Pordenone

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#testdrive : La Fiat Tipo RED per sostenere la fondazione di Bono degli U2 nella lotta all’HIV

La versione Cross della SW agile in montagna anche sui tornanti Il nuovo motore assicura la reattività che rende la guida fluida e divertente Il cambio a doppia frizione a sette marce accoglie il motore elettrico da 15 kW, 20 CV, con 135 Nm di coppia che si affianca ai 130 CV del motore termico, un quattro cilindri turbo a benzina con una compressione elevata: la pressione di iniezione raggiunge i 350 bar mentre la compressione è di 12,5:1, elevata per la categoria. Adotta il ciclo Miller, una variazione del ciclo otto impiegato su tutti i motori moderni, ideato da un ingegnere americano nel 1957 per migliorare il rendimento del motore a scoppio. Valutato tutto questo, per vedere se è vero non ci resta che provare la Fiat Tipo Cross hybrid SW in montagna, e per questo imbocchiamo la strada della pedemontana pordenonese per raggiungere il complesso del Monte Cavallo salendo dalla strada per Mezzomonte. Mezzomonte è un toponimo onomatopeico perché la piccola località del pordenonese si trova alla metà della montagna che si erge improvvisa dalla pianura di Montereale e alla sommità ospita la località sciistica di Piancavallo. Mezzomonte è un paese che, come altre piccole realtà della zona, ha conservato la sua struttura e le case dell’architettura di montagna dopo essere stato ripristinato dalle macerie del terremoto del 1976. In fondo al paese, il nulla… O quasi: la strada che risale fin qui con una serie di tornanti divertenti per chi ama la guida termina in fondo al paese si inoltra nel bosco per divenire pista forestale e regalarci affascinanti percorsi per le escursioni. Saliamo sulle rampe con un’auto che si rivela adatta a questo percorso, ovvero la Fiat Tipo H ybrid Cross SW, che anche se si caratterizza per il motore e il sistema elettronico ausiliario definito dalla Casa ‘mild hybrid’, è agile e scattante come una full-hybrid. Dal fondovalle, dalle piste sassose sulle ghiaie del Cellina è gradevole salire poi verso i 500 m del paese, dov’è in corso la festa delle castagne che è la nostra meta. Vediamo la partenza in salita: dopo un attimo di incertezza la Tipo hybrid sale con decisione e mette in luce buone doti di arrampicatrice. Se siete spinti dal desiderio di una guida più sportiva e non vi è sufficiente quella stimolata dal motore elettrico integrato, potete selezionare la funzione sport e guidare scegliendo le marce a mano con il pomello ergonomico posto sul tunnel centrale. Stessa opportunità anche in discesa, quando l’impianto frenante della Tipo Hybrid Cross SW Red risponde alle nostre attese e l’auto, anche se più lunga della Tipo 5 porte perché è SW, ovvero una familiare, si conferma agire anche nel misto stretto. Ora ci andiamo a godere il panorama che si ammira da Mezzomonte:  la pianura pordenonese e da un lato, a sinistra, la Riviera friulana, dall’altro, a destra, con il bel tempo anche la Laguna di Venezia. Per contro, se vorrete venire a Mezzomonte dalla pianura pordenonese o dalle terre rivierasche è sufficiente che guardiate verso il monte Cavallo e scorgerete subito il paesino arroccato sulla metà della montagna. Qualche follower ci ha scritto chiedendoci chiarimenti sull’allestimento RED: abbiamo parlato già su #charlieinauto dei filtri anallergici e delle calotte degli specchietti retrovisori esterni in tinta con lo stesso colore rosso fiammante della carrozzeria. RED è un allestimento nato dalla collaborazione tra la Fiat e l’organizzazione no profit fondata dal cantante Bono degli U2 per la lotta all’HIV. Si tratta di una serie speciale che ha indotto la principale Casa automobilistica italiana a ideare un look particolare non soltanto per la Tipo ma anche per la Panda e la 500X: un rosso elegante che contrasta con il nero della calandra. All’interno, tra l’altro, i sedili Seaqual sono realizzati in parte con un filato ricavato da materiali recuperati dai fondali marini. #charlieinauto3/272

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#testdrive valore aggiunto dell’auto elettrica è l’autonomia

Nel caso della Hyundai Kona Electric 474 km e 204 CV di potenza  #testroad a Piancavallo nella neve della montagna pordenonese Una delle criticità delle auto elettriche è rappresentata dall’autonomia limitata: il problema si fa sentire in una realtà come il nostro paese, nel quale le colonnine di ricarica scarseggiano rispetto a quella che dovrebbe essere considerata una rete paragonabile a quella dei distributori di carburante. È vero che sulle auto di ultima generazione la ricarica da casa è oramai possibile in tempi ragionevoli, nel peggiore dei casi nell’arco di una notte. Ma chi si deve spostare per lavoro o per motivi turistici, o altre esigenze, non può correre il rischio di vedersi negare l’accesso alla rete elettrica dal sistema di sicurezza dell’auto, nel caso, per esempio, la messa a terra dell’impianto domestico, o di un locale in affitto o di un vicino, non risponda perfettamente ai requisiti richiesti dai parametri del sistema di ricarica dell’auto. Che in difetto o in carenza di tali requisiti si rifiuta di ricaricare, e giustamente, per motivi di sicurezza. Personalmente, ci è capitato di riscontrare questo problema sostando a casa di parenti e amici anche in condizioni imprevedibili, per esempio tentando di collegare l’auto all’impianto di case di nuova costruzione. Ma non è il caso della nostra Hyundai Kona Electric. Risente molto di meno di queste criticità perché gode di un’autonomia dichiarata di oltre 470 km. Dichiarata?! Oggi vedremo se è vero. La prova l’abbiamo fatta lo scorso inverno, quindi in condizioni idonee a sfatare un primo pregiudizio: le batterie con il freddo vanno in sofferenza, ed esauriscono la loro carica in poco tempo, ben prima del previsto. Ma è ancora così?  Cerchiamo di verificarlo e partiamo dalla Punta faro di Lignano Sabbiadoro. Per aumentare il percorso, più in sicurezza del solito perché ci troviamo in un periodo di semi-lockdown, andremo fino al Piancavallo: oltre 100 km, ai quali sommeremo qualche giro nella neve sul pianoro della località sciistica, e una variante verso il centro di Pordenone al ritorno. Quindi, stimiamo che al rientro avremo percorso circa 230/240 km. Descrizione del tragitto: attraversamento di Lignano, con il poco traffico invernale, per una decina di km, che con quelli al ritorno fanno una ventina. Ancora una ventina di km sulla strada regionale in uscita dalla città balneare, con un paio di semafori e tre rotonde, quindi 40 in tutto compresi quelli al ritorno, a velocità di crociera tra i limiti di 50/70 o 90 km/h. Poi un’altra quarantina di km tra il casello autostradale di Latisana e l’uscita di Sacile Est, quindi arriveremo ad altri 80 km percorsi tra i 100 e i 120 km/h. Seguirà una decina di km di avvicinamento alla pedemontana su strade comunali verso Aviano, una ventina in tutto compreso il ritorno. Finalmente, ecco una quindicina di km in salita fino a Piancavallo, una speciale storica del rally ma anche una strada amata dai ciclisti perché fu teatro di una delle imprese di Marco Pantani al Giro d’Itali. Saranno altrettanti i km al ritorno, ma in discesa, magari forzando un po’ l’andatura vista la condizione attuale del traffico quasi azzerato dal lockdown. Rispettiamo questo ruolino di marcia, con sosta per il caffè al grill prima di uscire dal tratto autostradale, e attacchiamo la salita. I 204 CV si sentono tutti e l’accelerazione e la ripartenza dai tornanti sono da auto sportiva. Una condizione esaltata dall’assenza del cambio, che ci assicura un’accelerazione immediata e continua. L’assetto e le prestazioni delle gomme ci aiutano nel divertimento. Anche perché, l’avevamo provato nel tratto di avvicinamento, le palette al volante anziché azionare il cambio aumentano o diminuiscono la capacità frenante del sistema di ricarica. Ovvero, ci permettono di guidare utilizzando soltanto il pedale dell’acceleratore, e il volante. Ma questa opportunità la approfondiremo in discesa. In un tempo brillante, ovviamente avendo anche potuto contare sull’ulteriore margine di sicurezza che ci garantisce la salita perché ci siamo ritrovati immersi nella nebbia mista a pioggia, arriviamo in cima, dove c’è la neve, ce n’è tanta, e ammanta tutto di bianco. Così proviamo le performance di un’auto elettrica potente con scarsa aderenza. Anche stavolta la Kona Electric è promossa. I sistemi di assistenza alla guida, antislittamento e anticollisione, funzionano anche sul ghiaccio. Ora ci siamo meritati una sosta di ristoro in pasticceria per una cioccolata calda e una fetta di sacher. E, guarda caso…, chi incontriamo? Due rallysti della vecchia guardia: Claudio Vigna, copilota dell’equipaggio direttamente avversario negli anni ’70, io con la 127 loro con la A112, che ora corre i rally storici con la 127. E Flaviano Polato, un mito delle speciali con la sua 126. Ora però, ricordando le avventure di un passato che sembra presente si è fatto buio ed è ora di rientrare. Così ci abbeveriamo dello splendido paesaggio che si apre all’inizio della discesa verso la pianura friulana, la Riviera friulana, la pianura veneta, quindi cominciamo a scendere. Viaggiamo spediti staccando in ritardo sui tornanti. Ancora una volta il test ha successo: il sistema di autoricarica sostituisce completamente i freni, permettendoci di rallentare la Kona alla ‘corda’ dei tornanti e di ricaricare energia. Il viaggio di ritorno replicherà lo stile di guida dell’andata. E all’arrivo, al ritorno al punto di partenza, dopo circa 240 km, ecco una piacevole sorpresa quando ci accostiamo alla colonnina di ricarica: ci rimane un’autonomia del 47 per cento. Ovvero, anche in forza dell’esperienza maturata all’andata sull’uso del pedale dell’acceleratore e delle palette per la rigenerazione in decelerazione potremmo rifare lo stesso viaggio e ripercorrere la stessa distanza senza dover ricaricare la batteria. #charlieinauto3/2

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#Subaru XV: cerchiamo il fuoristrada e troviamo la neve #testdrive

Sulle strade innevate ci si sposta senza alcun timore La nostra meta è il pianoro del monte Cavallo, il Piancavallo, nota località sciistica a mezzora da Pordenone. A un paio di chilometri dalla località montana, troviamo la prima neve. Ma è inutile. Se il nostro intento era di metterla alla prova, la #SubaruXV non si scompone. Proviamo a esagerare qualche manovra, ma lei ci riporta inesorabile al posto giusto. Imbocchiamo una discesa, su dosso. Dietro ci appare una distesa di neve. Imbocchiamo una strada ‘bianca’. O meglio marrone, perché la neve si sta sciogliendo. E l’ha trasformata in un pantano. Scopriamo che ci troviamo in un campeggio per camper e roulotte. Rispondiamo al custode che si materializza dopo un po’ che stiamo pensando se proseguire anche nella coltre di neve o meno, che nulla indica di che cosa si tratti, salutiamo un campeggiatore che regge sottobraccio un bambino per salvarlo dal pantano, e puntiamo verso le strade che portano a Barcis, alle Dolomiti friulane. Ovvero, ci addentiamo nella montagna. Sterrato sì, ma innevato Ecco un vero sterrato, con dei tratti con la neve, pozzanghere, e ai lati, un metro e oltre di neve. Così, se qualcosa dovesse andar storto, ci fermeremo nel morbido. Proviamo a schiacciare, a sbandare, a derapare, a mettere la #SubaruXV in difficoltà: niente da fare. Scarica sempre la potenza in modo omogeneo. E ci fa sentire al sicuro. Frenata, accelerazione, curve secche: nessun problema. Esame superato. Ora, non ci resterà che provare come va in discesa. Dopo avere fatto un salto a vedere il pattinaggio al palaghiaccio, e avere mangiato l’immancabile fetta di Sacher con la cioccolata con panna alla pasticceria del Piancavallo. C’è ancora il sole. Il tempo di fare qualche foto e si rientra. Bene i consumi Diamo un’occhiata ai consumi. In autostrada, non abbiamo tirato, e abbiamo fatto i 18 km/l. in montagna, il computerino di bordo dice 12/13. E lì ci eravamo sfogati un po’. Considerando che si tratta di un 1600 diesel, che la macchina ha una struttura commisurata a potersi considerare anche un crossover, che il telaio è progettato dalla Casa delle Pleiadi per sopportare di tutto. Che la struttura è progettata per proteggere i passeggeri in caso di urto frontale, ‘costringendo il motore e la trasmissione a non entrare nell’abitacolo per infilarsi invece sotto al pianale, salvando così i trasportati. Che le rifiniture sono complete, confortevoli e protettive. Quindi non studiate per risparmiare sul peso, e che ci siamo sfogati su una delle palestre rallistiche della montagna friulana, i risultati sono davvero buoni. @charlieinauto   

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