Piancavallo

Senza categoria

#testdrive: Hyundai Kona N da auto ‘stradale’ a vettura performante in montagna

Con 280 CV diviene auto da ‘salita’ disattivando i controlli elettronici Le sue dotazioni e la progettazione per alte prestazioni la rendono sicura Finora abbiamo ‘scherzato’? Anche no, ovviamente. Ci siamo ‘limitati’ a verificare che anche una Super-car da 280 CV a trazione anteriore si può usare dappertutto, dalle strade urbane ai trasferimenti, agli sterrati, al fondo più viscido e meno ‘tenitore’, e anche guidando ‘turisticamente’. Ma un’auto così potente con una coppia di 392 Nm com’è con una guida più spinta’? Il meteo di questo periodo, anche se non è proprio il massimo per il mondo naturale, per l’agricoltura, per noi stessi perché nelle metropoli superaffollate la pioggia non deterge un’aria resa densa dagli abitanti, ci ha dato una mano. Ci manca infatti il test su strada, ma non avendo piste a portata di mano, tale prova non rientrerebbe nello spirito del nostro percorso di lavoro, andremo sull’asfalto in salita, quindi nel misto in montagna, in discesa. Ormai la Kona N la conosciamo ormai bene. La simbiosi tra il test driver e l’auto che sta provando avviene dopo qualche giorno di adattamento, nel corso dei quali il pilota ‘prende le misure’ della vettura, si sinergizza con la sua reattività, con l’adattabilità del cambio dell’auto alla guida, e viceversa… Bisogna arrivare fino alla sensazione riuscire di sentire la vettura come uno strumento che attua i comandi che le vengono dati. Perché lo deve garantire anche quando succede qualche cosa di imprevisto, o che magari era prevedibilissimo, ma ce ne rendiamo conto soltanto in corso d’opera. Con un’auto sportiva, ma anche con quelle ‘normali’ quando occorre verificarne i limiti, è necessario arrivare al punto di sentirla sotto le gambe, attorno alla schiena, occorre ‘averla in mano’. Perché la guida veloce deve risultare come una danza, ovviamente dove e quando lo si può fare in sicurezza. Una simbiosi tra driver e auto che, utilizzandola come fosse l’auto di ogni giorno perché è questo il metodo, arriva completamente dopo una settimana. Cominciamo dunque ad arrampicarci dopo avere inserito la modalità NPS, N Power Shift, alla quale siamo introdotti dalla efficace grafica HUD da corsa che ci consente di monitorare le performance dell’auto. Ma sinceramente quella sarà la nostra ultima preoccupazione, perché la N balza da un tornante all’altro, dalla curva più decisa a quella morbida e ampia, in pochi istanti. Certo, non posso negare di essere avvantaggiato dall’habitus di conducente, e pilota, di auto a trazione anteriore, e dalla capacità di prevedere facilmente che cosa accadrà spingendo a fondo il pedale dell’acceleratore all’uscita di curve e tornanti, o frenando con decisione nella staccata, sempre senza farla rallentare troppo per guadagnarne in assetto e quindi nella velocità di ripartenza in uscita. Bene, considerando la grande potenza e il rapporto di coppia da super-car la Kona N non ci ha riservato sorprese e ha continuato a regalarci emozioni senza i momenti di incertezza o di ansia che ci si potrebbe aspettare da un mezzo del genere. Anche nel sottobosco ricoperto di foglie cadute dagli alberi. Possiamo dunque affermare che la sua guida è molto divertente e che si può utilizzare anche in montagna in tutta sicurezza. A rassicurarci comunque, preventivamente, salvo che siamo noi a disattivarli premendo sul pulsante rosso NTS (Track Sense Shift), sono i numerosi sistemi di controllo che molto prudentemente i progettisti hanno previsto sulla Kona N proprio per renderla davvero versatile, ma nel contempo, su richiesta del conducente, decisamente performante. Avevamo già parlato del differenziale elettronico a slittamento limitato E-LSD che controlla meccanicamente il trasferimento di potenza a ciascuna delle due ruote anteriori facilitando la sterzata e la stabilità nelle curve ad altra velocità, ma non avevamo detto che per le prestazioni ad alta velocità, e non è certo il caso di oggi perché ci mancherebbero gli allunghi, pardon, i rettilinei per lanciarla, monta anche un ampio spoiler a doppia ala. Mentre le ruote in lega leggera da 19’ montano pneumatici per le alte prestazioni. E ancora che il sound, arricchito dalla doppietta automatica in scalata, nelle funzioni Sport ed N è davvero avvincente anche dall’interno, e non manca di attirare l’attenzione dei passanti sul look aggressivo dell’auto e sui due grossi tubi di scarico rotondi, piazzati ai lati, in coda. In discesa, il sistema frenante non ci mai messo in difficoltà, anzi, è rimasto efficace anche al termine della discesa: è infatti realizzato per consentire ai freni a disco delle quattro ruote di resistere adeguatamente al surriscaldamento in frenata anche nella guida performante. Kona N pensa anche agli imprevisti, con il Rear cross-traffic collision-avoidance assist (RCCA), il Blind spot collision-enverance assist (BCA) e il Forward collision-evitance assist rilevano vetture, pedoni e cicli. #charlieinauto3/289 #provavintage

Senza categoria

#testdrive: #Skoda Scala Montecarlo mantiene le promesse anche in salita

Nella funzione Eco sale con brio ma mettendo in Sport tira fuori la grinta Nella guida in montagna sostenibile nonostante l’aumento del gas metano Skoda Scala Montecarlo. Il nome promette bene, e l’auto mantiene fede all’appellativo che le è stato assegnato. L’abbiamo già verificato: anche un motore bifuel è in grado di regalarci qualche soddisfazione al volante. L’unico problema, in questo periodo, è che il suo motore endotermico, essendo alimentata a gas o a benzina super, e il gas essendo metano, sconta il problema del momento: quello della scalata esponenziale del prezzo dell’energia. Nonostante quanto avevamo scritto in premessa nella prima puntata di questo #testdrive, paradossalmente il combustibile più vantaggioso nell’utilizzo di questa vettura spaziosa, briosa, sostenibile, non è più il gas bensì è ora la benzina verde, che al momento costa di meno. Ma nel complesso, sommando il rendimento dei due tipi di combustibile, nonostante l’aumento vertiginoso del costo del gas metano alla pompa, calcolando l’utilizzo di entrambi i serbatoi, quello del gas e quello della benzina, a fine autonomia la Skoda Scala Montecarlo bifuel rimane un mezzo sostenibile? Per verificarlo non ci resta che mettere l’auto alla prova in montagna. Così puntiamo verso il Piancavallo. Riepiloghiamo: motore da 1000 cc tre cilindri da 90 CV, cambio manuale con frizione automatica a sei marce. Ora affrontiamo con decisione la salita del Monte Cavallo. La coppia è buona e la ripartenza dai tornanti anche. Ah già, avevo dimenticato di uscire dalla funzione ECO per attivare la funzione Sport. Le altre, ricordo, sono Normal e Individual, e la Scala Montecarlo tira fuori la grinta necessaria divenendo un mezzo divertente da guidare, senza che la funzione prescelta faccia perdere il confort che caratterizza la vettura. Gli pneumatici che monta l’esemplare in prova sono di tipo ribassato, Sottozero perché ci troviamo ancora nella stagione fredda. Infatti, tra breve incontreremo la neve, ma anche sull’asfalto asciutto concorrono a dare la sensazione di stabilità nella guida, di sicurezza e affidabilità, anche se forziamo un po’ l’andatura. Così, in breve arriviamo in cima e finalmente ci possiamo godere lo splendido panorama rivolto alla pianura friulana, alla Riviera friulana, e dal lato occidentale fino alla Laguna di Venezia. #charlieinauto3/267        

Senza categoria

#testdrive : Un SUV ibrido leggero a suo agio in montagna è la Mazda 2

Motore 1500 cc a benzina da 90 CV con cambio manuale a sei marce Arriviamo al Piancavallo per la Coppa del mondo di snowboard Un mini SUV ibrido leggero, che usa la tecnologia e la parte elettrica per ottimizzare i consumi e migliorare il rendimento. Quindi, anche se monta una batteria ausiliaria, essa non è determinante per il funzionamento dell’auto. Ovvero, l’autonomia e le prestazioni del motore dipendono dal pieno di benzina e le variazioni della temperatura dell’aria non influiscono sul rendimento. Quindi? Andiamo direttamente in montagna per vedere come si comporta sulla neve. Il trasferimento sulle strade extraurbane conferma le valutazioni sui consumi che abbiamo già elaborato, con un consumo che si aggirava sui 3,5 l x 100 Km. Ciò, nonostante abbiamo accelerato nell’ultimo tratto prima della salita perché siamo stati raggiunti dalle vetture di testa dell’evento primaverile dell’Italian Bahia. Vedremo ora in montagna, dove ci attende un’altra sorpresa. La giornata è bellissima, sole, aria tersa, le strade per buona parte pulite perché la neve era caduta all’inizio della settimana, poi le temperature si erano alzate consentendo alle strade principali di essere percorribili senza particolari accorgimenti. Ma fortunatamente per noi, non tutte. La nostra meta è Piancavallo dove la stagione sciistica, anche se si avvia alla conclusione, è ancora in corso. La sorpresa? Consiste nel fatto che sull’impianto da sci principale è in corso la tappa della Coppa del mondo di snowboard di slalom parallelo assegnata alla montagna friulana. Così, prima di proseguire per il test drive ci avviciniamo alla base della pista per goderci lo spettacolo. Riusciamo a raggiungere la piazzola nella quale si conclude la performance degli atleti, dopo il traguardo. La gara è di slalom parallelo, quindi il divertimento è assicurato per noi, da spettatori, anche se, deformazione professionale, seguiremo la gara con un approccio tecnico visto che avremo la possibilità di confrontare direttamente le prestazioni dei concorrenti. Finiamo anche a ridosso delle postazioni dei media, e ciò ci permetterà di incontrare alcuni colleghi e colleghe. Lo spettacolo si fa entusiasmante, quando al cancello di partenza, in cima alla pista, e lo possiamo seguire nel maxischermo, si affaccia uno dei due finalisti che veste il colore azzurro: è uno degli atleti italiani che vincerà la finale tra le ovazioni entusiaste di una folla attenta e calorosa. L’entusiasmo trasmesso dalla condivisione delle performance degli atleti con un pubblico competente sarà palpabile, paragonabile a ciò che si prova all’interno di uno stadio di calcio, quando gioca la squadra di casa. Ovviamente, al termine ci rimettiamo subito in movimento per proseguire nel nostro lavoro. Ma dopo essere rimasti per un’ora fermi con i piedi sulla neve, senza gli scarponi anche se con scarpe tecniche invernali, andiamo alla ricerca della tradizionale fetta di torta Sacher e della cioccolata con panna dalla nostra ormai ‘quasi complice’ Gelsomina, nel suo accogliente locale all’uscita del ring del Piancavallo. All’arrivo in cima, o quasi, al termine della salita interamente esposta tutta sul lato sud della montagna, un tracciato tecnico e ottimo per i test perché si snoda su un percorso completo e articolato che la Mazda 2 ha superato in maniera convincente, per accelerare il nostro approccio con il clima avventuroso e coinvolgente di Piancavallo avevamo incrociato un appassionato di volo libero, immaginando lo scenario fantastico che stava ammirando dalla sua postazione mobile privilegiata, un po’ più alta della nostra. Ed è da quel punto che proseguiremo ora per cercare una strada tecnica e innevata. L’obiettivo è la strada panoramica che percorre in quota il versante del complesso del monte Cavallo affacciato sulla pianura pordenonese, con un panorama a 180 gradi che spazia dalla pedemontana friulana ai monti Berici. Ma di questo, parleremo la prossima settimana. #charlieinauto3/265

Senza categoria

#testdrive : Mini Clubman Cooper SD 4 all JCW si impadronisce della strada di montagna

Con la neve verso il disgelo si ripristinano le strade del Rally Ed ecco la PS ‘Icio Perissinot’ ma da Piancavallo a Barcis La montagna friulana, d’inverno, presenta scorci e paesaggi suggestivi che si rinnovano curva dopo curva. Spesso, anche percorrendo poche decine di metri lo scenario cambia proponendo immagini sempre più accattivanti e tali da fidelizzarci al luogo, alla vallata. Ciò avviene con ancor maggiore efficacia quando la neve dei mesi più freddi comincia a lasciare qualche varco agli escursionisti, che debbono comunque sempre affrontare con rispetto la montagna, come avviene per il mare, consentendo di percorrere strade per diversi mesi bloccate dalla coltre bianca. Anche nella nostra palestra naturale, il Monte Cavallo, naturale perché il sito montano più vicino a casa, il momento del disgelo consente di riscoprire strade che hanno fatto la storia del rallysmo internazionale. Come la Barcis-Piancavallo, che è stata dedicata a Icio Perissinot, il navigatore ufficiale Lancia che aveva corso con Presotto, Bettega, Toivonen e altri assi del rallysmo, ma in particolare ha creato assieme a Giancarlo Predieri, allora presidente dell’Azienda di soggiorno del Piancavallo, e altri amici pordenonesi il Rally del Piancavallo, che sarebbe diventato internazionale, del quale sono stato a lungo l’addetto stampa. Appunto perché Piancavallo è la località di montagna più vicina a casa mia, questa ‘speciale’ potrò percorrerla in senso contrario, ovvero da Piancavallo al Lago di Barcis. Il modo per divertirci lo troveremo certamente, perché stiamo sempre provando la Mini Clubman Cooper SD 4all con allestimento JCW e motore diesel 2000 da 190 CV. Quattro ruote motrici gestite elettronicamente assieme alla curva di coppia generosa del motore diesel sono il mix ideale che ci darà modo di percorrere una strada di montagna, con molte variabili, tornanti in discesa, tratti di falsopiano, misto veloce. Ovvero, di tutto un po’. Volendo ottenere il massimo ci aiuteremo manualmente con il cambio manuale azionato dalle palette al volante, anche se quello automatico, sempre a 8 marce, di bordo, vedremo che riesce ad assecondare bene le nostre necessità. In effetti, la strada si presenta ormai quasi pulita e la Mini non fa difficoltà a destreggiarsi in mezzo al fitto bosco che pian piano si apre fino a restituirci la visibilità luminosa verso il lago, permettendoci di apprezzare anche le dimensioni maggiori di questa Mini, più lunga e con passo allargato, che la ancorano ancor di più all’asfalto. Tanto che dalla modalità Green utilizzata alla partenza, quella più sostenibile e morbida, passiamo alla Mid, che conferisce all’auto l’assetto intermedio. Finché, presa confidenza con la strada, arriviamo alla modalità Sport, quella più dinamica, che comunque mantiene ‘sostenibile’ l’utilizzo dell’auto. Ecco il lago e i colori del tramonto. Quasi quasi, ora, dirigendoci verso casa, dopo il sound della Mini Clubman Cooper ci godiamo un po’ di bella musica con l’impianto Harman Kardon di bordo. #charlieinauto3/269

Senza categoria

#testdrive : #Mini #Clubman in perfetto stile inglese è efficiente sulle strade innevate

Più larga e lunga anche sulla neve può competere come al Monte Veloce e rassicurante anche nel misto veloce Adesso capisco perché il mio naviga, che da poche settimane può finalmente aspirare alla Patente A, insisteva per disporre di un piumino nuovo, effettivamente quello in dotazione si era rimpicciolito dall’anno precedente o più probabilmente si era ingrandito lui, e mi indicava una svendita per poterlo acquistare a un prezzo più conveniente. Si sa, è una Casa di moda specializzata e anche i miei piumini con questo marchio hanno sempre garantito calore, duttilità, morbidezza, durata confacenti alle attese. Ma niente marchette pubblicitarie altrimenti penserete che si tratta di un nostro sponsor. Non è così. Per accontentarlo, a scuola si guadagna questi bonus, ma anche a casa, abbiamo girato per un grande magazzino centralissimo, specializzato, poi anche nella sede milanese della Casa: eravamo però stati preceduti, e l’unica prova dell’esistenza del piumino, meglio un piumone, rimasta, era l’esemplare in esposizione nel negozio ufficiale, peraltro, per regolamento interno non in vendita e comunque di colore celeste. Per quegli strani casi della vita, e della sorte, mentre gli era stato suggerito di verificare on line l’eventuale disponibilità in altri punti vendita italiani dai quali gli sarebbe potuto essere spedito, ha scoperto che l’ultimo rimasto si trovava, lo sapete dove? In un negozio a meno di un km da casa, peraltro di amici. Quando ho ritirato con lui questa Mini, mi è venuto il sospetto che avesse sbirciato nella mailing che intrattengo periodicamente con gli addetti stampa delle Case per concordare le prove. Perché il piumino era degli stessi colori della Clubman JCW, ovvero il verde corsa inglese con due fasce bianche. Infatti, l’abbinamento tra la nota casa italiana di capi anche tecnici invernali, e non solo, e un marchio tra quelli nati e cresciuti per i giovani nel mondo dei social, ha generato un giaccone da sci che, guarda caso, ha gli stessi colori della nostra Mini Clubman JCW. Quindi? Quindi andiamo a provarlo! O meglio, andiamo a provare l’auto sulla neve e sul fondo con scarsa tenuta. Quando ci mettiamo al volante, avvicinandoci alle 200 auto provate in 4 anni di #charlieinauto, a volte siamo colti da una crisi di identità: sono un driver, un pilota, un automobilista della domenica, un viaggiatore slow… Ma soprattutto, l’auto sulla quale sto seduto che cos’è, e qual è? Tanto sono stati rapidi i cambi, che spesso mi è successo, al termine di un convegno, un incontro, o anche alla uscita dal cinema, di non riconoscere l’auto che avevo in dotazione tra le tante nel parcheggio esterno. Ma che cosa mi posso o devo attendere in una staccata, in un tratto improvvisamente ghiacciato, schiacciando a fondo il pedale dopo un tornante, guidando ritmicamente nel misto veloce dall’auto che ho in prova: una guida sicura, l’emozione di un mezzo da poter portare al limite, la tranquillità di un’auto da gran turismo… Riepilogando: si tratta di un 2000 cc, diesel, da 190 CV. Infatti è la Mini Clubman Cooper SD4all con allestimento JCW. I posti a bordo sono comodi ma nel contempo sicuri per spostarci anche a lungo, mentre la parte ‘ciclistica’ è adeguata alle prestazioni che, con una curva di coppia alta, anche se apparentemente la potenza non è delle più elevate, sono rassicuranti. Il fatto che questa Mini sia più larga delle altre, con quel gioco a incastro che spesso i progettisti concretizzano per mettere insieme accessori, potenzialità e caratteristiche, le assegna una tenuta di strada sull’asfalto, anche veloce, che è molto elevata. Abbiamo già detto che anche ‘tirando’ questa Mini ha consumi contenuti, assicurati anche dal motore diesel, e il suo utilizzo in montagna è molto divertente. Così, puntiamo con decisione su una delle strade, aperte anche se innevate, a nostra disposizione. Non ci poteva che essere una conferma: l’avevamo già provata in anteprima su un circuito innevato, ma sull’imprevedibilità, che è sempre prevedibile, di una bella strada innevata ha confermato le sue doto di affidabilità e la sicurezza garantite dal sistema elettronico di controllo di trazione sulle 4 ruote, sulla frenata, sull’assetto. Il che ci permette di esagerare un po’ e guidare in puro divertimento tra il Piancavallo e il Lago di Barcis, sempre con consumi sostenibili. #charlieinauto3/268

Senza categoria

#testdrive A un passo dalla guida autonoma

Negli ultimi modelli le auto adeguano il cruise control ai limiti di velocità Una funzione su Hyundai che si attiva automaticamente Abbiamo visto che La nuova Hyundai Kona Electric ci ha confermato l’autonomia rassicurante che la contraddistingue. Mantiene questa sua prerogativa importante, visto che solitamente è una delle principali criticità dei veicoli elettrici, anche se le chiediamo di regalarci qualche emozione in più. I 204 CV erogati dal suo motore elettrico consentono a questo SUV crossover di ultima generazione di viaggiare in piena sicurezza gestionale, anche se cerchiamo di sfruttare il motore con la guida sportiva: in ogni situazione ci permette di cavarcela serenamente, rispondendo con immediatezza alle richieste che le poniamo. Ci attende però ancora una sorpresa. Per avere un’ulteriore conferma delle qualità dell’auto, che in questa nuova versione ha indossato un look ancora più esclusivo e armonico, siamo tentati di raggiungere nuovamente le strade di montagna, con il fondo stradale molto sdrucciolevole per la neve e il ghiaccio, e magari trovare anche il famigerato ‘verglas’, come lo chiamano i protagonisti del Rally di Montecarlo, ovvero quel sottile velo di ghiaccio che pare un vetro. Inoltre, le temperature rigide ci consentiranno di vedere se il rendimento delle batterie in tali condizioni cambia o resta inalterato. Per andare in montagna però, ci attende un tratto di autostrada, il classico trasferimento. Rassicurati dalle conferme sull’autonomia della Kona Electric, considerato che all’inizio dell’inverno da noi le giornate sono piuttosto corte, per fare prima e poter disporre delle luci dell’imbrunire per concludere il nostro test con foto e video adeguati, imbocchiamo l’autostrada. Per comodità, inserisco il cruise control, e consapevole del fatto che solitamente le indicazioni fornite dal tachimetro di bordo sono leggermente più ottimistiche rispetto alla velocità reale, lo imposto su 135 km/h. Perché, considero ragionando a voce alta, la velocità reale sarà molto vicina al limite che qui è di 130 km/h: a confermarmelo è il navigatore dell’applicazione attivata sul telefonino. Pochi km dopo però, tra i due orologi virtuali del cruscotto digitale, l’indicazione della velocità che avevo impostato sul cruise control cambia da sola. Improvvisamente, senza che io abbia fatto niente, compare la nuova velocità di crociera che sarà mantenuta dal cruise control: 130 km/h. Questa indicazione è preceduta dall’acronimo HDR che appare assieme al nuovo limite e si colora di verde come la scritta ‘130 km/h’. Quindi? Per un lungo tratto non cambia nulla e la Hyundai mantiene la stessa andatura, rallentando autonomamente quando si avvicina a un altro veicolo e per riprendere la marcia alla velocità precedente dopo averlo superato. Forse intuiamo l’arcano: poco più avanti ecco il nuovo limite di velocità, che scende prima a 110, poi a 80 km/h. E la nuova Kona Electric, da sola si posiziona proprio a 80 km/h. E’ sufficiente pazientare ancora un po’, per dedurre, senza la necessità di dover consultare il libretto d’uso dell’auto, che la vettura aveva adeguato la sua velocità ai limiti che leggeva sui cartelli stradali, probabilmente dopo averli confrontati con quelli memorizzati e segnalati sulle mappe che trova nel web. Ora però è giunto il momento di disattivare il cruise control e di riprendere il pieno controllo dell’auto. aiutati dal semi-lock down, le strade sono semideserte e viaggiamo in piena sicurezza anche quando la strada si fa divertente e inizia a salire, a cominciare da Castello d’Aviano, suggestiva località castellana affacciata sulla pianura pordenonese. Poi l’attacco della salita, segnalato dal grande cartellone con l’immagine di Marco Pantani in Maglia rosa. Quella maglia che il campione aveva conquistato al Giro d’Italia con una funambolica impresa, proprio salendo al Piancavallo. Da lì fino in cima la guida è puro divertimento. La Kona è a trazione anteriore, ed è sufficiente dosare l’acceleratore e aiutarsi con le palette al volante, quella di sinistra aumenta la capacità frenante del sistema che rigenera la batteria, ed è come, anzi, direi, meglio, che guidare una vettura con il cambio automatico, perché la precisione nella decelerazione e in frenata assicurata da questo sistema è molto elevata. E soprattutto non dipende dalla pressione del piede sul pedale del freno. Pedale, che si può tranquillamente trascurare per dedicare l’attenzione all’acceleratore. Finalmente arriviamo alle strade innevate e l’elettronica ci assiste alla grande, anche se, a mio avviso, anche rinunciando a parte della guida assistita, eccetto ovviamente la funzione antislittamento, non avremmo avuto grossi problemi a guidare in piena sicurezza anche in queste condizioni. Così proviamo la Kona sul misto, poi in discesa: non ci ha impensierito nemmeno per un istante. Una sosta di ristoro per una bevanda calda e una fetta di torta al cioccolato, per capire se il freddo influirà sulla durata della carica della batteria, perché nelle auto elettriche e ibride, la batteria per essere efficace deve raggiungere una temperatura minima. Un processo che viene solitamente garantito da un sistema di riscaldamento automatico che comunque costa corrente elettrica. In realtà, l’autonomia e il livello di carica della batteria indicati dagli strumenti di bordo non è cambiato, e la conferma dell’autonomia l’avremo al termine della gita-testdrive. Ora, finalmente, ci possiamo godere lo spettacolo del panorama da bivio Castaldia verso la pianura, gettando lo sguardo fino al cividalese, all’Isontino, alla Riviera friulana e dall’altro lato, verso ovest, in direzione del litorale veneto, sul quale, all’orizzonte, si staglia il riflesso tenue del mare. #charlieinauto3/267

Senza categoria

#testdrive : Skoda Octavia e-teck docile anche sulla neve

L’auto della Casa boema conferma confort e sicurezza con scarsa aderenza Sulle nevi del #Piancavallo la storica e consolidata palestra di guida Confort e innovazione sono il paradigma dell’evoluzione della Skoda Octavia e-teck, che ha mantenuto le sue prerogative con ampi spazi di carico e forse ha incrementato ancora la comodità per il guidatore e per i passeggeri. Questo sforzo della Casa boema, sarebbe però inutile se non fosse accompagnato da requisiti e caratteristiche di sicurezza attiva, quelli di quella passiva sono ormai scontati, efficaci anche nelle condizioni a rischio, e magari anche in situazioni estreme. Questo perché, se la utilizzassimo semplicemente per diporto, per recarci in montagna con la famiglia o gli amici e amiche, dovremmo essere in grado di viaggiare in sicurezza e di poter scegliere di andare in montagna in pieno inverno. Se dovessimo utilizzarla quale strumento di lavoro, o per gli spostamenti di lavoro, dovremmo essere in grado di farlo senza doverci preoccupare troppo delle previsioni meteo. Quindi, e siamo fortunati, la possiamo testare in inverno sulle montagne non lontane da casa nostra. spesso, per le nostre prove scegliamo le rampe che portano al Piancavallo, e le diramazioni delle strade che da lì ci conducono verso la Carnia, verso il Bellunese, tra le malghe, vuoi perché è il sito montano a noi più vicino; vuoi, per i legami affettivi e professionali. Infatti, il mio primo rally vissuto da capo ufficio stampa è stato il Piancavallo; così come per le fiere, dopo Hobby, sport e tempo libero a Udine fiere, il Motorstars di Pordenone è stata la mia palestra di comunicazione. E miei tutors nel mondo dei motori, dopo Achille e Mario Minen, e Gianni Marchiol a Udine, lì, c’erano: Giancarlo Predieri, Angelo Presotto, i fratelli Pedicini, e soprattutto Maurizio Perissinot. Fu ‘Iccio’ a farmi conoscere Carlo Cavicchi e da lì iniziò la mia collaborazione con Autosprint. Amarcord a parte, su quelle rampe si sono cimentati tutti i big del rallismo a nordest, Tony, Lucky, Lupidi, De Eccher, Savio, poi Aghini, e molti altri. Quindi, uno scenario splendido per i paesaggi e gli scorci suggestivi sullo skyline adriatico e della Riviera friulana, ma anche una palestra di guida oramai certificata da tanti campioni. Ma il nostro obiettivo, ora, non è questo, anche se è proprio testando in termini ‘quasi’ estremi un’auto di serie che possiamo trasmettere ai curiosi del volante sensazioni realistiche. Quindi, riepilogando, trazione anteriore con gomme invernali, opzioni di settaggio dell’assetto e delle prestazioni che assieme al cambio DSG a 7 marce ci permettono di apprezzare la morbidezza del comportamento sul fondo innevato che si rivela utile per gestire questa wagon con scarsa aderenza sfruttando i 110 CV del motore a benzina a 3 cilindri. Nonostante le esperienze anche recenti, questo tre cilindri, di potenza adeguata, non soffre in salita e ci permette di arrivare in cima rapidamente. In questo caso, la guida assistita di livello 2 è utilizzabile per favorire l’aderenza e la risposta dell’auto alle nostre esigenze. Infatti, la ‘lanciamo’ nei tratti più protetti dagli accumuli di neve laterali, di modo che, nel malaugurato ma pressoché improbabile caso che ne perdessimo il controllo ridurrebbero il rischio di uscita di strada e un impatto dannoso. E lei, la Octavia e-teck, ci asseconda facendoci sentire al sicuro, anche quando le chiediamo di rallentare rapidamente, se vogliamo cambiare repentinamente percorso, ecc. Ovvero, se intendiamo guidarla quasi come si ci stessimo spostando su un asfalto non dico asciutto, ma bagnato. Anche in queste condizioni, i fari altamente adattivi della Skoda Octavia e-teck, ci permettono di scrutare oltre le curve e di guidare serenamente sulla strada innevata anche al buio. I consumi? Beh, nonostante il tratto in salita con strappi decisamente ripidi e la guida con scarsa aderenza, grazie al sistema mild-hybrid sono rimasti contenuti, come lo erano negli spostamenti. #charlieinauto3/260

Senza categoria

#testdrive #Skoda Kamiq SUV a vocazione off road sicuro e performante

Anche in montagna conferma le prestazioni e la maneggevolezza Veloce sulle rampe stabile nel misto e in discesa Tre cilindri, apparentemente pochi rispetto alle auto alle quali siamo tradizionalmente abituati. In realtà anche le auto con motori così piccoli rispetto alle nostre abitudini sono in grado oggi di svolgere il loro compito con efficacia. Spesso, anche di più. E se prima di salire a bordo, nessuno te l’avrà detto, in auto come la Skoda Kamiq questo ‘dettaglio’ non emergerà da solo. Nemmeno sottoponendo l’auto a tortura. Perché ci pensa l’insonorizzazione dell’abitacolo a ovattare il rombo del tre cilindri turbocompresso. Scherzo, ovviamente, ma volevo dire, nemmeno tirandole il collo. Le turbine che oggi sono montate su queste auto sopperiscono in fatti molto bene alle criticità che ci si attenderebbe dalla cilindrata ridotta. In questo caso, 110 CV ci sono tutti. Ma la sua la dice soprattutto il cambio DSG a 7 marce. Che è arrivata l’ora di provare in montagna. Abbiamo visto come si comporta sulle strade dei rally. Vediamo che cosa succede su un percorso di montagna, con la strada veloce ma in salita, pur segmentata dai tornanti, poi tratti in falsopiano. E al ritorno la discesa. Il tutto a portata di mano, perché a un quarto d’ora dalla città. Che, chi conosce quest’area della Penisola, è Pordenone, e la strada ovviamente è la salita del Piancavallo. Siamo ancora nel periodo di semi lockdown, e così tutto fa presupporre che il percorso di prova prescelto sarà libero, e ci consentirà di testare bene l’auto. Ve l’abbiamo già raccontato, ma lasciamo alle nostre spalle il grande pannello dedicato a Marco Pantani, sua la scalata da record in bicicletta su questa strada, e schiaccio il pedale dell’acceleratore, lasciando fare al cambio automatico. Skoda Kamiq sale veloce e maneggevole. Soprattutto reattiva ai comandi. Provo a esagerare e passo al manuale con la leva del cambio che diventa come un comodo e preciso joystick. E mi comincio a sentire come se fossi speciale. Anche nei tornanti Kamiq conferma le sue qualità di grimpeur. Il tutto mantenendo il confort sia per il conducente, che per il passeggero, il mio ‘naviga’ abituale, che si sta divertendo moltissimo. Continuiamo a salire, e la bellezza del paesaggio amplifica il divertimento. Incrociamo un deltaplano. Il suo pilota vola più o meno alla nostra altezza. Ed ecco le prime chiazze di neve, quindi forse su ce ne sarà. Ma la strada è pulita e non troviamo alcuna difficoltà sul percorso. Ecco il falsopiano, la strada è più veloce ma si sale ancora. Arriviamo al piazzale. Sinceramente speravo in un po’ di ghiaccio, qualche zona dove mettere alla prova il sistema antislittamento dell’auto. Trovo un tratto di brecciolino, poi mi lancio verso la pedemontana. Il percorso è confortevole nonostante le premesse. Ma visto che è proprio tutto libero ci possiamo sbizzarrire nel test. E poi fare due passi nella neve fresca. Ecco un bel misto sulla strada che corre a mezza costa, in alto, attorno alla montagna. C’è un po’ di tutto, anche il ghiaino trascinato sulla strada probabilmente dalle piogge recenti. E i sistemi di controllo di Skoda Kamiq tengono al test. Provo a spingere di più dove c’è un po’ di ghiaino e la prova è superata elegantemente. Non ci resta che scendere di nuovo a valle dopo un paio di tappe per scrutare il paesaggio. #charlieinauto3/228

Senza categoria

#testdrive Skoda Kamiq SUV comodo ma brioso e scattante

Con il piccolo motore a 3 cilindri il cambio DSG fa la differenza Al Piancavallo dimostra le sue qualità: comodità ma anche prestazioni Un SUV con vocazione crossover, ma dedicato alla strada. La montagna è la sua specialità. Abbiamo detto che, nel gruppo, la Casa della Freccia indiana punta molto sulle rifiniture e il confort. Così anche la Kamiq è allineata su questa linea. Per esempio, l’insonorizzazione dell’abitacolo è alta, e ci permette di godere delle potenzialità, ma non fraintendete, delle qualità dell’impianto di intrattenimento. Ovviamente, l’interfaccia con l’Iphone, tramite Car Play, e con Android è quasi istantanea, le prese di ricarica sono nel nuovo formato della Apple, ecc. Così la musica può essere caricata anche direttamente dal telefonino, oltre che dall’ottima radio DAB. Nel frattempo, all’esterno, il 1000 tre cilindri da 110 CV canterà la sua melodia, a metà strada tra il melodico e il rombo aggressivo. Comunque un sound pieno e morbido, che per chi l’ascolta fa pensare a un’auto più grande. Tutto questo per darci conforto, perché, per provarla in montagna, decidiamo di farci portare nel pordenonese, verso Piancavallo. Ma c’è un problema: la strada è impegnata. E l’impedimento, per chi ama i motori come noi, non sarà certo spiacevole, anzi. Dev’essere stato uno scherzo del mio naviga. Durante la settimana ho altro da pensare che ai test drive, salvo dover fare degli spostamenti diversi dal solito, e così posso unire l’utile al dilettevole. Così mi era sfuggito che questo fine settimana si corre il Rally del Piancavallo. A lui sicuramente no, visto che quando gli e lo chiedo fa finta di niente. A questo punto, non ci resta che l’imbarazzo della scelta, per convenienza di orari e distanze, e di coprifuoco notturno. A nostro favore, il fatto di essere stato l’addetto stampa delle prime edizioni della gara, dalla fondazione con l’indimenticabile ‘Iccio’ Perissinot, Giancarlo Predieri, Angelo Presotto, poi per il Motorstars, con i fratelli Pedicini. A portata di mano per chi proviene dalla Riviera friulana c’è Clauzetto, con tratti tecnici. Ricordo che a Clauzetto, nel dopo terremoto ‘Iccio’ vi svolse parte del servizio civile nei VVF, come me, per la ricostruzione del Friuli. Ma dimenticavo: siamo qui per provare la Skoda. In gara ce ne saranno, ma ovviamente Fabia. L’abbiamo provata parecchio tempo fa su #charlieinauto, e anche per #FVGdascoprire. Ora ne è uscito un modello aggiornato, ma ovviamente mi riferisco a quella stradale. Quella che vedremo qui è tutt’altra cosa. Abbiamo detto che la Kamiq usa la parte ciclistica e meccanica di altre due auto del Gruppo VW, che abbiamo già provato. Ma che, rispetto a quei modelli, ha poco a che fare. Perché, in questo caso, oltre all’assetto curato e all’impianto frenante commisurato, il cambio VW DSG a sette rapporti fa la differenza. Spunto, partenza, fluidità di guida e di marcia sono frutto di questo gioiello della maccatronica, che come sapete è l’insieme della meccanica e dell’elettronica. Infatti, la centralina ottimizza i tempi di movimento degli ingranaggi e la loro sincronizzazione, facendo risparmiare tempo a ogni cambiata. E soprattutto limitando l’inerzia al minimo permettendo al motore, ancorché piccolo ma con 110 CV, di esprimere il massimo senza dispersioni di potenza. Così, sul bel misto che si avvicina alla pedemontana cominciamo a vedere che la marcia è scorrevole, con una vocazione corsaiola. Rende possibile una guida nervosa, sportiva, agile, ma in caso di necessitò, o di scelta, permette una guida morbida e rilassante, nei trati veloci come su quelli impegnativi. Se le chiediamo di più, la sua marcia è divertente. È sufficiente passare al cambio automatico che si comanda con la praticissima leva sulla consolle, che si trasforma in un praticissimo joystick, come quello della Playstation. Ecco ginalmente un paio di tornanti, con il rettilineo breve e subito quello successivo, un paio di curve strette e il misto per dare potenza. Beh, è proprio divertente perché la Kamiq è stabile come un SUV, scattante come un’auto sportiva. #charlieinauto3/227    

Senza categoria

#testdrive valore aggiunto dell’auto elettrica è l’autonomia

Nel caso della Hyundai Kona Electric 474 km e 204 CV di potenza  #testroad a Piancavallo nella neve della montagna pordenonese Una delle criticità delle auto elettriche è rappresentata dall’autonomia limitata: il problema si fa sentire in una realtà come il nostro paese, nel quale le colonnine di ricarica scarseggiano rispetto a quella che dovrebbe essere considerata una rete paragonabile a quella dei distributori di carburante. È vero che sulle auto di ultima generazione la ricarica da casa è oramai possibile in tempi ragionevoli, nel peggiore dei casi nell’arco di una notte. Ma chi si deve spostare per lavoro o per motivi turistici, o altre esigenze, non può correre il rischio di vedersi negare l’accesso alla rete elettrica dal sistema di sicurezza dell’auto, nel caso, per esempio, la messa a terra dell’impianto domestico, o di un locale in affitto o di un vicino, non risponda perfettamente ai requisiti richiesti dai parametri del sistema di ricarica dell’auto. Che in difetto o in carenza di tali requisiti si rifiuta di ricaricare, e giustamente, per motivi di sicurezza. Personalmente, ci è capitato di riscontrare questo problema sostando a casa di parenti e amici anche in condizioni imprevedibili, per esempio tentando di collegare l’auto all’impianto di case di nuova costruzione. Ma non è il caso della nostra Hyundai Kona Electric. Risente molto di meno di queste criticità perché gode di un’autonomia dichiarata di oltre 470 km. Dichiarata?! Oggi vedremo se è vero. La prova l’abbiamo fatta lo scorso inverno, quindi in condizioni idonee a sfatare un primo pregiudizio: le batterie con il freddo vanno in sofferenza, ed esauriscono la loro carica in poco tempo, ben prima del previsto. Ma è ancora così?  Cerchiamo di verificarlo e partiamo dalla Punta faro di Lignano Sabbiadoro. Per aumentare il percorso, più in sicurezza del solito perché ci troviamo in un periodo di semi-lockdown, andremo fino al Piancavallo: oltre 100 km, ai quali sommeremo qualche giro nella neve sul pianoro della località sciistica, e una variante verso il centro di Pordenone al ritorno. Quindi, stimiamo che al rientro avremo percorso circa 230/240 km. Descrizione del tragitto: attraversamento di Lignano, con il poco traffico invernale, per una decina di km, che con quelli al ritorno fanno una ventina. Ancora una ventina di km sulla strada regionale in uscita dalla città balneare, con un paio di semafori e tre rotonde, quindi 40 in tutto compresi quelli al ritorno, a velocità di crociera tra i limiti di 50/70 o 90 km/h. Poi un’altra quarantina di km tra il casello autostradale di Latisana e l’uscita di Sacile Est, quindi arriveremo ad altri 80 km percorsi tra i 100 e i 120 km/h. Seguirà una decina di km di avvicinamento alla pedemontana su strade comunali verso Aviano, una ventina in tutto compreso il ritorno. Finalmente, ecco una quindicina di km in salita fino a Piancavallo, una speciale storica del rally ma anche una strada amata dai ciclisti perché fu teatro di una delle imprese di Marco Pantani al Giro d’Itali. Saranno altrettanti i km al ritorno, ma in discesa, magari forzando un po’ l’andatura vista la condizione attuale del traffico quasi azzerato dal lockdown. Rispettiamo questo ruolino di marcia, con sosta per il caffè al grill prima di uscire dal tratto autostradale, e attacchiamo la salita. I 204 CV si sentono tutti e l’accelerazione e la ripartenza dai tornanti sono da auto sportiva. Una condizione esaltata dall’assenza del cambio, che ci assicura un’accelerazione immediata e continua. L’assetto e le prestazioni delle gomme ci aiutano nel divertimento. Anche perché, l’avevamo provato nel tratto di avvicinamento, le palette al volante anziché azionare il cambio aumentano o diminuiscono la capacità frenante del sistema di ricarica. Ovvero, ci permettono di guidare utilizzando soltanto il pedale dell’acceleratore, e il volante. Ma questa opportunità la approfondiremo in discesa. In un tempo brillante, ovviamente avendo anche potuto contare sull’ulteriore margine di sicurezza che ci garantisce la salita perché ci siamo ritrovati immersi nella nebbia mista a pioggia, arriviamo in cima, dove c’è la neve, ce n’è tanta, e ammanta tutto di bianco. Così proviamo le performance di un’auto elettrica potente con scarsa aderenza. Anche stavolta la Kona Electric è promossa. I sistemi di assistenza alla guida, antislittamento e anticollisione, funzionano anche sul ghiaccio. Ora ci siamo meritati una sosta di ristoro in pasticceria per una cioccolata calda e una fetta di sacher. E, guarda caso…, chi incontriamo? Due rallysti della vecchia guardia: Claudio Vigna, copilota dell’equipaggio direttamente avversario negli anni ’70, io con la 127 loro con la A112, che ora corre i rally storici con la 127. E Flaviano Polato, un mito delle speciali con la sua 126. Ora però, ricordando le avventure di un passato che sembra presente si è fatto buio ed è ora di rientrare. Così ci abbeveriamo dello splendido paesaggio che si apre all’inizio della discesa verso la pianura friulana, la Riviera friulana, la pianura veneta, quindi cominciamo a scendere. Viaggiamo spediti staccando in ritardo sui tornanti. Ancora una volta il test ha successo: il sistema di autoricarica sostituisce completamente i freni, permettendoci di rallentare la Kona alla ‘corda’ dei tornanti e di ricaricare energia. Il viaggio di ritorno replicherà lo stile di guida dell’andata. E all’arrivo, al ritorno al punto di partenza, dopo circa 240 km, ecco una piacevole sorpresa quando ci accostiamo alla colonnina di ricarica: ci rimane un’autonomia del 47 per cento. Ovvero, anche in forza dell’esperienza maturata all’andata sull’uso del pedale dell’acceleratore e delle palette per la rigenerazione in decelerazione potremmo rifare lo stesso viaggio e ripercorrere la stessa distanza senza dover ricaricare la batteria. #charlieinauto3/2

Torna in alto