Lignano Sabbiadoro

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#testrive Nuova Dacia Duster bifuel SUV crossover performante e sostenibile, lunga autonomia

Iniziamo l’anno nuovo su uno sterrato sabbioso con pozzanghere limose Assetto, sicurezza, tenuta nonostante il fango nero scivolosissimo  Poi a Trieste, alla Barcolana, nelle Osmice, frasche caratteristiche sul Carso Triestino Qualche anno fa, una decina, un collega stava provando un SUV di fascia media, comodo, sicuro, confortevole, ma era un SUV. Io non avevo ancora la sua esperienza, e non l’ho sconsigliato dall’entrare in un viottolo di accesso alla spiaggia, con tanta sabbia sul percorso, ma dopo pochi metri ci siamo trovati bloccati, nell’impossibilità di procedere in avanti, né tantomeno all’indietro. A trarlo in inganno era stata una manopola sul tunnel centrale, davanti alla leva del cambio, automatico, che consentiva di modificare le funzioni di guida del SUV, che lui aveva regolarmente posizionato su SAND, sabbia. Ma si trattava di poter affrontare una strada sabbiosa, o sterrata, non le dune della spiaggia. Così, dopo un paio d’ore è stato un carro attrezzi a trarci d’impaccio. Per consolarlo, il pilota del mezzo di soccorso ci ha raccontato che capita spesso, soprattutto al di fuori della stagione balneare, di solito a ragazzi o ragazze giovani con auto normali, stradali, utilitarie o city car, non certo SUV, e peraltro nemmeno a quattro ruote motrici. L’indomani, quando ha telefonato al responsabile dell’Ufficio stampa della Casa di produzione del SUV gli hanno ricordato che l’incaricato gli aveva detto che si trattava di un SUV; non di un fuoristrada, o crossover. In questo caso, dieci anni dopo, l’evoluzione di un modello iconico della Casa romena, ora francese, la Dacia, giunto alla terza generazione, la Duster, qui nella sostenibilissima versione bifuel a GPL, è un SUV, o si vede chiaramente dalla impostazione, ma è anche crossover, fuoristrada. Infatti da sempre, come il modello più piccolo che abbiamo già provato, la Sandero, era la Steepway, viene utilizzato nel mondo anche come robusto e comodo fuoristrada, proposto in diversi Paesi con i marchi rispettivamente di Dacia, Renault o Nissan, e già nel 2020 aveva superato i due milioni di esemplari venduti. Ci siamo divertiti a viaggiare in confort nella lunga trasferta stradale, abbiamo verificato che i consumi sono vantaggiosi e soprattutto l’alimentazione a GPL la rende sostenibile tanto da averle fatto vincere il Premio Auto Europa 2025 assegnato dai giornalisti specializzati riuniti nell’UIGA; Gruppo di specializzazione della FNSI, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, del quale faccio parte. Senza cimentarci in pericolose evoluzioni, che presupporrebbero la presenza di un secondo fuoristrada per superare eventuali situazioni di emergenza, gomme adatte e non stradali, e più tempo a disposizione, vediamo che cosa succede nel fuoristrada leggero. Ricordo che questo esemplare non è a quattro ruote motrici, ma a trazione anteriore. Ecco un bello sterrato che in lontananza presenza belle pozzanghere scure, quelle con un bel fondo il limo nero e sdrucciolevole. Così, su questo SUV, crossover, attiviamo la funzione SAND e ci infiliamo nella stradina rurale. La Duster ha intuito perfettamente che le abbiamo chiesto di non farci sentire le buche, e lo fa egregiamente mantenendo peraltro un assetto perfettamente piano anche quando, su un tratto rettilineo ma non meno ondulato, prendiamo velocità. D’altro canto, anche se non con questa Duster, Dacia è impegnata con efficacia alla Dakar 2025, con risultati interessanti. Quindi, evidentemente, per correre nel deserto africano è stato utilizzato l’esito di un’esperienza pluridecennale. Ah, ecco le pozzanghere, che peraltro sono tratti di campo allagati da un recente acquazzone. Anche in questo caso non sentiamo le asperità e le dune. Provo a forzare con una sterzata brusca, a ripartire con decisione, ma non c’è verso di distrarla e farle perdere il controllo sulla strada sulla quale l’abbiamo indirizzata. Provo anche la frenata brusca in mezzo al laghetto limoso, e Duster si ferma in poco spazio. Quindi? Promossa, perché ho ripetuto le stesse nabovre e test con l’alimentazione a benzina come a GPL, sapete che potete scegliere il carburante da utilizzare, cambiando in corsa, e il rendimento come le prestazioni sono cambiate di poco, ovviamente a svantaggio del gas, che peraltro con il costo più basso, circa la metà della benzina, rimane sempre vantaggioso. Il motore è 999 cc, tre cilinfri, turbocompresso da 100 CV, e se nel trasferimento abbiamo utilizzato la funzione ECONOMY, ECO, per ottimizzare i consumi, avevamo selezionato per il fuoristrada OFF ROAD, che fruisce della tanta elettronica installata a bordo di questo modello e ci ha supportato nelle nostre manovre, anche in quelle estreme, disponendo pure della funzione Fango/sabbia, ma proveremo anche nelle discese ripide, dove più essere controllata anche in retromarcia. Per il fuoristrada più importante ci offre la possibilità di leggere il livello di inclinazione sia laterale che longitudinale grazie a un inclinometro che compare su richiesta sul display centrale, utile soprattutto nel fuoristrada con i passaggi più impegnativi. È in grado di aggrapparsi alle rampe più spinte grazie all’angolo di attacco favorevole, sia sul muso che in coda, e dispone di ampie protezioni antiurto in materiale plastico resistente per poter osare di più senza danneggiare il sottoscocca come i passaruote. Poco distante da noi c’è un guado. Andiamo a vedere: siamo fortunati: lo sta attraversando una Dacia Duster con l’acqua fino all’attacco delle portiere: esce sull’altra sponda del fiume senza accusare problemi dopo la recente immersione. Visto che ce la fa lui…. No, l’abbiamo lasciato fare a lui che ci ha dimostrato l’impermeabilità dell’auto, la nostra Dacia Duster Bifuel. Ora però ci attende un’altra trasferta che ci confermerà la sostenibilità della Dacia Duster Bifuel. Rincasiamo in tempo per goderci i cavalloni della mareggiata di scirocco in spiaggia, a Lignano, e le evoluzioni dei kytesurfer, amici velisti che nella cattiva stagione non vogliono lasciare il contatto con l’acqua salmastra del mare. Ma è domenica e dobbiamo raggiungere Trieste per scrivere della Barcolana. Il rifornimento di GPL avviene soltanto tramite l’operatore del distributore, ovvero il rifornimento ce lo deve fare il benzinaio, che oggi, per gran parte, festeggia la domenica, e l’unica pompa disponibile sarebbe quella dell’autostrada, che è molto più costosa. Ma ci è d’aiuto la nostra Dacia Duster Bifuel: abbiamo percorso dall’ultimo rifornimento di

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#testdrive: #AlpineA110 GT aggressiva ma morbida gran turismo sportiva

A Nordest nonostante le reiterate proposte #mancaancoraunautodromo Così facciamo un passaggio ‘a norma’ a Canebola altare del Rallysmo internazionale Muris, il ‘muro’ dei ciclisti, lo è anche per gli automobilisti. Una vecchia utilitaria avrebbe stentato a superare le rampe strette e a ripartire dai tornanti più ripidi. La nostra Alpine A110 GT lo ha fatto con potenza ed eleganza portandoci come una gran turismo ad ammirare la valle del Tagliamento, dove la montagna incontra la pianura, dal Monte di Muris. L’Alpine ha utilizzato i 292 CV con una coppia da Super car senza deludere, aggressiva sotto controllo, come avrebbe fatto la sua ‘nonna’ dotata di un propulsore di vecchia generazione con una potenza che sarebbe stata la metà di quella erogata dal motore dell’auto del nostro test drive. Ma, soprattutto, l’equilibrato mix tra ‘telaio’, oggi scocca, assetto e motore, consente all’A110 moderna di dare il meglio anche nelle condizioni particolari. Ovvero, spesso si sostituisce al driver per consentire ad Alpine A110 GT di rispondere in modo appropriato alle aspettative anche di un conducente non preparato alla guida sportiva. Ciò non significa che sia impossibile guidare la sportiva francese come un’auto da ‘turismo’. Ma ci manca ancora un passaggio. Ricordate? Sul volante sportivo, arredo significativo di interni eleganti e di alto livello ancorché spartani per ridurre il peso della vettura, sotto alla razza di destra c’è un tasto rosso, ben evidente, con scritto TRACK. A che cosa serve? L’assioma con il significato della traduzione del vocabolo è intuitivo, senza che ci sia bisogno di ricorrere alla ricerca: riguarda la trazione. Perché il pulsante è di color rosso fuoco? Perché disattiva buona parte dei controlli di trazione, ma anche perché l’utilizzo di un’auto come questa presuppone la conoscenza delle tecniche basilari e fondamentali per la guida. Soprattutto, considerando che l’Alpine A110 GT è a trazione posteriore. In casi come questo, con auto di potenza elevata, occorre saperla controllare in ogni condizione. Tale abilità è il frutto di capacità che sono innate nei driver di successo, ma possono essere implementate anche nell’automobilista consapevole che intenda saper affrontare le strade di ogni giorno in sicurezza, con la capacità di saper affrontare e superare ogni situazione anche utilizzando le super car. Ma ritorniamo a noi: il pulsante TRACK disattiva alcuni dei controlli per la sicurezza attiva della guida, in particolare quelli inerenti la trazione. Beh, non disponendo di un autodromo nelle vicinanze, anche se ancora negli anni ’80 sono stato tra i promotori di progetti concreti che ne prevedevano la costruzione a Bordano, ad Amaro, a Tolmezzo, ma furono sempre osteggiati perché additati come fonte di devianza sociale… (sig!), scegliamo uno dei percorsi classici del rallysmo internazionale:               Canebola. Qualcuno ricorderà che vi si cimentarono con le Alpine A110 di allora Polese, Aguzzoni, Eliseo Stella, Pippo Barbetti. Un percorso in dolce ma continua salita, un misto senza tregua con brevi allunghi e curve cieche, da imparare a fondo             per recuperare tempo prezioso sugli avversari. Certo, per capire che cosa intendiamo davvero sarebbe stato necessario provare l’Alpine con il controllo di trazione ridotto dalla funzione TRACK in pista e sul bagnato. Ma l’obiettivo del nostro lavoro è quello di fornire ai lettori e ai follower le informazioni utili per un uso tradizionale dell’auto, non sportivo, anche se l’impiego più spinto è mirato a evidenziare le             criticità. Quindi, senza controllo di trazione, su un tracciato nervoso ma su una strada aperta al traffico, con il fondo asciutto perché in piena estate. dunque, nessuna imprudenza perché la possibilità di testare staccate e ripartenze, e soprattutto di arrivare a Canebola con una icona dello sport del volante è imperdibile. Tre, due, uno, via! Scegliamo il cambio sequenziale a palette perché il tipo di percorso richiede un passaggio rapido da una marcia all’altra e l’A110 GT ci conferma il perfetto equilibrio tra assetto, motore, superpotenza, rapporti del cambio. Riproviamo il tratto successivo con l’aiuto del cambio automatico, e le scelte dell’auto non smentiscono la sua fama perché grazie alla potenza non riescono a smorzare il nostro entusiasmo. Arrivati in cima ci ricordiamo i commenti delle interviste fatte per Autosprint, poi Rombo, ma prima ancora per Il Piccolo, l’Eco dello Sport, e ancora indietro Radio Alfanord, RAN stereo, Canale 49, RDF TV, Telefriuli, passando dalle prime emittenti private ‘pirata’, ma fino a un certo punto, degli anni ’70 e ’80, con le prime dirette in notturna della storia del motorismo, parallelamente a Radio Montecarlo, ai piloti di allora, da Munari a Verini, Pinto, Ballestrieri, Pasutti, più tardi Lupidi: commenti entusiasti su una strada tutta da guidare, a pochi km dalla città, per arrivare subito alla montagna friulana. finito il testdrive ritorniamo nella #Rivierafriulana con tappa all’Azienda agricola Lorenzonetto Cav. Guido, a Latisana. QUindi, la serata in mezzo alla campagna del Veneto orientale, a Casa Gioconda, a Sam Michele al Tagliamento. L’indomani, la giornata al mare, a #Lignanosabbiadoro, passando per il ristorante Da Miro, poi in serata Al Bancut. Un drink dissetante, alla Tavernetta Vitasana e poi il meritato riposo all’Hotel Salus. #charlieinauto3/283         

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#testdrive: l’efficacia del mild-hybrid nella Hyundai Bayon 1.0 ovvero senza cavo

Sostenibilità e prestazioni con dotazioni di sicurezza di alta tecnologia Un urban SUV coltre il concetto iniziale si distingue per la linea innovativa Un urban SUV che può essere molto di più. La Hyundai Bayon X Line 1.0 tre cilindri T-GDi è ovviamente una Euro 6.2, ed è spinta da un sistema ‘mild-hybrid’ 48V, ovvero ricarica la batteria da solo e utilizza l’energia elettrica per ‘consumare’ di meno ed essere all’occorrenza più scattante. Questo sistema le assicura una potenza complessiva di 100 CV, 88 CV dal motore endotermico, mentre il cambio manuale a 6 marce permette di sfruttare bene le prerogative di motore e tecnologia. Abbiamo già visto che nella guida sul misto ha un rendimento più che soddisfacente e i consumi di carburante sono bassi: è la dimostrazione che questa è la formula di mobilità innovativa al momento più conveniente. Questo, perché i vantaggi immediati del supporto della tecnologia elettrica, che si rilevano nei sorpassi quando si richiede all’auto un consumo maggiore per migliorare le prestazioni, invece di corrispondere a un maggior dispendio di benzina, si rivelano più bassi delle attese. Infatti, nelle percorrenze più lunghe, specialmente su percorsi misti la Bayon abbatte la ‘sete’ di carburante che ci saremmo potuti aspettare. Detto questo sull’auto, torniamo al ‘testroad’ e dopo avere visitato la Basilica di Aquileia e altre antiche vestigia, parte del patrimonio archeologico del Friuli Venezia Giulia, proviamo altre dotazioni elettroniche della macchia coreana. Per esempio, il riconoscimento dei limiti di velocità, ovvero la tecnologia che permette di leggere sul cruscotto la velocità massima consentita nel tratto che stiamo percorrendo. Bayon però non si limita a questo, ma è in grado di adeguare la velocità dell’auto al limite prescritto o al limite che imposteremo manualmente. Per fare questa prova, ci spostiamo verso la Laguna di Grado, a pochi km di distanza, e una volta affacciati sul suo splendido specchio d’acqua ci viene in mente d’avere letto sui quotidiani che proprio a quest’ora sarebbe iniziato l’Air Show Grado 2022. Così, dopo avere visitato l’Aviosuperficie-piccolo aeroporto AVRO della Fondazione ‘Lualdi’ a Rivoli di Osoppo (Ud) troviamo un parcheggio lungo la diga stradale che collega la terraferma, dalla località Belvedere, all’Isola di Grado, e ci possiamo godere lo spettacolo della Pattuglia acrobatica nazionale ‘Frecce Tricolori’ da un’angolazione inusuale. Cioè, non dalla spiaggia, bensì dalle spalle della città, dalla sua Laguna. Ma la giornata, il test è stato effettuato in piena estate, è ancora lunga. Così imbocchiamo l’autostrada per un’ulteriore riscontro sulla sostenibilità dei consumi della Hyundai Bayon, ma anche sui sistemi di sicurezza attiva, dal mantenimento attivo della corsia al cruise control con regolatore e limitatore della velocitò automatico. Ci stiamo dirigendo verso Sedegliano (Ud) per una tappa a una serata country nel complesso di Corte degli artisti, e tale percorso ci permette un ultimo riscontro in condizioni che non abbiamo ancora testato, almeno in questo test drive: lo sterrato. Ricordo infatti che avevamo già provato la prima serie della Bayon due anni fa sulla terra della Toscana, e il risultato era stato nettamente positivo. Questa nuova versione non poteva che confermare quelle valutazioni, supportate anche dal sistema di elettronico di controllo della stabilità. Si è fatta sera e ripieghiamo verso la Riviera friulana: la nostra fotocamera nonché telecamera, ovvero il telefonino di ultima generazione è quasi scarica, ma è inutile dire che la Bayon dispone anche del sistema di ricarica wireless, assieme alla connettività sempre wireless per Apple e Android, nonché ai tergicristalli e ai fari, a led, automatici. Arrivati a Lignano (Ud), anche se è tardi, tappa al ristorante Al Municipio, a Sabbiadoro, accanto al lungomare con vista sulla spiaggia, per concludere in bellezza la serata con gli amici. #charlieinauto3/280       

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#testdrive : Tipo Hybrid Cross ideale per assecondare programmi di fitness

La spinta elettrica assieme al motore a benzina da 1469 cc è pari a 130 Cv Divertente da guidare anche sullo sterrato Quest’anno l’estate pare voglia prorogare i benefici del bel tempo anche per buona parte dell’autunno, e se le condizioni meteo favorevoli non ci consentiranno di testare le auto anche nelle situazioni più difficili, quantomeno avremo modo di esplorare il territorio in condizioni favorevoli adatte a verificarne le performance. Tanto per cominciare, cerchiamo di non perdere la forma fisica che, anche se non siamo impegnati in prestazioni rallystiche, almeno in questo frangente, è comunque d’aiuto per viaggiare con auto sempre diverse e in tutte le condizioni. Occorre quindi mantenere il trend dell’allenamento e del fitness, e per questo oggi raggiungiamo il mare per una camminata balsamica tra la battigia e l’acqua, che aiuta a rigenerare l’organismo in vista dell’inverno. La spiaggia più vicina è quella di Lignano Sabbiadoro e la Tipo Cross sembra nata per assecondarci nel gesto sportivo. Così, da un fine settimana all’altro siamo passati dalla pedemontana, ai piedi delle Prealpi, alla Riviera friulana. L’arenile di Lignano è percorso dagli appassionati del mare che scendono anche dall’Austria e dalla Germania per non perdersi queste occasioni che preludono all’autunno. Infatti, quando riprendiamo il nostro testdrive siamo rifrancati da un clima ancora estivo. Il lungomare di Sabbiadoro si distende per qualche chilometro e la spiaggia vuota è priva di riferimenti. Meno male che la nostra Fiat Tipo Hybrid Cross SW è modello Red e il suo colore rosso fiammante la fa notare subito. Come ricordate si tratta di un modello particolare, con un allestimento speciale, che dispone anche dei rivestimenti dei sedili Seaqual Yarn e di un filtro per l’abitacolo con trattamento anallergico. È una vettura full hybrid, anche se la Fiat, visto che si muove con autonomia elettrica soltanto per un breve tempo e preferisce usare l’energia per ridurre i consumi e favorire lo spunto in accelerazione, cosa che effettivamente le riesce bene, la considera una mild-hybrid. Lo si nota anche nei trasferimenti, per esempio quando ci serve la spinta supplementare per effettuare un sorpasso. Il flusso di energia in ausilio al motore, ovvero la corrente che viene impiegata dal piccolo motore ausiliario viene esemplificato graficamente anche nel nitido display centrale. Le dotazioni per la sicurezza attiva di questa Tipo sono complete: per esempio dispone anche del sistema di rilevamento dei veicoli sopraggiungenti, che segnala con i led gialli negli specchietti retrovisori esterni, rossi come il resto dell’auto. Ma è anche Cross, ed è quindi inevitabile provarla su un bello sterrato, di quelli scorrevoli che rilasciano tanta polvere. Ne troviamo uno sul nostro percorso accanto a un canale delle terre di bonifica della Riviera friulana. Anche in questa occasione Tipo Hybrid Cross non smentisce le sue qualità e ci consente di affrontare il tratto con scarsa aderenza in piena sicurezza. Mantiene infatti la sua stabilità anche sul fondo sabbioso. A ogni buon conto il freno a mano è a bacchetta, ma l’auto è un  po’ lunga per pensare al derapage… In fondo allo sterrato arriviamo a Torviscosa, una città aziendale creata a partire dagli anni ’20 del secolo scorso e sviluppata nel dopoguerra attorno allo stabilimento della Snia che vi realizzava fibre tessili, la viscosa. Caratteristiche le strade e la struttura urbanistica in un’area ricca di acque di risorgiva. Un po’ di relax nel parco accanto alla grande piscina olimpionica a cielo aperto e andiamo a vedere il museo del territorio in uno dei fabbricati di accesso alla città che è sovrastato da una caratteristica torre dove il direttore dello stabilimento all’epoca della sua costruzione, Mariotti, vi aveva realizzato un avveniristico ristorante panoramico. Riprendiamo il nostro viaggio e il testdrive sulle strade pianeggianti, per dirigere verso Strassoldo, frazione di Cervignano del Friuli. È in corso la suggestiva manifestazione Castelli aperti, occasione per ospitare l’iniziativa xxx, che vede una miriade di artigiani proporsi con le proprie opere e realizzazioni, dagli abiti, ai complementi di arredo, agli accessori per i giardini, alle opere d’arte, ai cibi di pregio. Un’altra grande occasione di svago e di arricchimento culturale offerta nella Riviera friulana grazie all’iniziativa dell’intraprendente e appassionata castellana. Anche qui il colore sgargiante della Tipo Red fa bella figura tra i muretti di pietra.

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#testdrive : #Scoda Scala Montecarlo tra le auto più sostenibili

Emissioni ridotte a metano e abitacolo più pulito per chi viaggia Confort su strada per un auto che vi permette di esplorare nuove frontiere Bifuel: un concetto inusuale, dal quale le problematiche energetiche del momento ci hanno allontanato. Ma è conveniente o no? Mi riferisco al motore endotermico alimentato con due tipologie completamente diverse di combustibile: la benzina verde e il gas metano. Anzi, in questo caso, meglio metano e benzina verde. Inquina di meno il motore endotermico o quello elettrico? Non sto qui a disquisire su questo argomento, perché è stato confermato da più parti che non sono le automobili la fonte principale di inquinamento, mentre le conseguenze dell’eventuale massificazione della mobilità elettrica, al momento, lo sarebbero molto di più per la necessità di produrre una quantità enorme di energia elettrica, per le problematiche attinenti lo smaltimento delle batterie, ancorché utilizzate per una seconda vita nei sistemi fotovoltaici delle abitazioni. Stavolta parliamo invece della convenienza di utilizzare un motore per auto con doppia alimentazione. Riprendiamo l’argomento ricordando che stiamo provando un modello della Skoda avanzato e ancor poco diffuso sulle strade italiane che è la Scala Montecarlo. Un modello confortevole, ben accessoriato, dotato di sistemi di sicurezza passiva ma soprattutto attiva molto avanzati. Eravamo rimasti al grande tetto interamente finestrato, che ci ha regalato splendidi scorci verso i tetti e i piani alti dei palazzi di Milano. Soltanto salendo a bordo dell’auto ci siamo resi conto del fatto che è alimentata dai due tipi di combustibile, da subito dal fatto che il cruscotto si compone anche di due grandi orologi digitali speculari nel primo dei quali, mentre prevale il tachimetro, c’è l’indicatore di livello del serbatoio del metano, nell’altro, dove c’è il contagiri, quello della benzina. La prevalenza, ricordo, in questo caso è data al gas. L’abbiamo provata su un tragitto medio-lungo, e va innanzitutto detto che non si avverte il passaggio dall’alimentazione a gas a quella a benzina, che in caso di esaurimento del primo avviene automaticamente. Vi ricordo ancora che il motore è un 1000 cc tre cilindri, che dispone della frizione automatica anche se il modello è con cambio manuale a 6 marce, trazione anteriore. Il rendimento del motore, abbiamo visto, è lo stesso sia che si proceda a gas che a benzina, mentre dispone di una buona coppia anche se ha ‘soltanto’ 90 CV e il propulsore è di piccole dimensioni. La sorpresa deriva proprio dal rendimento del motore, che è capace di percorrere circa 30 km con un libro di gas, tra i 25 e i 27 km con un litro di benzina, e i serbatoi sono commisurati a questo rendimento e alle necessità abitali di autonomia. Le funzioni del motore sono Eco, Normal, Sport e Individual. Il consumo ottimale, abbiamo visto viaggiando, si ottiene con il motore gestito nella funzione Eco. ma anche selezionando le altre opzioni, che pure agiscono in modo sensibile sul ‘tiro’ del motore, sull’assetto e quindi anche sulla capacità di tenuta di strada della Scala, i consumi restano vicini ai livelli indicati. Con questa Skoda Scala Montecarlo, la versione più performante e dall’allestimento aggressivo, abbiamo viaggiato comodamente perché dispone di un buon impianto di intrattenimento, mentre per quando riguarda la climatizzazione, la Scala dispone del sistema Air Care, per la eliminazione del pulviscolo presente nell’abitacolo. Mentre le regolazioni del clima sono personalizzate e diversificate. Una ‘marcia’ in più per rendere gradevoli gli spostamenti in auto anche nel traffico congestionato. Così, dalla Riviera friulana, da alcuni dei locali di riferimento della grande città balneare friulana, la Vineria Fabbri di Sabbiadoro, la Braceria Carbon Neri di Pineta, il Barincentro di Sabbiadoro, abbiamo raggiunto Udine tramite la A4, e abbiamo iniziato un gioco avvincente: la ricerca delle decorazioni, immagini, scritte più avvincenti sui portelloni posteriori dei TIR. A Udine abbiamo voluto fare un salto indietro nel tempo per visitare il Luna park nel Giardin Grande, il grande piazzale di forma ovale al di sotto del Colle sovrastato dal Castello Patriarcale. Qui non abbiamo saputo resistere a un richiamo imperdibile: i go kart su pista in legno dell’amico Casagrande: un po’ di allenamento su un fondo che certo non favorisce l’aderenza delle ruote alla pista non guasta. Non si finisce mai di imparare. #charlieinauto4/266

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#testdrive : Non è solo Mini ma un’auto familiare comoda e accogliente

La Clubman Cooper SD riprende il primo modello con le fiancate in legno Tecnologia confort e prestazioni con allestimento sportivo JCW Mini dopo Mini, siamo arrivati alla Clubman. L’avevamo provata sulle nevi delle Dolomiti friulane, e nonostante la lunghezza maggiore rispetto alle ‘sorelle’, ne avevamo apprezzato la duttilità e l’affidabilità anche spingendo sull’acceleratore in condizioni di aderenza estreme. Questa volta si tratta della Mini Clubman Cooper SD 4All allestimento JCW, cioè quello sportivo. L’Aspetto è decisamente elegante, in stile inglese, ma ciò non dissimula la grinta che traspare anche dalla livrea, con la colorazione in verde bottiglia, è la tinta simbolo delle corse per la Gran Bretagna, come lo è il Rosso per l’Italia, il blu per la Francia, con elementi di colore bianco laccato. Saliamo a bordo, sempre partendo dalla luccicante sede di BMW Italia, alle porte di Milano, e ci lasciamo convincere dall’allestimento sportivo dei sedili, completamente regolabili quelli anteriori, elettronicamente fuorché nella seduta, che si può adattare con regolazione manuale di precisione al nostro stile di approccio al volante. Da che tipo di motore è spinta? Da un diesel di 2000 cc da 190 CV, probabilmente lo stesso della Countryman, gestito da un cambio automatico a 8 marce, anche con comando manuale, a palette al volante o con la cloche delle funzioni di guida posta sul tunnel centrale. Come nei modelli precedenti, è studiato con cura nei dettagli il confort assieme al benessere del conducente e dei passeggeri. Per esempio, l’illuminazione dell’abitacolo è assicurata da fasci di fibre ottiche protetti da finiture cromate che portano la luce multicolore, la tonalità è a scelta o varia a seconda delle funzioni impostate, nella zona delle maniglie delle portiere. Tonalità che è coordinata con le luci di cortesia e con quelle che circondano il grande display elettronico rotondo piazzato sul cruscotto al centro dell’abitacolo. I comandi sono a leva, stile vintage, replica di quelli classici in alluminio delle Mini Minor. Una sorpresa speciale è riservata ai passeggeri dei sedili posteriori, che possono essere fino a tre e ciononostante sono sistemati tutti comodamente sull’accogliente divano posteriore: il tetto della Mini Clubman è interamente finestrato, ed è apribile nella parte anteriore. La comodità degli interni è ‘aumentata’ dal fatto che oltre che più lunga è anche più larga degli altri modelli di Mini. Ciò le conferisce un spetto muscoloso e sportivo, al quale contribuiscono anche i due tubi di scarico laterali, posizionati appena sotto al portellone del bagagliaio che apre l’intera coda della Mini a compasso. L’apertura, elettrica, che avviene con un lento preavviso iniziale e poi più rapidamente, può essere comandata anche passando un piede sotto alla coda dell’auto, in modo da avere le mani libere per caricare valige, bagagli, la spesa ecc. Un’auto dallo stile elegante, ma molto confortevole, dalla quale ci attendiamo conferme anche rispetto alla sostenibilità. Il motore diesel ritorna infatti d’attualità, purché le emissioni rientrino nei parametri indicati dalle Direttive, perché nelle scorse settimane la Ue rimodulato i termini per la produzione delle vetture con motore endotermico. Il 2035 non sarà infatti il termine ultimo per la loro immissione sul mercato. Oltre potranno essere prodotte ancora le auto con motori endotermici ‘sostenibili’, ovvero quelli nei quali le tecnologie elettroniche ed elettriche riescono a ridurre la produzione di emissioni potenzialmente dannose per la salute e per l’ambiente. E comunque stiano le cose, al momento, le emissioni dei motori a olio combustibile, o diesel, non contengono metalli pesanti, come il mercurio, il piombo e l’alluminio, spesso invece presenti nelle benzine, che a lungo andare possono provocare nell’uomo gravi patologie. Ma questo è uno degli aspetti che, speriamo, siano o siano stati considerati dalla Ue. Al fatto che difficilmente entro il 2035, anche stante l’attuale situazione economica generale, molto difficilmente sarebbe stato possibile rimpiazzare i motori diesel, pensiamo a esempio ai settori del trasporto merci e delle persone, si è aggiunto l’aumento esponenziale del costo dei carburanti e altri fattori che qualche anno fa sarebbe stato difficile prevedere. Per il momento ci basta considerare che per quanto riguarda i consumi, la Mini Clubman diesel è sostenibile. Quanto, lo vedremo nelle prossime puntate. Per ora un giretto per i locali della città di Lignano Sabbiadoro in versione invernale prima di passare alla Riviera friulana. Una tappa al Marina Sant’Andrea di San Giorgio di Nogaro, della famiglia lignanese Andretta, dove organizzerò a breve la nuova edizione del premio Voce dell’Adriatico, ideato assieme a Fortunato Moratto, il responsabile della struttura. Nelle edizioni precedenti, realizzate con il supporto dell’ARGA FVG, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, dell’ambiente e territorio del FVG, e dell’Associazione culturale La Riviera friulana, l’atteso riconoscimento è andato tra gli altri agli skipper Mauro Pelaschier e Cino Ricci, al conduttore televisivo, Patrizio Roversi, al metereologo Bergamasco, al biologo televisivo, Corrado Piccinetti.

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#testdrive : il 3 cilindri da 1000 cc con sistema mild hybrid 48 raggiunge i 120 CV

Prestazioni vivaci ed elasticità per affrontare le strade del Collio con brio Giornata intensa dal concerto della Fanfara dei Bersaglieri alla Biker’s Fest Sprint, velocità negli spostamenti, ripresa per i sorpassi, quasi un’auto sportiva la Hyundai i30 N Line che dispone della tecnologia ibrida mild-hybrid 48 V, grazie alla quale il piccolo motore da 1000 cc tre cilindri in linea raggiunge i 120 CV e consente alla classe C della Casa coreana di brillare nelle prestazioni. Per una conferma siamo andati a Villanova di Farra (Go) a Tenuta Villanova, in occasione del concerto della Fanfara dei Bersaglieri nell’ambito del centenario della traslazione della salma del Milite ignoto a Roma. Le strade del Collio sono un ottimo banco di prova, e sui saliscendi delle colline c’è l’opportunità di testare l’elasticità che il sistema ibrido conferisce a un motore che fino a pochi mesi fa, con il solo sistema endotermico, avremmo relegato all’utilizzo sui una potente motocicletta. Invece, ecco che su questa Hyundai la sostenibilità di consumi adeguata alle attese si sposa con successo con la richiesta di prestazioni. Che contrariamente alle aspettative non crollano aumentando il peso trasportato sull’auto. Infatti siamo già arrivati a destinazione. Il paesaggio circostante è bucolico e si apre verso le colline e i rilievi della Slovenia. Un sito agreste che si scopre soltanto quando si supera la prima barriera delle colline di carattere morenico. Con questa colorazione, grigio metallizzato, anche in un’occasione elegante come questa ci permette di non sfigurare nonostante lo stile deciso e grintoso che la Hyundai ha scelto per un’auto di larga diffusione. Al rientro a casa, nella Riviera friulana, non termina qui la nostra giornata. Ci attende la Biker’s Fest,  evento ideato negli anni ’90 da Moreno Persello divenuto iconico per il motociclismo internazionale, che raggruppa a Lignano appassionati delle due ruote e propone iniziative, manifestazioni, incontri, presentazioni, esibizioni che hanno per protagoniste le super moto americane che fanno tendenza sin dalla fine degli anni ’60. Rombo per rombo, anche il rumore della nostra Hyundai i30 N Line si fa notare e stimola, quando serve e dove si può, alla guida sportiva facilitata da un cambio manuale a 6 marce ben integrato con prestazioni e potenzialità del piccolo propulsore. #charlieinauto3/254

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#Testdrive : come si guida un’auto elettrica

L’occasione la prova della Mazda MX30 Electric Proviamo il collegamento alla colonnina: una sensazione gradevole il costo ridotto della ricarica Certo è che cominciare la giornata salendo su un’auto elettrica ci immerge in una sensazione particolare. Una condizione di benessere che proviamo salendo alla guida di un veicolo completamente diverso dopo averne provati qualche centinaio, e dopo oltre quarant’anni di patente. Una sensazione quasi liberatoria. Ovvero, partiamo per i nostri spostamenti quotidiani con una buona dose di stress in meno. Uno stress latente, al quale siamo abituati. Prodotto dalla necessità di tenere sotto controllo innumerevoli fattori nel nostro spostamento. Dall’accensione, la messa in moto, va o non va? Al rifornimento di carburante, al gesto ormai automatico di cambiare marcia premendo la frizione. Gesti ormai meccanici che perrò comportano una gestualità ripetuta e forse quasi involontaria, che accumula, a nostra insaputa e a lungo andare, delle tossine. A volte siamo preda e schiavi del rumore dell’auto che stiamo usando. Rumore, da non confondere con il sound dell’8 cilindri di un’auto sportiva, del cinque cilindri di un motore asimmetrico, del tre cilindri di un motore che oggi va per la maggiore fino alle auto di media cilindrata. Nel caso dell’auto elettrica, il nulla. Anzi, sperabilmente soltanto il sibilo misto a ultrasuoni che serve a far percepire specialmente a pedoni e ciclisti l’arrivo della Mazda Electric. L‘abitacolo, come già accennato, è comodo e confortevole. Gli interni sono spaziosi. Sui sedili posteriori si ha la sensazione di essere seduti sul sedile di un piccolo, neanche tanto, aereo privato anche grazie all’elevato livello delle rifiniture. Il posto di guida è comodo ma anche adatto a trattenervi sul sedile nel caso insistiate con l’acceleratore e risparmiate i freni in curva. Il volante offre le condizioni per una presa rassicurante. L’accensione? Un pulsante che rende il gesto facile come accendere la luce in una stanza. Poi? Si sblocca il freno di stazionamento schiacciando il grande pedale del freno, e si spinge sul pedale dell’acceleratore. Ovviamente, l’auto elettrica non ha bisogno del cambio, nemmeno di quello automatico. Le leve sul tunnel servono per regolare le funzioni e per i servizi a disposizione sull’auto. A prendere velocità ci pensa lei. Basta tenere schiacciato il pedale dell’acceleratore. Fa tutto lei. Evidentemente, ci vuole consapevolezza nell’utilizzare un’auto full electric, SUV, a vocazione sportiva. Perché istantaneamente anche alla minima pressione sul pedale dell’acceleratore. Quindi, i sorpassi sono facilitati, la guida in montagna è più scorrevole, l’andatura sul misto è appagante. Sappiate però che anche sulla Mazda Electric da 143 CV, vuoi per motivi di sicurezza, vuoi per fare in modo che la carica della batteria non venga prosciugata in poche corse folli su strada, il trimmer dell’acceleratore è limitato al raggiungimento dei 160 km/h. Mazda ha rivelato che a breve sarà disponibile la versione della MX30 Electric dotata di un motore rotativo Wankel che avrà il solo scopo di rigenerare la batteria. Quindi, succederà il contrario di quanto avviene ora, anche in diversi modelli Mazda, sui quali un motore elettrico o un sistema elettrico vanno a sostenere le prestazioni del motore a combustione interna per renderlo più brillante e ridurre i consumi. Per ora, proviamo questa full electric. Ora però, dopo una bella giornata al mare a Lignano Sabbiadoro e la sosta sullo splendido terrazzo al Sabbiadoro Beach Bar & Restaurant si fa sera anche sulla Riviera friulana e ci s erve una colonnina di ricarica che assicuri un tempo di rigenerazione della batteria ragionevole. Ovvero che ce la rigeneri mentre siamo a dormire. La ricarica la potremmo fare anche da casa, ma per garantire la sicurezza dell’utilizzatore, gli accessori per collegare l’auto alla rete domestica sono dotati di una protezione sensibile, che se verifica che l’impianto della rete elettrica di casa non dispone di una messa a terra adeguata, si rifiuta di collaborare. Per fortuna ne troviamo una a poca distanza. Colleghiamo il cavo della colonnina ai connettori della Mazda e sul display dietro al volante ci segnala il tempo di ricarica su questa connessione: 6 h e 20’. Va bene, un tempo ragionevole. Domani alla ripartenza verificheremo se la ricarica è stata completa. #charlieinauto3/240

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#testdrive valore aggiunto dell’auto elettrica è l’autonomia

Nel caso della Hyundai Kona Electric 474 km e 204 CV di potenza  #testroad a Piancavallo nella neve della montagna pordenonese Una delle criticità delle auto elettriche è rappresentata dall’autonomia limitata: il problema si fa sentire in una realtà come il nostro paese, nel quale le colonnine di ricarica scarseggiano rispetto a quella che dovrebbe essere considerata una rete paragonabile a quella dei distributori di carburante. È vero che sulle auto di ultima generazione la ricarica da casa è oramai possibile in tempi ragionevoli, nel peggiore dei casi nell’arco di una notte. Ma chi si deve spostare per lavoro o per motivi turistici, o altre esigenze, non può correre il rischio di vedersi negare l’accesso alla rete elettrica dal sistema di sicurezza dell’auto, nel caso, per esempio, la messa a terra dell’impianto domestico, o di un locale in affitto o di un vicino, non risponda perfettamente ai requisiti richiesti dai parametri del sistema di ricarica dell’auto. Che in difetto o in carenza di tali requisiti si rifiuta di ricaricare, e giustamente, per motivi di sicurezza. Personalmente, ci è capitato di riscontrare questo problema sostando a casa di parenti e amici anche in condizioni imprevedibili, per esempio tentando di collegare l’auto all’impianto di case di nuova costruzione. Ma non è il caso della nostra Hyundai Kona Electric. Risente molto di meno di queste criticità perché gode di un’autonomia dichiarata di oltre 470 km. Dichiarata?! Oggi vedremo se è vero. La prova l’abbiamo fatta lo scorso inverno, quindi in condizioni idonee a sfatare un primo pregiudizio: le batterie con il freddo vanno in sofferenza, ed esauriscono la loro carica in poco tempo, ben prima del previsto. Ma è ancora così?  Cerchiamo di verificarlo e partiamo dalla Punta faro di Lignano Sabbiadoro. Per aumentare il percorso, più in sicurezza del solito perché ci troviamo in un periodo di semi-lockdown, andremo fino al Piancavallo: oltre 100 km, ai quali sommeremo qualche giro nella neve sul pianoro della località sciistica, e una variante verso il centro di Pordenone al ritorno. Quindi, stimiamo che al rientro avremo percorso circa 230/240 km. Descrizione del tragitto: attraversamento di Lignano, con il poco traffico invernale, per una decina di km, che con quelli al ritorno fanno una ventina. Ancora una ventina di km sulla strada regionale in uscita dalla città balneare, con un paio di semafori e tre rotonde, quindi 40 in tutto compresi quelli al ritorno, a velocità di crociera tra i limiti di 50/70 o 90 km/h. Poi un’altra quarantina di km tra il casello autostradale di Latisana e l’uscita di Sacile Est, quindi arriveremo ad altri 80 km percorsi tra i 100 e i 120 km/h. Seguirà una decina di km di avvicinamento alla pedemontana su strade comunali verso Aviano, una ventina in tutto compreso il ritorno. Finalmente, ecco una quindicina di km in salita fino a Piancavallo, una speciale storica del rally ma anche una strada amata dai ciclisti perché fu teatro di una delle imprese di Marco Pantani al Giro d’Itali. Saranno altrettanti i km al ritorno, ma in discesa, magari forzando un po’ l’andatura vista la condizione attuale del traffico quasi azzerato dal lockdown. Rispettiamo questo ruolino di marcia, con sosta per il caffè al grill prima di uscire dal tratto autostradale, e attacchiamo la salita. I 204 CV si sentono tutti e l’accelerazione e la ripartenza dai tornanti sono da auto sportiva. Una condizione esaltata dall’assenza del cambio, che ci assicura un’accelerazione immediata e continua. L’assetto e le prestazioni delle gomme ci aiutano nel divertimento. Anche perché, l’avevamo provato nel tratto di avvicinamento, le palette al volante anziché azionare il cambio aumentano o diminuiscono la capacità frenante del sistema di ricarica. Ovvero, ci permettono di guidare utilizzando soltanto il pedale dell’acceleratore, e il volante. Ma questa opportunità la approfondiremo in discesa. In un tempo brillante, ovviamente avendo anche potuto contare sull’ulteriore margine di sicurezza che ci garantisce la salita perché ci siamo ritrovati immersi nella nebbia mista a pioggia, arriviamo in cima, dove c’è la neve, ce n’è tanta, e ammanta tutto di bianco. Così proviamo le performance di un’auto elettrica potente con scarsa aderenza. Anche stavolta la Kona Electric è promossa. I sistemi di assistenza alla guida, antislittamento e anticollisione, funzionano anche sul ghiaccio. Ora ci siamo meritati una sosta di ristoro in pasticceria per una cioccolata calda e una fetta di sacher. E, guarda caso…, chi incontriamo? Due rallysti della vecchia guardia: Claudio Vigna, copilota dell’equipaggio direttamente avversario negli anni ’70, io con la 127 loro con la A112, che ora corre i rally storici con la 127. E Flaviano Polato, un mito delle speciali con la sua 126. Ora però, ricordando le avventure di un passato che sembra presente si è fatto buio ed è ora di rientrare. Così ci abbeveriamo dello splendido paesaggio che si apre all’inizio della discesa verso la pianura friulana, la Riviera friulana, la pianura veneta, quindi cominciamo a scendere. Viaggiamo spediti staccando in ritardo sui tornanti. Ancora una volta il test ha successo: il sistema di autoricarica sostituisce completamente i freni, permettendoci di rallentare la Kona alla ‘corda’ dei tornanti e di ricaricare energia. Il viaggio di ritorno replicherà lo stile di guida dell’andata. E all’arrivo, al ritorno al punto di partenza, dopo circa 240 km, ecco una piacevole sorpresa quando ci accostiamo alla colonnina di ricarica: ci rimane un’autonomia del 47 per cento. Ovvero, anche in forza dell’esperienza maturata all’andata sull’uso del pedale dell’acceleratore e delle palette per la rigenerazione in decelerazione potremmo rifare lo stesso viaggio e ripercorrere la stessa distanza senza dover ricaricare la batteria. #charlieinauto3/2

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Testdrive: familiare veloce la Volkswagen Passat sintesi di versatilità

Comoda e adatta alla guida veloce non risente delle condizioni stradali La versione più popolare della WV  può divenire il fulcro dell’assistenza Chi non ha mai guidato una Volkswagen? Giovani e meno giovani, prima o poi si sono trovati al volante di un’auto ‘del popolo’ o di una vettura delle altre tre Case del Gruppo. Ma se è stata fondata per assicurare a tutti i tedeschi la possibilità di acquistare un’auto per spostarsi, lavorare, dare un impulso di crescita e sviluppo alla società tedesca, con il passare del tempo la Casa di Wolfsburg si è adeguata alle esigenze degli automobilisti. Che sono state sempre più pretenziose con l’arrivo del benessere. I modelli di vetture realizzata dalla Volkswagen, o meglio dalla VW, un acronimo tra quelli più efficaci e che evoca immediatamente il prodotto al quale si riferisce, sono davvero tanti. Anche le loro varianti. Alle quali si aggiungono i modelli di questi mesi, a propulsione ibrida o elettrica. Personalmente, ne ho guidati a benzina, diesel, GPL, perfino metano. Un voto sul motore identificandolo per il combustibile che lo alimenta? Rischierei di essere parziale. Ma, probabilmente, chi avrà la pazienza di leggere tutto articolo, al termine del test drive capirà come la penso. Ma andiamo per ordine. La VW nasce nel 1937 con l’obiettivo di motorizzare il popolo tedesco. Ma soprattutto per favorire lo sviluppo della Germania. Negli anni ’30 del secondo millennio il numero di auto per abitante era questo: 1 ogni 100 in Germania, 1 ogni 28 in Francia, 1 ogni 6 negli Stati Uniti. Pochi anni dopo la fondazione della VW, grazie al Maggiolino in Germania c’era già un’auto ogni 54 abitanti. Il resto è storia della motorizzazione di giovano e non. Perché della simpatica auto con i parafanghi avvolgenti e muscolosi, talmente caratterizzata che perfino la Disney l’ha resa protagonista di un film di successo, ne sono stati prodotti 21,5 milioni di esemplari. Con una storia lunga una vita. Ricordiamo che anche nei rally italiani c’era un equipaggio tedesco che correva con il maggiolino, anche all’Alpi Orientali e al San Martino. Nel 1966, fino all’anno scorso, la VW si è inserita, spesso imposta nel mondo dei rally con Volkswagen Motorsport, il suo reparto corse. Vincendo quattro Parigi-Dakar, nel 1989, 2009, 2010 e 2011 e quattro titoli piloti e mondiali costruttori , dal 2013 al 2016. Fin alla conversione del reparto allo studio delle vetture elettriche. Tre i risultati di prestigio con la Golf gruppo A, con il terzo posto nei rally del Portogallo, di Argentina e della Costa d’Avorio, e la vittoria in Costa d’Avorio. Nel 2011 debutta la più piccola Polo R WRC. Ma noi, stavolta, ci occuperemo di un modello di VW quasi al top di gamma, l’evoluzione di un’altra auto che ha motorizzato non soltanto gli automobilisti tedeschi, ma milioni di famiglie in tutto il mondo: la Passat. La Variant, la familiare che abbiamo provato, dal look aggressivo ma rassicurante, rappresenta l’ottava generazione di questa vettura da viaggio e adatta a trasportare la famiglia in vacanza, con spazi davvero ampi nell’abitacolo e per i bagagli. Ed è il risultato dell’esperienza maturata da VW con oltre 30 milioni di esemplari venduti nel mondo. È una componente importante anche nelle flotte aziendali. Il restyling di questo modello ha reso più importante la parte estetica, arricchito gli interni, adeguato alle pretese degli automobilisti tecnologia e motorizzazioni. Ridisegnati i paraurti, è stata rinnovata la calandra, mentre al centro dell’ampio portellone per un carico sempre più agevole c’è la scritta Passat, e sopra il marchio VW, che assieme al tasto per aprire il bagagliaio cela la telecamera per la retromarcia. I gruppi ottici sono full led, davanti e dietro. Con una potenza dei fari notevole. I cerchi da 17 a 19 pollici. Se è ottima come auto per la famiglia, si può rivelare efficace nel mondo dei rally per l’assistenza veloce. L’abbiamo provata sulle rampe, e discese del Piancavallo, nel pordenonese, e il motore diesel di 2000 cc da 190 CV ci ha dato parecchie soddisfazioni. Il cambio automatico è efficace, anche in una guida sportiva. Così la frenata è efficace, e nella versione GTE si possono distinguere le pinze dei freni colorate di blu. La si guida con sicurezza anche se si deve forzare un po’ l’andatura. Nonostante le dimensioni, è lunga 4,77 metri, la si guida ‘con un grissino’, reciterebbe un noto spot televisivo. Tra le coccole a bordo, assieme all’ottimo impianto stereo, la ricarica wireless per il cellulare, una presa tipo C per i nuovi smartphone. E la possibilità di scegliere tra 30 colori per le luci di ambiente degli interni. Lo schermo centrale è da 10.2” consente anche l’accesso alla strumentazione digitale rinnovata e personalizzabile. Reca anche la terza generazione della piattaforma modulare di entertaitment mentre è possibile abbinare l’Iphone senza fili. Con il quale si può sia aprire che avviare la Passat. La quale si distingue per consumi contenuti anche viaggiando di fretta. Quando la trazione integrale, abbinata ai sistemi di sicurezza e assistenza alla guida elettronici, possono far sentire superfluo l’autista. Ecco perché, il pilota, ha scelto di andare a provare la Passat in montagna. La precisione di guida e il tiro ai bassi assicurato dalla coppia bassa rendono la guida della Passat, in questo caso diesel, divertente e sicura. Non ci è capitato, ma probabilmente anche in caso di emergenza non riserva sorprese. I sedili sono morbidi, comodi e avvolgenti. Mentre la visibilità dall’interno è notevole. Un’auto, quindi, per viaggiare, anche più in fretta per lavoro, senza rinunciare a un confort che può rendere più sereno un viaggio. Così, sul filo del ‘lockdown’ ci fermiamo a Lignano Sabbiadoro, per andare a visitare la chiesetta di Santa Maria del Mare, trasportata agli inizi del secolo dalle rive del fiume Tagliamento nella Pineta dell’attuale villaggio Bella Italia per salvarla dalle piene. E in tempo per ammirare l’alba dal pontile di Punta Faro, guardando verso oriente.   Carlo Morandini  

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