata per dare il meglio in queste condizioni. Ma non tradisce le aspettative nemmeno sulle strade asfaltate. #charlieinauto

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#Subaru XV: cerchiamo il fuoristrada e troviamo la neve #testdrive

Sulle strade innevate ci si sposta senza alcun timore La nostra meta è il pianoro del monte Cavallo, il Piancavallo, nota località sciistica a mezzora da Pordenone. A un paio di chilometri dalla località montana, troviamo la prima neve. Ma è inutile. Se il nostro intento era di metterla alla prova, la #SubaruXV non si scompone. Proviamo a esagerare qualche manovra, ma lei ci riporta inesorabile al posto giusto. Imbocchiamo una discesa, su dosso. Dietro ci appare una distesa di neve. Imbocchiamo una strada ‘bianca’. O meglio marrone, perché la neve si sta sciogliendo. E l’ha trasformata in un pantano. Scopriamo che ci troviamo in un campeggio per camper e roulotte. Rispondiamo al custode che si materializza dopo un po’ che stiamo pensando se proseguire anche nella coltre di neve o meno, che nulla indica di che cosa si tratti, salutiamo un campeggiatore che regge sottobraccio un bambino per salvarlo dal pantano, e puntiamo verso le strade che portano a Barcis, alle Dolomiti friulane. Ovvero, ci addentiamo nella montagna. Sterrato sì, ma innevato Ecco un vero sterrato, con dei tratti con la neve, pozzanghere, e ai lati, un metro e oltre di neve. Così, se qualcosa dovesse andar storto, ci fermeremo nel morbido. Proviamo a schiacciare, a sbandare, a derapare, a mettere la #SubaruXV in difficoltà: niente da fare. Scarica sempre la potenza in modo omogeneo. E ci fa sentire al sicuro. Frenata, accelerazione, curve secche: nessun problema. Esame superato. Ora, non ci resterà che provare come va in discesa. Dopo avere fatto un salto a vedere il pattinaggio al palaghiaccio, e avere mangiato l’immancabile fetta di Sacher con la cioccolata con panna alla pasticceria del Piancavallo. C’è ancora il sole. Il tempo di fare qualche foto e si rientra. Bene i consumi Diamo un’occhiata ai consumi. In autostrada, non abbiamo tirato, e abbiamo fatto i 18 km/l. in montagna, il computerino di bordo dice 12/13. E lì ci eravamo sfogati un po’. Considerando che si tratta di un 1600 diesel, che la macchina ha una struttura commisurata a potersi considerare anche un crossover, che il telaio è progettato dalla Casa delle Pleiadi per sopportare di tutto. Che la struttura è progettata per proteggere i passeggeri in caso di urto frontale, ‘costringendo il motore e la trasmissione a non entrare nell’abitacolo per infilarsi invece sotto al pianale, salvando così i trasportati. Che le rifiniture sono complete, confortevoli e protettive. Quindi non studiate per risparmiare sul peso, e che ci siamo sfogati su una delle palestre rallistiche della montagna friulana, i risultati sono davvero buoni. @charlieinauto   

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