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#TESTDRIVE IN LOMBARDIA: FRANCIACORTA E LAGO D’ISEO CON LA #SUBARU OUTBACK EYESIGHT

UN MODELLO RINNOVATO A VENT’ANNI DALLA PRIMA USCITA SEMPRE MODERNO SICURO VERSATILE E CONFORTEVOLE L’AUTO CHE VA DA SOLA? C’E’ GIA’: IL DISPOSITIVO EYESIGHT PERMETTE DI GUIDARE SOLO CON IL VOLANTE DIMENTICANDO I PEDALI CON UN SISTEMA CHE EVITA GLI OSTACOLI E LE USCITE DI STRADA Non c’è due senza tre. Il nostro feeling con Subaru era sbocciato nel 1988, sulle piste erbose da sci del Piancavallo, in occasione del rally omonimo, con la L-Serie 1 8 GL 4WD. Navigatore: Maurizio Perissinot. Già allora Subaru era un fuoristrada travestito da auto familiare. Bella non era, ma ne avremmo ben presto scoperto le doti d’avanguardia, grazie alla consulenza del navigatore della Squadra Lancia. Avremmo poi riallacciato l’amicizia con la casa delle Pleiadi con Forester, quasi vent’anni dopo. Testandola nel Friuli Venezia Giulia e nella Riviera friulana. Forester è un fuoristrada di carattere, con un design più schematico. Consono anche all’uso in attività specifiche, quali sono quelle delle Guardie forestali e delle forze dell’ordine o dei Vigili del fuoco. Capace di affascinare anche il pubblico femminile. Ora toccava a Outback, il SUV di gamma medio-alta della Subaru. Che racchiude in sé prestazioni, versatilità, potenza nel fuoristrada come sulle strade di ogni giorno, uno stile accattivante, confort, e una guida rilassante, ma all’occorrenza sportiva. Per averla a disposizione, abbiamo raggiunto Milano in occasione di #EXPO2015. Anche in questo caso, non avevamo avuto il tempo di sfogliare il libretto delle istruzioni. E così, dall’officina di servizio della Casa giapponese ai grandi parcheggi di Arese e Rho, ci siamo spostati lentamente, per poter prendere dimestichezza con il mezzo. Soprattutto per poter prendere confidenza con gli accorgimenti di sicurezza d’avanguardia dei quali è dotata. La prima cosa che c’ha colpito, erano infatti i due dispositivi piazzati ai lati dello specchietto retrovisore. In precedenza, li avevamo visti a bordo delle Subaru della Polizia Stradale, scambiandoli per apparati autovelox. Mentre si tratta degli occhi di Outback Eyesight.   SI CHIAMA SEMPRE OUTBACK MA DOPO VENT’ANNI E’ PARENTE ALLA LONTANA DELLA PRIMA SERIE   Outback, è un modello che si rinnova da vent’anni. Il primo, della serie Legacy, fu infatti presentato nel 1995. Circa 1500 kg di peso: leggera per la compattezza che la caratterizza e per la sua affidabilità. Il che, le permette di sfoderare la grinta, ma anche la duttilità necessarie a un vero fuoristrada. Siamo arrivati alla quinta generazione dell’ Outback. Oggi, l’auto è infatti addolcita nelle forme, è ricca di dotazioni di serie, e come altre vetture della gamma Subaru si distingue per un ottimo rapporto qualità-prezzo. Gli spazi interni, ampi e confortevoli, permettono anche ai nostri trasportati, pure un bimbo, di sentirsi perfettamente a loro agio. Di godersi il paesaggio circostante e la skyline del capoluogo lombardo, di Milano2, fino al quartiere dell’EXPO2015. Nel traffico, la guida di Outback è scorrevole, sicura. Precisa, e rassicurata dalla posizione di guida da SUV. ”Occhio”: Davanti a noi frenano improvvisamente. In un attimo decidiamo di schiacciare il pedale freno: troppo tardi! Outback ha già frenato da sola. Infatti, è dotata di un dispositivo radar che calcola la distanza tra le auto e i mezzi che la precedono. Se tale distanza si accorcia bruscamente, Eyesight decide di aiutarci a frenare. E se è il caso, frena autonomamente con decisione. Anche in parcheggio, l’auto è docile e maneggevole. Ci aiutano le telecamere e lo schermo touch screen sul cruscotto. In serata, dopo avere potuto visitare diversi padiglioni di @EXPO2015 per compiere un mini giro del mondo a piedi, riprendiamo l’auto che avevamo lasciato nel parcheggio di Arese, vicino all’Alfa, non senza la curiosità e il desiderio di sperimentare ancora le dotazioni di Outback. E così ci inseriamo nel flusso del traffico dell’A4. Provati dall’intensa giornata estiva all’EXPO, ci facciamo aiutare dal cruise control, che accelera e decelera per noi. Ora sì che testiamo davvero Eyesight! Dalla corsia di sorpasso rientriamo in quella di scorrimento, senza rallentare: a questo ci pensa la Subaru, senza chiedercene il consenso. Infatti, se desiderate godervi una guida sicura, anche se per la mente vi frullano pensieri o grattacapi, o anche cose e situazioni piacevoli, vi potete affidare agli automatismi di Outback. Senza esagerare però. E consapevoli del fatto che, comunque, essi si possono anche escludere. UN SUV CHE SI ADEGUA ALLE CONDIZIONI DEL TRAFFICO Per guidare in sicurezza questa Subaru, una volta programmato il particolare sistema di cruise control, basta infatti togliere il piede dal pedale dell’acceleratore (ce ne sono solo due perché il cambio è automatico e non c’è la frizione), e Outback adegua la nostra velocità a quella di chi ci precede. Per esempio, proviamo a ritornare in sorpasso senza toccare nient’altro che il volante: ci affacciamo alla corsia accanto alla nostra, e quando ci inseriamo nella nuova carreggiata l’auto riaccelera da sola. E si riposiziona alla velocità che noi avevamo impostato in precedenza. Riproviamo il giochino più e più volte, per verificare che si replichi con la stessa efficacia: corsia di marcia, corsia di sorpasso, ecc… Fa tutto lei. Ora, pensiamo di fare una sosta al grill per un caffè. Ma becchiamo una coda: sono le 1:30! E ci aspetta ancora un po’ di strada prima di raggiungere un bel letto e poter riposare. Riusciamo a raggiungere l’uscita per il grill. E dopo pochi minuti di relax usciamo dal bar dell’area di servizio corroborati da uno schiumoso espresso, e ci appoggiamo alla portiera della nostra auto: ‘clock’! E’ vero. Dimenticavo di raccontarvelo: come in tante auto di categoria medio alta, anche Outback non ha la toppa della chiave per l’accensione; manca anche nelle portiere. È infatti sufficiente avvicinare la chiave alla port,a sia dal lato di guida che da quello del passeggero, perché si sblocchi la sicura e si possano aprire le portiere. Anche tenendo la chiave in tasca, o nella borsetta. Così come basta appoggiarla all’interno della vettura perché, premendo il pulsante dell’accensione e contemporaneamente il pedale del freno, il motore si metta in moto. Dunque, saliamo a bordo rassicurati da questa ulteriore e pratica automazione, per ritrovare un

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#SUBARU FORESTER PREMIATA IN CANADA CON ‘TOP SAFETY PICKS PLUS 2015’ PER LA SICUREZZA

#TESTDRIVE: UN VERO FUORISTRADA OTTIMAMENTE CAMUFFATO PER OFFRIRE PRESTAZIONI E CONFORT EREDE DELLE PRIME 4X4 CHE GIA’ NEGLI ANNI 80 CONSENTIVANO DI CORRERE SULLE PISTE DA SCI La prima volta che ho guidato una Subaru 4 WD è stato al Rally internazionale del Piancavallo,  del quale sono stato addetto stampa per le prime dieci edizioni. Il ricordo di quell’esperienza mi ritrasmette l’emozione di allora. C’erano alcune Subaru a disposizione dello staff della gara nella montagna pordenonese e in Carnia. Che era guidato, tra gli altri, dall’indimenticabile Maurizio Perissinot. ‘Iccio’, così lo chiamavamo, era un copilota della Lancia Rally e del gruppo Fiat. Che a fine gara, dopo le premiazioni, era l’edizione 1983, mi disse: -“dai Carlo, andiamo a provarla”… Il percorso che ‘Iccio’ aveva scelto per me era una delle piste da sci della località turistica della montagna pordenonese. Fortunatamente, o forse no, non era innevata perché eravamo a settembre. Ricordo ancora che l’auto, che era a una delle prime uscite, era una SW. Il primo, o uno dei primi esempi di auto stradali a quattro ruote motrici. Così abbiamo provato questa ‘giardinetta’, che era una via di mezzo tra un’auto sportiva e una familiare, con un po’ di rincorsa in salita. E quando la situazione si stava facendo complicata, perché mi rendevo conto che eravamo saliti di qualche centinaio di metri, e che tra noi i la fine della pista c’era soltanto il declivio erboso, ‘Iccio’, senza neanche scomporsi, mi disse: -“Problemi Carlo? Sterza e scendiamo”. Onorato della fiducia del coequiper iridato, che mi aveva accompagnato in quella che sarebbe potuta diventare una insana avventura, per un giovane rallysta-giornalista come me, fidandomi a mia volta cecamente di lui, ho eseguito perfettamente la manovra. Imboccando la discesona della pista. D’altro canto, avevo capito che arrivati a quel punto, non avevo alternative. LA PRIMA VOLTA …VERSO IL VUOTO Ed è stato come la prima volta al ‘salto’ delle rive del torrente Cormor, alle porte di Udine: la palestra dei fuoristradisti, in moto, degli anni ‘60/’70, come me. Quando mi sono trovato per la prima volta in cima al ripidissimo discesone con la mia Beta 125 enduro, confesso che per un attimo avrei voluto ritornare sui miei passi, pardon, sui miei solchi. Ma poi, dopo quella prima volta, nulla mi avrebbe fermato. Così è stato con Subaru. Tanto che, dopo le prime decine di metri, la discesa era talmente ripida che ho avuto la tentazione di toccare i freni, ovviamente a disco ai quali non ero abituato. E l’auto cominciato a staccare il retrotreno da terra, per effetto della forza di gravità. In tutta serenità, ‘Iccio’ mi ha esortato:-“Beh, accelera no”. Così, forse, è cominciata la mia dimestichezza con le discese, sterrate, erbose, asfaltate… Perché da quel momento, tutto, al volante, mi sembrava più logico: avevo trovato l’auto che sfida, vincendo, le leggi della fisica. Da allora sono passati trent’anni. La casa delle Pleiadi, la costellazione celeste raffigurata nel marchio giapponese, da allora ha consolidato la sua supremazia nel fuoristrada sicuro, comodo, elegante. Ottimizzando in particolare l’allestimento interno. L’esperienza, il tempo, e miliardi di km percorsi dai propri clienti e dai suoi collaudatori, sono serviti per ottimizzare i prodotti della sua gamma di qualità. Forester, significa Suv che si arrampica quasi …sui muri, con un prezzo d’acquisto e di gestione ragionevoli. UN POTENTE FUORISTRADA TRAVERSITO DA AUTO Ma anche vettura potente, di classe superiore. Si può scegliere la versione più adatta alle proprie necessità, alle attese, e …alle disponibilità economiche. Infatti, tra la versione 2000 e quella 3500, da 148 a 170 cv di potenza, il prezzo di listino quasi raddoppia. Ma racchiude tutta una serie di migliorie, accorgimenti per ottimizzare il confort, arricchire l’allestimento, che ne fanno elevare ulteriormente la qualità. L’avete mai guidata? All’inizio avevamo un po’ di ritrosia: si tratta di un SUV, o di un vero fuoristrada? L’enigma si sarebbe dissolto dopo poche decine di km. La guida di Forester è docile: asseconda i comandi del guidatore. L’auto, si intrufola quasi come un’utilitaria tra le stradine strette. Ma se si schiaccia il pedale, il SUV sprigiona di colpo la potenza che, all’occorrenza, gli consente di superare pendenze da brivido. Tutto questo, nel massimo confort. Come se stessimo guidando un’auto berlina di dimensioni medio-grandi. PROVIAMOLA! Quando ci hanno affidato l’auto, non avevamo fatto troppe domande a chi ce l’ha consegnata. Se non quelle di base sulla regolazione del sedile di guida. Che è completamente automatizzata, e comandata da due regolatori per le tre funzioni. I sedili, all’occorrenza, sono riscaldabili. Abbiamo preso in mano la chiave? Che farne? Abbiamo realizzato che è sufficiente che essa si trovi nella vettura, per poter attivare il pulsante di accensione del motore, mentre si tiene premuto il pedale del freno. Questo, perché Forester ha il cambio automatico, o manuale/sequenziale, con i comandi al volante. Che ci permettono di utilizzare i rapporti più vantaggiosi nel fuoristrada. Usciamo dal parcheggio aiutati dalla telecamera posizionata in coda, E proviamo a divincolarci nel traffico extraurbano. Realizzata da maestri del 4×4, Forester è molto docile e scattante. Se poi nel misto-stretto vogliamo tenere giù il pedale, e abbiamo attivato il 4×4, il gioco è fatto: è perfettamente incollata alla strada. Ci parlano di un sistema frenante d’avanguardia che ne ha fatto l’auto dell’anno in Canada e in Russia. Per errore facciamo un piccolo esperimento: ci scappa di pigiare appena sul freno con il piede sinistro, quasi fosse la frizione. Meno male che eravamo saldamente trattenuti dalle cinture: l’auto si è fermata poco oltre il punto sul quale si trovava quando abbiamo toccato il pedale del freno. I consumi, basta non esagerare con l’acceleratore, sono nella norma. E il fuoristrada? Beh, non potevamo non tornare sul Piancavallo per imboccare una delle poche strade alpine concesse dai regolamenti ambientali. Sembrava che Forester fosse nata su quei percorsi. DALLE DOLOMITI FRIULANE AI PERCORSI LAGUNARI E FLUVIALI Da lì abbiamo provato a scendere lungo una delle prove speciali del Rally del Piancavallo, ora percorsa dalle auto del Piancavallo dedicato alle auto storiche.

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PERCHE’ APRIRE UN BLOG? PER CONIUGARE PROVE DI MEZZI A MOTORE E LA SCOPERTA DEL TERRITORIO

Perché aprire un blog? Per poter scambiare con una platea in parte sconosciuta opinioni, pareri, esperienze. Acquisire conoscenza e cognizioni nuove. Su che cosa? Soprattutto su un argomento che mi appassiona da sempre. Da quando, bambino, mio padre mi permise di sedermi al volante della Fiat 750, non 600 badate bene perché aveva qualche cavallo in più di potenza. E mi fece stringere il volante. Poi, in una piazza della città arrivarono delle automobiline con motore a scoppio del Club di Topolino. E non riuscivo a staccarmene. Mentre gli zii emigrati in Francia al rientro per le vacanze estive mi portavano le riviste di auto e motociclismo in francese. Forse, dunque, la passione per i motori me l’hanno trasmessa loro. E si è rafforzata nel tempo. Sta nel DNA di chi è cresciuto in un’epoca nella quale la radio, i giornali quotidiani, le prime trasmissioni televisive, i primi rotocalchi trasmettevano l’alea di imprese epiche: i primi traguardi dell’uomo con i motori, su due o quattro ruote. Ingigantendone la portata, ma forse rendendone in modo realistico la reale dimensione. Perché charlieinauto? ‘Charlie’, ovviamente Carlo, era il soprannome con il quale le prime fan del Motoclub mi incitavano quando correvo nell’enduro. Prima nella regolarità moticiclistica. E sapete come si chiamava il club, con sede nel cuore della città? ‘El cai’, che i lingua friulana significa lumaca… Qualche coppa, poi il progresso che galoppava già più veloce di noi fece arrivare il grande rallysmo sulle strade delle montagne vicine, dove la sera andavo con gli amici ad allenarmi su percorsi interamente sterrati. E il buio della notte era squarciato dai bagliori dei Carello Sirio o Megalux. E il silenzio della montagna del rombo del quattro cilindri della 124 Abarth, del suono pieno e rassicurante dei sei cilindri Ferrari della Stratos, dalla pressione sibilante dell’Alfa GTV, dal ritmo metallico del motore raffreddato ad aria delle Porsche. E ogni passaggio dei campioni di allora era una lezione di stile di guida: Munari, Ballestrieri, Pregliasco, Verini, il povero Cambiaghi, Bacchelli, Bray, Pasutti, l’indiano Metha, Trombotto, Paganelli… Poi, l’arrivo delle prime radio ‘pirata’, perché ancor prive di permessi di radioemissione. Ed ecco le prime trasmissioni a tema: ‘Pole position’, ‘Canale 49 motori’… Poi Autosprint, Rombo. Ma dopo il terremoto che colpì il Friuli il lavoro si sarebbe sviluppato su altri versanti, istituzionali, e su argomenti meno ‘rombanti’. Ma la passione, quella vera, non si può estinguere. E pur avendo sempre continuato a coltivare il giornalismo motoristico, il volante, in mano, l’ho tenuto per viaggiare e girare per lavoro: credo per quasi 3 milioni di km calcolando le auto impiegate moltiplicate per il tempo trascorso dalla patente A, a sedici anni, la B a diciotto e qualche mese. Ed ecco, di recente, da alcune emittenti televisive del Nordest, l’invito per creare una trasmissione sulla cultura del territorio. E per percorrerlo, anche in auto. E inserirvi qualche test drive. Che proprio questo blog potrà contribuire a divulgare ulteriormente e a renderne partecipi altri appassionati. Charlieinauto

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#TESTDRIVE: IL RITORNO DI UN MITO – DALLA 500 ALLA #CINQUECENTO VIAGGIARE COMODI E SICURI BASSI CONSUMI BUONE PRESTAZIONI CONFORT ADEGUATO E UN LOOK MODERNO ANTIAGE PER LA CINQUECENTO L NUMEROSI GLI ELEMENTI DI PREGIO E UNA GUIDA MODERNA E RASSICURANTE È da un po’ che è presente sulle strade, ma il fascino che ha saputo trasmettere fin dal suo esordio, poi amplificato dalla versione L, esaltato da una campagna di lancio importante, che p ripresa in questi giorni, non ci può esimere dal provarla per voi, che non avete ancora avuto la fortuna di salire a bordo della utilitaria, poi divenuta anche grande, della Casa nazionale. Dalla sua comparsa sulle strade italiane, la Fiat Cinquecento ha suscitato subito curiosità, aspettativa, ammirazione, affetto da parte di quanti avevano vissuto l’era della Fiat 500, negli anni ’60. Ma anche simpatia da parte dei più giovani, e in particolare dei più piccini. Il muso simpatico, che ricorda i fumetti di Topolino, e le dimensioni contenute l’avevano da subito resa simpatica ai bimbi. In realtà, la replica, in grande, della Fiat 500, cinquant’anni dopo, svela una linea elegante e grintosa. In sintonia con le caratteristiche della vettura, anche oggi di dimensioni compatte, duttile in città, ma adatta anche ai lunghi percorsi. La prima volta che ci siamo saliti a bordo è stato il caso… in un kart dromo della Riviera Friulana volevamo incontrare un vecchio amico tuttora presente nei rally: “Rudy”, al secolo Roberto Dal Pozzo, già navigatore di Bray, Lucky, Toni Fassina e di altri piloti degli anni ’70, ’80, ’90. L’occasione? Eccellente: un contest per scegliere un equipaggio destinato a correre in Costa Smeralda in una gara internazionale. La sfida, degli aspiranti piloti e copiloti, si giocava proprio sulle Fiat Cinquecento. Reincontrate alcune altre vecchie conoscenze del rallismo italiano, ‘Rudy’ ci ha detto: -“Facciamo un giro in pista”. Così abbiamo provato l’emozione di correre su un percorso nuovo, guidati dalle ‘note’ di un’icona del mondo dei motori. Il ‘maestro’ dei copiloti: ‘Rudy’. La macchina, docile e maneggevole, risponde agilmente alle sollecitazioni nelle staccate, supera come da copione le chicane. Certo, il modello che avevamo per mano avrebbe avuto bisogno di un po’ di cavalli in più per farci sentire con ancor maggiore realismo nei panni del pilota. Ma anche così, con l’auto di serie, è stato possibile apprezzare la buona posizione di guida, adatta anche per l’uso sportivo. Una buona frenata, anche se, per non sfigurare con uno dei nostri ‘miti’ del passato e di oggi, ‘Rudy’, è una delle funzioni della Cinquecento che abbiamo testato di meno. L’aspetto della Cinquecento è davvero simpatico. Perché ricalca con classe e stile moderno le forme della mitica Fiat 500. La si riconosce subito, anche da lontano, nello specchietto retrovisore, dai fanali: imitano perfettamente quelli della 500 degli anni ’60. Certo, con altre lampade e un’efficacia diversa. Poi, sul nostro cammino, è arrivata la CINQUECENTO L. Sicilia: aeroporto di Palermo. Un trasferimento di notte fino a Castelbuono, sulla montagna alle spalle del suggestivo borgo marinaro di Cefalù, ci permette di apprezzarne la grande capacità di carico. I generosi spazi interni. La comodità dei sedili. La qualità delle rifiniture. La simpatia del cruscotto e della strumentazione, con la radio-navigatore a display del tipo ‘touch screen’ centrale, che riprende le forme di quello della vecchia 500. Le ruote di dimensioni maggiorata rispetto alla versione base, quelle in lega, ci hanno consentito di prendere subito dimestichezza con la sua stabilità e la precisione di guida. Anche in un pur breve percorso di montagna. Il risveglio nell’accogliente agriturismo Bergi, fattoria didattica-biologica, e una colazione tutta naturale, ci hanno fatto aprire gli occhi sul paesaggio circostante: ci trovavamo proprio sotto le Madonie. Scendendo in strada, poche centinaia di metri più avanti abbiamo incontrato il cartello con scritto Targa Florio, e l’indicazione di un paio di tracciati da poter seguire, sulle strade già affrontate dai grandi campioni del volante. È lì che abbiamo provato la tenuta di strada, la maneggevolezza, la versatilità di un’auto di dimensioni, stavolta non da utilitaria, ma da piccolo SUV, che non si è lasciata intimidire dalla varietà delle strade, dalle rampe in salita, dalle discese guidate. Al rientro al nord abbiamo provato un’altra L, ma con le ruote più piccole. Questa volta con l’intenzione di fare attenzione a consumi, a un uso più familiare della Cinquecento. Confermate le ottime capacità di carico, ed è bene saperlo, esiste anche la versione Lounge, ancora più lunga e spaziosa, ci siamo trovati un po’ a disagio per i primi KM percorsi in autostrada. A causa delle ruote, forse sottodimensionate per questo modello, ma comunque di serie, l’auto ci ha trasmesso una sgradevole sensazione. Forse acuita dalla nostra consuetudine di guida con l’assetto ‘Alfistico’: tenendo la mano sinistra in alto sul volante, comportamento da non imitare nella guida di ogni giorno, per dedicare l’uso della mano destra alla leva del cambio, che è centrale e all’altezza giusta, la macchina tendeva a oscillare da un lato. Poi dall’altro. Come un pendolo. Un po’ come accade guidando per la prima volta un motoscafo dotato di una sola elica centrale. Riposizionando le mani nella classica posizione delle 4 – 10, abbiamo potuto apprezzare la sicurezza di guida della Cinquecento. La sorpresa più gradevole è arrivata dopo qualche giorno d’uso lungo le strade della Riviera Friulana: la lancetta del serbatoio stentava decisamente a scendere. E in effetti, il consumo medio dell’auto era ben superiore ai 20 KM/l. E al giorno d’oggi si tratta di un buon risultato. Anche per quanto riguarda la L, ci siamo affezionati alla sua linea, alla scelta concreta e azzeccata dai volumi e degli spazi. Alla simpatia della linea che ricalca, in maxi, quella della sorella più anziana, la 500 Familiare. Con la quale, da ragazzi, ci divertivamo a fare le gare di sbandata, che all’epoca, plagiati dal periodico Il Pilota e dalle gesta dei driver francesi come Androuet e Darniche, chiamavamo ’derapage’. Certo, perché la Fiat 500 era a trazione posteriore. Mentre la Fiat Cinquecento, anche la

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APRIRE UN BLOG? PER CONIUGARE TEST DRIVE CON LA CONOSCENZA DEL TERRITORIO

Perché aprire un blog? Per poter scambiare con una platea in parte sconosciuta opinioni, pareri, esperienze. Acquisire conoscenza e cognizioni nuove. Su che cosa? Soprattutto su un argomento che mi appassiona da sempre. Da quando, bambino, mio padre mi permise di sedermi al volante della Fiat 750, non 600 badate bene perché aveva qualche cavallo in più di potenza. E mi fece stringere il volante. Poi, in una piazza della città arrivarono delle automobiline con motore a scoppio del Club di Topolino. E non riuscivo a staccarmene. Mentre gli zii emigrati in Francia al rientro per le vacanze estive mi portavano le riviste di auto e motociclismo in francese. Forse, dunque, la passione per i motori me l’hanno trasmessa loro. E si è rafforzata nel tempo. Sta nel DNA di chi è cresciuto in un’epoca nella quale la radio, i giornali quotidiani, le prime trasmissioni televisive, i primi rotocalchi trasmettevano l’alea di imprese epiche: i primi traguardi dell’uomo con i motori, su due o quattro ruote. Ingigantendone la portata, ma forse rendendone in modo realistico la reale dimensione. Perché charlieinauto? ‘Charlie’, ovviamente Carlo, era il soprannome con il quale le prime fan del Motoclub mi incitavano quando correvo nell’enduro. Prima nella regolarità moticiclistica. E sapete come si chiamava il club, con sede nel cuore della città? ‘El cai’, che i lingua friulana significa lumaca… Qualche coppa, poi il progresso che galoppava già più veloce di noi fece arrivare il grande rallysmo sulle strade delle montagne vicine, dove la sera andavo con gli amici ad allenarmi su percorsi interamente sterrati. E il buio della notte era squarciato dai bagliori dei Carello Sirio o Megalux. E il silenzio della montagna del rombo del quattro cilindri della 124 Abarth, del suono pieno e rassicurante dei sei cilindri Ferrari della Stratos, dalla pressione sibilante dell’Alfa GTV, dal ritmo metallico del motore raffreddato ad aria delle Porsche. E ogni passaggio dei campioni di allora era una lezione di stile di guida: Munari, Ballestrieri, Pregliasco, Verini, il povero Cambiaghi, Bacchelli, Bray, Pasutti, l’indiano Metha, Trombotto, Paganelli… Poi, l’arrivo delle prime radio ‘pirata’, perché ancor prive di permessi di radioemissione. Ed ecco le prime trasmissioni a tema: ‘Pole position’, ‘Canale 49 motori’… Poi Autosprint, Rombo. Ma dopo il terremoto che colpì il Friuli il lavoro si sarebbe sviluppato su altri versanti, istituzionali, e su argomenti meno ‘rombanti’. Ma la passione, quella vera, non si può estinguere. E pur avendo sempre continuato a coltivare il giornalismo motoristico, il volante, in mano, l’ho tenuto per viaggiare e girare per lavoro: credo per quasi 3 milioni di km calcolando le auto impiegate moltiplicate per il tempo trascorso dalla patente A, a sedici anni, la B a diciotto e qualche mese. Ed ecco, di recente, da alcune emittenti televisive del Nordest, l’invito per creare una trasmissione sulla cultura del territorio. E per percorrerlo, anche in auto. E inserirvi qualche test drive. Che proprio questo blog potrà contribuire a divulgare ulteriormente e a renderne partecipi altri appassionati. Charlieinauto

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