charlieinauto

Senza categoria

#Volvo V90: il lusso della comodità è anche la #sicurezza

La Casa di #Goteborg ha prodotto dal 1953 6 milioni                   di SW e questa ora è la più avanzata Potenza morbida ma piena con bassi consumi A volte, per sfatare un mito occorre entrare nel mito. Volvo è da sempre sinonimo di affidabilità e sicurezza. Ma spesso la sua immagine è legata alle strade e ai climi gelidi del nord. Nelle nostre scelte, a volte scegliamo un prodotto, un oggetto, un accessorio di gamma più alta rispetto alle nostre necessità o con funzioni che vanno oltre le nostre esigenze. Con l’aspettativa che se è predisposto per fare di più, sottoutilizzato sarà più efficace e duraturo. Questa valutazione a volte vale anche per le moto, e non solo per le auto: se scegliamo quella con il motore più potente o performante, utilizzato a un basso regime di giri sarà più reattivo e adattivo rispetto alle nostre sollecitazioni. Mentre i consumi dovrebbero essere più contenuti. E allora? Queste valutazioni ci sono suggerite dal nuovo #testdrive , il 76. di #charlieinauto : abbiamo provato la Volvo V90 D4, la massima espressione della Casa di Goteborg, che come ci era stato anticipato riassume l’intera filosofia del marchio svedese. Si tratta di una station wagon, una familiare, che arriva sessantacinque anni dopo la prima familiare della Volvo, la Duett. A partire dalla quale la Volvo ha venduto 6 milioni di SW i tutto il mondo. Bella, aggressiva e appagante nel frontale, che anticipa i grandi contenuti alle spalle, una linea morbida per una vettura lunga ma maneggevole come un’utilitaria grazie all’elettronica di bordo molto avanzata. La nostra con trasmissione automatica Geartronic e cambio a 8 rapporti o manuale a 6 rapporti, e quattro ruote motrici, 2000 cc , 4 cilindri, 190 CV. Vista dall’esterno, è un’auto di gamma alta. All’interno c’è la conferma. I rivestimenti in pelle grigia e le rifiniture in legno. Ogni comando e accessorio sono ben curati al top. Il display centrale è molto grande, con comandi molto intuitivi, con indicazioni ripetute tra i due orologi centrali, e le indicazioni principali proiettate sul parabrezza a beneficio del guidatore. Con le strade di oggi questa funzione si rivelerà utilissima. Anche perché la V90 è dotata di un sistema che legge i cartelli stradali, e ce li proietta.ci presenta dunque una raffigurazione puntuale della strada che stiamo affrontando, e non virtuale perché ricavata dal navigatore. Tetto apribile e interamente finestrato per godere le bellezze dell’ambiente. Lo possiamo tenere aperto anche oggi che andremo in montagna. A #Clauzetto, in provincia di Pordenone, a quasi 700 m slm. Infatti, sia i sedili che il volante sono riscaldati. Facciamo il solito trasferimento in autostrada, e tra Portogruaro e Pordenone inseriamo il cruise control per importargli una velocità costante e limitata: dal tachimetro 110 km/h. Secondo le indicazioni del computer di bordo il consumo va dai 5 ai 6 lt per 100 km. Che non è male per le prestazioni e le dimensioni dell’auto. Questa sua vocazione ecologica al risparmio è confermata dal serbatoio, che forse anche per favorire la capienza del bagagliaio è di ‘soli’ sessanta litri. Viste le misure dell’auto, non certo un’utilitaria, questa scelta conferma come ci era stato anticipato la filosofia della Volvo, orientata a soluzioni ecologiche, sostenibili, ai bassi consumi o, per altri modelli, a energie alternative. Abbiamo trascorso diversi km alla guida, e non ce ne siamo accorti. Il confort dei sedili e dell’abitacolo è pari alle aspettative. Manca ancora un tratto di strada e così ci possiamo offrire un po’ di buona musica. Ed ecco la conferma della qualità dell’info traitment che Volvo ha riservato per i suoi utenti: l’impianto Sensus connect ha uno schermo verticale da 9”. Vediamo le opzioni per la musica: In Studio, Palco, sala concerti di Goteborg. Proviamo a commutarle in sequenza, e la sensazione di essere avvolti dai suoni, di trovarci nel cuore delle situazioni programmate è totale. Usciamo dall’autostrada e imbocchiamo un tratto misto. Riepilogando: 190 CV diesel con coppia di 400 Nm già a 1.750 giri e costante fino a 2.500. per chi non ha dimestichezza con questi parametri l’esempio è semplice ed efficace: pensate di guidare un’auto soltanto con l’acceleratore e lo sterzo, mantenendo una velocità costante senza perdere mai energia cinetica strada facendo. Anzi, potendovi permettere di chiedere a un’auto di queste dimensioni di giocare con voi tra una curva e un’altra, tra un tornante e il rettilineo successivo. Come una danza assecondata dalle sospensioni che abbattono il rollio e fanno rimanere la V90 sempre piatta rispetto alla sede stradale. E l’elettronica? Guida quasi da sola. Nel senso che pare assecondare le vostre esigenze, lasciandovi però la padronanza della scelta. Il rilevamento dei pedoni e degli animali e la frenata assistita o anticipata in caso di emergenza vi fanno innamorare di questo stile di guida. Perché più che il risultato di soluzioni tecnologiche avanzate, si tratta di un vero e proprio stile di guida. E se consideriamo che quest’auto è nata dove per buona parte dell’anno le strade sono innevate e con scarsa aderenza, viene spontaneo dedurre che le scelte adottate sono la sintesi di quella fluidità di guida e di manovra che è in dispensabile per scorrere veloci sulle strade innevate. Che, come dicevamo all’inizio, è un presupposto importante per farci sentire ancor più sicuri, e a maggior ragione, laddove l’aderenza è molto maggiore. #charlieinauto76  

Senza categoria

#BMW X3 dallo stile morbido ma aggressivo e il motore generoso

L’occasione una gita nella neve di #Sappada e un #testdrive Autostar E lungo le strade montane fino alla fonte del Piave Da poche settimane è ritornata d’attualità anche per il Friuli Venezia Giulia una delle perle delle Dolomiti. Sappada, o Plozen. Vi si parla una lingua tedesca, il Sappadino, e… Beh, godiamoci il risultato delle ultime nevicate prima che la primavera sciolga il morbido manto bianco da un paesaggio già di per sé incantato. L’occasione per provare la nuova BMW X3. Nonostante la neve, motore di 2993 cc, diesel, sei cilindri, 313 CV a 4400 giri. Potete già comprendere che si adatta facilmente al fondo innevato, assecondata dall’Xdrive, dall’elettronica e dall’assetto. Saliamo da Forni Avoltri, da Piani di Luzza, e ci immettiamo nella stretta gola che conduce al pianoro, a Cima Sappada. Lo spettacolo è suggestivo. La strada ci aiuta a testare questo SUV a due volumi che all’interno ha un allestimento di alta gamma. E che …nonostante la salita decisa, dimostra la capacità di raggiungere i 100 km/h in poco più di 5 secondi. Performance brillanti nonostante la massa e il peso di quasi 2 tonnellate, che rassicurano in ogni situazione. Salendo, incrociamo la strada che porta al monte Peralba, alle Sorgenti del Piave. Un’occasione per provare un po’ di strada bianca, anche se consolidata dal clima freddo dell’inverno. Ci rimane poco da fare. Ci pensa la trazione integrale ‘intelligente’ a condurci sulla retta via. La tentazione di disinserire l’elettronica per vedercela direttamente, da pilota a macchina, è forte, ma la presenza di passeggeri a bordo mi induce a non esagerare. La strada è un po’ dissestata per il ghiaccio e le buche. Ma non ce ne accorgiamo. Il confort non diminuisce. Proviamo l’accelerazione nei tratti più rettilinei ed è decisa. La coppia bassa del diesel tremila toglie ogni dubbio e possibilità di equivoco. Poi, essendo diesel, probabilmente avrà anche consumi parchi. Secondo la casa, senza esagerare sta entro i 6 litri per 100 km. Che date le prestazioni delle quali quest’auto è capace su richiesta, non è davvero male. Rientriamo e ci facciamo un giro per Sappada. Che si sviluppa lungo la strada statale che da Forni Avoltri porta al passo di Monte Croce Comelico, alle Tre cime di Lavaredo, a Misurina e Cortina, o ridiscendendo la valle di Auronzo, fino a Venezia. Le case in stile d’alta montagna fanno assomigliare davvero la cittadina a un centro delle Alpi austriache. Se non fosse per la impagabile cornice delle Dolomiti. Scendiamo verso baita Mondshen, sotto alla Pista Nera. Anche qui il panorama è suggestivo, la neve per derapare un po’ c’è. Anzi, troviamo un bello spiazzo tutto bianco per prendere confidenza con l’auto. Che, scopriamo, si prende cura anche della sua batteria: quando rilasciamo l’acceleratore o freniamo, l’alternatore trasforma l’energia cinetica in energia elettrica, e la ricarica. Portiamo il comando delle funzioni del cambio da Eco Pro a Confort, poi a Sport, e diamo gas. Non perde direzionalità in modo sensibile nemmeno quando schiacciamo a fondo sterzando di lato. Beh, le giornate sono ancora corte, ed è bene pensare al rientro. Così ripercorriamo la valle all’indietro, rientrando nel fornese. Un paesino sbircia dall’alto e ci incuriosisce. La strada è impervia, ma probabilmente il panorama ci farò capire che ne è valsa la pena. E’ Collina di Forni Avoltri, sopra a Rigolato. Il paesino con il campanile dipinto, e di recente, con una accogliente osteria. Che dite, facciamo un salto anche lì? #charlieinauto/76

Senza categoria

#Nuova #Subaru #Impreza mantiene la grinta con toni morbidi e adatti alla famiglia

Il motore boxer aspirato a benzina di 1600 cc con 114 CV pesa ora 12 kg in meno e abbassa ancora il baricentro Una gita sulle colline moreniche friulane per verificare tenuta e consumi Nuova Subaru Impresa. Dopo un passato glorioso nei rally, dove ha insegnato che c’è il 4X4 e ha stimolato i settori di ricerca delle case a sviluppare la trazione integrale per la guida sicura, anche se veloce o in condizioni proibitive, è ritornata all’inizio del 2018 in Europa con la nuova versione ‘familiare’. Dove familiare non sta per SW, anche se si tratta di una due volumi a cinque porte sufficientemente capiente per la sua categoria, ma per ‘dedicata alle famiglie’. Infatti, è stata addomesticata, e per esempio, senza rinunciare al 4 Well Drive. Il suo cambio automatico sul sempre attuale motore boxer che con il baricentro bassissimo la mantiene guidabilissima e stabile, ha il comando che non consente di inserire manualmente le marce. Né, al volante, ci sono le consuete palette per cambiare le marce a mano. La leva del cambio, o meglio il pomello del comando delle varie e consuete funzioni di marcia, ha invece una posizione che ci aiuta a guidare veloce in montagna, bypassando l’efficienza della frizione, anzi del cambio a variazione continua Subaru Lineartronice e  consente di utilizzare il freno motore. Il che, in un motore a benzina, 1600 DOHC, da 114 CV16 valvole a iniezione sequenziale multipoint Euro6, coppia massima più bassa, portata a 3.600 giri dai 4.000 della versione precedente, può tornare utile. La proviamo sulle colline di Fagagna, a una decina di km da Udine. Una serie di piacevoli saliscendi, dove il panorama delle colline moreniche, immerso nel verde, si alterna a scorci di paesaggio agreste. Lì si trova il Golf club Villaverde di Fagagna. Un’oasi di verde e serenità in mezzo alla natura. Il motore della Nuova Impreza, la quinta generazione di un’auto della quale dal 1992 sono stati prodotti 2.500.000 esemplari, è aspirato. E all’occorrenza tira. Ma, proprio perché questa è una versione più tranquilla della Subaru di media cilindrata, nel ciclo misto, dosando l’acceleratore consuma poco più di 6 litri per cento chilometri. Ce lo segnala il computer di bordo,che come sulle altre Subaru mostra il rendimento del nostro stile di guida sul grande display centrale, visibile anche ai passeggeri, riportando alcuni dei dati su quello più piccolo situato tra i due strumenti a orologio dietro al volante. Proviamo a vedere nel misto che cosa succede. Forziamo un po’ la mano e proviamo a sollevare il piede dall’acceleratore anche quando il manuale del pilota ci consiglierebbe di tenere schiacciato a fondo l’acceleratore per sfruttare pienamente l’effetto delle quattro ruote motrici. Ma l’Impreza non si scompone. Il paesaggio qua intorno è splendido, ma si è fatta l’ora di rientrare. Così diamo una ripassata ai sistemi di sicurezza e assistenza alla guida della Nuova Impreza. Che monta di serie l’EyeSight, il sistema a doppia telecamera proposto in Italia da circa tre anni, che rende sempre più efficace l’Adaptive cruise control, la guida automatica che si adatta al traffico, ci avverte se sta sopraggiungendo un altro veicolo, frena in tempi più rapidi dei nostri riflessi se ci si para davanti un ostacolo imprevisto o chi ci precede si ferma bruscamente, mantiene l’auto al centro della carreggiata. Un sistema, che proprio con Impreza ha fatto vincere a Subaru il President’s Award della Japan Techno-Economic Society (Jates) in Giappone, proprio per lo sviluppo del sistema EyeSight. Acc. Mi sono dimenticato che ho promesso di ritirare un pacco ingombrante. Niente di grave. Perché la Nuova Subaru Impreza, dai 380 litri di bagagliaio nella versione normale, arriva a oltre 1.500 litri con i sedili posteriori ripiegati. Il peso dell’auto? Nella norma, e pure alleggerita rispetto alla versione precedente. Anche nel motore, che pesa ben 12 kg in meno per assicurare una ancor maggiore tenuta di strada e maneggevolezza, nella guida normale come in quella più veloce, dove si può… #charlieinauto/75  

Senza categoria

‘esperienza dei rally a disposizione della sicurezza sulle strade

Un’auto fatta per correre che è divenuta un’affidabile vettura per tutti i giorni E tutti i terreni, come la Riserva naturale Foci dell’Isonzo Finalmente il sole. È ancora inverno, e proprio per questo, quando il sole riesce a vincere la perturbazione, il cielo si fa terso. E l’aria limpida, un po’ umida nei bassi strati, regala luminosità particolari. Ci serve una strada poco affollata, per provare il sistema Symmetrical 4 WD trazione integrale permanente che è installato sulla Nuova #Subaru #Impreza . Sistema, che valuta elettronicamente la percentuale di potenza da scaricare su ogni singola ruota. #Impreza è arrivata con questo modello alla quinta generazione. E nell’immaginario collettivo, che si compone anche del mio pensiero, questa #Subaru lega il suo percorso a una miriade di successi nel mondo dei rally, nazionali, europei, mondiali. Una macchina da corsa che ha contribuito allo sviluppo della tecnologia sulle strade e a incrementare l’esperienza della Casa delle Pleiadi nella trazione integrale. Oggi, le condizioni meteo e delle strade che troviamo lungo il nostro percorso sono ideali. Ovviamente non per una spensierata scampagnata con amici. Ma per effettuare un #testdrive sì. Infatti, ieri sera è piovuto, e le strade recano ancora le tracce del limo e della sabbia sull’asfalto. Avrete intuito che ci avviciniamo all’acqua: al mare, a un fiume. La nostra meta è la Riserva naturale Foce dell’Isonzo. All’interno della quale si trova il centro visite dell’Isola della Cona, ove il fiume, che sfocia in mare, nell’Alto Adriatico, fa da confine orientale tra la #RivieraFriulana, e il Golfo di Panzano. Simbolo della riserva è il Chiurlo maggiore, un rapace che nidifica nelle zone umide. Come queste, tra i territori indicati quali patrimonio dell’Unesco e di interesse comunitario. Strade nervose, senza dislivelli, contornate da rivoli e canali, da vegetazioni arbustive e da canneti. A poca distanza il placido scorrere dell’Isonzo. Mentre le zone circostanti sono vocate alla viticoltura di pregio. Con prodotti enologici che si sanno imporre nei concorsi internazionali. Nuova #Impreza 1600 cc a benzina, 114 CV, ha il cambio automatico Cvt Lineartronic, che non dispone della versione comandabile a mano con le classiche palette del sequenziale al volante. Della quale non sentiremo affatto la mancanza. In compenso il rapporto prezzo-qualità di questa vettura è ora competitivo, e la nuova impostazione ne fa un’auto adatta a tutti, anche alle famiglie, per la sicurezza nella guida, la docilità ai comandi, la morbidezza dell’assetto e del cambio. L’assenza del cambio tradizionale è compensata da una funzione utile e nuova: la leva del cambio, se spostata a sinistra, attiva un sistema che consente di sfruttare il freno motore. Un effetto, che nei propulsori a benzina è meno efficace rispetto ai diesel. Può essere molto utile in discesa in montagna. O nella guida veloce in scalata. Scalata, che il motore imposta autonomamente riducendo le marce a disposizione. Superiamo Staranzano e dirigiamo verso la Riserva. Il paesaggio è splendido e così i colori, anche se ci troviamo ancora in pieno inverno. Ecco un bel tratto di strada deserto, un misto a vista, e proviamo a vedere che cosa succede affrontando le curve in sequenza: il rollio è pressochè assente, e la macchina non si scompone. Anzi, sembra che pensi di seguire il percorso che le chiediamo. E in realtà lo sta facendo. La fanghiglia e la sabbia? Non ce ne accorgiamo nemmeno. Gomme adatte ‘ognitempo’ e l’assetto, che pur essendo morbido consente alle ruote di rimanere perfettamente incollate alla strada sono gli elementi che assieme alla trazione integrale permanente assicurano alla #Impreza una grande stabilità. Ora entriamo sul tratto sterrato verso il centro visite. Saliamo sull’argine dell’Isonzo e scendiamo verso l’alveo del fiume. Il paesaggio è fantastico. E come sulla neve, sullo sterrato con fango la #Subaru non manifesta segni di incertezza. Anche sulle buche, con acqua o senza acqua, va via spedita senza farci pesare il forse attrito che le gomme incontrano nelle pozzanghere, né il dislivello delle buche. Un’auto rivolta alle famiglie, quindi, ma che sfrutta la grande esperienza sportiva per aumentare la sicurezza attiva. Infatti, ha vinto sfide di livello mondiale proprio per la sicurezza attiva e passiva. Ma di questo parliamo la prossima volta. Ora godiamoci la natura, i punti di osservazione dell’oasi, le peculiarità che in questo paradiso naturale non mancano, nemmeno d’inverno. A guidarci è il direttore, Fabio Perco. Un grande esperto delle attrattive faunistiche del territorio. E scopriamo che qui, ci si arriva anche via mare, in motonave, da Grado o da Trieste, o con mezzi nautici propri. Ma quello è un altro genere di #testroad. #charlieinauto/74

Senza categoria

‘esperienza dei rally a disposizione della sicurezza sulle strade

Un’auto fatta per correre che è divenuta un’affidabile vettura per tutti i giorni E tutti i terreni, come la Riserva naturale Foci dell’Isonzo Finalmente il sole. È ancora inverno, e proprio per questo, quando il sole riesce a vincere la perturbazione, il cielo si fa terso. E l’aria limpida, un po’ umida nei bassi strati, regala luminosità particolari. Ci serve una strada poco affollata, per provare il sistema Symmetrical 4 WD trazione integrale permanente che è installato sulla Nuova #Subaru #Impreza . Sistema, che valuta elettronicamente la percentuale di potenza da scaricare su ogni singola ruota. #Impreza è arrivata con questo modello alla quinta generazione. E nell’immaginario collettivo, che si compone anche del mio pensiero, questa #Subaru lega il suo percorso a una miriade di successi nel mondo dei rally, nazionali, europei, mondiali. Una macchina da corsa che ha contribuito allo sviluppo della tecnologia sulle strade e a incrementare l’esperienza della Casa delle Pleiadi nella trazione integrale. Oggi, le condizioni meteo e delle strade che troviamo lungo il nostro percorso sono ideali. Ovviamente non per una spensierata scampagnata con amici. Ma per effettuare un #testdrive sì. Infatti, ieri sera è piovuto, e le strade recano ancora le tracce del limo e della sabbia sull’asfalto. Avrete intuito che ci avviciniamo all’acqua: al mare, a un fiume. La nostra meta è la Riserva naturale Foce dell’Isonzo. All’interno della quale si trova il centro visite dell’Isola della Cona, ove il fiume, che sfocia in mare, nell’Alto Adriatico, fa da confine orientale tra la #RivieraFriulana, e il Golfo di Panzano. Simbolo della riserva è il Chiurlo maggiore, un rapace che nidifica nelle zone umide. Come queste, tra i territori indicati quali patrimonio dell’Unesco e di interesse comunitario. Strade nervose, senza dislivelli, contornate da rivoli e canali, da vegetazioni arbustive e da canneti. A poca distanza il placido scorrere dell’Isonzo. Mentre le zone circostanti sono vocate alla viticoltura di pregio. Con prodotti enologici che si sanno imporre nei concorsi internazionali. Nuova #Impreza 1600 cc a benzina, 114 CV, ha il cambio automatico Cvt Lineartronic, che non dispone della versione comandabile a mano con le classiche palette del sequenziale al volante. Della quale non sentiremo affatto la mancanza. In compenso il rapporto prezzo-qualità di questa vettura è ora competitivo, e la nuova impostazione ne fa un’auto adatta a tutti, anche alle famiglie, per la sicurezza nella guida, la docilità ai comandi, la morbidezza dell’assetto e del cambio. L’assenza del cambio tradizionale è compensata da una funzione utile e nuova: la leva del cambio, se spostata a sinistra, attiva un sistema che consente di sfruttare il freno motore. Un effetto, che nei propulsori a benzina è meno efficace rispetto ai diesel. Può essere molto utile in discesa in montagna. O nella guida veloce in scalata. Scalata, che il motore imposta autonomamente riducendo le marce a disposizione. Superiamo Staranzano e dirigiamo verso la Riserva. Il paesaggio è splendido e così i colori, anche se ci troviamo ancora in pieno inverno. Ecco un bel tratto di strada deserto, un misto a vista, e proviamo a vedere che cosa succede affrontando le curve in sequenza: il rollio è pressochè assente, e la macchina non si scompone. Anzi, sembra che pensi di seguire il percorso che le chiediamo. E in realtà lo sta facendo. La fanghiglia e la sabbia? Non ce ne accorgiamo nemmeno. Gomme adatte ‘ognitempo’ e l’assetto, che pur essendo morbido consente alle ruote di rimanere perfettamente incollate alla strada sono gli elementi che assieme alla trazione integrale permanente assicurano alla #Impreza una grande stabilità. Ora entriamo sul tratto sterrato verso il centro visite. Saliamo sull’argine dell’Isonzo e scendiamo verso l’alveo del fiume. Il paesaggio è fantastico. E come sulla neve, sullo sterrato con fango la #Subaru non manifesta segni di incertezza. Anche sulle buche, con acqua o senza acqua, va via spedita senza farci pesare il forse attrito che le gomme incontrano nelle pozzanghere, né il dislivello delle buche. Un’auto rivolta alle famiglie, quindi, ma che sfrutta la grande esperienza sportiva per aumentare la sicurezza attiva. Infatti, ha vinto sfide di livello mondiale proprio per la sicurezza attiva e passiva. Ma di questo parliamo la prossima volta. Ora godiamoci la natura, i punti di osservazione dell’oasi, le peculiarità che in questo paradiso naturale non mancano, nemmeno d’inverno. A guidarci è il direttore, Fabio Perco. Un grande esperto delle attrattive faunistiche del territorio. E scopriamo che qui, ci si arriva anche via mare, in motonave, da Grado o da Trieste, o con mezzi nautici propri. Ma quello è un altro genere di #testroad. #charlieinauto/74

Senza categoria

#Mini #JohnCooperWorks #Countryman ALL4 da 231 CV come a Dakar ma #testdrive sulla neve

Sulle #Dolomiti Friulane per provare la nipote della #Mini Cooper che vinse tre volte a Montecarlo in un #testdrive #Autostar L’erede dell’icona sportiva degli anni ’70 ora ha vinto quattro volte la Dakar Una bella giornata di sole in pieno inverno. Una finestra tra un periodo uggioso e l’arrivo del Burian, il gelido vento siberiano. Quindi? Il momento adatto per andare nella neve. Per lo sc, però, sono un po’ fuori allenamento. Per lo sci nordico, quello da fondo, intendo. Per il quale avrei privilegiato il Tarvisiano. Ricordate l’escursione della scorsa puntata? Oggi però potremmo fare un salto su strade nuove per #charlieinauto . Ci spostiamo verso uno dei siti UNESCO che arricchiscono il territorio del nostro #FVGdascoprire : le Dolomiti Friulane. Nel contesto delle quali ci sono piste da sci alpino e nordico davvero interessanti, a Sappada. Località sviluppatasi con il turismo montano, invernale ed estivo. Si trova ai confini tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, a due passi dal Cadore e da Cortina d’Ampezzo. Fin qui mi avete creduto? In parte spero di sì, perché lo sci da fondo è sempre stato il mio sport invernale preferito. Ma state pensando che … ‘gatta ci cova’? Bravi! Indovinato. Motori e Cavalli Vapore. Vado per ordine e indietro nel tempo. Nel 1946 Charles Cooper e il figlio John fondarono in Inghilterra, a Surbinton, la Cooper Car Company. In pochi anni vincono la sfida di trasformare una minivettura in un’icona dello sport del volante. Creando anche la Formula 3 con motore posteriore 500, e svilupparono il progetto fino a vincere il mondiale di F1 e il titolo costruttori. L’esperienza fu trasferita sulle strade, e la Mini Cooper vinse il Rally di Montecarlo nel 1964, 1965 e 1967. Nel 2001 la Mini viene acquisita dalla Bmw, che punta a mantenere l’icona, per tale. Così, in questo decennio la Mini ha vinto quattro volte la Parigi-Dakar. Quindi, da anteriore pura, è divenuta una 4×4 per potersi districare e vincere nelle sabbie del deserto. Ne hanno usata Anche la versione a trazione posteriore. E io che c’entro? Negli anni ’70 non poteva che avermi incuriosito, la Mini. La Cooper ancor di più. Perché non lontano da casa mia si correvano l’Alpi Orientali, il San Martino di Castrozza, la Cividale-Castelmonte, la Tolmezzo-Verzegnis. E tra l’altro, mio cugino Fabio correva con la Mini Cooper. Come accade per caso, un caro amico girava con la Mini, e un altro aveva la Cooper 1300. Quello con la Mini, tra l’altro mi diede una mano a cominciare a correre, con un’altra auto di grande serie, però meno corsaiola della Mini. Anche se l’avrei fatta diventare tale. Così, la Mini l’ho provata in lungo e in largo sui tanti sterrati dell’epoca. La Cooper l’ho testata di notte su un tragitto stradale, allora si poteva, e ricordo che, per allora, era davvero entusiasmante. Ora avrete capito che stavolta proviamo la nipote delle Mini Cooper del Montecarlo, quella che ha vinto la Dakar. Anche se, proprio questi ultimi successi, quando mi hanno proposto il #testdrive, non mi erano venuti in mente. Quando mi ci sono avvicinato, mi ha colpito la livrea particolare, davvero aggressiva, con la carrozzeria blu scuro e il tetto e il cofano fuxia. Che risaltano molto bene sul candore della neve. Salgo a bordo. È davvero ribassata. A presentarmela è Ivan De Angelis, pilota di moto GP. Che cura la scuola di pilotaggio-guida sicura della Bmw Italia. L’evento è organizzato dalla Bmw e dall’ #Autostar per presentare la nuova Bmw X2, serie di lancio color oro. Ma quella la proveremo in un’altra occasione. Grandi occhi azzurri, i suoi, quelli di De Angelis, che devono averne viste di curve, su asfalto. Ma anche ‘numeri’ altrui, specialmente nella neve. Che mini è? È la MINI John Cooper Works Countryman ALL4. Un modello evocativo, prodotto in 2 mila esemplari, come le altre serie delle Mini Cooper speciali. C’è un piccolo problema: 2000 cc, a benzina, e circa 231 CV. Sulla neve… è la cugina dell’ultima vincitrice della Dakar. Certo non ha l’assetto tipo ‘dune buggy’, bensì è ribassata per una perfetta tenuta su strada, altra da terra quanto basta per districarsi tra neve e ghiaccio. La messa in moto è una leva illuminata di color fuxia sotto all’oblò, che va premuta verso il basso. Ivan mi rassicura. Sale con me n’el primo tratto. Lo vedo per nulla intimorito dall’avermi affidato questo mostro a quattro ruote …motrici. Anzi, subito inizia a spiegarmi le decine di funzioni che si sviluppano dal pc di bordo selezionandole dallo splendido display a oblò centrale. Anche la Mini Minor e la Mini Cooper avevano gli strumenti a orologio al centro della plancia. Una scelta determinata dalle esigenze dell’export: mentre in Inghilterra si circola a sinistra, nel continente si tiene la destra. Così, per facilitare la guida anche al di fuori dell’Inghilterra, il piantone dello sterzo sgusciava dal centro del pavimento e l’asse era orientato verso sinistra o verso destra. Nella ALL4 il posto di guida è perfettamente definito. Mi ci trovo subito a mio agio. Il sedile è stile corsa, come il volante, sportivo a tre razze in pelle JKW, con rivestimento in pelle traforata all’interno per favorire la presa e appoggio sagomato per i pollici. Il cambio, la leva di comando è rivestita in pelle, da automatico diventa sequenziale con le leve a paletta al voltante. Così apro, e … probabilmente la Casa ha ragione:km/h 6 secondi. Ma quello che mi colpisce subito è il rumore, che ricorda quello della Mini Cooper. E a sorpresa quando alzo il piede odo alle spalle lo scoppiettio caratteristico ìdello scarico con il motore in rilascio. Mi spiega che è stata realizzata una marmitta particolare che ricrea l’effetto sonoro. E la tenuta? D’auto da rally del terzo millennio. Ora il #test sul circuito. 4×4, cioè nel tornante occorre puntare il muso alla corda, all’interno, e tenere schiacciato a fondo l’acceleratore. Senza sollevare il piede per nessun motivo. Primo giro, tutto ok. Secondo giro, anche. Al terzo giro si

Senza categoria

#testdrive #testroad #RangeRover #Evoque un osservatorio fashion e salottiero anche tra i prati stabili

Con la convertibile al pari delle altre diciassette versioni la #Evoque supera promossa ogni particolarità del fondo Spesso a contatto con la città ci sono tesori che non conosciamo. Mi riferisco ai paesaggi, all’ #ambiente #naturale che siamo riusciti a conservare e a volte a valorizzare. In questo caso, coincide con la memoria del territorio. Questa volta andiamo alle porte di #Udine, nel comune contiguo  di Martignacco. A cinque chilometri dalla circonvallazione ovest, l’agglomerato urbano si dirada e progressivamente appare il paesaggio d’un tempo, quello di cento, duecento anni fa, con le campagne interrotte dagli alberi cresciuti in alcuni punti ai lati delle strade rurali, o che formano boschetti introvabili altrove, di biancospino, di nocciolo, di viburno, il caprifoglio, o contrassegnano i ruscelli. Miracolosamente, questi prati, che sono composti dalle essenze vegetali tipiche del posto e altre, complessivamente una settantina, non sono stati fagocitati dalle colture monovarietali. Ma soprattutto, compongono il #biotopo dei #pratistabili del #Parco agricolo comunale ‘Prati del Beato Bertrando’. Perché coincidono con il sito dove, si narra, che nel 1350 morì il Patriarca Bertrando di San Genesio. La scarsità d’acqua ha scongiurato lo sfruttamento dei terreni, mantenendo questo esempio dell’ambiente naturale del passato, anche nel presente. Questi prati stabili sono il residuo del disboscamento operato ancora in epoca romana. Queste stradine con fondo sterrato, e oggi in parte erboso, segnate a tratti da filari di gelsi che servivano per nutrire, con le loro foglie, i bachi da seta, come ci raccontano le nonne, nella prima metà del ‘900 permettevano di andare in bicicletta dalla stalla fino a portare il latte nella latteria sociale del paese vicino, per farlo trasformare. Nonne, allora giovanissime, che apprezzavano i profumi dei prati in primavera e i paesaggi placidi che le circondavano. Per avvicinarci a queste bellezze abbiamo l’occasione di provare la #RangeRover #Evoque convertibile. Un’auto fuoristrada derivata dalla concept-car LRX: ci rassicurano le sue ruote da 20’ cross country, e le numerose possibilità di regolazione e di guida assistita delle quali dispone. Se fossimo in primavera, non esiteremmo ad aprire il tettuccio, per goderci al meglio l’habitat circostante. Quasi quasi, però… un pezzetto di strada lo proviamo nella versione cabrio. I sedili sono riscaldati e i cristalli laterali sollevati, assieme al parabrezza che è molto avvolgente, ci permettono di immergerci nel paesaggio. Perché anche con il tetto aperto, siamo perfettamente riparati dall’aria fresca alla quale l’auto va incontro. Più avanti, però, la strada ha trattenuto l’acqua piovana dei giorni scorsi, ed è meglio richiudere il tettuccio per evitare di sporcare l’abitacolo con gli schizzi di acqua e fango. il processo è molto veloce e si può fare anche in corsa, fino a 48 km/h. Un rischio però, quello di essere colpiti dagli schizzi delle ruote, che, come scoprirò più avanti, è molto remoto. Perché la #RangeRover #Evoque , così è ovviamente anche per la #Convertibile , è progettata per assicurare la massima protezione, al guidatore e ai passeggeri, dalla sabbia sollevata in corsa o dall’acqua scagliata in alto dalle pozzanghere o dai guadi. E alla guida, anche affrontando grosse pozzanghere in velocità non si scompone. E se lo fa, l’elettronica assiste ogni nostra manovra. Dispone infatti del cambio automatico a nove rapporti, o manuale guidato dalle palette al volante, con il classico selettore delle funzioni con la manopolona sul tunnel centrale, della frizione Haldex a controllo elettronico e della trazione integrale permanente ‘Terrain response’. Significa che la trazione viene scaricata automaticamente a seconda del terreno, sull’avantreno sull’asfalto e il fondo buon tenitore, di più sul retrotreno nel fuoristrada. Basta scegliere tra i programmi guida generica, selezionandolo dalla tastiera dietro al manopolone centrale, per asfalto e fuoristrada meno impegnativo, erba/ghiaia/neve per superfici a scarsa aderenza, fango e solchi, sabbia. Dispone anche dell’HDC, che sta per Hill Descent Control, il controllo automatico della velocità in discesa, che i permette di non toccare i comandi in percorsi molto ripidi e l’Evoque ci condurrà alla meta a una velocità costante e selezionabile da 8 a 30 km/h. Anche in presenza di un ‘muro’ in discesa. Va precisato, che la nostra è una delle diciotto versioni disponibili. Tutte allestite con interni all’altezza delle Land di alta gamma. Così è anche per i due posti posteriori, che sono confortevoli come quelli anteriori. Certo, non hanno le stesse regolazioni, ma sono protetti dai cristalli alzati anche a tetto aperto. Mentre, in caso d’urto si materializzerebbero in frazioni di secondo due barre-roll bar di protezione. Torniamo a noi: ecco finalmente un guado. Duemila cc di cilindrata, diesel da 180 CV. Anche se qui, tanta potenza non serve. L’acqua mi sembra sufficientemente profonda: cosa succederà ora? Credo arriverà fino ai mozzi delle ruote. Mi avvio nell’acqua, si attivano i sensori piazzati sotto agli specchietti retrovisori. Che misurano la profondità rispetto al limite dell’auto. E ci avvisano quando ciò accade, per lasciarci scegliere se rischiare, o fermarci e ritornare indietro, anche assistiti dalle ben definite immagini della retrocamera ritrasmesse sul grande display centrale. Usciamo come se nulla fosse accaduto sull’altra sponda. Eravamo entro il limite di guadabilità consigliato, che è di 50 cm. #LandRover #Evoque è dunque una macchina ‘fashion’ molto versatile. E’ maneggevole, sicura, molto affidabile anche sull’asfalto veloce. Perché è stato scelto strutturarla con un’altezza da terra che è un compromesso utile tra la tenuta di strada e le esigenze dell’ #offroad. Bene, nel frattempo siamo arrivati ai margini del Parco. È stato un #testroad pienamente soddisfacente. Al di là del fatto che ha rivisto le stradine dell’infanzia, la nostra navigatrice ultraottuagenaria è molto soddisfatta del confort. Le sia pur non numerose asperità di questo percorso #offroad non le abbiamo minimamente sentite. Così come, nella marcia fuoristrada, le ruote non hanno trasmesso nessuna vibrazione all’abitacolo o al volante. Tantomeno ai sedili. Quasi come se avessimo corso sull’asfalto. Una conferma della fama di salotto da #offroad , che le auto della Casa inglese si sono guadagn ate da tempo. #charlieinauto69 https://www.youtube.com/watch?v=b_69h1nAwTw

Senza categoria

#testdrive #testroad #RangeRover #Evoque un osservatorio fashion e salottiero anche tra i prati stabili

Con la convertibile al pari delle altre diciassette versioni la #Evoque supera promossa ogni particolarità del fondo Spesso a contatto con la città ci sono tesori che non conosciamo. Mi riferisco ai paesaggi, all’ #ambiente #naturale che siamo riusciti a conservare e a volte a valorizzare. In questo caso, coincide con la memoria del territorio. Questa volta andiamo alle porte di #Udine, nel comune contiguo  di Martignacco. A cinque chilometri dalla circonvallazione ovest, l’agglomerato urbano si dirada e progressivamente appare il paesaggio d’un tempo, quello di cento, duecento anni fa, con le campagne interrotte dagli alberi cresciuti in alcuni punti ai lati delle strade rurali, o che formano boschetti introvabili altrove, di biancospino, di nocciolo, di viburno, il caprifoglio, o contrassegnano i ruscelli. Miracolosamente, questi prati, che sono composti dalle essenze vegetali tipiche del posto e altre, complessivamente una settantina, non sono stati fagocitati dalle colture monovarietali. Ma soprattutto, compongono il #biotopo dei #pratistabili del #Parco agricolo comunale ‘Prati del Beato Bertrando’. Perché coincidono con il sito dove, si narra, che nel 1350 morì il Patriarca Bertrando di San Genesio. La scarsità d’acqua ha scongiurato lo sfruttamento dei terreni, mantenendo questo esempio dell’ambiente naturale del passato, anche nel presente. Questi prati stabili sono il residuo del disboscamento operato ancora in epoca romana. Queste stradine con fondo sterrato, e oggi in parte erboso, segnate a tratti da filari di gelsi che servivano per nutrire, con le loro foglie, i bachi da seta, come ci raccontano le nonne, nella prima metà del ‘900 permettevano di andare in bicicletta dalla stalla fino a portare il latte nella latteria sociale del paese vicino, per farlo trasformare. Nonne, allora giovanissime, che apprezzavano i profumi dei prati in primavera e i paesaggi placidi che le circondavano. Per avvicinarci a queste bellezze abbiamo l’occasione di provare la #RangeRover #Evoque convertibile. Un’auto fuoristrada derivata dalla concept-car LRX: ci rassicurano le sue ruote da 20’ cross country, e le numerose possibilità di regolazione e di guida assistita delle quali dispone. Se fossimo in primavera, non esiteremmo ad aprire il tettuccio, per goderci al meglio l’habitat circostante. Quasi quasi, però… un pezzetto di strada lo proviamo nella versione cabrio. I sedili sono riscaldati e i cristalli laterali sollevati, assieme al parabrezza che è molto avvolgente, ci permettono di immergerci nel paesaggio. Perché anche con il tetto aperto, siamo perfettamente riparati dall’aria fresca alla quale l’auto va incontro. Più avanti, però, la strada ha trattenuto l’acqua piovana dei giorni scorsi, ed è meglio richiudere il tettuccio per evitare di sporcare l’abitacolo con gli schizzi di acqua e fango. il processo è molto veloce e si può fare anche in corsa, fino a 48 km/h. Un rischio però, quello di essere colpiti dagli schizzi delle ruote, che, come scoprirò più avanti, è molto remoto. Perché la #RangeRover #Evoque , così è ovviamente anche per la #Convertibile , è progettata per assicurare la massima protezione, al guidatore e ai passeggeri, dalla sabbia sollevata in corsa o dall’acqua scagliata in alto dalle pozzanghere o dai guadi. E alla guida, anche affrontando grosse pozzanghere in velocità non si scompone. E se lo fa, l’elettronica assiste ogni nostra manovra. Dispone infatti del cambio automatico a nove rapporti, o manuale guidato dalle palette al volante, con il classico selettore delle funzioni con la manopolona sul tunnel centrale, della frizione Haldex a controllo elettronico e della trazione integrale permanente ‘Terrain response’. Significa che la trazione viene scaricata automaticamente a seconda del terreno, sull’avantreno sull’asfalto e il fondo buon tenitore, di più sul retrotreno nel fuoristrada. Basta scegliere tra i programmi guida generica, selezionandolo dalla tastiera dietro al manopolone centrale, per asfalto e fuoristrada meno impegnativo, erba/ghiaia/neve per superfici a scarsa aderenza, fango e solchi, sabbia. Dispone anche dell’HDC, che sta per Hill Descent Control, il controllo automatico della velocità in discesa, che i permette di non toccare i comandi in percorsi molto ripidi e l’Evoque ci condurrà alla meta a una velocità costante e selezionabile da 8 a 30 km/h. Anche in presenza di un ‘muro’ in discesa. Va precisato, che la nostra è una delle diciotto versioni disponibili. Tutte allestite con interni all’altezza delle Land di alta gamma. Così è anche per i due posti posteriori, che sono confortevoli come quelli anteriori. Certo, non hanno le stesse regolazioni, ma sono protetti dai cristalli alzati anche a tetto aperto. Mentre, in caso d’urto si materializzerebbero in frazioni di secondo due barre-roll bar di protezione. Torniamo a noi: ecco finalmente un guado. Duemila cc di cilindrata, diesel da 180 CV. Anche se qui, tanta potenza non serve. L’acqua mi sembra sufficientemente profonda: cosa succederà ora? Credo arriverà fino ai mozzi delle ruote. Mi avvio nell’acqua, si attivano i sensori piazzati sotto agli specchietti retrovisori. Che misurano la profondità rispetto al limite dell’auto. E ci avvisano quando ciò accade, per lasciarci scegliere se rischiare, o fermarci e ritornare indietro, anche assistiti dalle ben definite immagini della retrocamera ritrasmesse sul grande display centrale. Usciamo come se nulla fosse accaduto sull’altra sponda. Eravamo entro il limite di guadabilità consigliato, che è di 50 cm. #LandRover #Evoque è dunque una macchina ‘fashion’ molto versatile. E’ maneggevole, sicura, molto affidabile anche sull’asfalto veloce. Perché è stato scelto strutturarla con un’altezza da terra che è un compromesso utile tra la tenuta di strada e le esigenze dell’ #offroad. Bene, nel frattempo siamo arrivati ai margini del Parco. È stato un #testroad pienamente soddisfacente. Al di là del fatto che ha rivisto le stradine dell’infanzia, la nostra navigatrice ultraottuagenaria è molto soddisfatta del confort. Le sia pur non numerose asperità di questo percorso #offroad non le abbiamo minimamente sentite. Così come, nella marcia fuoristrada, le ruote non hanno trasmesso nessuna vibrazione all’abitacolo o al volante. Tantomeno ai sedili. Quasi come se avessimo corso sull’asfalto. Una conferma della fama di salotto da #offroad , che le auto della Casa inglese si sono guadagn ate da tempo. #charlieinauto69 https://www.youtube.com/watch?v=b_69h1nAwTw

Senza categoria

#testroad #testdrive un SUV versatile sicuro e confortevole nella #Pedemontana fuoristrada e sulla neve: #Seat #Ateca

Dalla Pedemontana pordenonese a Piancavallo dai colori autunnali al freddo della montagna d’inverno che l’auto sa gestire sia nella guida che nel confort #testroad Su #charlieinauto da oltre un anno vi accompagno su percorsi suggestivi, alla ricerca di luoghi incantati e poco conosciuti, o che ci sfuggono all’attenzione perché ci passiamo accanto ogni giorno, senza fare ci caso. A bordo di auto che non avete ancora potuto incontrare per la strada salvo che si trattasse dei primi esemplari camuffati e in fase di collaudo. In luoghi che cambiano completamente aspetto, a seconda della stagione. Per esempio, alle pendici del monte Cavallo, sul quale sorge il Piancavallo, c’eravamo già passati con un #testdrive. Troppo di fretta per poterne gustare le attrattive. Un paesaggio immerso nel verde del bosco di latifoglie, a distanza di pochi mesi può cambiare completamente lo scenario. La volta scorsa, ricordate, abbiamo incontrato la prima neve a Portogruaro. Una serata suggestiva, che ci ha permesso di testare la tenuta della nostra #Seat #Ateca. Così, stavolta, inseguendo la neve, raggiungiamo la pedemontana pordenonese ai confini ideali tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. E prima di salire in alto, raggiungiamo Poffabro, borgo medioevale perfettamente conservato e mantenuto nel suo fascino antico. Ma stiamo provando un’auto, e dopo l’escursione a piedi didattico-culturale, raggiungiamo i boschi vicini. E imbocchiamo una strada che si infila nel bosco. Ricordatevi: una strada forestale dove il transito è ammesso a tutti i veicoli. Con un buon fondo stradale di terra e ghiaino possiamo testare l’affidabilità della nostra auto, la #Seat #Ateca . Sì, perché oltre a essere una comoda auto per la famiglia, un SUV compatto e dallo stile aggraziato, a distinguersi per un’ottima tenuta di strada, a possedere doti sportive per nulla celate, bene contemperate con la docilità e la morbidezza della guida e dell’assetto, è dotata di quattro ruote motrici permanenti, del cambio automatico e sequenziale al volante a sette marce e doppia frizione Volkswagen, di un’adeguata dotazione di opzioni per adattarne la guida nelle condizioni estreme e off road. Il tutto, per gestire in modo ottimale il motore 2000 diesel da 190 CV. Proviamo con la funzione adatta al fondo con scarsa tenuta. E cominciamo a schiacciare l’acceleratore. L’elettronica della #Seat #Ateca ci accompagna in una divertente escursione sul fondo sterrato. Proviamo a frenare bruscamente, e l’auto esegue come se ci trovassimo sull’asfalto. Passiamo al misto più veloce, e la sensazione di sicurezza non ci abbandona. Ora però ci godiamo il paesaggio circostante. Tra l’altro il colore dell’auto si intona perfettamente con la natura circostante. L’auto, nonostante le prestazioni, è silenziosa. Un colore che piace alle guidatrici. La sua docilità e la comodità, lo spazio anche per i posti posteriori, il bagagliaio capiente, la guida su richiesta completamente assistita, il nitido display che riporta fedelmente quanto vedono le telecamere di bordo, la facilità di guida in città, hanno fatto innamorare la mia collaboratrice. Che non se ne voleva più distaccare. Ora però la giornata volge al termine perché siamo in inverno e il sole tramonta presto. In cima ci aspetta la neve. Così riprendiamo le strade normali, e raggiungiamo la salita verso il Piancavallo. Anche sulle rampe verso il rifugio Bornasse l’Ateca è perettamente a suo agio. Come un’auto sportiva. E senza che ne risenta il confort. Ci siamo. Da Bivio Castaldia, da dove il panorama è mozzafiato sull’intera pianura friulana, veneta, sulla #RivieraFriulana, sui tetti della città di Pordenone, e intorno, con la luce cinerea della luna piena, il silenzio è ovattato dalla neve. Beh, ora mettiamo davvero alla prova il nostro SUV #supercar. Sì, perché 190 CV su 1400 kg da un motore diesel 2000, con le ruote da 20’, sul telaio e la parte ciclistica di un crossover rendono questa esperienza davvero elettrizzante. Però… Le gomme. Sono da neve? No. Però sono Cross country. Omologate. Poi il 4×4 intelligente, 4Drive DSG robottizzato. Proviamo. E’ sera e sul Piancavallo le strade sono sgombre. C’è anche qualche piazzale. Quindi c’è lo spazio per vedere come va. Inseriamo la modalità neve. Splendido. Fa esattamente quello che le chiediamo, e ci aspettiamo. Certo, fuori fa un po’ fresco e la temperatura cala ulteriormente: -10°. Il tetto di cristallo, in parte apribile, ci permette di goderci lo spettacolo delle piste da sci illuminate. Ma, terrà a questa bassa temperatura? L’abitacolo non si raffredderà rapidamente? E invece no. La temperatura nell’abitacolo si mantiene costante e piacevole. E in ogni caso, i sedili sono ben riscaldati, e ci restituiranno il calore che perderemo per scendere e andare a berci una bella cioccolata calda all’imperdibile pasticceria Cimon, punto di riferimento ancora dai tempi delle prime edizioni del Rally internazionale del Piancavallo, del quale sono stato addetto stampa. Bene! La giornata è stata divertente. E la #Seat #Ateca promossa anche fuoristrada e sulla neve. Ora ci andiamo a godere il panorama dalle balze di bivio Castaldia. Fuori fa sempre molto freddo, ma qui dentro si sta benissimo. Anche con il sottofondo dell’impianto Hi-Fi: una radio sta trasmettendo The dark side of the moon, dei Pink Floyd, come ai vecchi tempi… #charlieinauto68

Torna in alto