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#Testdrive con #Mitsubishi #Eclipse #Cross tra i boschi delle #VallidelNatisone

Un’auto versatile e affidabile sia nella guida veloce su strada che nel fuoristrada Interni comandi e dispositivi curati per cinque allestimenti e tre tipi di trazione con l’unico motore a benzina di 1500 cc da 163 CV #Cross: un vocabolo che non vi deve trarre in inganno. Perché la #Mitsubishi Eclipse è come una delle moto da enduro progettate per rendere confortevoli i trasferimenti. Interni comodi e spaziosi con un buon livello di rifinitura e i sedili in pelle, all’occorrenza riscaldati, quello di guida regolabile elettricamente, permettono di gustarsi gite ed escursioni nei siti più suggestivi dell’ambiente naturale, senza inutili o eccessive privazioni. Le ruote da 18’ assicurano stabilità e tenuta in ogni condizione del fondo stradale: dall’asfalto asciutto a quello viscido, alla strada allagata. Anche forzando un po’ la mano. E conferiscono alla posizione di guida quell’altezza dalla sede stradale che è esaltata dalla scocca dell’auto e ci permette di guidare la #Mitsubishi Eclipse Cross vedendo il mondo dall’alto. Come ci consentirebbe un semplice SUV. Il che, assieme all’ottima visibilità dall’abitacolo, permette di sentirsi sicuri al volante. Accanto a ciò, le prestazioni: 163 CV per un motore di 1500 cc a benzina, su un’auto robusta e pronta a resistere alle sollecitazioni, ma tutto sommato leggera (1500 kg), sono elementi sufficienti a garantirle spunto, accelerazione, pronta risposta alle nostre sollecitazioni. Questa, uno de cinque allestimenti, ha il cambio automatico, a 8 marce, e risponde bene alle aspettative. Con la guida manuale, a 6 marce con i comandi al volante, e lo Sport mode, ancor di più e ci aiuta a far sprigionare la massima potenza nel minor tempo possibile. L’abbiamo provata anche in pista, e non ha tradito le aspettative. Certo, è un SUV, ma pur essendo un #crossover, il suo livello di affidabilità è davvero elevato. E anche ad alta velocità non smaschera la sua vera vocazione: il #fuoristrada. Anche spinto, perché è dotata di tutti gli accorgimenti e i dispositivi necessari per consentirle di superare ogni tipo di asperità. Con tre tipi diversi di assistenza alla guida; auto, snow, gravel. Una prova? Stavolta spingiamo il nostro #testdrive verso il cividalese. Scavalchiamo i primi dolci rilievi dei Colli Orientali del Friuli approfittando per spingere un po’ sul misto. E per farci confermare che la Eclipse Cross su strada non finisce di stupire. Il tettuccio panoramico, apribile anteriormente e con l’imbottitura pure apribile elettricamente, permette a noi e ai passeggeri di godere il suggestivo scenario del Bosco Romagno. Raggiungiamo Prepotto, la terra dello Schioppettino, un vitigno a bacca rossa dal quale si ricava il vino omonimo recentemente valorizzato dai produttori locali. Ma non c’è tempo per gli assaggi. E dirigiamo verso Albana. Ci troviamo a poche centinaia di metri dal confine con la Slovenia. E imbocchiamo un suggestivo viottolo in mezzo al bosco. Che si arrampica verso la vicina montagna. Quattro ruote motrici: il fondo è sterrato, e non manca un paio di tornanti. Quindi? Muso dell’auto rivolto alla corda della curva e affondo sull’acceleratore: è come se avessi eseguito la manovra sull’asfalto. Tanto che mi viene la tentazione di ripetere la manovra escludendo la guida elettronica assistita: il sistema di controllo dinamico della trazione integrato S-AWC. Ciò, però, probabilmente ridurrebbe il grip, quindi la spinta delle ruote sul fondo sterrato. Azzardiamo anche la prova di una staccata, e il risultato è molto buono. Ora siamo arrivati al piazzale del castello di Albana, realizzato nell’ottavo secolo, successivamente ampliato e abitato da allora a tutt’oggi. Per questo è tuttora in ottime condizioni di conservazione. Un maniero sorto a presidio della vallata e affidato alla famiglia dei Colloredo Mels, come lo fu il castello di Colloredo di Monte Albano. Ora, il discendente della famiglia nobile, Leonello Gabrici , che ha seguito la carriera diplomatica, lo affida alle cure della figlia. E ha già provveduto a far ripristinare e a curare personalmente il recupero di alcuni particolari che permettono di ricostruire la vita all’interno del maniero. Come si svolgeva nel medioevo, fino all’età rinascimentale. Per esempio la nicchia lavabo che serviva ai nobili per lavarsi le mani dopo i pasti. Visto che non era costume utilizzare le posate. O le particolari scale a scomparsa, che celavano il passaggio ai piani inferiori, rendendo utilizzabile una superficie più ampia dei saloni nobiliari. Affreschi, in parte recuperati, ornano le pareti delle stanze. Mentre dalle finestre si scorge la ricchezza della vegetazione del bosco tipico delle Valli del Natisone. I diversi ampliamenti testimoniano le diverse dominazioni dell’area. Che hanno influito sulla destinazione d’uso delle diverse aree del castello. Che oggi è la location ideale per cerimonie, eventi culturali, ritrovi mondani. E l’Eclipse? Ci aspetta sul prato verdissimo dinnanzi al castello. La sua vernice color Red Diamond contraddistingue uno dei cinque allestimenti dell’auto. Che è disponibile anche con il cambio manuale a sei marce. Ci avviciniamo alla portiera, un tocco alla maniglia e si apre: è sufficiente tenere la chiave elettronica in tasca, anche per l’accensione a pulsante. Re -imbocchiamo la strada nel bosco ancor più consapevoli delle potenzialità dell’auto. E riprendiamo il nostro viaggio ideale con la #Mitsubishi Eclipse Cross. Verso le prossime montagne. #charlieinauto 102/98

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#testdrive o #testbike ? Importante che sia #crossover

Ora che ci sono le #e-bike fare #MTB anche in salita è un gioco Proviamo la #Scott sulle rampe di Gubbio e sul monte Ingino E’ piena estate, fa caldo, ma la curiosità ci spinge ad abbandonare l’aria condizionata per qualche decina di minuti e a provare qualcosa di nuovo. A motore? Certo. E per di più elettrico. Bravi! Stavolta saliamo su una due ruote. Assistita elettricamente. Una #e-bike. Ovviamente, viste le ultime esperienze e la nostra vocazione, non scegliamo una bici stradale o da pista. Ma una #MTB. E per di più una delle più avanzate. Che ci potrebbe consentire arrampicate impensabili, fino… in malga o su qualche rifugio. Dove andiamo? In un luogo che già di per sé evoca emozione: Gubbio. Il sito ideal per un #testdrive , o meglio per un #biketest . Stradine nelle quali si alternano ripide salite e discese impegnative. Alla salita più lunga, fino in cima al monte Ingino. Dal quale si apprezza lo splendido paesaggio del borgo medioevale. Saliamo, pronti: via! Saliamo… è una parola! Non ero preparato a una prestazione atletico-ginnica per usare questa due ruote.                           Avevo trascurato il fatto di avere scelto una bici sportiva. Per di più fuoristrada. Ciò mi avrebbe dovuto dare una garanzia per la capacità di arrampicarmi sulle salite ripide. Che, se affrontate con una bicicletta normale, probabilmente mi avrebbero costretto a scendere dalla sella e a salire bici alla mano. Ah sì. Ritorniamo al ‘Saliamo’. Avevo trascurato il fatto che su una bicicletta sportiva la sella va tenuta sempre alta rispetto alla capacità delle gambe di toccare il suolo. Per poter pedalare con la gamba quasi distesa. Scaricando sui pedali lo sforzo migliore e faticare di meno, pedalando nel contempo velocemente. Così mi avvicino a un marciapiede. Per accorciare la distanza tra l’altezza della sella e i miei piedi. Ora sono a bordo. Forse avrei preferito una posizione del busto più eretta. Ma così è. Alla partenza mi hanno detto che si tratta del modello più recente della Scott. Rossa, come tutte le mie enduro. Perché, viste le prerogative, si tratta di una bici da enduro. La #e-bike, finalmente ne provo una. Diversi amici le hanno adottate. E si ritrovano la domenica, o nelle giornate libere, per andar per rifugi, scalare passi, compiere percorsi lunghi, che diversamente non si sarebbero mai sognati di affrontare in bici. Diamo un’occhiata ai comandi. Le marce alle manopole, freni a disco, telaio biammortizzato. Vale a dire, vi sembrerà di guidare una moto. Provo a darle il via per partire e dirigermi per verso la salita, e balza in avanti decisa. Prendo un po’ di dimestichezza con i comandi. E nel frattempo provo a testare la maneggevolezza. Morbida e docile, ma giustamente precisa. Le gomme che monta questa #e-bike fanno presagire un uso su terreni ben più impegnativi del porfido e della pietra dei vicoli di #Gubbio. Ma poi le ho provate sulla pietra bagnata per un acquazzone improvviso. E il loro grip non ha tradito le aspettative. Nel frattempo scorgo una nota collega televisiva che mi ha preceduto nell’esperienza in e-bike, e sta salendo davanti a me. O meglio, sta salendo prima di me. L’impressione che mi dà è che stia fingendo. Perché è evidente che non sta facendo molta fatica. In realtà è così, e Irene è perfettamente a suo agio. Tocca a me ora. E anch’io rimango colpito dalla facilità con la quale riesco a trasmettere la spinta alle ruote. E senza fatica supero l’intero tratto, piuttosto ripido, finendo nel centro del Paese. All’arrivo a questa prima meta il bilancio è in saldo attivo: fatica quasi zero. Calorie consumate, credo davvero poche. Ma la prossima volta recupererò un contapassi. E così sarò più preciso. Certo che è emozionante provare una e-bike sulle ripide salite di Gubbio, in uno scenario davvero suggestivo. Non sulle balze della montagna, ma su un percorso che trasmette emozione e fascino. Anticamente, qui, tutt’al più si saliva a cavallo… quindi: autonomia circa 100 km. Tempo di ricarica da 4 a 6 ore; motore centrale 36 V 250 W con 80 Nm di coppia; ruote da 27,5”; peso circa 22 kg; presso ancora di nicchia, ma si può anche affittare per le escursioni da numerosi dei centri di assistenza. Quindi? Ora che ne so un po’ di più ribalto i sedili della rossa Cross e la carico. Poi dirigiamo verso la cima del monte Ingino, dove c’è la basilica di Sant’Ubaldo. Da lì, dopo avere gustato il panorama della città di Gubbio e delle vallate circostanti, partono numerosi sentieri per le escursioni. E il gioco è fatto. #charlieinauto101

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#testdrive o #testbike ? Importante che sia #crossover

Ora che ci sono le #e-bike fare #MTB anche in salita è un gioco Proviamo la #Scott sulle rampe di Gubbio e sul monte Ingino E’ piena estate, fa caldo, ma la curiosità ci spinge ad abbandonare l’aria condizionata per qualche decina di minuti e a provare qualcosa di nuovo. A motore? Certo. E per di più elettrico. Bravi! Stavolta saliamo su una due ruote. Assistita elettricamente. Una #e-bike. Ovviamente, viste le ultime esperienze e la nostra vocazione, non scegliamo una bici stradale o da pista. Ma una #MTB. E per di più una delle più avanzate. Che ci potrebbe consentire arrampicate impensabili, fino… in malga o su qualche rifugio. Dove andiamo? In un luogo che già di per sé evoca emozione: Gubbio. Il sito ideal per un #testdrive , o meglio per un #biketest . Stradine nelle quali si alternano ripide salite e discese impegnative. Alla salita più lunga, fino in cima al monte Ingino. Dal quale si apprezza lo splendido paesaggio del borgo medioevale. Saliamo, pronti: via! Saliamo… è una parola! Non ero preparato a una prestazione atletico-ginnica per usare questa due ruote.                           Avevo trascurato il fatto di avere scelto una bici sportiva. Per di più fuoristrada. Ciò mi avrebbe dovuto dare una garanzia per la capacità di arrampicarmi sulle salite ripide. Che, se affrontate con una bicicletta normale, probabilmente mi avrebbero costretto a scendere dalla sella e a salire bici alla mano. Ah sì. Ritorniamo al ‘Saliamo’. Avevo trascurato il fatto che su una bicicletta sportiva la sella va tenuta sempre alta rispetto alla capacità delle gambe di toccare il suolo. Per poter pedalare con la gamba quasi distesa. Scaricando sui pedali lo sforzo migliore e faticare di meno, pedalando nel contempo velocemente. Così mi avvicino a un marciapiede. Per accorciare la distanza tra l’altezza della sella e i miei piedi. Ora sono a bordo. Forse avrei preferito una posizione del busto più eretta. Ma così è. Alla partenza mi hanno detto che si tratta del modello più recente della Scott. Rossa, come tutte le mie enduro. Perché, viste le prerogative, si tratta di una bici da enduro. La #e-bike, finalmente ne provo una. Diversi amici le hanno adottate. E si ritrovano la domenica, o nelle giornate libere, per andar per rifugi, scalare passi, compiere percorsi lunghi, che diversamente non si sarebbero mai sognati di affrontare in bici. Diamo un’occhiata ai comandi. Le marce alle manopole, freni a disco, telaio biammortizzato. Vale a dire, vi sembrerà di guidare una moto. Provo a darle il via per partire e dirigermi per verso la salita, e balza in avanti decisa. Prendo un po’ di dimestichezza con i comandi. E nel frattempo provo a testare la maneggevolezza. Morbida e docile, ma giustamente precisa. Le gomme che monta questa #e-bike fanno presagire un uso su terreni ben più impegnativi del porfido e della pietra dei vicoli di #Gubbio. Ma poi le ho provate sulla pietra bagnata per un acquazzone improvviso. E il loro grip non ha tradito le aspettative. Nel frattempo scorgo una nota collega televisiva che mi ha preceduto nell’esperienza in e-bike, e sta salendo davanti a me. O meglio, sta salendo prima di me. L’impressione che mi dà è che stia fingendo. Perché è evidente che non sta facendo molta fatica. In realtà è così, e Irene è perfettamente a suo agio. Tocca a me ora. E anch’io rimango colpito dalla facilità con la quale riesco a trasmettere la spinta alle ruote. E senza fatica supero l’intero tratto, piuttosto ripido, finendo nel centro del Paese. All’arrivo a questa prima meta il bilancio è in saldo attivo: fatica quasi zero. Calorie consumate, credo davvero poche. Ma la prossima volta recupererò un contapassi. E così sarò più preciso. Certo che è emozionante provare una e-bike sulle ripide salite di Gubbio, in uno scenario davvero suggestivo. Non sulle balze della montagna, ma su un percorso che trasmette emozione e fascino. Anticamente, qui, tutt’al più si saliva a cavallo… quindi: autonomia circa 100 km. Tempo di ricarica da 4 a 6 ore; motore centrale 36 V 250 W con 80 Nm di coppia; ruote da 27,5”; peso circa 22 kg; presso ancora di nicchia, ma si può anche affittare per le escursioni da numerosi dei centri di assistenza. Quindi? Ora che ne so un po’ di più ribalto i sedili della rossa Cross e la carico. Poi dirigiamo verso la cima del monte Ingino, dove c’è la basilica di Sant’Ubaldo. Da lì, dopo avere gustato il panorama della città di Gubbio e delle vallate circostanti, partono numerosi sentieri per le escursioni. E il gioco è fatto. #charlieinauto101

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#Testdrive Un #fuoristrada confortevole e affidabile anche su strada: #Mitsubishi #Eclipse Cross

Ritorno al #cross ma sulle quattro ruote con un’auto eclettica Design aggressivo e accattivante per camuffare la grinta di un sofisticato #crossover Finalmente, dopo oltre quarant’anni ritorno alla mia specialità motoristica preferita. Quella che ha finalizzato la mia passione per i motori, coniugandola con quella per la natura, l’ambiente, i grandi paesaggi e i siti naturali particolari e non facilmente raggiungibili. Ma anche l’istinto forse giovanile di tuffarmi nell’acqua, nelle pozzanghere, di lanciarmi nel pantano per vedere se ne vengo fuori: il cross. All’epoca era sulle due ruote. Allora si poteva andare ovunque, in moto. Anzi, la moto era lo strumento per andare ovunque, nei siti più riposti. Per poterci affacciare ai paesaggi più fatati. E, guarda caso, era rosso fiammante: una Beta 125 enduro. Enduro, perché la moto per i trasferimenti tra un percorso fuoristrada e l’altro li deve poter affrontare con un discreto confort. Poi sono passato all’Aspes 125 Hopi enduro, testata maggiorata e il motore analogo a quello che utilizzava nel campionato italiano di motocross Felice Agostini: 11500 giri e spunto e rumore che erano appaganti. Serbatoio: rosso fiammante. Per rispondere alle stesse esigenze, anche l’auto fuoristrada deve essere confortevole sull’asfalto, così come nell’off road. All’epoca, si affacciavano le prime moto giapponesi. Ma erano destinate alla guida su strada. Nelle auto, la Mitsubishi, nel 1917 produsse la prima auto in serie. Nel 1970 nasce la Mitsubishi Motors Corporation. Nel 1979 arrivano in Italia i primi modelli, importati da Bepi Koelliker. Che diverrà MM-Automobili. Nel 1985 con la Pajero vince la Parigi-Dakar, dopo esperienze nel mondiale rally con la Colt. Ora fa parte del gruppo Nissan Renault. Ed ecco la freschissima Eclipse Cross. È una delle auto che quando la guidi ti accorgi che i, e le, passanti, ti guardano. Sarà per il colore che ci è capitato, Red Diamond, con vernice speciale. Ma probabilmente è la linea aggressiva ed elegante nel contempo, a renderla attrattiva. Assieme alle dimensioni, che ne fanno un crossover spazioso, confortevole, comodo da guidare. Comodità che è a disposizione anche dei passeggeri, anche sui sedili posteriori. Tanto che, vista da dentro, più che un fuoristrada si direbbe una moderna e spaziosa GT. Della quale, comunque propone anche le prestazioni. Uno spunto scattante, assicurato dal motore di 1500 cc a benzina da 163 CV. Accelerazione e versatilità favorite dal cambio automatico a 8 marce, a 6 marce nella funzione manuale. Dalle ruote da 18’ che concorrono a incrementare la stabilità che il sistema elettronico Mitsubishi garantisce in ogni situazione. Da un’auto che comunque è alta da terra, anche per permettere di superare le difficoltà fuoristrada senza dover variare l’assetto o ricorrere a costosi e delicati accorgimenti, ma che non per questo è meno stabile anche nella guida sul misto veloce, o lento. Confort d’estate? Il doppio tetto, apribile sul davanti, finestrato con paratia a scorrimento, dietri, ci permettono di godere del mondo della natura nella quale ci consente di immergerci con una esperienza visiva a 360 gradi. I consumi sono nella media, certo salgono con il piede pesante. Ma nel caso di confronto, semplicemente alle partenze ai semafori, non ci farà sfigurare. #charlieinauto100  

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#testdrive #Volkswagen #Golf Variant TGI a gas per dedicare il risparmio ai viaggi e agli sport preferiti

Anche sulle strade del #Gargano la TGI è comoda, maneggevole, veloce, dal consumo sostenibile Per esempio per supportare lo sport del pedale e portarci nella natura splendida dell’arco costiero della Puglia Golf Variant. Un modello della più diffusa e forse amata tra le Volkswagen, dopo il Maggiolone, che dispone di spazio a volontà. Con lei festeggiano l’avvicinarsi della #puntata100 di #charlieinauto. Si tratta infatti della versione familiare dell’auto che ha motorizzato milioni di automobilisti, e specialmente automobiliste. E che ha ottenuto risultati anche nello sport motoristico. Della quale siamo arrivati, credo, alla settima generazione. Variant non è meno generosa del modello tradizionale. Tenuta di strada, velocità, maneggevolezza, che addirittura migliorano quando è carica, ne fano un’auto per la famiglia, per le coppie avventurose, per i single e gli amici che si vogliono dedicare a sport di movimento nell’ambiente naturale. A contatto che le ricchezze del territorio. Per esempio, in Puglia, la costa garganica e il retroterra del promontorio che anticamente era un’isola, ce né davvero di cose da vedere. L’occasione ci è fornita da una gara del pedale: il Campionato italiano interautostradale di ciclismo. Che è animato da oltre un centinaio di atleti, amatori e agonisti, dipendenti delle società autostradali italiane. Giunto alla trentanovesima edizione. Proviamo a vedere: bagagliaio capiente. Per due persone, smontando le ruote anteriori, ce ne stanno due di biciclette. Così partiamo. Dopo l’escursione al #lagocostiero di #Varano, stavolta raggiungiamo la costa garganica: il suggestivo abitato di Rodi Garganico. Dove sembra che il tempo si sia fermato. Gli abitanti sembrano condurre una vita placida, scandita da ritmi naturali. E all’aperitivo e alla sera si riversano nelle stradine strette del promontorio, nella piazza principale e sulla passeggiata costiera, in alto sul rilievo sul quale sorge la città, per chiacchierare. Scambiarsi testimonianze della vita locale. Sorpresa, dopo il caffè della domenica mattina, ma non avevo il telefonino con me per riprendere la scena, è arrivato in piazza un vecchio camioncino stracarico. Con un telo che ne preservava il contenuto. È stato il conducente al megafono a svelarne il carico: “Materassi, divanii”!! oggi, come cinquant’anni fa. Ma anche la Golf Variant che stiamo provando ci fa fare un tuffo nel passato. di qualche decina d’anni. Quando la benzina costava Mille Lire. Sì, perché il gas Metano con il quale è alimentata costa proprio così, dalle mie parti. Qui, anche 0,150 euro in meno. E se non troviamo il distributore del GNC: Gas naturale condensato, cioè il Metano? A parte il fatto che anche sul Gargano ci ne sono. A ogni buon conto, dopo i 15 l di gas, che corrispondono a oltre 400 km a un’andatura normale, la Golf TGI 1.400 passa automaticamente alla benzina. L’autonomia completa è di circa 1100 km. Perché, anche a benzina la Golf TGI consuma poco, anche 20 km/l. Certo, evitando di tirarla allo spasimo. Ma non ne ha bisogno. Perché viaggia via fluida e veloce. Scarichiamo le bici e ci infiliamo nella Foresta Umbra. Così chiamata perché gli alberi ormai secolari garantiscono un forte riparo al suolo dalla luce del sole. Il parco naturale, gestito dai Carabinieri forestali, è arricchito da un laghetto e popolato da specie di fauna selvatica dell’ambiente mediterraneo. Rientriamo al villaggio del gruppo Scaccia, a Rodi Garganico. Curato, e compreso tra i rilievi costellati di pini marittimi e la spiaggia. Il lungo arenile che da Rodi va verso la piana che ospita il lago di Varano. Nella stessa direzione, sullo sfondo si scorgono le Isole Tremiti, un concentrato di storia mediterranea e di segmenti dell’ambiente naturale, scelte da personaggi famosi per la serenità dell’habitat. Per esempio da Lucio Dalla, che vi scrisse alcuni dei brani più noti. Serata tranquilla, per recuperare dopo la lunga pedalata. Colazione con il sole che si irraggia sul mare. E si riparte verso Peschici. Una cittadina che ricopre un promontorio, fatta di case bianchissime per respingere la forte luce del sole, in realtà, il clima è sempre temperato. Perché la vicina foresta assicura correnti fresche anche in piena estate. Dal cuore del borgo antico, la passeggiata centrale, con la bici a mano, scorre fino a un poggiolo panoramico. A oltre 200 m sul mare. È da lì che scorgiamo, aiutati dal binocolo turistico, ciò che i giornali l’indomani ci hanno confermato: diversi balenotteri che si divertivano nelle acque antistanti a Peschici. Le strade del Gargano sono nervose, guidate. Divertenti se affrontate con l’auto giusta. Eccola! Ci siamo davvero sbizzarriti a superare il continuo alternarsi di curve strette, lunghe, a gomito seguite da brevi rettilinei. Il tutto tra la pineta e lo scenario del mare. Saliamo a Vico nel Gargano, per raggiungere, consigliati da un amico, tattico locale, la pasticceria più nota della zona, con dolci al cioccolato favolosi. Giusto per recuperare un po’ di energia. Domani ci attende il ritorno: oltre 800 km di autostrada. Non sarà un problema: l’auto è confortevole. E, soprattutto, ci consentirà di rientrare spendendo meno di 30 euro di gas Metano. E COSI’ SIAMO ARRIVATI ALLA PUNTATA 100-1  DI   #CHARLIEINAUTO !!! #charlieinauto99

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#Testroad sui grandi #laghiitaliani : il #lago costiero di #Varano

Lungo trasferimento per il test dei consumi #testdrive #Volkswagen #Golf Variant TGI #Bifuel a gas metano e benzina riduce a meno di un terzo i costi di carburante Eravamo rimasti a una sensazione di stupore. Non sapevo che un’auto byfuel, potesse presentare le stesse prestazioni sia nella combustione a benzina che in quella a gas metano. E invece è proprio così. La Golf Variant TGI si comporta proprio così. Facciamo una prova: con il pieno 1100 km di autonomia. Così partiamo per un viaggio lungo la Penisola. Ci aspettano oltre 800 km di strade, per gran parte autostrade. Se saremo fortunati, muovendoci nella tarda mattinata, dovremmo riuscire a evitare code e ingorghi, che nella stagione primaverile sono sempre in agguato. Ci spostiamo al sud. Verso la Puglia. Un clima temperato, non caldissimo, dovrebbe favorire le performance della nostra auto. In particolare nel rifornimento, il gas metano risente della temperatura esterna. La differenza non è sensibile, e l’economia dei consumi farà la differenza. Abbiamo pensato di illustrarvi quanto può essere economico viaggiare con quest’auto. Così ‘lasciamo fare a lei’: cruise control impostato sui 125 km/h, che saranno circa 120 km/h effettivi. Il viaggio scorre regolarmente, salvo un paio di soste di ristoro. La posizione di guida è comoda, e comodi, sui sedili della Golf Variant, stanno anche i due passeggeri. Ai quali aggiungiamo i bagagli di tutti e tre. In poche parole, l’auto è carica. Che cosa cambia nell’assetto e nella tenuta di strada? Praticamente nulla. Anzi. Sembra quasi che sia questo il suo status abituale. L’avevamo verificato già in passato sul modello precedente di quest’auto, a benzina. Non che ‘a vuoto’ l’auto non renda o non trasmetta sicurezza. Ma, carica, è ancor più ben piantata. Diamo un paio di accelerate per capire come va, e la risposta della Golf Variant TGI è sempre brillante. Dopo 400 km siamo sul Gargano, nelle Marche. Non ce ne eravamo accorti, ma siamo passati, anche se l’auto ci aveva avvisati con messaggi sui display, centrale e sul cruscotto, dal gas alla benzina. Ce lo ricorda lo strumento del serbatoio del gas, che è a zero. Nel frattempo, il navigatore nel display centrale che ricorda che abbiamo esaurito il gas e chiede se desideriamo raggiungere uno dei distributori più vicini. Non ci resta che dirgli di sì. Ne scegliamo uno non distante dall’autostrada, e facciamo un po’ di conti: il serbatoio del gas tiene 15 litri di metano. Quindi ha percorso più di 26 km/l. Fare il pieno con l’auto a metano è simpatico: quando il gas comincia a confluire nel serbatoio produce un rumore simile a quello che si fa gonfiando un palloncino. Si riparte. L’ultima ora di viaggio sarà sulle strade statali verso il Gargano. I consumi? Pressoché invariati. L’indomani proviamo a percorrere un po’ di strada a benzina, attraverso il Gargano, verso Lecce, per fare rifornimento di gas. Siamo senza bagagli, facciamo alcuni tratti di strade nervose e guidate. Dopo un centinaio di km di guida allegra facciamo un paio di conti: a benzina ha percorso in media 20 km/l. Attiviamo la calcolatrice del cellulare, per scoprire, conti alla mano, che per andare dalla #RivieraFriulana al Gargano abbiamo speso circa 26 euro di carburante (GNC, gas metano). Di un viaggio confortevole e sicuro. E ora? Il premio: una gita sul lago costiero di Varano. È il primo lago italiano per dimensioni. Solo che… è salmastro. Separato da un lungo istmo dal mare, alle sue spalle i rilievi garganici e la Foresta Umbra. Lungo dieci km, con una profondità media di 3 metri, massima di 6 metri, ha una superficie di 60 Km2. In provincia di Foggia, è ripartito tra tre Comuni: Cagnano Varano, Carpino e Ischitella. La strada inter costiera perfettamente rettilinea, è spesso utilizzata per gare e prove ciclistiche e motoristiche. Offre paesaggi unici e suggestivi, con il porticciolo dei pescatori che possono scegliere tra i riparo del lago e il mare aperto, che raggiungono attraverso i due estuari protetti da chiuse. Anche la spiaggia del mare, molto estesa e poco frequentata rispetto all’estensione ha il suo fascino. Beh, ora scarichiamo dal capiente bagagliaio della Golf Variant TGI quanto serve e ci avviamo per un bel tuffo in mare… #chalieinauto93

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‘auto ecosostenibile: la Volkswagen Golf Variant TGI

Il metano combustibile ecologico non limita le prestazioni di un’auto veloce per la famiglia Il modello bifuel fa risparmiare senza limitare il divertimento della guida A tutto gas… No, non ho cambiato il nome del nostro appuntamento settimanale. Ma è quanto mi ha ispirato questo nuovo #testdrive. Mi è stato suggerito: prova questa. E così accondiscendendo il consiglio di un collega, ho fatto una scoperta interessante. Ovvero, mi si è rivelato un mondo nuovo. Anch’io, come la gran parte degli automobilisti, per anni ho considerato l’auto come un mezzo per gli spostamenti, di lavoro e non solo. Pur non trascurando la ricerca dell’equilibrio tra un’auto performante, perché maneggevolezza, tenuta di strada e spinta sono una garanzia di sicurezza, ho sempre cercato di porre attenzione ai costi di gestione, e principalmente ai consumi. Così, improvvisamente, ero passato dall’auto a benzina al diesel. Oggi, si sta tentando di collocare il diesel fuori moda, incolpando questo motore generoso, sostenibile e super affidabile, di essere la principale colpa dell’inquinamento atmosferico. Trascurando il fatto che il motore a benzina invece inquina maggiormente, perché rilascia dalla combustione metalli pesanti. Che, è acclarato, sono causa di numerose malattie degenerative. Ora per me questa nuova occasione e scoperta: il gas. Il gas metano. Che va gestito in sicurezza, ma rende come la benzina e costa più di un terzo in meno rispetto al combustibile più tradizionale. Infatti i distributori sono più rarefatti rispetto a quelli a Gpl, il gas propano liquido e ubicati lontano dai centri abitati. In realtà, l’auto poi è sicura come le altre. Ah sì, stiamo provando la Volkswagen Golf Variant TGI, Turbo gas injection. Il motore di 1400 cc eroga una potenza di 150 CV. E i consumi? Li abbiamo verificati nel trasferimento fino a casa: 20 km/l a benzina, quasi 30 km/l a gas. Serbatoi più piccoli di quelli tradizionali non impediscono a questo spazioso modello dell’intramontabile Golf di avere un’autonomia complessiva importante: oltre 1100 km. Con 40 l di benzina e 15 l di Gas naturale compresso, o metano. Questo dato vi fa capire che mentre per il Gpl distribuito direttamente sulle strade da diverse compagnie petrolifere occorre installare sull’auto un bombolone, per il metano è sufficiente una bombola da 15 litri. Lo spazio risparmiato si guadagna tutto nella capienza del bagagliaio, grande, come quello della Golf a benzina o diesel. Ma nel passaggio tra il gas e la benzina che cosa succede? Come avete intuito, è l’auto a scegliere di utilizzare per primo il combustibile allo stato gassoso. Quando si esaurisce la bombola, la Golf passa automaticamente alla combustione della benzina. Senza che possiate notare alcun cambiamento. Ve ne accorgerete solamente perché l’indicatore del serbatoio del gas sarà finito sullo zero e sul display centrale dell’auto comparirà una notifica. Nel frattempo, sul display multifunzionale al centro dell’auto, il navigatore vi chiederà se vi deve condurre al distributore di gas più vicino. O meglio ai distributori di gas più vicini. Non vi resterà che scegliere quello più comodo lungo il vostro percorso. E con meno di 15 euro rifarete il pieno. Dopo circa 350 km. Sì, ma l’auto? La Golf non farà una piega. E con essa nemmeno le vostre capacità di guida. La Golf Variant TGI assicura prestazioni analoghe alla GTI, sia nell’uso a gas che quando va a benzina. E vi assicuro che tira via veloce. In salita sfrutta bene i 110 cavalli di potenza. Nel misto è altrettanto veloce. In sorpasso vi sorprenderà per la ripresa e la conseguente sicurezza di guida. Nonostante il modello Variant sia sensibilmente più grande della Golf tradizionale, la tenuta di strada è davvero da assetto sportivo. E migliora ancora a pieno carico. Le sospensioni infatti sono studiate per sostenere un’auto familiare. Una sorta di Golf SW. Ma non per questo si riduce la proverbiale maneggevolezza. E nemmeno la precisione di guida della vettura. Alla quale concorre l’ottima presa del volante. e che è agevolata dal differenziale autobloccante elettronico XDS. Per la sicurezza, è dotata di tutti gli accorgimenti per la sicurezza attiva e passiva, la guida assistita, il parcheggio assistito. Automatici pure l’attivazione dei fari, potenti e selettivi, e del tergicristallo. Mentre display e computer di bordo si sincronizzano con l’apposita applicazione per smartphone Apple o Android. Avevamo provato una Golf Variant diesel tre anni fa: il modello precedente. Ma questo modello va ancora oltre. E, soprattutto, particolare non trascurabile in quest’epoca, l combustione a gas produce un basso livello di inquinamento. Una prova sui consumi? Abbiate la pazienza di attendere il n.93 di #charlieinauto. E l’affidabilità con fondo sdrucciolevole? Per assecondarvi abbiamo infilato alcuni sterrati nella #RivieraFriulana tra Ronchis e Rivignano e la #Golf Variant TGI non si è fatta sorprendere. e ha mantenuto la silenziosità che la caratterizza assieme al confort. La frenata è morbida ma sicura, la  tenuta di strada con un buon margine di sicurezza anche sullo sterrato. Sul bagnato non cambia nulla: pneumatici affidabili e l’auto che non si scompone nemmeno nelle grandi pozzanghere, con il tergicristallo che ci assicura buona visibilità. #charlieinauto92

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‘auto ecosostenibile: la Volkswagen Golf Variant TGI

Il metano combustibile ecologico non limita le prestazioni di un’auto veloce per la famiglia Il modello bifuel fa risparmiare senza limitare il divertimento della guida A tutto gas… No, non ho cambiato il nome del nostro appuntamento settimanale. Ma è quanto mi ha ispirato questo nuovo #testdrive. Mi è stato suggerito: prova questa. E così accondiscendendo il consiglio di un collega, ho fatto una scoperta interessante. Ovvero, mi si è rivelato un mondo nuovo. Anch’io, come la gran parte degli automobilisti, per anni ho considerato l’auto come un mezzo per gli spostamenti, di lavoro e non solo. Pur non trascurando la ricerca dell’equilibrio tra un’auto performante, perché maneggevolezza, tenuta di strada e spinta sono una garanzia di sicurezza, ho sempre cercato di porre attenzione ai costi di gestione, e principalmente ai consumi. Così, improvvisamente, ero passato dall’auto a benzina al diesel. Oggi, si sta tentando di collocare il diesel fuori moda, incolpando questo motore generoso, sostenibile e super affidabile, di essere la principale colpa dell’inquinamento atmosferico. Trascurando il fatto che il motore a benzina invece inquina maggiormente, perché rilascia dalla combustione metalli pesanti. Che, è acclarato, sono causa di numerose malattie degenerative. Ora per me questa nuova occasione e scoperta: il gas. Il gas metano. Che va gestito in sicurezza, ma rende come la benzina e costa più di un terzo in meno rispetto al combustibile più tradizionale. Infatti i distributori sono più rarefatti rispetto a quelli a Gpl, il gas propano liquido e ubicati lontano dai centri abitati. In realtà, l’auto poi è sicura come le altre. Ah sì, stiamo provando la Volkswagen Golf Variant TGI, Turbo gas injection. Il motore di 1400 cc eroga una potenza di 150 CV. E i consumi? Li abbiamo verificati nel trasferimento fino a casa: 20 km/l a benzina, quasi 30 km/l a gas. Serbatoi più piccoli di quelli tradizionali non impediscono a questo spazioso modello dell’intramontabile Golf di avere un’autonomia complessiva importante: oltre 1100 km. Con 40 l di benzina e 15 l di Gas naturale compresso, o metano. Questo dato vi fa capire che mentre per il Gpl distribuito direttamente sulle strade da diverse compagnie petrolifere occorre installare sull’auto un bombolone, per il metano è sufficiente una bombola da 15 litri. Lo spazio risparmiato si guadagna tutto nella capienza del bagagliaio, grande, come quello della Golf a benzina o diesel. Ma nel passaggio tra il gas e la benzina che cosa succede? Come avete intuito, è l’auto a scegliere di utilizzare per primo il combustibile allo stato gassoso. Quando si esaurisce la bombola, la Golf passa automaticamente alla combustione della benzina. Senza che possiate notare alcun cambiamento. Ve ne accorgerete solamente perché l’indicatore del serbatoio del gas sarà finito sullo zero e sul display centrale dell’auto comparirà una notifica. Nel frattempo, sul display multifunzionale al centro dell’auto, il navigatore vi chiederà se vi deve condurre al distributore di gas più vicino. O meglio ai distributori di gas più vicini. Non vi resterà che scegliere quello più comodo lungo il vostro percorso. E con meno di 15 euro rifarete il pieno. Dopo circa 350 km. Sì, ma l’auto? La Golf non farà una piega. E con essa nemmeno le vostre capacità di guida. La Golf Variant TGI assicura prestazioni analoghe alla GTI, sia nell’uso a gas che quando va a benzina. E vi assicuro che tira via veloce. In salita sfrutta bene i 110 cavalli di potenza. Nel misto è altrettanto veloce. In sorpasso vi sorprenderà per la ripresa e la conseguente sicurezza di guida. Nonostante il modello Variant sia sensibilmente più grande della Golf tradizionale, la tenuta di strada è davvero da assetto sportivo. E migliora ancora a pieno carico. Le sospensioni infatti sono studiate per sostenere un’auto familiare. Una sorta di Golf SW. Ma non per questo si riduce la proverbiale maneggevolezza. E nemmeno la precisione di guida della vettura. Alla quale concorre l’ottima presa del volante. e che è agevolata dal differenziale autobloccante elettronico XDS. Per la sicurezza, è dotata di tutti gli accorgimenti per la sicurezza attiva e passiva, la guida assistita, il parcheggio assistito. Automatici pure l’attivazione dei fari, potenti e selettivi, e del tergicristallo. Mentre display e computer di bordo si sincronizzano con l’apposita applicazione per smartphone Apple o Android. Avevamo provato una Golf Variant diesel tre anni fa: il modello precedente. Ma questo modello va ancora oltre. E, soprattutto, particolare non trascurabile in quest’epoca, l combustione a gas produce un basso livello di inquinamento. Una prova sui consumi? Abbiate la pazienza di attendere il n.93 di #charlieinauto. E l’affidabilità con fondo sdrucciolevole? Per assecondarvi abbiamo infilato alcuni sterrati nella #RivieraFriulana tra Ronchis e Rivignano e la #Golf Variant TGI non si è fatta sorprendere. e ha mantenuto la silenziosità che la caratterizza assieme al confort. La frenata è morbida ma sicura, la  tenuta di strada con un buon margine di sicurezza anche sullo sterrato. Sul bagnato non cambia nulla: pneumatici affidabili e l’auto che non si scompone nemmeno nelle grandi pozzanghere, con il tergicristallo che ci assicura buona visibilità. #charlieinauto92

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#Testdrive di un’auto per tutti facile e divertente da guidare

Con #FiatTipo 5 porte ed SW S design cerchiamo il fresco tra il verde e le valli del #Tarvisiano Capacità di carico e confort per i passegeri con tutte le dotazioni più attuali ‘Es… tate’! Così fa una popolare canzone, che ci fa anticipare l’arrivo della nuova stagione. Che peraltro le condizioni metereologiche hanno già anticipato. Perciò, cerchiamo un po’ di frescura in montagna. Anche per vedere fino a dove si spinge l’affidabilità della #FiatTipo SW 1600 da 110 CV S design. Bianco ghiaccio, il suo colore ci ispira l’avvicinamento delle nevi perenni. Ma, a nordest, si ritrovano soltanto in quota. Molto in alto. Dove l’auto non si può arrampicare. Così scegliamo una vallata. Nel Tarvisiano. Il tratto da percorrere in autostrada, la A28, è sufficientemente lungo per studiarne i consumi. Così, fissiamo il cruise control a 130 km/h. Sarà anche vero che dovremo considerare una tolleranza di qualche km in meno di velocità rispetto a quella indicata dal contachilometri. Ma ci proviamo ugualmente, perché rappresenta comunque un utile riferimento. Utile anche per chi utilizza la vettura. Serve a sapersi regolare e a imparare a guidare ottimizzando i consumi e il rendimento e le potenzialità della propria auto. Dopo il casello di Carnia, l’autostrada sale progressivamente, e ciò renderà più obiettiva la media dei consumi indicata dallo strumento della Tipo. Usciamo a Tarvisio, o meglio, a Camporosso. A noi piace sempre considerare il consumo dei km con un litro, secondo la consuetudine latina. Così la #FiatTipSW si conferma risparmiosa e a 130 km/h di velocità costante percorre 20 km con un litro. Pero a bordo: 3 persone. fuori dal casello, raggiungiamo Camporosso. Poche settimane fa, qui era tutto ricoperto di neve. Oggi il paesaggio, irradiato dal sole, è verde e rigoglioso. La strada è in salita e la Tipo la affronta con agilità e decisione. Come ci aspettavamo. È ora di pranzo e facciamo una tappa. L’ultima volta avevamo percorso questa stradina con un fuoristrada. Ma ce l’avrebbe fatta comodamente anche la #TipoSW. Arriviamo alla baita-trattoria. Il goulash con una birra, perché in montagna, di vigneti, almeno nel tarvisiano, non ne vediamo. Poi il relax sul pratone, con il sole che scalda l’aria frizzante. Pausa finita e si riparte. La meta. Inevitabilmente la vicina Val Saisera. Paradiso dei fondisti, d’inverno è interamente innevata. La pista sull’intera vallata misura oltre quasi venti chilometri. E si sviluppa nel sottobosco, lungo il torrente, scavalca la strada e si spinge fino a pochi passi dall’acqua giacciata. Poi sale per raggiungere la Malga del tedesco. Da lì si apre la #Piana dell’Angelo. E si comincia a scrutare l’imponente scenario dello Iof Fuart e dei potenti contrafforti che rendono la valle del torrente Saisera una valle chiusa. Cominciamo la salita. Il cambio della #TipoSW è ben distribuito. Le marce ci consentono di spingere l’auto anche in salita, anche all’uscita dalle curve più strette. Nella ripresa dei tratti in salita. La malga oggi è chiusa. Allora saliamo fino all’origine della vallata, oltre la polveriera in disuso. Strada ripida, alcune curve più secche, un ponte e arriviamo al parcheggio utilizzato d’inverno dai fondisti, d’estate dagli escursionisti che, da qui, si inerpicano lungo i sentieri, fino ai rifugi soprastanti. Il paesaggio è impagabile. Da un lato non riusciamo a spingere lo sguardo fino in fondo alla vallata. Che ci svelerebbe diversi esemplari di fauna selvatica. Che là dentro trovano un riparo sicuro e d’inverno potremmo raggiungere con gli sci da fondo ai piedi o con le ciaspole, le racchette. Pur prestando molta attenzione alle rigide temperature del posto. Dall’altro, spingiamo lo sguardo fino al Santuario del Monte Lussari. E questa mulattiera? La sensazione è che si trasformi in un sentiero poche decine di metri dopo. Così abbandoniamo l’impresa. E ci godiamo ancora un po’ il paesaggio che ci circonda che per la natura stessa del luogo si è conservato intatto da secoli. Forse da millenni. Poi scendiamo a valle. Non senza testare i freni e l’assetto dell’auto. La #FiatTipo SW ci conferma ciò che ci aspettavamo: maneggevole, sicura, veloce. I freni tengono bene anche dopo la lunga discesa. E ora che siamo ritornati a Valbruna? Un salto in pasticceria, per una fetta di crostata, o di strudel, o un dolce della vallata. Con un the o con la cioccolata calda. In serata imbocchiamo l’autostrada per rientrare. Ormai sappiamo come comportarci anche con il modello ‘familiare’ della nuova Tipo. Test completato con risultati nelle attese. La SW sembra studiata per fidelizzare il conducente: maneggevole, confortevole, comoda con una buona capacità di carico, con consumi contenuti. Ma ci manca di provare la berlina… #charlieinauto91  

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#Testdrive di un’auto per tutti facile e divertente da guidare

Con #FiatTipo 5 porte ed SW S design cerchiamo il fresco tra il verde e le valli del #Tarvisiano Capacità di carico e confort per i passegeri con tutte le dotazioni più attuali ‘Es… tate’! Così fa una popolare canzone, che ci fa anticipare l’arrivo della nuova stagione. Che peraltro le condizioni metereologiche hanno già anticipato. Perciò, cerchiamo un po’ di frescura in montagna. Anche per vedere fino a dove si spinge l’affidabilità della #FiatTipo SW 1600 da 110 CV S design. Bianco ghiaccio, il suo colore ci ispira l’avvicinamento delle nevi perenni. Ma, a nordest, si ritrovano soltanto in quota. Molto in alto. Dove l’auto non si può arrampicare. Così scegliamo una vallata. Nel Tarvisiano. Il tratto da percorrere in autostrada, la A28, è sufficientemente lungo per studiarne i consumi. Così, fissiamo il cruise control a 130 km/h. Sarà anche vero che dovremo considerare una tolleranza di qualche km in meno di velocità rispetto a quella indicata dal contachilometri. Ma ci proviamo ugualmente, perché rappresenta comunque un utile riferimento. Utile anche per chi utilizza la vettura. Serve a sapersi regolare e a imparare a guidare ottimizzando i consumi e il rendimento e le potenzialità della propria auto. Dopo il casello di Carnia, l’autostrada sale progressivamente, e ciò renderà più obiettiva la media dei consumi indicata dallo strumento della Tipo. Usciamo a Tarvisio, o meglio, a Camporosso. A noi piace sempre considerare il consumo dei km con un litro, secondo la consuetudine latina. Così la #FiatTipSW si conferma risparmiosa e a 130 km/h di velocità costante percorre 20 km con un litro. Pero a bordo: 3 persone. fuori dal casello, raggiungiamo Camporosso. Poche settimane fa, qui era tutto ricoperto di neve. Oggi il paesaggio, irradiato dal sole, è verde e rigoglioso. La strada è in salita e la Tipo la affronta con agilità e decisione. Come ci aspettavamo. È ora di pranzo e facciamo una tappa. L’ultima volta avevamo percorso questa stradina con un fuoristrada. Ma ce l’avrebbe fatta comodamente anche la #TipoSW. Arriviamo alla baita-trattoria. Il goulash con una birra, perché in montagna, di vigneti, almeno nel tarvisiano, non ne vediamo. Poi il relax sul pratone, con il sole che scalda l’aria frizzante. Pausa finita e si riparte. La meta. Inevitabilmente la vicina Val Saisera. Paradiso dei fondisti, d’inverno è interamente innevata. La pista sull’intera vallata misura oltre quasi venti chilometri. E si sviluppa nel sottobosco, lungo il torrente, scavalca la strada e si spinge fino a pochi passi dall’acqua giacciata. Poi sale per raggiungere la Malga del tedesco. Da lì si apre la #Piana dell’Angelo. E si comincia a scrutare l’imponente scenario dello Iof Fuart e dei potenti contrafforti che rendono la valle del torrente Saisera una valle chiusa. Cominciamo la salita. Il cambio della #TipoSW è ben distribuito. Le marce ci consentono di spingere l’auto anche in salita, anche all’uscita dalle curve più strette. Nella ripresa dei tratti in salita. La malga oggi è chiusa. Allora saliamo fino all’origine della vallata, oltre la polveriera in disuso. Strada ripida, alcune curve più secche, un ponte e arriviamo al parcheggio utilizzato d’inverno dai fondisti, d’estate dagli escursionisti che, da qui, si inerpicano lungo i sentieri, fino ai rifugi soprastanti. Il paesaggio è impagabile. Da un lato non riusciamo a spingere lo sguardo fino in fondo alla vallata. Che ci svelerebbe diversi esemplari di fauna selvatica. Che là dentro trovano un riparo sicuro e d’inverno potremmo raggiungere con gli sci da fondo ai piedi o con le ciaspole, le racchette. Pur prestando molta attenzione alle rigide temperature del posto. Dall’altro, spingiamo lo sguardo fino al Santuario del Monte Lussari. E questa mulattiera? La sensazione è che si trasformi in un sentiero poche decine di metri dopo. Così abbandoniamo l’impresa. E ci godiamo ancora un po’ il paesaggio che ci circonda che per la natura stessa del luogo si è conservato intatto da secoli. Forse da millenni. Poi scendiamo a valle. Non senza testare i freni e l’assetto dell’auto. La #FiatTipo SW ci conferma ciò che ci aspettavamo: maneggevole, sicura, veloce. I freni tengono bene anche dopo la lunga discesa. E ora che siamo ritornati a Valbruna? Un salto in pasticceria, per una fetta di crostata, o di strudel, o un dolce della vallata. Con un the o con la cioccolata calda. In serata imbocchiamo l’autostrada per rientrare. Ormai sappiamo come comportarci anche con il modello ‘familiare’ della nuova Tipo. Test completato con risultati nelle attese. La SW sembra studiata per fidelizzare il conducente: maneggevole, confortevole, comoda con una buona capacità di carico, con consumi contenuti. Ma ci manca di provare la berlina… #charlieinauto91  

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