Dacia Sandero Steepway

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#testdrive Restyling efficace per la #Dacia Sandero Stepway che va oltre il fuoristrada

Il design rende ancor più gradevole la percezione dello sviluppo del Marchio Dotazioni e accessori arricchiscono il cross over della Casa franco romena Dacia Sandero Stepway è già a un nuovo restyling che ne migliora ulteriormente il design giovane ma deciso e funzionale, mentre viene arricchita anche la dotazione elettronica e la plancia. Un cross over vestito da SUV comodo e duttile? Lo scopriremo nel nostro test drive. Ma già al primo approccio notiamo che diversi servizi si sono aggiunti a quelli del modello che avevamo provato quasi un anno fa. Prelevandola dal parcheggio nella nuova sede del concessionario Meroni, a Garbagnate Milanese, nell’ex grande autostazione inaugurata all’epoca dal Presidente Craxi, che si adatta già alle necessità dell’esposizione milanese delle auto dell’ex gruppo Renault, ora Stellantis, con le pensiline stilizzate pronte a fare da suggestiva cornice alla mostra, apprezziamo subito l’efficace proiezione anche in 3D sul nuovo funzionale schermo multimediale da 10,1” del display centrale. Immagine, che per quanto riguarda la sicurezza, in retromarcia si affianca all’avviso di pericolo per l’avvicinamento da dietro o di lato di un altro mezzo. Anche alla guida, il sedile è regolabile anche in altezza, il volante pure in profondità, si dimostra subito più decisa: è molto più reattiva. Al centro del cruscotto c’è lo schermo digitale da 7” del quadro strumenti. Entrambi gli schermi presentano una grafica più leggibile e attuale, mentre tra il quadro strumenti e il display centrale c’è un comodo porta telefono telescopico, con accanto una presa USB per il cellulare, che assieme ad altri accorgimenti di cortesia sono già presenti sulla Duster .                                                                                             Plancia e pannelli delle porte sono arricchiti da materiale denim blu resistente e piacevole al tatto. Anche i sedili sono in tessuto nero e azzurro. Assieme ai comodi sedili, lo spazio interno è ampio per la categoria, anche per i sedili posteriori. Mentre ci sono numerosi vani portaoggetti, per esempio sotto al poggia gomiti centrale, tra la plancia e il tunnel. Anche il bagagliaio è capiente: 406 litri che divengono 1,200 abbattendo i sedili. Dicevamo che è reattiva e generosa: il motore è a tre cilindri di 999 cc, e nella versione byfuel che stiamo testando funziona sia a benzina che a GPL, gas propano liquefatto. Combustibile, che ha il non banale vantaggio di costare meno della metà del gasolio. Ne consegue che quando inizierete a usare il serbatoio del GPL, mettendo in stand by quello della benzina, ve ne innamorerete già al primo rifornimento, anche perché le prestazioni saranno similmente adeguate. Il motore di questa versione eroga 101 CV, e spinge con la rassicurante coppia di 170 Nm, utile per rendere questa Sandero performante anche al di sopra delle aspettative. La velocità massima dichiarata è di 177 km/h. Le emissioni sono basse, 114 g/km di CO2, un livello che ci permette di raggiungere anche il centro di Milano pur pagando il ticket per il parcheggio. #charlieinauto3/428 #provavintage #dacia #sanderosteepway #sandero #crossover #suv #prova su strada #testdrive

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#testdrive La nuova Dacia Sandero Stepway bifuel tra le auto più richieste in Europa

Un SUV compatto fuoristrada con doppia alimentazione e tanta elettronica a bordo Bassi consumi e prestazioni brillanti per il piccolo motore byfuel tre cilindri di 999 cc da 100 CV Dacia è la Casa rumena del gruppo Renault che lo scorso anno ha registrato sul continente il primato delle vendite nonostante una situazione ancora confusa sul futuro dell’automobile, a causa della fluidità delle prospettive comunitarie in materia di motorizzazioni. Un buon livello di dotazioni di scurezza, elettronica adeguata, confort, un prezzo nelle attese del grande pubblico assieme a una palese affidabilità, sono le doti più palesi che indirizzano ormai il pensiero comune su auto con un nome russofono: Dacia significa infatti ‘casa di campagna dedicata alle vacanze’. E in qualche modo, questo nome sintetizza in maniera efficace la ‘mission’ del progetto delle ultime nate della Dacia. Si tratta infatti, come il modello che stiamo testando, di SUV di varie dimensioni, compatti, fuoristrada, confortevoli e per gran parte sostenibili, dal costo contenuto rispetto alla media. Il design degli ultimi modelli è in linea di massima essenziale ed evoca subito l’aspetto di un mezzo tecnico, robusto perché adatto a essere utilizzato su tutti i terreni. In questo caso però, il progettista ha voluto essere più in linea con il gusto degli automobilisti europei, conferendo alla Dacia Sandero Steepway, il modello fuoristrada, un aspetto sì tecnico, ma che non si discosta molto dai modelli tradizionali. Anzi, l’approccio visivo è positivo e piacevole con più di qualche curva che addolcisce l’aspetto di questa crossover. Il muso è aggressivo e aerodinamico ma nel contempo elegante, sul quale il marchio Dacia con le due ‘D’ contrapposte risalta sulla calandra, i parafanghi sono rotondi e avvolgenti, le finiture in materiale plastico nero antiurto come le protezioni nel sottoporta e nei bordi dei parafanghi, l’imperiale sul tetto rifinisce il design ed è dello stesso colore, così come la presa d’aria per i freni anteriori. Il motore è di 999 cc, tre cilindri, 74 kW, ovvero circa 100 CV. La trazione è anteriore, e il cambio a 5 marce. Ma una caratteristica molto interessante per il periodo, che troviamo in tutti gli altri modelli più recenti della Dacia, è l’alimentazione bifuel, cioè a benzina e a GPL, per il quale è disponibile un serbatoio da 45 litri. Ciò che notiamo dopo i primi chilometri nel centro della metropoli, prima di dirigerci verso la periferia est di Milano per rientrare a casa con la nuova auto da provare, è il fatto che non si avverte differenza tra l’alimentazione a benzina e quella a gas, le prestazioni sono pressoché analoghe. Ovviamente, anche se il consumo viaggiando a gas è leggermente superiore, ma non di molto, la differenza è abbondantemente compensata dal costo del GPL che è praticamente la metà di quello della benzina. Anche sulla Sandero l’alimentazione bifuel è di serie, quindi abbiamo a disposizione sul cruscotto anche l’indicatore del livello del GPL. E come negli altri modelli, il passaggio dall’alimentazione a gas a quella a benzina all’esaurimento del primo non si avverte e avviene automaticamente. Quindi non influisce sulla nostra marcia. Ma soffermiamoci un attimo sulle dotazioni: controllo anticollisione, del mantenimento di corsia, rilevamento di stanchezza, avviso di ostacoli o pericoli nel punto cieco, avviso di superamento del limite di velocità, e molto altro su cui ci soffermeremo. Saliamo a bordo e ci accomodiamo sui sedili anteriori molto confortevoli e accoglienti, il volante è a quattro razze, al centro ha una importante imbottitura che contiene l’airbag principale, fondamentale per la sicurezza del conducente in caso di collisione. Il cruscotto ‘contiene’ due orologi analogici con le indicazioni principali, mentre sul generoso display centrale con schermo touch, sono concentrati numerosi comandi dell’auto. Sul piccolo display tra i due orologi è proposto anche il livello del carburante, della benzina o del gas: vi compare quello relativo al tipo di combustibile selezionato. Ora partiamo: le marce ben rapportate non ci fanno sentore a disagio nell’attraversamento del centro mentre ci muoviamo a gas. Ma nei dettagli scenderemo nelle prossime puntate. #charlieinauto3/413

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#testdrive maneggevole con la coppia giusta per salire lungo la Valsaisera

Dacia Sandero Steepway il modello del rilancio della Casa boema Confort affidabilità prestazioni adeguate : SUV adatto a gite in montagna Andar per monti, in auto, significa potersi godere il paesaggio, l’ambiente, un ecosistema che se fosse lasciato a se stesso, sarebbe, almeno in parte, sostenibile. Ma anche potersi divertire al volante dell’auto lungo strade che presentano, per la morfologia del territorio, caratteristiche spesso complesse, ma proprio per questo più suggestive. Così, stavolta, per farvi conoscere un sito che è l’icona della montagna friulana, e per percorrere strade che rilasciano suggestione, curva dopo curva, andiamo nella Valcanale, nel Tarvisiano, da Camporosso a Valbruna, fino dentro la Valsaisera. C’andiamo d’estate, per gustare un’area che è imperdibile anche quando è completamente ammantata dal biancore della neve. È in quel periodo che si possono infilare gli sci da fondo, per risalire l’intera vallata da Camporosso fino alla malga del Tedesco, un ristoro esposto al sole dove riprendere fiato per risalire fino alla polveriera, e al cuore della valle, ai piedi del maestoso Jof Fuart. Un anno, qualche anno fa, partito dal fondovalle ero risalito fin nella parte alta della vallata, spingendo sugli sci, allora si correva a passo alternato, non era ancora stato introdotto il passo pattinato, in tratti tra il bosco e il torrente, quasi sempre irrorati dalla luce solare. Finché mi sono infilato nell’ultimo tratto, meno di un km, in ombra. Non è che fin lì il clima fosse stato temperato, si andava dai – 8 a fondovalle, fino ai – 15 in malga. Allora lo spirito agonistico era prevalente, e si era passati da poco dagli sci con il fondo liscio da sciolinare, con paste di cera di colore diverso a seconda del grip che potevano assicurare nei diversi tratti del percorso, che si stendevano con il fornello a gas e la fiamma puntata sulla soletta dello sci. Spalmandole nella sequenza che, con il consumo progressivo dovuto all’attrito sulla neve, poteva permetterci di arrivare con quella più appiccicosa dove il fondo era più ghiacciato e scivoloso, più scorrevole dove era necessario spingere sui cristalli di ghiaccio ma anche scivolare più velocemente. Così, dopo una pausa corroborato da un piatto di goulash suppe, ho insistito verso la base della montagna. Risultato che finito improvvisamente all’ombra mi sono sentito entrare il freddo fin dentro i polmoni, e subito formare il ghiaccio ai lati della bocca e all’estremità degli occhi. Niente paura, ho accelerato il passo e sono ripartito ritornando alla malga, per darmi una riscaldata prima di ridiscendere a valle. Lì dentro il gestore mi ha avvisato di non salire fino in cima (da dov’ero appena arrivato), perché due ore prima i militari avevano registrato la temperatura di -27… Troppo tardi, o comunque, niente paura, shock superato. Così sono ripartito per scendere verso Valbruna e intraprendere il secondo giro (allora percorrevo la Saisera per due volte, circa 40 Km), che però ho tagliato alla Malga per rientrare a valle. Lo stesso scenario, gli stesi paesaggi delle Alpi Giulie, dominati dal Santuario del Lussari, in versione verde, non perdono la loro suggestione. Ah già, dimenticavo, la strada? Con la Dacia Sandero Steepway ci siamo divertiti a risalirla. Ha confermato la maneggevolezza ma anche l’affidabilità. Di supporto a prestazioni inaspettate per un 1000 tre cilindri da 101 CV, ci sono la stabilità e la tenuta di strada assicurata dalle ruote da 18′. Assieme a un ottimo rapporto tra la curva di coppia del motore, il peso non eccessivo di un SUV comunque robusto e capace di affrontare un fuoristrada impegnativo, la potenza sufficiente e i 6 rapporti del cambio manuale ottimamente calibrati. Un impianto frenante rassicurante ci permette infine di affrontare velocemente anche la discesa della Saisera. ma non va dimenticata la sostenibilità garantita dalla doppia alimentazione bi-fuel. Due serbatoi, uno da 40 lt per la benzina, e uno 50 lt per il gas GPL portano l’autonomia della Sandero a 1300 km. Ma soprattutto, ci permettono, utilizzando il gas, di andare in gita anche su distanze impegnative come in questa occasione, quasi 240 km andata e ritorno, spendendo meno 10 euro di combustibile. Missione completata dunque, e test drive, assieme al test road, con esito positivo. #charlieinauto3/242

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#testdrive: crossover morbido e confortevole anche su salite impegnative

Dacia Sandero Steepway si conferma sostenibile nella versione bi-fuel Ritorno sul Matajur tra ricordi lontani e l’incontro con Bottas al Giro Rosa Quando si ritorna alla meta di una gita o di un’escursione che evoca ricordi o emozioni particolari, scatta il desiderio di condividerle con gli amici e chi ti segue. Così stavolta, il test road lo facciamo nelle Valli del Natisone. O meglio, sulla vetta delle Valli che è il monte Matajur. Fino a pochi anni fa, segnava quasi il confine con quella che era considerata la Cortina di Ferro: la cima e poco dietro il confine, che era sorvegliato a vista h 24. Ciononostante, in una giornata nella quale la nebbia ammantava l’intera pianura friulana, io vivevo a Udine, con tre robusti e dinamici amici decido di trascorrere la serata su una montagna vicina. Due di loro erano i ‘Gemelli’, preziosi elettrotecnici che mi avevano dotato dell’interfono per collegare il mio casco con quello del copilota nelle mie prime esperienze rallistiche. Era identico a quello che avevano realizzato pochi mesi prima per l’amico comune, il compianto Gigi Breggion, copilota di Claudio De Eccher, l’equipaggio friulano sulla Lancia Stratos Albarella. Per vedere dall’alto che cosa stava accadendo a Valle. È bene precisare che all’epoca, metà anni ’70, trascorrevamo le serate ad affinare le tecniche di guida sugli sterrati della periferia e dell’hinterland, e non solo. E allora, ce n’erano tanti. Il veicolo era il loro: una Fiat 1500 (tanto ormai è del gruppo Stellantis) color bianco neve, rigorosamente con il cambio al volante. Quado siamo arrivati al Rifugio Pelizzo, circa 500 m prima della vetta, le nuvole si sono aperte lasciando spazio alla luna piena, ma soprattutto permettendoci di lanciare lo sguardo su quell’incredibile manto di nuvole che ricopriva l’intera pianura, totalmente rischiarato dalla luce cinerea. Uno spettacolo indimenticabile. Soprattutto per la fase successiva: la salita, non arrampicata perché si trattava di un sentiero segnalato, e illuminato dalla luna, fino alla cima, all’immancabile Crocefisso che svettava quasi a contatto con il cielo. L’orizzonte si allargava a perdita d’occhio e vagava tra il Golfo di Trieste e la Laguna di Venezia. Uno spettacolo, come detto, con il brivido, perché a poche decine di metri c’era il confine guardato a vista dall’altro versante. Ma evidentemente, quello spettacolo se lo godevano anche i militari di guardia, e avevano capito le nostre chiare intenzioni. Molto più di recente, ci sono salito in occasione del Giro ciclistico Rosa, Giro d’Italia femminile. Ho parcheggiato nell’ultimo park riservato agli addetti ai lavori, contemporaneamente al patron, Enzo Cainero, che mi ha affidato il borderò e il canovaccio della premiazione. E sono salito verso il rifugio con lo zainetto, bibite, pc le carte di Enzo. Lasciato il rifugio sono ritornato verso il traguardo, perché le ‘Girine’ si stavano inerpicando sulle rampe della salita, e a un tratto ho scorto una fisionomia che mi era familiare. Mi avevano detto che si aggirava nella Carovana per seguire la compagna, impegnata nella Corsa Rosa: era Vallteri Bottas, il pilota finlandese della F1 venuto fin quassù con la sua biciletta stradale, tutt’altro che assistita elettricamente. Il tempo per un ‘selfie’ e quattro chiacchiere sulla F! e sulle prospettive della stagione della F1, ed è ridisceso per andare incontro alla sua ciclista preferita. Stavolta, invece, clima davvero estivo, sarà la Dacia Sandero Steepway a portarmi in quota. Dopotutto, la strada che porta verso l’attacco della salita è una speciale, anche se l’intera salita, quella che faremo noi, è la stessa che Bottas ha affrontato sui pedali, e sono 15 km. In cima lui è arrivato fresco come una rosa, evidentemente l’allenamento per la F1 è davvero intenso. Comunque, anche salire qui con la Sandero è stata come una passeggiata. Perché l’equilibrio tra rapporti del cambio, anche se manuale a 6 marce,               la spinta del motore da 120 CV pur di soli 1000 cc, la taratura dell’assetto e le ruote alte non ci hanno fatto affaticare per arrivare in cima. Egli stessi passeggeri si sono dimostrati soddisfatti del test. Specialmente il mio ‘naviga’ in erba, coccolato dall’impianto di info traintment. A suo agio anche, lui, il dalmata del ‘naviga’, che appena sceso in cima al monte si è messo a sniffare la pista di qualche animale selvatico che ci aveva preceduti versa la cima. Così’ ho dovuto seguirlo. Ah! Anche in questo caso quasi 300 km e, nonostante la montagna, un costo di carburante di circa 10 euro: un miracolo del GPL. #charlieinauto3/243

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#testdrive si sgancia dall’icona del passato e sfida il mercato europeo

            Dacia Sandero Steepway modello di sostenibilità Rifiniture e dotazioni di classi superiori per il Crossover romeno Finalmente una Dacia. Sì, perché se ne vedono sulle nostre strade. Alcuni di noi l’abbinano però ancora all’idea dell’auto che arrivava da oltre Cortina, quella linea di demarcazione politica, divenuta geografica, che separava l’Europa tagliandola a metà. Era realizzata in Romania forse sulla scorta dell’esperienza dell’auto del popolo che avrebbe tracciato la storia motoristica del primo dopoguerra. Come sarà per Dacia, fondata nel 1966 a Pitesti, la città dei tulipani, in Romania. Nata su base Renault, è ancora legata alla Casa francese. Un sodalizio che ha origine dalla visita del generale Charles De Gaulle in Romania. La prima Dacia, la 11500, era simile alla Renault 8. Infatti derivava da quel modello della Casa francese. E così gareggio nei rallies, pilota Nicu Grigoras, per mettere in luce le prerogative che la Renault riteneva di poter affidare a quell’auto con vocazione sportiva. Con quelle aspettative fu affidata anche alla polizia romena. Questa prima esperienza romena era dunque sviluppata su un’auto a trazione posteriore. Per passare alla trazione anteriore con la Dacia 1300, che derivava dalla Renault R12 della quale fu realizzata anche la versione Gordini. Da allora a oggi sono stati immessi sul mercato ben 25 modelli di Dacia, sempre proposti a un prezzo sostenibile. Una caratteristica che mantiene ancor oggi. Però… Quando mi hanno proposto il test drive, ho pensato che finalmente avrei potuto sciogliere diversi dei dubbi che mi assalivano sul target di destinazione dell’auto, sulle sue potenzialità, sulla fascia di prodotto automobilistico nella quale poterla collocare. Stiamo parlando della nuova Dacia Sandero Steepway. Che come ci capita per forza di cose, abbiamo testato a scatola chiusa, ovvero senza riferimenti né informazioni a disposizione, perché ovviamente è nostro compito fornirle agli altri e ai nostri lettori e follower. Così, al ritiro, abbiamo provato la piacevole sorpresa di salire a bordo di un’auto completa, per il suo livello anche performante, capace di garantire le prestazioni attese rispetto alle aspettative che può generare. Ma andiamo per ordine. Il ritiro a Milano ci consente un approccio soft ma approfondito all’auto. A cominciare dal motore, che è di 1000 cc a benzina, ed eroga 100 CV perché è turbocompresso, e cela una sorpresa . Il cambio è manuale a sei marce, e la guida di questo SUV è scorrevole e facile, anche in città in mezzo al traffico urbano. È anche un fuoristrada, ma questo lo vedremo in seguito. Gli interni sono ben rifiniti. I comandi di facile accesso. I sedili, sia anteriori che quelli posteriori, sono comodi. Mentre il bagagliaio è spazioso. La prima cosa che risulta evidente è il restyling, che ha generato un’auto dalla linea piacevole, giustamente aggressiva come dimostrerà di essere nell’affrontare i percorsi di montagna da crossover. L’elettronica è curata, con la guida assistita, l’avviso anticollisione sulla parte posteriore, l’avviso dell’avvicinarsi di un’auto da dietro, i sensori di assistenza al parcheggio. Il display centrale è touch, i fari sono a led, sia quelli anteriori che quelli posteriori, automatici come lo è il tergi. Quindi, come avrete capito, è superaccessoriata, e ciononostante mantiene un prezzo accessibile. Ma la parte più sostenibile sono i costi di gestione, perché si tratta di un’auto con alimentazione bi-fuel. Ma a questo dedicheremo una puntata a parte. Per ora, godiamoci la serata prima del rientro. #charlieinauto3/241  

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