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#Fiat124spider: bassa e assettata il suo abitacolo non poteva non essere …all’altezza

Una flessione per accomodarci su sedili avvolgenti e anatomici anche se scarni per risparmiare il peso anche lì Ma già dopo pochi km scopri che sono studiati per risparmiarti …gli acciacchi Sconsigliate le taglie forti. Ma non i driver alti di statura. Un conoscente di oltre un metro e 80 cm è salito a bordo e non voleva più scendere. In effetti, me l’aspettavo che fosse fatta così. E sì che non l’avevo mai vista da vicino. Né ci ero mai salito a bordo. Però, previdente, per andarla a prendere mi ero procurato un giaccone polare più moderno di quello che mi ha assecondato per oltre vent’anni, che avevo acquistato in svendita a Cortina trovandomi là per una degustazione delle Donne del vino, allora colto impreparato al freddo dell’inverno dolomitico che aveva sostituito una giornata sciroccosa. Quello nuovo ha una imbottitura meno ingombrante. Del Parka pensavo che non avrei potuto fare a meno. Quando mi hanno comunicato che dopo un mese avrei avuto a disposizione #Fiat124Spider, dopo l’immediato entusiasmo perché questa nuova esperienza mi avrebbe fatto ritornare indietro di quarant’anni, a guidare un ‘posteriore’ sportivo, man mano che si avvicinava la data della consegna sbucavano i primi dubbi, le prime perplessità. Mai più forti dell’entusiasmo. Inverno, pieno, una spider, non con l’hard top ma il tetto apribile, spazio interno, poco, non me ne andavo via da solo per avere il cambio alla guida almeno all’andata (Friuli-Milano). Tutti elementi di criticità. L’ultima volta che ero stato a Milano, più d’un anno fa, per recarmi per la terza volta all’Expo, questa ad accompagnare un gruppo di giornalisti specializzati che presiedo, non avevo provato a entrare nella city. Faceva molto caldo e il traffico dell’Expo quel giorno me lo sconsigliava. E stavolta? Nel cuore di #Milano Siamo entrati al #Motorvillage sede del parco stampa di FCA, e ho scorto un muso bianco con la calandra nera che spiccava dalle altre auto, berlina ed SW parcheggiate a spina di pesce. Sembrava una muscle car di quelle americane. Ma, accidenti, com’era bassa… Ho parcheggiato la mia auto e sono sceso con i gesti quotidiani. L’Alfa 159 non è certo alta da terra, e nemmeno i suoi sedili. MA sarei sceso ancora più in giù… Dopo avere atteso che me la tirassero a lucido, il capo della Logistica del parco stampa mi consegna le chiavi e me la indica: bianco ghiaccio, come me l’ero immaginata. Apro la portiera, leggera ma compatta, quasi come quella di una macchinina da luna park, essendo abituato a quella massiccia della 159. E guardo in giù: è davvero in basso… Mi infilo nell’abitacolo, come vedi a volte i piloti entrare nelle GT. E cerco una posizione stabile. Sono comodi ed ergonomici con le regolazioni dei sedili tutte manuali: Questione di peso Cominciamo dalle regolazioni: avanti e indietro è tutto manuale. Sempre per questioni di peso. Poi passiamo alla regolazione del volante. E della seduta del seggiolino. Innanzitutto è molto avvolgente. Quindi scopriamo che si regola soltanto sollevando o alzando con l’apposito pomello l’estremità della seduta. Per sostenere le gambe. Comunque poteva andare davvero peggio. Abbiamo indovinato a scegliere un giaccone meno imbottito. Ma attenzione. Una volta indossato non vi sarà facile toglierlo senza uscire dall’auto. D’altronde una spider nasce per la bella stagione. Il sedile del passeggero è altrettanto sportivo. Ma ha qualche regolazione in più. Compresa la possibilità di reclinarlo di qualche grado in più all’indietro, ed eventualmente schiacciare un pisolino mentre l’altro guida. Se volete liberarvi del giaccone, della giacca, sistemare la borsetta della vostra passeggera, c’è lo spazio nel quale si ripiega il tettuccio quando lo aprite. Un bauletto abbastanza profondo si trova tra i due sedili, sopra al tunnel, alle vostre spalle. Un piccolo vano sopra al tunnel. Un porta telecomando o chiave sul tunnel lato passeggero. Il bagagliaio contiene due Samsonite o trolley. Non molto di più. D’altro canto nella bella stagione si usano meno vestiti e più leggeri. Ma #Fiat124spider non è nata per questo, ma per il piacere di viaggiare con una macchina sportiva, appagante, della quale non ci si può non innamorare alla guida. Ma parlavamo del posto di guida. Acceso il cruise control imbocchiamo l’autostrada e troviamo una posizione corretta e adeguata. Dopo qualche giorno ci accorgeremo che la seduta della 124 spider è davvero ergonomica. E ci aveva corretto alcuni difetto di postura indotti da un sedile di guida apparentemente comodo, ma forse troppo. #charlieinauto Segue

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#Fiat124spider quando il vintage sfida la comodità e …la strada #charlieinauto

Accessoriata e riscaldata per scoprire il tettuccio non soltanto d’estate Le emozioni di calarsi nell’abitacolo di un’auto nella quale ripartizioni dei pesi, potenza, assetto formano un mix armonico ed estremamente appagante. Oggi facciamo un giro in #Fiat124spider … Beh, non è così semplice. Bisogna averla a disposizione!? Bene. Ce la prestano per provarla. E ora? Tutto così scontato? No! Ora viene il bello. Perché è alta meno di una spanna da terra. Una macchina per giovani sportivi. Per appassionati. Per ex racer’s. Avvicinare la chiave elettronica alla portiera già ci elettrizza. Pensare che con la sua sorella maggiore, la #Fiat124Abarth quarant’anni fa, è stata scritta la storia del rallysmo italiano e mondiale… ‘Caliamoci’ a bordo Saliamo a bordo. La portiera si chiude da sola, e fa un suono sordo. Sa di vuoto. Già è piccola, quasi meno del suo vetro. Probabilmente è leggerissima. Per infilarci nell’abitacolo, la prima volta, confesso che …ero un po’ perplesso. Quando mi ci sono calato dentro ho riprovato l’emozione di infilarmi nell’abitacolo di una 124 Abarth. Seduto, nel sedile avvolgente, mi sono tranquillizzato. Ma non da subito, perché mi stavo chiedendo come avrei fatto a guidare così, ormai abituato a stare stravaccato su una delle poltrone delle auto di oggi. E a superare gli oltre 300 km fino a casa. Con una passeggera che si sarebbe potuta lamentare. Gli ultimi Km, dei quali, avrei scoperto poi, a notte inoltrata, ma con gioia, essere completamente innevati, ancorchè vicino al mare, nella Riviera Friulana. Invece, cambio a cloche sul tunnel molto alto sul quale appoggio anche il gomito, proprio quella posizione avrebbe sciolto il mio ‘assetto’. E recuperare l’allineamento distratto da posture erronee, acquisite sia alla guida che al computer. La guida in città è anche per le signore I primi km sono stati in tensione, tra i tram che transitavano a pochi centimetri, e le strette vie del centro di Milano. Poi, ammirata e fatta ammirare dai passanti, ma anche dopo avrebbe fatto girare tutti, nostalgici e giovanissimi, via per i primi km, in autostrada. Scoprendo, fortunatamente, che a una velocità media ‘autostradale’, i consumi, di benzina ovviamente, del 1400 da 140 Cv sono ragionevoli. Pochi congegni elettronici e visivi, ma tutto quello che oggi serve è a portata di mano. E il cruscotto richiama quello dell’Abarth di quarant’anni fa, con finiture eleganti e funzionali. Così il volante, che assomiglia a quello d’epoca. Ma è dotato delle regolazioni, e dei comandi, del cruise control, delle luci, del volume e anche del controllo della connessione telefonica operata via blue toot. Fari e tergi sono anche automatici. Mentre in un punto sopra al ginocchio sinistro, dietro al volante, sullo sfondo nero del cruscotto ci sono due tastini quadrati. Uno riporta la sezione di uno pneumatico, e la scritta Set! L’altro, un’auto che sbanda e una X. Puntiamo sul secondo, e scopriamo che …premendolo, si accende un simbolo uguale in uno dei due orologi degli strumenti: disattiva il controllo elettronico di aderenza! Servirà per giocare quando incontreremo la neve. Pesi, potenza, assetto, un mix equilibrato ed esplosivo se si vuole tirare In realtà, scopriremo che l’elettronica, con un’auto che pesa circa mille kg, nella quale il tettuccio come su altre Supercar quali l’Alfa 4c si apre e chiude a mano per risparmiare peso così come con lo stesso obiettivo nelle alette parasole non c’è nemmeno l’imbottitura, la fa da padrona. Ma non del tutto. Chi ha progettato quest’auto con il telaio in acciaio e alluminio ha voluto lasciare il ‘gusto della guida’ ai suoi fortunati possessori. Innanzitutto, non lasciatevi spaventare dal fatto che si tratta di una spider, con il tettuccio fatto di niente. Anche se la lasciate all’aria aperta in una notte di brina, e seppur ritrovate il sedile alla stessa temperatura del lunotto esterno, in pochi secondi un riscaldatore regolabile a tre tacche in entrambi i sedili vi darà la calda e avvolgente sensazione di un sano tepore. Che vi consentirà, se volete anche aiutandovi con il potente impianto di riscaldamento, di viaggiare anche in inverno : con il tetto aperto! L’abbiamo fatto anche noi. L’indomani, con il sole, e ci sembrava che i passanti ci guardassero come fossimo matti. Grinta ed eleganza per mordere la strada In verità, avremmo scoperto poi, ammiravano la grinta e l’eleganza della nuova Fiat 124 Spider Lusso. Color ghiaccio. Calandra nero opaco. La stessa grinta che ritroveremo nella prossima puntata. Ah! Dimenticavo: il motore è a benzina, con consumi ragionevoli, salvo ‘tirare’. E quando partite la mattina, d’inverno, una lucetta blu a forma di termometro a mercurio vi avverte che è bene attendere che il liquido di raffreddamento abbia raggiunto la temperatura minima. Indicata anche dal termometro elettronico sulla sinistra del cruscotto. L’altro pulsantino dietro al volante, a sinistra? Set! Lo scopriremo solo restituendo l’auto a FCA: azzera l’avviso della rotazione degli pneumatici, che è consigliata dal display elettronicamente. Accessori ergonomici per il confort e la guida in relax Ancora una cosa: la radio sembra fatta per lo zapping. Un pulsantone girevole a ‘poppa’ della leva del cambio, come il comando che determina la funzione crossover, normale o sport in altri modelli, governa i comandi sullo schermo digitale centrale. Alcuni si possono selezionare direttamente dal tablet, che sembra proprio tale perché è stato incastonato in un cruscotto dalla forma pensata quando l’unica cosa elettronica che potevamo portarci dietro era l’orologio da polso a led rossi della Texas Instruments. Gli stessi e altri dal pulsantone. Premendolo, anche con l’avambraccio mentre la mano destra coccola religiosamente il lucido pomello del cambio, è possibile azionare, con estrema ‘nonchalanche’, lo scanner dell’autoradio. Ora continuiamo a guidare. E non riusciamo a distogliere lo sguardo dalle bombature dei parafanghi che si vedono sporgere dal cofano. Siamo maschi… Ed è pura bellezza.         #charlieinauto Segue…

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#Fiat124spider ‘lancia occhiate nella notte’ per renderci la guida più sicura #testdrive #charlieinauto

I fari anteriori ‘full led adattivi’ bucano la notte e la nebbia con la luce morbida e incisiva e orientandosi nelle curve verso dove ci siamo diretti Effetto notte. Anche la sera #Fiat124spider è bella da vedere. E da farsi vedere. Ma nel contempo vi fa vedere bene anche al buio o in condizioni di scarsa visibilità. I fari anteriori hanno un design particolare che la contraddistingue dalle altre sagome che incontriamo nella notte. A proposito: che emozione! Mentre provavo la nostra cabrio dalla bruma notturna ho visto sbucare in lontananza un’auto con i fari supplementari fendinebbia. Vecchi ricordi di quando i rally si affrontavano montando Sirio o Megalux della Carello oppure i Cibié, con lampade alogene da 100, 200, 400 watt. Per bucare la notte anche nelle strade più sperdute. Oggi la tecnologia ha raggiunto traguardi un tempo impensabili. Così, sulla #Fiat 124spider sono stati montati per la prima volta i fari Full led adattivi. Che cosa sono? I fari full led adattivi uniscono alla precisione e al relax di una luce morbida la comodità del fascio direzionale Si tratta degli anabbaglianti e degli abbaglianti realizzati a led. Producono una luce molto morbida. Non invasiva. Che illumina la strada in modo efficace e aiuta a distinguere contorni e ad apprezzare la profondità di campo, senza stancare gli occhi di chi guida. E fin qui la luce a led. Ma perchè adattivi? Perché consentono alla luce di precedere le nostre manovre. Di ‘adattarsi’ alla direzione di marcia. In pratica si tratta di luci direzionali, ma sono molto di più. Infatti ruotano l’intero fascio di luce in tempo reale rivolgendolo dove noi stiamo gettando lo sguardo per affrontare la curva. E lo fanno con tanta efficacia che per farvi comprendere che cosa accade davanti al muso della #Fiat124spider abbiamo dovuto attendere una serata di nebbiolina, che ha messo in evidenza il fascio luminoso. Si nota bene che la luce è morbida, non infastidisce, ma illumina davvero. E anticipa il nostro sguardo verso la meta della nostra guida. Non viene più, dunque, illuminata soltanto la zona puntata dal faro, ma è il fascio di luce dell’intero  fanale che si dà da fare per illuminarci il cammino. E quando siamo impegnati nella guida veloce, questa opportunità fa la differenza e rende la guida più sicura. I fari Full led adattivi sono completati dai fendinebbia, c’è anche il fanale retronebbia, dei quali, però, sinceramente, prima di ricordarci di accenderli in presenza della nebbia, non avevamo sentito la mancanza. Guida sicura, dunque, con #Fiat124spider, anche con il cattivo tempo invernale. #charlieinauto Ecco il video:

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#Fiat124spider : Finalmente la #pioggia è arrivata #Charlieinauto #testdrive

Non ce la facevamo più e ci mancava il #testdrive sul bagnato: non ci ha traditi nemmeno sul fondo viscido Evviva! E’ arrivata la pioggia. Dopo oltre due mesi di siccità, finalmente disporremo di aria più pulita, si rimpingueranno le riserve d’acqua, l’asfalto e le nostre strade e marciapiedi saranno finalmente lavati, anche dal sale, in modo naturale. Qualcuno, o qualcuna, ha già messo il broncio: il primo giorno di pioggia e già sbuffa. Ma, non raccontatelo in giro, anche noi non ne vedevamo l’ora… Perché? Perché finalmente possiamo provare la #Fiat124spider anche sul bagnato. Vediamo un po’. Saliamo a bordo. Non è cambiato niente. Il tettuccio tiene come prima. Siamo perfettamente all’asciutto nonostante la pioggerellina fitta e insistente. La chiave? L’avevamo tenuta nella tasca del Parka, per non dimenticarla a bordo: succede con l’avviamento a pulsante e senza la classica toppa. Mettiamo in moto, siamo all’’imbrunire, e si accendono da soli i fari, e il tergi. Unica criticità, ma è tipica delle cabrio, la visibilità posteriore: il lunotto ovviamente non possiede il tergi, e per uscire dal parcheggio la pioggia ha inzaccherato la telecamera che in questo caso non ci è molto d’aiuto. Poco male, la puliremo dopo. Dunque: sotto abbiamo quattro gomme da neve, Goodyear Supergrip M+S. Quindi dovremmo essere in una botte di ferro. Scaldare il motore a benzina 1400 turbo da 140 HP prima di chiedergli di più Scaldiamo il motore, perché un termometrino blu acceso a sinistra dell0orologio del tachimetro ce lo consiglia. Ahi Ahi!? Si è accesa una chiavetta inglese arancio posizionata vicino al termometrino della temperatura minima di utilizzo del liquido di raffreddamento. Che si spegne. Mentre la chiave arancio rimane accesa. La prima preoccupazione qual è? Quella di vedere se a ciò corrisponde un ben preciso avviso sul display. E invece no. Proviamo a spegnere e riaccendere l’auto, e la situazione non cambia. Ne deduciamo, prima di chiamare il responsabile della logistica del parco auto FCA, che si tratti di un avviso di manutenzione periodica. In mancanza di un avviso perentorio. Ma non ci arrendiamo e cominciamo a rovistare sui comandi dello schermo. Tra le funzioni vi sono le manutenzioni programmate. La rotazione degli pneumatici è programmata Una è evidenziata in rosso: rotazione pneumatici. Da eseguire entro xxx km. Capito? Bisognerà far ruotare le gomme della #Fiat124spider. Ora finalmente possiamo partire. Il sistema elettronico antisbandamento è attivo. Il motore è caldo. Ecco la prima rotonda: la strada è libera e schiacciamo il pedale dell’acceleratore, in 2. L’asfalto è ben bagnato e il retrotreno parte un istante in derapata poi l’auto scarica la potenza senza perdere la spinta. Quindi, funziona. Se avessimo affrontato la curva normalmente, #Fiat124spider si sarebbe comportata come sui binari. Poi scopriamo che su quella rotonda poco trafficata probabilmente c’era rimasto un po’ del sale antighiaccio gettato i giorni scorsi. Che con le temperature oltre lo 0 e la pioggia crea una miscela scivolosa. Lo sapevate? Ce l’ha rivelato un addetto alle strade. Una buona tenuta sul bagnato come sulla neve Un bel rettilineo, ben zuppo di acqua, e schiacciamo a fondo: la macchina va e senza incertezze, senza ricordarci per nulla che la trazione è posteriore. E ciò nonostante pochi giorni prima avessimo spinto le gomme anteriori a 2 bar di pressione, quelle posteriori a 2,4 su consiglio di un amico gommista sportivo. Prima di questa operazione erano tutte e quattro a 1,4 bar. Forse un po’ bassina, ma l’avevamo ritirata così. Per provarla subito, …dopo oltre 350 km, sulla neve. Con risultati entusiasmanti. Imbocchiamo una strada emblematica della nostra città, l’unica con un bel misto, saliscendi, curve strette. Breve ma sincera. Anche qui, pur sotto la pineta, il fondo è piombo di pioggia. Non forziamo sul pedale, ma teniamo velocità e ritmo adeguate alla strada con una guida veloce: #Fiat124spider non ci tradisce nemmeno per un’istante. Molliamo nella discesa perché c’è una striscia di ghiaccio residuo della nevicata di una settimana fa. All’ultimo momento decidiamo di usarla per vedere che cosa succede: nulla. La macchina è rimasta nella sua traiettoria.         #Charlieinauto

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#fiat124spider è ogni giorno una scoperta in #testdrive, il posto di guida e del passeggero sono da corsa, ma quando ci si sale difficilmente di desidera scendere da bordo

I due soli sedili di #fiat124spider sono da competizione avvolgenti riscaldati con le casse bose nel poggiatesta Ogni giorno trascorso assieme è una riscoperta. Ormai ci ho fatto l’abitudine a sedermi quasi per terra. E forse mi sembrerà scomodo il ‘più alto’ sedile della mia Alfa 159. Ma con #fiat124spider si riscopre il piacere di guidare. Ormai siamo assuefatti a ogni tipo di condizione della strada, del traffico, del clima. E guidando, pur con tutte le cautele, se percorriamo le stesse strade le studiamo tutte per ingannare il tempo: dalle chat con i social, allo zapping compulsivo con l’autoradio. Allo scrutare l’orizzonte per vedere se l’alba o il tramonto di offrono qualche emozione nuova. Con la #fiat124spider è tutta un’altra musica. Perché la si può guidare in scioltezza e massimo relax. Lo può fare anche una signora non del tutto esperta nella guida sportiva. E da un momento all’altro raccogliere la sfida lanciata dalla strada o da un automobilista che ci sorpassa incautamente. E semplicemente schiacciando a fondo sul pedale dell’acceleratore, si può gioire della spinta del turbo. Che poi non è di tanto inferiore a quella della versione Abarth. Che ha ‘soltanto’ 30 HP in più e lo stesso moto da 1400 cc. Certo, quando si prende l’abitudine alla guida, magari qualche HP in più ci piacerebbe averlo. Ma a giudicare dalle emozioni dei trasportati, perché quelli, e quelle… che ci chiedono di fargli fare un giretto sono numerosi, quasi da turnazione, può andare benissimo così. La seduta al volante e del passeggero all’inizio sembrano scomode ma poi conquistano anche Lei Dopo averla ritirata, da Milano alla Riviera Friulana, passando per una sosta al centro del capoluogo lombardo, ci siamo chiesti come si regolavano i sedili. Perché di primo acchito la posizione di guida, e quella del passeggero, ci sembravano inusuali. Anche perché chi l’ha usata prima di noi si deve essere innamorato del libretto di istruzioni e d’uso. A meno che non sia mai stato caricato a bordo per risparmiare, anche lì, il peso. E solo dopo pochi Km avremmo scoperto che dal lato guida la seduta del sedile si regola soltanto di una decina di cm avanti o indietro, all’altezza dell’appoggio della coscia verso avanti, mentre lo schienale si inclina di pochi gradi all’indietro, mentre quello del passeggero si regola anche in altezza. Che sono perfettamente riscaldati e avvolgenti. Ma questo assetto dei trasportati avrebbe indotto pochi Km dopo la nostra compagna di viaggio a dirci: “ma quando la restituisci”? Che cosa potevamo fare per farle cambiare idea? Le abbiamo ceduto il volante. Dopo pochi Km il gioco era fatto e se ne era innamorata anche lei. #charlieinauto  

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#124Spider tra la neve della montagna friulana #charlieinauto 2.p

Una vettura estiva ma dato il suo Dna non può non essere divertente in montagna Come promesso, qualche giorno dopo ecco la seconda puntata del #testdrive della #124spider. Meno raccontata e più visiva.  Credevate ci saremmo limitati con una ‘macchinetta’ come questa ai percorsi costieri? E invece no. Andiamo a cercare le difficoltà. Non abbiamo ancora caricato un paio di video amatoriali visti dall’abitacolo simulando una ricognizione veloce di un percorso di montagna. Ma lo faremo.  Lo scorso fine settimana l’abbiamo infatti utilizzato per portare questa auto estiva …tra la neve. La location è sempre fatata. Ha la neve quando nel resto della montagna del #Friuli Venezia Giulia è a secco. E’ il paradiso dei fondisti perché vi si sviluppa un percorso per lo #scinordico di quasi 20 km. La Valsaisera è paradiso dei fondisti e palestra dei rallisti La #Valsaisera nel #Tarvisiano si trova ai piedi del massiccio dello Jof Fuart, oltre duemila metri, si sviluppa tra i 600 e i 1100 m di altitudine, e corre tra Valbuna e una conca stretta tra le cime, ai piedi, tra l’altro, del Santuario di Monte Lussari. La strada è un misto co saliscendi, falsopiano, curve veloci e lente, tutte in mezzo al bosco. Occhio ai caprioli e ad altri abitanti delle #AlpiOrientali. Compresi i plantigradi. Che, raramente, vi sono stati avvistati. E la #FCA ? Perfetta. Si sente che è nipote della #Fiat124 spider. E #Abarth. Nervosa, piantata a terra grazie all’assetto basso, al telaio leggero in acciaio e alluminio, al rapporto peso-potenza molto favorevole, all’antiskating, alle gomme con tanto grip, al buon impianto di fanaleria… il risultato? E’ molto divertente da guidare. Una volta preso il ritmo, e non è difficile, viene voglia di fare un altro giro sullo stesso percorso. Poi, in uno scenario come quello nelle foto… In fondo alla strada il premio: la ‘malga del tedesco’ In cima alla salita c’è la ‘baita del tedesco’, a Malga Saisera. Con cibi alpini e riscaldanti. Perché mentre abbiamo scattato le foto c’erano -9 #. Niente in confronto a ciò che ci aspetta, ma con gli sci ai piedi, nel pieno della vallata. Sull’anello della Malga, dove un imprenditore friulano sta realizzando un parco per caravan e roulottes da utilizzare anche d’inverno, nell’ex polveriera, all’ombra dei contrafforti abbiamo trovato tratti a oltre -20°. E sono spuntati i ghiaccioli, ai lati degli occhi: la lacrimazione congelava subito. 124 Spider no, e nemmeno i due trasportati: i sedili molto ben riscaldati fanno dimenticare il clima esterno. Il climatizzatore è molto potente e scalda subito. Il resto … lo leggerete nei prossimi giorni. charlieinauto 2 . p  

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#124Spider: provate voi… a scendere su un mito a pochi cm da terra e andare di traverso…

Provate voi a… ‘scendere’ su un mito a pochi cm da terra per guidare una ‘posteriore’ moderna: impagabile! 124 Spider va oltre le aspettative: richiama lo stile della Fiat 124 ma già la Lusso ‘stradale’ è puro divertimento 140 cv per 1000 kg e trazione dietro: provare per credere Sembra di volare… Scherzi a parte, anche se con un paio di settimane di ritardo mi sono fatto un regalo di Natale. A dire il vero me l’ha fatto chi me ne ha dato l’opportunità. Un regalo che mi sento di trasmettere ai miei appassionati lettori. Ci sono sogni che covi da piccino. In un mondo nel quale tutto quello che oggi per noi è usuale, era ancora pura fantascienza. E magari derisa dai più. Leggere di nascosto a letto, illuminando con la pila sotto il lenzuolo fumetti veristi ma futuristi come i Classici dell’Audacia, per rimanere affascinati dall’inseguimento nella notte in un rally lungo le strade della Francia di un’auto misteriosa da parte del famoso pilota francese Michel Vaillant. E vivere la notte attraverso quel percorso immaginario. Andare in auto, prendere la patente. Fare qualche rally, cercando di trasformare una semplice 127 in un ‘posteriore’, ovviamente su sterrato o sulla neve, e magari riuscirci con efficacia di tempi e ovazioni del pubblico che allora non disponeva di Sky, nemmeno di Nuvolari e poco del Telegiornale che si occupava si è no della F1, era il passo successivo. Alimentato dall’esistenza di strade fantastiche, tutte non asfaltate, sulle colline e le montagne a pochi km da casa: sui colli e le Alpi orientali. Dove i rally internazionali richiamavano i bolidi di allora. Bolidi, per me rimasti nel mito. Perché anche allora, come oggi, per disporre di auto competitive occorreva investire parecchio, almeno agli inizi. E poi sperare di ottenere la guida di una vettura ufficiale. Ma occorreva saper guidare… E saper guidare una Fulvia Hf, una Fiat 124 Abarth, una Alpine A110, una Saab degli anni ’70 ben oltre i limiti delle leggi della fisica, significava avere acquisito una competenza alla guida che era di pochi. La guida negli anni ’70 era una danza, un ritmo suggestivo e implacabile Veder guidare allora queste auto, sullo sterrato, era come una scuola di vita. La plasticità, il rispetto delle traiettorie, del ritmo che era possibile mantenere soltanto senza mollare mai il piede dall’acceleratore, ma semplicemente mantenendo l’auto a pattinare in continuità. Alimentando una sorta di danza che unitamente al rumore dei motori suonava come una musica per gli appassionati. Una delle ‘ballerine’ più spettacolari, ed efficaci sulla terra di allora era la 124 Abarth. Maurizio Verini, Fulvio Bacchelli, Alcide Paganelli, davano spettacolo. Vincendo. Poi pian piano anche il mondo dei rally è cambiato. Così come era stato per la F1 per mantenere alto l’interesse degli appassionati e mantenere elevato il business miliardario di Bernie Ecclestone. E viva la F1. Passando, e parliamo ancora dei rally, per mezzi super potenti e supertecnologici, che hanno fatto vittime, per ritornare ad auto più umane, ma non per questo più facili da portare, al limite, o oltre il limite. Ricominciando da auto che derivano dalla serie. Superpotenziate e dotate di assetto, freni, motori adeguati, ma a misura d’uomo. Tutto questo ha generato le condizioni per far rinascere un mito. Per far ritornare alle corse un marchio e con esso un auto che ha segnato la storia dei rallies. Tutta questa pappardella, perché? Vi chiederete. Per cercare di trasmettervi quello che 124 Spider rappresenta. E che sto provando in questi giorni. E’ il primo passo per il ritorno ai rallies dell’Abarth. Che è avvenuto nei giorni scorsi all’85 Rally di Montecarlo. Ritorniamo al presente: pensate di entrare in un grande complesso tutto dedicato alle auto: un Motorvillage. Superare il valico con il consenso della guardia. E veder sbucare tra tante auto parcheggiate, di colore scuro, il muso bianco, con una calandra nera, di un’auto grintosa e sportiva. Più bassa della vostra Alfa 159… E pochi minuti dopo scoprire che è destinata ai vostri test. Da lì a percorrere le strade del centro di Milano a passo d’uomo per prendere dimestichezza con quello che all’inizio sembra il posto di pilotaggio di un F16, tanto è vicino all’asfalto, e prima di capire come regolare i sedili, che poi non è così difficile da fare, e parcheggiare vicino alla piazza del Duomo vedendo sfilare a pochi centimetri e senza preavviso il tram, è stato un susseguirsi di emozioni e sensazioni. La prima, quella di avere fatto un salto indietro nel tempo di cinqaunt’anni. Lo stile degli interni e del volante è quello della Fiat 124. Ma impugnatura, seduta del conducente e del passeggero, accessori sono del terzo millennio. Le luci si accendono da sole. Come il tergicristallo, ma al momento non ce né motivo. Il cambio è maneggevole e pratico, anche per la guida cittadina. Il parcheggio facilitato dalla telecamera posteriore che trasmette l’immagine al touch screen collocato in mezzo alla plancia. Una giornata glaciale a Milano? Ma guidereste una spider anni ’70 in pieno inverno? Oggi magari no ma le auto di oggi sono diverse Non preoccupatevi. La spider non è quella di una volta: il tettuccio isola benissimo. Le bocchette del riscaldamento sono ben distribuite. I comandi precisi, selettivi, assicurano un piacevole tepore nell’abitacolo. Che essendo di dimensioni ridotte al minimo indispensabile, è proprio a misura di driver di media statura. E ancora, ma lo proveremo nella prossima puntata, potete azzardare la passerella cabrio nel centro della città. Primo, per scoprire che si voltano davvero tutti, e tutte. Come una volta. Come a veder passare una Ferrari, o forse di più. E non solo gli ultracinquantenni. Ma anche i ragazzi e le ragazzine. Secondo, per provare che i sedili riscaldati possono sopperire anche al ‘cielo aperto’. 124 Spider FCA è una due posti secchi. Non era così per la Fiat 124 Spider, e nemmeno per l’Abarth, anche se montava il rollbar. Ma le moderne norme di sicurezza non renderebbero possibile l’utilizzo di un eventuale seggiolino posteriore. Al posto del

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CHARLIEINAUTO : CITROEN CACTUS UN CROSSOVER CHE SI MUOVE AGILE E CON CONSUMI LIMITATI

CITROEN CACTUS RICALCA IL MITO DELLE AUTO FUORISTRADA FRANCESI DEGLI ANNI ’70 CON COMODITA’ E ACCORGIMENTI MODERNI UN FINE SETTIMANA NELLE MARCHE PER APPREZZARE I PAESAGGI L’AMBIENTE E L’ENOGASTRONOMIA Un mini SUV che maschera un fuoristrada. Di una casa automobilistica che è sempre stata all’avanguardia nel confort anche fuoristrada o ‘tout terrain’ su vetture normali e di lusso. La Citroen, stavolta l’ha studiata simpatica, realizzando Cactus. Abbiamo provato Just Black, la versione top, che al suo passaggio fa girare signore e signorine. L’obiettivo della casa francese è quello di puntare al segmento giovane, anche dei neopatentati, ma non solo. Perché l’auto, in questo caso nella versione nero lucido, con le ruote da 16 pollici, è molto facile da guidare e maneggevole. Sullo sterrato o fuoristrada non perde queste caratteristiche: maneggevolezza, stabilità, confort, anche sulle buche. Un fine settimana nelle Marche ci permette di testarne le prestazioni. Una buona accelerazione per essere un crossover, e in autostrada si lascia guidare. Procede senza incertezze o inciampamenti, anche nel caso si verifichino imprevisti. Facile da gestire, starne al volante ci fa sentire su un piccolo SUV, Sport Utility Veicle. E lo scopo per il quale è stata progettata è proprio questo. Un bel trasferimento in autostrada ci permette di prendere confidenza con la posizione di guida, che è confortevole e permette di controllare la strada con sicurezza, e di valutarne i consumi: viaggiando veloci, la media che verifichiamo è tra i 21 e i 22 km con un litro di gasolio. LE CARATTERISTICHE Milleseicento centimetri cubici, 100 cavalli, un buona curva di coppia, il rendimento del motore ai bassi regimi le consente di districarsi bene in tutte le situazioni. E di tenere bassa la curva dei consumi. La trazione è soltanto anteriore, com’è nella tradizione francese. Ma la distribuzione dei pesi, e la scelta dei rapporti per le cinque marce la rendono duttile e versatile con ogni fondo, stradale, e non. La linea, dicevamo all’inizio, è certo un po’ particolare. Ma è molto compatta e aggressiva. A noi ricorda un mito tra le auto francesi, e non solo, degli anni ’70: la vecchia R 4. Un profilo analogo, riproposto quarant’anni dopo, fa girare per strada a guardarla soprattutto le ragazze e le signore. La dotazione di questo modello bene si presta a concentrare tutta l’attenzione sulla guida. Per esempio, in salita si blocca automaticamente per evitare l’arretramento quando si riparte da una fermata improvvisa. Per contro, un’ottima telecamera e il grande display centrale ‘touch screen’ permettono di fruire di un sistema di assistenza al parcheggio che toglie molti pensieri. Lo schermo accoglie i comandi della ventilazione, il computer di consumi e rendimento, il navigatore. Parte di queste informazioni sono ripetute sul display elettronico più piccolo, rettangolare come nella tradizione degli orologi Citroen, centrale dietro al volante. Nel quale è indicata anche la marcia consigliata. Proviamo se ci ‘consiglia bene’ appena arriviamo nelle Marche. A FANO PER GUSTARE LA CUCINA MARCHIGIANA Facciamo una sosta a Fano, al ristorante La Lanterna dell’amico Flavio Cerioni. Per gustare piatti di pesce fresco dell’Adriatico. Un buon bicchiere di Trebbiano asseconda il pesce nobile. Un rosato Cerasuolo sostieneil brodetto di pesce. A Grottammare, ci fermiamo al Residence club hotel Le Terrazze. Sul lungomare. Dal terrazzo della camera ci godiamo il tramonto sull’Adriatico. L’indomani facciamo un giro per il borgo medioevale di Grottammare, arrampicandoci con la Cactus sulle ripide stradine che portano dall’abitato in riva al mare fin sui colli. Cactus è agile e scattante anche nei tratti più ripidi. Da quassù il panorama è fantastico. Lo sguardo si spinge fino a San Benedetto del Tronto, a Sud, e a Cupra marittima, a Nord. Sul litorale si staglia bene il lungo nastro della pista ciclabile che è stata realizzata tra la scogliera e la linea ferroviaria che corre lungo il mare. E collega diversi paesi rivieraschi. Stessa prova in discesa. La nostra Citroen è agile e ben piantata sull’asfalto, come sui tratti di terriccio o sul fondo stradale sporco. Una buona capacità di carico posteriore ci permette di sistemare a bordo un paio di biciclette smontandone le ruote anteriori. E ci infiliamo verso l’interno, verso Ripatransone. Le scarichiamo e affrontiamo un bel percorso tra le cime delle colline e le vallate con dolci saliscendi. Raggiungiamo l’enoteca regionale, a xxx, dove possiamo degustare alcuni dei vini del territorio: Passerina, bianco anche spumantizzato, Pecorino, dal sentore leggermente piccante per le bollicine naturali, Rosso Conero. Al ritorno, ci aspetta una bella cena di pesce con piatti tradizionali e tipici del posto. Quindi concludiamo la serata in uno dei tanti e caratteristici locali del lungomare. L’indomani imbocchiamo la strada del ritorno. IL MONTE CONERO Ma non possiamo trascurare una tappa al monte Conero. A Sirolo, sulla sua fantastica piazza con il profumato piazzale a terrazzo che si affaccia sul mare. Mare, che già a poche decine di metri dalla riva è già molto profondo. Ciò consente ai pescatori della zona di rifornire i ristoranti della zona con prodotti freschissimi e di pregio. Così scendiamo fino a Portonovo. E si rinnova il fascino della baia di Portonovo. Dov’è possibile pranzare sui tavoli posizionati sui sassi in riva al mare, a pochi metri dall’acqua. Ripartiamo, e verso Bologna incrociamo la perturbazione che era stata annunciata. Così, scopriamo che il tergicristallo è automatico, come lo sono i fari. Cactus dispone anche del faro di sterzata. Maneggevole nel traffico cittadino, docile in montagna, stabile in autostrada. C’è ancora luce, così propendiamo per fare una sosta a San Marino. Il tepore della giornata ci consentirà di fare una passeggiata tra le tre rocche del borgo antico e originario della piccola Repubblica. Il risultato è suggestivo: in pianura, verso Rimini, la nebbia ha ricoperto parte della pianura. Ma a noi è rimasto il chiarore della luna a illuminare le colline e gli abitati circostanti. Mentre lo sciroccale riscalda la cima delle rocche. Attorno alle quali è rimasta un po’ della neve caduta settimane prima: un mix che rende il panorama fantastico. E Citroen Cactus è la compagnìa e il

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#TESTDRIVE: DAL MARE AI MONTI APRUTINI CON LA GOLF DI SETTIMA GENERAZIONE

AL SETTIMO RESTYLING GOLF ANCHE IN VERSIONE FAMILIARE E’ SEMPRE ATTUALE SICURA E AFFIDABILE CON BASSI CONSUMI E BUONE PRESTAZIONI ANCHE A PIENO CARICO Abbiamo ripreso questo test drive perché l’abbiamo vissuto in parte delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia. Località splendide, animate dal calore della gente del posto che si tramanda nel Dna la cultura dell’accoglienza. Dalla Riviera adriatica abruzzese, ai colli dell’interno, al Gran Sasso che sembra a portata di mano: zone ricche di attrattive paesaggistiche e ambientali, nelle quali anche l’Abruzzo sta valorizzando le risorse che genera la terra, purché trattata e lavorata con amore e professionalità. L’EPOPEA DELLA GOLF Era la metà degli anni ’70. Da poco maggiorenne vedevo la Golf come un’auto giovane, ma elegante, veloce, ma comoda, specialmente per quell’epoca. Quando si andava a ‘morose’ con la Fiat 500 giardinetta o con la Renault 4. Poi è arrivata la passione per le corse. E come tanti ho fatto di necessità virtù: ho trasformato la Fiat 127 che mi avevano acquistato i miei per andare all’Università, in un mezzo adatto per sfidare la forza centripeta, l’aderenza al suolo, qualche volta anche la forza di gravità. Con ottimi risultati. Un amico si era però attrezzato meglio, anche per correre: con una Volkswagen Golf. Allora, però, si poteva sopperire alla disparità dei mezzi con l’abilità, l’agonismo, la strategia di gara, il ‘manico’. Pochi mesi dopo, è arrivata la GTI 1600. Divenendo subito un mito, veloce anche in salita. Quasi contemporaneamente, ne è uscito il modello diesel. Il marchio Volkswagen è nato durante la dittatura e significa ‘auto del popolo’. Ma l’incarico di progettare la prima auto popolare tedesca fu dato a Ferdinand Porsche. Poi, negli anni ’70 e ’80 il lancio sul mercato automobilistico fu motivato dallo stile italian: la Passat e la Scirocco e altri modelli furono disegnati dalla matita magica di Giorgetto Giugiaro. Mentre l’evoluzione della Golf rispetto ai cambiamenti della società e delle esigenze degli automobilisti furono fondati sullo sviluppo del modello di base, che venne replicato anche per auto più piccole, come la Polo, la city car Lupo. O più grandi, a tre volumi, come la Jetta, che per affrontare con maggior ‘tatto’ il mercato europeo dovette assumere i nomi più fortunati di Vento, dapprima, poi Bora. SIAMO AL RESTYLING NUMERO SETTE Fu tale il successo di questi modelli, che dopo milioni di vetture Golf è arrivata al restyling numero sette. E con esso l’implementazione di una tecnologia d’avanguardia, che la rende sempre gradevole, competitiva, funzionale, attuale. Attuali, e da auto tuning, sono le luci esterne agli specchi retrovisori esterni, che illuminano l’esterno delle portiere, e che si chiudono elettricamente. All’interno, le luci di lettura per i posti anteriori e per quelli posteriori. Altre luci illuminano il pavimento. Strisce luminose a led segnalano il bordo interno delle portiere. Mentre anche le maniglie interne sono efficacemente illuminate. Lo specchio retrovisore interno si regola automaticamente. Sono accorgimenti che, oggi, rendono la Golf appetibile ai giovani. Il volante, dall’ottima presa, è corredato da tutti i comandi che possono essere deviati a portata di mano. Oltre a quelli tradizionali, comoda e accessibile è la serie dei test sull’efficienza del motore, sui consumi, sulla fanaleria ecc. Pratico è anche il cruise control, azionabile agevolmente assieme al limitatore di velocità, ai comandi per la radio, il telefono ecc. Molto precisi sono pure i comandi luci e tergi. Nella plancia centrale il sistema di navigazione, touch screen, con radio, test e verifica dell’auto. Compresi i sensori dell’efficienza degli pneumatici. E il sistema di controllo per il parcheggio, l’avvicinamento a ostacoli, che è dettagliatamente esplicitato dal display centrale. Mentre un piccolo display tra i due orologi della strumentazione replica le indicazioni essenziali e quelle funzionali, dalla direzione da seguire secondo il navigatore, al punto cardinale verso il quale stiamo dirigendo, ai consumi, alle indicazioni utili da tenere sott’occhio. Insomma, un allestimento di interni che riflette la precisione e la determinazione tedesca. LA GUIDA Ora, però, proviamo a guidarla. E proviamo a salirci a bordo. Il modello è il più recente: Golf VAR TDI 16. La chiave apre a distanza le porte, sblocca il portellone posteriore, apre gli specchietti retrovisori, che da ripiegati a vettura parcheggiata riprendono la posizione di utilizzo. Spegnendo l’auto dall’esterno si accendono le luci di cortesia esterne e interne, e gli anabbaglianti. Che in marcia sono di buona potenza, con lampade Bi-Xenon. Ci sono le luci di svolta dinamiche. ANDIAMO IN ABRUZZO Dopo un trasferimento abbastanza lungo, di qualche centinaia di km in autostrada, arriviamo in Abruzzo, a Montesilvano, a cinque km da Pescara. Ricordiamo che qui, negli anni delle grandi corse su strada, venivano a cimentarsi Nuvolari, Varzi, Faggioli, Fangio. Una discesa in falsopiano che pare interminabile permetteva di misurare la velocità massima delle auto di allora. Tanto che ancor oggi un locale, sul punto cruciale di tale percorso rettilineo, lungo 5 km, si chiama ‘Km zero’. Questo spostamento ci dà modo di verificare che Golf, anche in questa versione SW, consuma poco a dispetto della compattezza e della ricchezza dell’allestimento, quindi del peso. Abbiamo tenuto la media vicina ai limiti consentiti, e la WV ha consumato circa 5 lt x 100 km. Non male visto che avevamo fretta. Arriviamo a Montesilvano Marina e all’Hotel Le Nazioni, che dispone di tre suite panoramiche. A poca distanza dall’attrezzato lungomare della cittadina. Il titolare, Bruno Bischi, ci accoglie assieme ad altri sportivi del pedale. La cittadina, oltre 50 mila abitanti, è a nord di Pescara. E ci consigliano di vedere il grande e moderno ponte pedonale e ciclabile, sul porto peschereccio della città. Dal quale, specialmente la sera, si domina la skyline dell’intera costa da Grottammare a sud di Pescara. L’indomani ci spostiamo all’interno, per seguire una gara ciclistica. Che ci permetterà di apprezzare la tenuta di strada, la stabilità, la velocità della Golf. Ci permette perfino di infilarci, senza alcuna difficoltà, tra i ciclisti impegnati in una veloce discesa. Il che non è usuale. Su indicazione di Capozucco, che è il responsabile della Uisp del

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#TESTDRIVE: #SUBARU FORESTER PREMIATA IN CANADA CON ‘TOP SAFETY PICKS PLUS 2015’ PER LA SICUREZZA

UN VERO FUORISTRADA OTTIMAMENTE CAMUFFATO PER OFFRIRE PRESTAZIONI E CONFORT EREDE DELLE PRIME 4X4 CHE GIA’ NEGLI ANNI 80 CONSENTIVANO DI CORRERE SULLE PISTE DA SCI La prima volta che ho guidato una Subaru 4 WD è stato al Rally internazionale del Piancavallo, del quale sono stato addetto stampa per le prime dieci edizioni. Il ricordo di quell’esperienza mi ritrasmette l’emozione di allora. C’erano alcune Subaru a disposizione dello staff della gara nella montagna pordenonese e in Carnia. Che era guidato, tra gli altri, dall’indimenticabile Maurizio Perissinot. ‘Iccio’, così lo chiamavamo, era un copilota della Lancia Rally e del gruppo Fiat. Che a fine gara, dopo le premiazioni, era l’edizione 1983, mi disse: -“dai Carlo, andiamo a provarla”… Il percorso che ‘Iccio’ aveva scelto per me era una delle piste da sci della località turistica della montagna pordenonese. Fortunatamente, o forse no, non era innevata perché eravamo a settembre. Ricordo ancora che l’auto, che era a una delle prime uscite, era una SW. Il primo, o uno dei primi esempi di auto stradali a quattro ruote motrici. Così abbiamo provato questa ‘giardinetta’, che era una via di mezzo tra un’auto sportiva e una familiare, con un po’ di rincorsa in salita. E quando la situazione si stava facendo complicata, perché mi rendevo conto che eravamo saliti di qualche centinaio di metri, e che tra noi i la fine della pista c’era soltanto il declivio erboso, ‘Iccio’, senza neanche scomporsi, mi disse: -“Problemi Carlo? Sterza e scendiamo”. Onorato della fiducia del coequiper iridato, che mi aveva accompagnato in quella che sarebbe potuta diventare una insana avventura, per un giovane rallysta-giornalista come me, fidandomi a mia volta cecamente di lui, ho eseguito perfettamente la manovra. Imboccando la discesona della pista. D’altro canto, avevo capito che arrivati a quel punto, non avevo alternative. LA PRIMA VOLTA …VERSO IL VUOTO Ed è stato come la prima volta al ‘salto’ delle rive del torrente Cormor, alle porte di Udine: la palestra dei fuoristradisti, in moto, degli anni ‘60/’70, come me. Quando mi sono trovato per la prima volta in cima al ripidissimo discesone con la mia Beta 125 enduro, confesso che per un attimo avrei voluto ritornare sui miei passi, pardon, sui miei solchi. Ma poi, dopo quella prima volta, nulla mi avrebbe fermato. Così è stato con Subaru. Tanto che, dopo le prime decine di metri, la discesa era talmente ripida che ho avuto la tentazione di toccare i freni, ovviamente a disco ai quali non ero abituato. E l’auto cominciato a staccare il retrotreno da terra, per effetto della forza di gravità. In tutta serenità, ‘Iccio’ mi ha esortato:-“Beh, accelera no”. Così, forse, è cominciata la mia dimestichezza con le discese, sterrate, erbose, asfaltate… Perché da quel momento, tutto, al volante, mi sembrava più logico: avevo trovato l’auto che sfida, vincendo, le leggi della fisica. Da allora sono passati trent’anni. La casa delle Pleiadi, la costellazione celeste raffigurata nel marchio giapponese, da allora ha consolidato la sua supremazia nel fuoristrada sicuro, comodo, elegante. Ottimizzando in particolare l’allestimento interno. L’esperienza, il tempo, e miliardi di km percorsi dai propri clienti e dai suoi collaudatori, sono serviti per ottimizzare i prodotti della sua gamma di qualità. Forester, significa Suv che si arrampica quasi …sui muri, con un prezzo d’acquisto e di gestione ragionevoli. UN POTENTE FUORISTRADA TRAVERSITO DA AUTO Ma anche vettura potente, di classe superiore. Si può scegliere la versione più adatta alle proprie necessità, alle attese, e …alle disponibilità economiche. Infatti, tra la versione 2000 e quella 3500, da 148 a 170 cv di potenza, il prezzo di listino quasi raddoppia. Ma racchiude tutta una serie di migliorie, accorgimenti per ottimizzare il confort, arricchire l’allestimento, che ne fanno elevare ulteriormente la qualità. L’avete mai guidata? All’inizio avevamo un po’ di ritrosia: si tratta di un SUV, o di un vero fuoristrada? L’enigma si sarebbe dissolto dopo poche decine di km. La guida di Forester è docile: asseconda i comandi del guidatore. L’auto, si intrufola quasi come un’utilitaria tra le stradine strette. Ma se si schiaccia il pedale, il SUV sprigiona di colpo la potenza che, all’occorrenza, gli consente di superare pendenze da brivido. Tutto questo, nel massimo confort. Come se stessimo guidando un’auto berlina di dimensioni medio-grandi. PROVIAMOLA! Quando ci hanno affidato l’auto, non avevamo fatto troppe domande a chi ce l’ha consegnata. Se non quelle di base sulla regolazione del sedile di guida. Che è completamente automatizzata, e comandata da due regolatori per le tre funzioni. I sedili, all’occorrenza, sono riscaldabili. Abbiamo preso in mano la chiave? Che farne? Abbiamo realizzato che è sufficiente che essa si trovi nella vettura, per poter attivare il pulsante di accensione del motore, mentre si tiene premuto il pedale del freno. Questo, perché Forester ha il cambio automatico, o manuale/sequenziale, con i comandi al volante. Che ci permettono di utilizzare i rapporti più vantaggiosi nel fuoristrada. Usciamo dal parcheggio aiutati dalla telecamera posizionata in coda, E proviamo a divincolarci nel traffico extraurbano. Realizzata da maestri del 4×4, Forester è molto docile e scattante. Se poi nel misto-stretto vogliamo tenere giù il pedale, e abbiamo attivato il 4×4, il gioco è fatto: è perfettamente incollata alla strada. Ci parlano di un sistema frenante d’avanguardia che ne ha fatto l’auto dell’anno in Canada e in Russia. Per errore facciamo un piccolo esperimento: ci scappa di pigiare appena sul freno con il piede sinistro, quasi fosse la frizione. Meno male che eravamo saldamente trattenuti dalle cinture: l’auto si è fermata poco oltre il punto sul quale si trovava quando abbiamo toccato il pedale del freno. I consumi, basta non esagerare con l’acceleratore, sono nella norma. E il fuoristrada? Beh, non potevamo non tornare sul Piancavallo per imboccare una delle poche strade alpine concesse dai regolamenti ambientali. Sembrava che Forester fosse nata su quei percorsi. DALLE DOLOMITI FRIULANE AI PERCORSI LAGUNARI E FLUVIALI Da lì abbiamo provato a scendere lungo una delle prove speciali del Rally del Piancavallo, ora percorsa dalle auto del Piancavallo dedicato alle auto storiche. E

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