fuoristrada

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#testdrive La montagna è il suo scenario naturale anche con la neve

Dotazioni e controlli di sicurezza e gomme adeguate a ogni tipo di fondo Su neve giaccio sotto controllo nonostante la spinta di 550 Nm di coppia Non ci siamo attrezzati per un uso estremo dell’INEOS Grenadier, perché come già detto non eravamo in grado, per motivi di tempo, di organizzare un’uscita assieme a un mezzo analogo, indispensabile per risolvere le situazioni più intricate, ma lo faremo presto, con il nuovo modello in fase di presentazione, ma non potevamo tralasciare la prova ion montagna. anche perché, per ora poca, ma sulle nostre Alpi è caduta la prima neve. C’incuriosisce sapere come si comporta Grenadier in salita e in montagna. Viaggiare su strade normali, una volta fatta la mano alle dimensioni e al tipo di sterzo progettato per il fuoristrada, diviene naturale e in ogni caso siamo avvantaggiati dal fatto che proprio le dimensioni e l’allestimento, anche se quello del modello in prova è standard, non lo fanno passare inosservato. Quindi, anche sui tratti di strada più stretti e impegnativi non abbiamo mai avuto problemi e proseguire senza difficoltà. Superando anche il fatto che il raggio di curvatura dello sterzo del Grenadier, per i problemi di demoltiplicazione e per consentirgli di superare le sollecitazioni che la sua massa, il suo peso, ma anche la coppia importante del motore (550 Nm) non si possono evitare, non è dai più favorevoli per affrontare i tornanti. Ciononostante, anche affidandoci al cambio automatico a 8 marce non abbiamo mai avuto problemi, e il piacere insostituibile di sentire sotto la schiena la rassicurante e corroborante spinta in avanti a ogni cambio di marcia ci distoglie da ogni perplessità. È evidente che l’utilizzo delle marce ridotte, che si comandano con la leva accanto a quella del cambio automatico, in queste condizioni è inutile e lo proveremo in un secondo tempo. Quando, con la bella stagione, ci addentreremo in qualche pista forestale. Così, finalmente raggiungiamo la neve. Pensate che ce ne siamo accorti? La Grenadier è un fuoristrada a quattro ruote motrici permanenti, con la possibilità di agire favorendo la spinta sull’asse anteriore o su quello posteriore. Ma sul ghiaccio e sulla neve fa tutto da sola. Nonostante la massa, ma anche per il peso, si sposta sulla strada con il fondo bianco di neve come se si trovasse sull’asfalto, senza scomporsi minimamente quando insistiamo con l’acceleratore o deviamo di direzione o affrontiamo una strada laterale oppure ci infiliamo in una strada che si inerpica nel bosco. Allo stesso modo in discesa Grenadier si muove senza incertezze, e se accenniamo ad aumentare la velocità mantiene il controllo e si lascia condurre anche docilmente dove decidiamo noi. È anche pronta a fermarsi in poco spazio anche sulla discesa innevata. Tanto da tenere testa ad auto più performanti seppur dotate di pneumatici adeguati alla situazione. Anche l’impianto di riscaldamento e climatizzazione è efficace, sui posti anteriori come sui sedili posteriori. Non ci resta che goderci l’impagabile scenario della pianura che si distende ai nostri piedi fino all’orizzonte, fino al mare. prova superata, dunque anche in questo caso. #charlieinauto3/442

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#testdrive Come si guida un super fuoristrada nato per essere ‘inarrestabile’

Il Granatiere INEOS si doma al volante con naturalezza appagati dal ‘sound’ Dotazioni di sicurezza da auto tradizionale e viaggia sicura nei trasferimenti Eravamo rimasti alla guida su strada. La sensazione iniziale è particolare, perché il volante è perfettamente rotondo, come su alcuni mezzi pesanti di grosse dimensioni, e questo ci trasmette incertezza. Infatti lo sterzo è molto demoltiplicato e ha bisogno di questo volante: ciò ci faciliterà nella guida perché l’INEOS Grenadier non è costruito per fare slalom su strade strette si montagna, bensì per non doversi fermare dinnanzi a ostacoli che vanno ben oltre le asperità della strada. Per questo la guida è un po’ particolare, ma ci si abitua rapidamente, perché la nostra motivazione arriva dalla posizione del tutto particolare nella quale ci ritroviamo a sedere al volante di questo super fuoristrada: il sedile, comodo e avvolgente, ricorda quello dei mezzi pesanti ma è la sua collocazione che ci permette di ‘dominare’ il veicolo. La sensazione che si respira appena ci si guarda intorno nell’abitacolo, i posti anteriori sono divisi dal tunnel centrale che è piuttosto importante, è quella di essere al comando di un mezzo con comandi che ricordano quelli vintage dei fuoristrada, ma dotato di tutti i dispositivi di assistenza alla guida oggi ‘consigliati’ dal Codice della strada, ma suggeriti dal buonsenso. Per esempio, c’è anche il cruise control, per aiutarci nei trasferimenti che vista l’importanza del mezzo e la velocità di crociera quasi da mezzo pesante smorza la tensione se siamo abituati a muoversi su vetture veloci. Ma non è la sua indole né lo consentirebbe la sua struttura. Perché si tratta di fermare in caso di necessità nel più breve spazio possibile quasi 3 tonnellate. Ma è sufficiente fare una prova per rendersi conto che è un dubbio infondato, perché, sarà per la gommatura con pneumatici ‘ogni tempo’ adatti ad affrontare le sabbie del deserto come il fango più avvolgente, ma anche perché l’impianto frenante è commisurato al mezzo, ma all’occorrenza si arresta in uno spazio breve. Abbiamo dimenticato di parlare compiutamente della guida: sono avvantaggiati gli appassionati del mare, purché si siano trovati almeno una volta ad avere a che fare con il timone, a volante di un piccolo motoscafo. Perché per proseguire dritti sull’asfalto specialmente all’inizio occorre remare, ovvero correggere rapidamente ma dolcemente le variazioni di direzione che ogni nostro anche apparentemente impercettibile spostamento delle mani sul volante rischia di imprimere alla nostra traiettoria. Ma, come accennavo, dopo poche centinaia di metri e soprattutto agendo con naturalezza sullo sterzo non ci si accorge nemmeno di questa ‘tecnica’. Nel trasferimento ma anche lungo il percorso normale ci accompagna un buon impianto di intrattenimento che s comanda come tutto il resto nel display centrale. Ma, il vero accompagnamento musicale al nostro trasferimento è l’impagabile sound del motore del modello Trialmaster, che nel modello in prova è diesel è a 6 cilindri in linea di derivazione BMW da 2993 cc, perché nella funzione SPORT, si attiva spostando a a sinistra la leva a cloche del cambio automatico, eroga 250 CV ma soprattutto spinge con una coppia di 550 Nm. Un sound che sintetizza la spinta del Grenadier sulle quattro ruote animate da una trazione integrale permanente. ma ecco che incrociamo un ciclista: l’occasione per provare il tasto rosso, sulla razza destra del volante, per l’avvisatore acustico a trombetta che con un suono soft avvisa pedoni e amanti del pedale che stiamo arrivando, senza scioccarli con le potenti trombe del ‘Grenadier’. #charlieinauto3/441  #provavintage  #Ineos  #ineosgrenadier  #offroad  #fuoristrada    

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#testdrive Costruito in Francia fuoristrada perpetua il mito ‘Defender’

La versione moderna dell’offroad prodotto per 60 anni in GB dal 1946  Motori a benzina o diesel a 6 cilindri in linea derivati da BMW Espressione di potenza con 550 Nm di coppia e rispettivamente 286/249 CV E un giorno nella frequente scansione delle disponibilità del parco stampa delle Case comparve Lei, un vero fuoristrada, di quelli che ammiriamo, a distanza, sugli schermi televisivi quando compaiono percorsi quasi impossibili da affrontare, come le gigantesche dune del deserto, alte come grattaceli, sulle quali si arrampicano vincenti vetture off-road dall’aspetto tecnico ma davvero convincente. Con una grinta che condensa le potenzialità e anticipa le prestazioni delle quali sono capaci.si tratta della Ineos Grenadier, dove Ineos è l’azienda chimica di proprietà dell’uomo più ricco d’Inghilterra, Jim Ratcliffe, Grenadier è il nome del fuoristrada tuttofare ispirato dalla discoteca nella quale Ratcliffe, assieme a pochi amici fidati, ha pensato di lanciare la sua sfida al mondo dell’automotive con questo grande mezzo fuoristrada. Una sfida partita quattro anni fa con un veicolo che viene costruito a Smartville di Hambacj, in Francia, e del quale sono prodotti 20 mila esemplari l’anno per un mercato di appassionati, ma soprattutto per uso militare o di supporto per le organizzazioni di pronto intervento, per le emergenze e per raggiungere luoghi inaccessibili. Si ispira a un fuoristrada progettato per andare dappertutto, ma per andare anche oltre, per non avere difficoltà a superare le situazioni più difficili o drammatiche, e gioca subito pesante: per giustificare le dimensioni, per salire a bordo occorre essere atletici perché non dispone di pedane o predelle a scaletta per facilitare la salita perché potrebbero impattare con le asperità del terreno, monta due motori di 3000 cc. Nella  versione diesel il motore turbo a sei cilindri in linea di derivazione BMW eroga 249 CV, quello a benzina, stessa origine, arriva a 286 CV; ma la cosa più importante, in un fuoristrada, è il ‘tiro’, la coppia che arriva a ben 550 Nm. La versione che proviamo, l’abbiamo ritirata a Tavagnacco perché l’importatore è friulano, ed è Trialmaster Edition. Assieme a quella ‘familiare’ c’è la versione pick-up, ancor più tecnica. Il telaio è molto robusto, con longheroni e traverse di rinforzo e dispone di un convertitore di rapporti ZF a 8 marce, con le ridotte comandate da una leva vicino a quella del cambio automatico, che diviene manuale sposando la leva a sinistra ma ritorna a essere automatico se chiediamo al motore le massime prestazioni. La trazione è integrale permanente, ma è l’elettronica, o il conducente, agendo su un comando a interruttore installato con altri funzioni sul tettuccio, sopra al centro della vettura perché l’abitacolo si presenta come quello di un aereo. Se i comandi a interruttore sono tutti protetti da attivazioni accidentali, come l’interruttore generale dell’alimentazione elettrica, stacca l’arrivo di energia alla batteria, è possibile  anhe privilegiare la trazione sull’asse anteriore o quello posteriore. Tanto grande che viene voglia di sedersi sui grandi e protettivi parafanghi anteriori, magari aggrappati allo snorkel per l’aspirazione dell’aria dal motore che è fissato al montante destro del parabrezza e si conclude oltre il tettuccio, o addirittura sul tetto approfittando della rassicurante scaletta fissata sul portellone posteriore di sinistra. Partiamo? L’accensione è a chiave, con la toppa sotto al piantone dello sterzo. Innestiamo la macia avanti e ci muoviamo, piano e con attenzione nelle prime decine di metri perché lo sterzo, con il volante perfettamente circolare, è molto demoltiplicato ma soprattutto non rientra da solo, occorre accompagnarlo. È così, ci hanno suggerito, per evitare sollecitazioni eccessive alle sospensioni, ideate per il fuoristrada estremo, e alle braccia del conducente. Premiamo più a fondo sull’acceleratore ed ecco la spinta inarrestabile: quasi si impenna, poi comincia a ‘galleggiare’ sui grandi pneumatici tassellati per il fuoristrada. Anche su strada è un piacere guidarla, dopo avere preso confidenza con lo sterzo, perché sfrutta la sua potenza bene assecondata al cambio automatico a 8 marce. Poi… c’è ancora molto da raccontare, nelle prossime puntate. #charlieinauto3/440  #provavintage #ineos #ineosgrenadier #offroad #fuoristrada

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#testdrive L’auto per famiglia e lavoro è nata dall’azzeccata intuizione del miglior compromesso

#DaciaJoggger #Bifuel è un fuoristrada che è sicuro e sostenibile sulle strade di ogni giorno Passando al fuoristrada complesso di una mulattiera rimane confortevole e adeguatamente insonorizzata Per chi come noi è uso passare diverse ore della giornata in auto e a percorrere strade di ogni genere il confort a bordo è essenziale, ma ancor di più è la qualità media della comodità con la quale a bordo possiamo affrontare ogni diversa varietà di fondo stradale e di percorso. Ovvero, siamo alla ricerca di un’auto capace di farci sentire a nostro agio sia su lunghe percorrenze in autostrada, come sulla viabilità ordinaria, e perché no, anche fuoristrada, sulla pioggia come sulla neve o su una strada ghiacciata. Chiediamo troppo? Forse sì ma l’obiettivo di chi come noi prova le auto di nuova produzione, per verificare i progressi raggiunti dall’industria dell’automotive, e dai progettisti di riferimento, deve valutare positivamente l’auto realizzata con le soluzioni che rappresentano il miglior compromesso tra tutte le esigenze. Cioè quella che è in grado di far sentire a proprio agio il conducente e i passeggeri. La Dacia Jogger Bifuel, la Nuova Dacia Jogger Bifuel, frutto del ‘restyling’ i tutti i modelli fuoristrada della Casa franco romena rientra in questa riflessione? Facciamo un’ultima prova, questa volta sulla nostra palestra abituale, e alla fine di quest’ultimo test comprenderemo facilmente che la filosofia progettuale ha considerato più vicina alle esigenze attuali un SUV, un veicolo spazioso e ospitale con forme e design dettati dalla funzionalità piuttosto che dallo stile per assecondare il quale spesso vengono sacrificati volumi di capacità, l’abitabilità e l’accessibilità. Per renderlo sostenibile occorre sia confortevole e in grado di affrontare con la medesima facilità ogni tipo di terreno e di condizione stradale e meteo. Quindi, al momento, quale soluzione migliore se non quella di realizzare un modello crossover, un fuoristrada versatile come le moto da regolarità di quando eravamo ragazzi, targate, dotate di gomme con tasselli di media dimensione, e un assetto e sospensioni capaci di portarci insicurezza lungo la strada verso la scuola come in cima a una collina o una montagna. per questo il mio approccio al mondo dei motori, e all’indipendenza nella mia famiglia era iniziato con una moto scherzosa ma veloce, un piccolo ibrido tra uno scooter e una moto stradale: l’ItalJet GoGo. Era così ben pensato, per l’epoca, un veicolo accattivante che anche se non targato disponeva di un seggiolino biposto, che tutt’ora è esposto tra gli oggetti innovativi dell’arte all’ingresso della National Gallery, il Museo dell’arte moderna d New York. Dacia Jogger, questa è bifuel quindi per chi viaggia propone un vantaggio irresistibile qual è il costo dimezzato del carburante ovvero del GPL, è duqnue anche sostenibile. Su strada e in autostrada abbiamo visto che è stabile e maneggevole, perché oltre a contenere la grande capacità interna necessaria per ospitare sette sedili in soli 4,55 m dispone anche di una versatilità della capacità di sterzo che scegliendo l’opzione OFF-ROAD, con il tasto davanti alla leva del cambio, sul tunnel centrale si restringe il raggio della capacità di sterzo, che diversamente, ritornando nella funzione ECO e alla guida normale risente della necessità di irrigidire assetto e sterzo. Siamo saliti fin quassù per le ultime conferme, e vedere che cosa cambia nel passaggio da una strada di montagna, anche se asfaltata, e il fuoristrada impegnativo, non il cross ma una mulattiera piena di imprevisti, di dislivelli, buche, tratti ancora innevati. Anche affrontando la mulattiera con decisione, pur disponendo di pneumatici normali e non certo tassellati, anche se invernali, sia noi che i passeggeri non hanno avvertito disagi o momenti di incertezza o timori di sorta. Perché Jogger ha affrontato con grande sicurezza tutte le asperità e oltrepassato buche e avvallamenti filando via liscia come su uno sterrato ben livellato. Così, ora non ci resta che goderci lo splendido spettacolo dell’intera Riviera friulana e della pianura friulana e veneta sotto di noi con le luci del tramonto, che ci consentono di scorgere anche le lagune di Grado e di Marano, e verso sud quella di Venezia! #charlieinauto3/421     #provavintage

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#testdrive La nuova Dacia Sandero Stepway bifuel tra le auto più richieste in Europa

Un SUV compatto fuoristrada con doppia alimentazione e tanta elettronica a bordo Bassi consumi e prestazioni brillanti per il piccolo motore byfuel tre cilindri di 999 cc da 100 CV Dacia è la Casa rumena del gruppo Renault che lo scorso anno ha registrato sul continente il primato delle vendite nonostante una situazione ancora confusa sul futuro dell’automobile, a causa della fluidità delle prospettive comunitarie in materia di motorizzazioni. Un buon livello di dotazioni di scurezza, elettronica adeguata, confort, un prezzo nelle attese del grande pubblico assieme a una palese affidabilità, sono le doti più palesi che indirizzano ormai il pensiero comune su auto con un nome russofono: Dacia significa infatti ‘casa di campagna dedicata alle vacanze’. E in qualche modo, questo nome sintetizza in maniera efficace la ‘mission’ del progetto delle ultime nate della Dacia. Si tratta infatti, come il modello che stiamo testando, di SUV di varie dimensioni, compatti, fuoristrada, confortevoli e per gran parte sostenibili, dal costo contenuto rispetto alla media. Il design degli ultimi modelli è in linea di massima essenziale ed evoca subito l’aspetto di un mezzo tecnico, robusto perché adatto a essere utilizzato su tutti i terreni. In questo caso però, il progettista ha voluto essere più in linea con il gusto degli automobilisti europei, conferendo alla Dacia Sandero Steepway, il modello fuoristrada, un aspetto sì tecnico, ma che non si discosta molto dai modelli tradizionali. Anzi, l’approccio visivo è positivo e piacevole con più di qualche curva che addolcisce l’aspetto di questa crossover. Il muso è aggressivo e aerodinamico ma nel contempo elegante, sul quale il marchio Dacia con le due ‘D’ contrapposte risalta sulla calandra, i parafanghi sono rotondi e avvolgenti, le finiture in materiale plastico nero antiurto come le protezioni nel sottoporta e nei bordi dei parafanghi, l’imperiale sul tetto rifinisce il design ed è dello stesso colore, così come la presa d’aria per i freni anteriori. Il motore è di 999 cc, tre cilindri, 74 kW, ovvero circa 100 CV. La trazione è anteriore, e il cambio a 5 marce. Ma una caratteristica molto interessante per il periodo, che troviamo in tutti gli altri modelli più recenti della Dacia, è l’alimentazione bifuel, cioè a benzina e a GPL, per il quale è disponibile un serbatoio da 45 litri. Ciò che notiamo dopo i primi chilometri nel centro della metropoli, prima di dirigerci verso la periferia est di Milano per rientrare a casa con la nuova auto da provare, è il fatto che non si avverte differenza tra l’alimentazione a benzina e quella a gas, le prestazioni sono pressoché analoghe. Ovviamente, anche se il consumo viaggiando a gas è leggermente superiore, ma non di molto, la differenza è abbondantemente compensata dal costo del GPL che è praticamente la metà di quello della benzina. Anche sulla Sandero l’alimentazione bifuel è di serie, quindi abbiamo a disposizione sul cruscotto anche l’indicatore del livello del GPL. E come negli altri modelli, il passaggio dall’alimentazione a gas a quella a benzina all’esaurimento del primo non si avverte e avviene automaticamente. Quindi non influisce sulla nostra marcia. Ma soffermiamoci un attimo sulle dotazioni: controllo anticollisione, del mantenimento di corsia, rilevamento di stanchezza, avviso di ostacoli o pericoli nel punto cieco, avviso di superamento del limite di velocità, e molto altro su cui ci soffermeremo. Saliamo a bordo e ci accomodiamo sui sedili anteriori molto confortevoli e accoglienti, il volante è a quattro razze, al centro ha una importante imbottitura che contiene l’airbag principale, fondamentale per la sicurezza del conducente in caso di collisione. Il cruscotto ‘contiene’ due orologi analogici con le indicazioni principali, mentre sul generoso display centrale con schermo touch, sono concentrati numerosi comandi dell’auto. Sul piccolo display tra i due orologi è proposto anche il livello del carburante, della benzina o del gas: vi compare quello relativo al tipo di combustibile selezionato. Ora partiamo: le marce ben rapportate non ci fanno sentore a disagio nell’attraversamento del centro mentre ci muoviamo a gas. Ma nei dettagli scenderemo nelle prossime puntate. #charlieinauto3/413

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#testdrive Nuova Jeep Renegade e – hybrid con l’assistenza elettronica avanzata

Dal cellulare si può comandare l’apertura delle porte o accendere i fari Un cambio automatico con doppia frizione rende entusiasmante l’esperienza alla guida Nuovo display UHD e software di ultima generazione Sulle strade italiane con il primo modello dal 2014, la Jeep Renegade ha ottenuto un successo notevole non solo tra gli appassionati del fuoristrada, per la sua versatilità. Un design azzeccato, che ricalca in chiave moderna l’iconica Willy’s, nonna della moderna Jeep, specialmente nell’inconfondibile muso con la griglia che incornicia i due grandi fari tondi, nonostante nasca come un crossover compatto si presta infatti a un uso versatile, anche cittadino, perché l’assetto del posto di guida (come i sedili dei passeggeri) rialzato rispetto alle auto ‘stradali’ come dev’essere per un fuoristrada capace di superare adeguatamente gli ostacoli quindi anche di attraversare i guadi, permette di avere una visione agevole della strada, dei parcheggi, dei percorsi urbani anche più intricati. Non solo, ma la semplicità con la quale esegue i comandi e la intuitività dei comandi, da quelli tradizionali agli ausili elettronici che sono completi e avanzati come il cruise control adattivo, la rende facile e ‘accessibile’ anche a chi ha acquisito da poco la patente. Per i più giovani, ma anche per gli over visto che la buona musica piace, nelle diverse varianti, a ogni età, il nuovo sistema multimediale permette l’elaborazione di dati cinque volte più veloce rispetto a quello precedente. Il display Full-HD da 10,1 pollici è adeguato al nuovo sistema di intrattenimento, che permette un ascolto ancor più coinvolgente ed è sempre connesso grazie alla tecnologia 4G; consente di essere aggiornati anche sul traffico perfino in aperta campagna e prevede l’accesso a una gamma sempre più ampia di servizi on line. A proposito di elettronica avanzata, ora il sistema della Renegade è facilmente accessibile anche tramite la App Jeep da scaricare sul telefonino: per esempio, dal telefono cellulare è possibile aprire e chiudere le portiere e accendere e spegnere le luci di sosta. Una novità: assieme a CarPlay di Apple e ad Android Auto c’è ora Alexa di Amazon, l’assistente vocale che permette di dare i comandi principali. Rimanendo a parlare del posto di guida, il volante è stato rinnovato assieme al quadro strumenti digitale, ora più colorato a vivacizzare il morbido stile vintage al quale era improntato il design delle prime Jeep. I motori elettrificati di Renegade sono due. Il primo è l’ 1.5, di 1500 cc; è mild-hybrid quindi si ricarica da sé ed eroga 130 CV. A renderlo più performante, ad ammorbidirne la grinta decisa che offre sensazioni come quelle assicurate negli anni ’70 dalle prime auto trasformate da berline a sportive con il motore  turbo-assistito che regalava la classica sensazione del calcio nel fondoschiena, è il cambio a doppia frizione e sette rapporti. Ed è questa è la versione che stiamo provando, la e-Hybrid. L’altra versione è plug-in hybrid, cioè necessita la ricarica della batteria ausiliaria dall’esterno, alla colonnina o alla presa di casa con l’apposito accessorio tramite il cavo in dotazione; monta un motore più piccolo, ovvero 1.3, cioè 1300 cc, che è proposto in due versioni, nelle quali varia evidentemente la taratura del sistema ibrido: sono da 192 e da 241 CV. In entrambe i casi la trasmissione è sempre automatica, ma il cambio è a 6 rapporti. Purtroppo non sono più prodotte le versioni a benzina e diesel della Jeep Renegade, delle quali avevo scelto per l’uso personale quella a nafta più performante, da 2.000 cc, capace di rivelarsi sostenibile (a 90 km/h anche 26 km/l !) ma nel contempo di saper essere morbidamente ma decisamente performante con i suoi 140 CV e una coppia di ben 350 Nm. Come la mia, anche la versione in prova è calibrata rispetto alle prestazioni che è capace di erogare e dispone di un sistema frenante efficacemente rassicurante. Infine i fari, oltre che automatici, sono full led come le luci posteriori, e consentono di bucare la notte con grande efficacia, in profondità come lateralmente. La Renegade che stiamo provando è della serie speciale Trailhawk, che contrassegna i modelli destinati ad affrontare i percorsi fuoristrada più complessi, e si distingue per una grande stella di colore nero opaco disegnata sul cofano motore. Rispetto agli altri modelli, ha le regolazioni di funzione per il motore anche per le modalità Sport e Rock per modificare le prestazioni e l’assetto a seconda delle necessità. È ‘irrobustita’ ulteriormente dalle protezioni alla trasmissione, alle sospensioni anteriori, alla scatola di trasferimento del movimento agli assi e del serbatoio, per poter praticare un fuoristrada più impegnativo al quale la Renegade è vocata. E poi… Il Poi lo esamineremo la prossima settimana. Per ora la proviamo in città a Udine e ci arriviamo per il compleanno della città, fondata nel 983 d.C., così in pieno centro incrociamo una suggestiva cerimonia rievocativa organizzata dal Fogolar Civic Furlan, sodalizio per la salvaguardia e la valorizzazione della valenza storica e culturale del capoluogo friulano. #charlieinauto3/398      #provavintage  

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#testdrive un fuoristrada di razza da provare in piena estate

Per verificare la tenuta in condizioni critiche troviamo un bel prato umido Con Subaru Impreza Hybrid e-boxer anche dove cadresti camminando Una due volumi cinque porte, compatta ma spaziosa, erede di un’auto che ha vinto molto nei rally, che prosegue la vocazione di questi anni della Casa giapponese per il fuoristrada, sicuro, affidabile, sostenibile, quasi da trekking naturalistico. La Subaru Impreza Impresa Hybrid e-boxer è un’auto eclettica, come lo sanno essere le sue sorelle maggiori. L’esperienza nella trazione integrale, che i questo caso è AWD, gioca a favore delle certezze. La certezza di salire al volante e di poter entrare in un tratto sterrato e uscirne senza sorprese, anche in velocità, la certezza di imboccare una mulattiera e di uscire alla fine del tracciato con l’auto intatta, la certezza di entrare su uno spiazzo ghiacciato e poterlo affrontare e superare mantenendo indenne l’auto dall’altro lato del percorso prescelto. Chi ricorda gli anni ’70, i ruggenti anni ’80, quando con le nostre auto, principalmente europee, male che andasse anglosassoni, ci tuffavano su strade bianche senza margini definiti, né guardrail o banchina, ma con un bel fossato nel quale ogni tanto qualcuno ci infilava una o due ruote. Rischiava la carambola ma ne usciva con qualche ammaccatura nella carrozzeria. Graffi non perché le vernici dell’epoca avevano una presa forte sulle lamiere, e semmai, se ne staccava una fetta intera, di vernice. Ecco, la sensazione che si prova alla guida della Impreza, come avviene per i fuoristrada seri e nati per essere tali, è che sia capace di uscire indenne da qualsiasi richiesta di prestazione estrema e da qualsiasi tipo di sollecitazione. Non ce la faremo in questo test drive svoltosi nella bella stagione, ma come le ‘sorelle’ maggiori dispone del controllo elettronico di trazione. Ce l’hanno tutte le auto… direte. Ma non è così, perché questo sistema, che troviamo nei fuoristrada di alta gamma puri, di ultima generazione, consente di guidare su strada a pendenza elevata completamente innevate o ghiacciate, evitando che le ruote perdano aderenza variando la pressione sull’acceleratore, quindi la spinta sulle ruote, o anche solo sfiorando i freni o giocando con lo sterzo. Ovvero, scende passo-passo da sola. Quindi, questo sistema oggi non lo proveremo. E allora? Allora scegliamo un bel pratone, di quelli che non si rovinerebbero nemmeno con una nostra vistosa derapata, e vediamo che cosa succede. Alla aprtenza premo a fondo l’acceleratore: il motore boxer tipicamente Subaru è il 2000 a benzina da 150 CV, che risultano dall’assistenza di un piccolo motore elettrico sistemato nel cambio automatico Lineartronic, grazie al quale si ricarica la stessa batteria di assistenza. È capace di fare circa 15 km in modalità elettrica ma non è questo il momento. La partenza è ovviamente brillante, ma lei non si scompone. Accenno una sterzata e nonostante l’erba bella verde e fresca sia ancora umida per la rugiada, la Impreza prosegue dritta per la sua strada. La controprova? Proviamo a dare una inchiodata. Schiaccio a fondo il pedale del freno e si attivano i sistemi ABS EPRB ecc. e si arresta in poco spazio senza lasciare tacce profonde sul terreno scuro e quindi scarsamente compattato. Missione compiuta, per quel che ci consente la stagione. Ora ci dedichiamo a un bello sterrato, di quelli scorrevoli, senza ostacoli cospicui, dove possiamo dare sfogo comunque a 150 CV. Ce ne sono ancora? Ma se sono tutti asfaltati… La sorpresa nella prossima puntata di #charlieinauto. Frattanto, ci gustiamo una personale d’arte alla Corte degli artisti a Sedegliano (Ud). #charlieinauto234

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#Testdrive con #Mitsubishi #Eclipse #Cross tra i boschi delle #VallidelNatisone

Un’auto versatile e affidabile sia nella guida veloce su strada che nel fuoristrada Interni comandi e dispositivi curati per cinque allestimenti e tre tipi di trazione con l’unico motore a benzina di 1500 cc da 163 CV #Cross: un vocabolo che non vi deve trarre in inganno. Perché la #Mitsubishi Eclipse è come una delle moto da enduro progettate per rendere confortevoli i trasferimenti. Interni comodi e spaziosi con un buon livello di rifinitura e i sedili in pelle, all’occorrenza riscaldati, quello di guida regolabile elettricamente, permettono di gustarsi gite ed escursioni nei siti più suggestivi dell’ambiente naturale, senza inutili o eccessive privazioni. Le ruote da 18’ assicurano stabilità e tenuta in ogni condizione del fondo stradale: dall’asfalto asciutto a quello viscido, alla strada allagata. Anche forzando un po’ la mano. E conferiscono alla posizione di guida quell’altezza dalla sede stradale che è esaltata dalla scocca dell’auto e ci permette di guidare la #Mitsubishi Eclipse Cross vedendo il mondo dall’alto. Come ci consentirebbe un semplice SUV. Il che, assieme all’ottima visibilità dall’abitacolo, permette di sentirsi sicuri al volante. Accanto a ciò, le prestazioni: 163 CV per un motore di 1500 cc a benzina, su un’auto robusta e pronta a resistere alle sollecitazioni, ma tutto sommato leggera (1500 kg), sono elementi sufficienti a garantirle spunto, accelerazione, pronta risposta alle nostre sollecitazioni. Questa, uno de cinque allestimenti, ha il cambio automatico, a 8 marce, e risponde bene alle aspettative. Con la guida manuale, a 6 marce con i comandi al volante, e lo Sport mode, ancor di più e ci aiuta a far sprigionare la massima potenza nel minor tempo possibile. L’abbiamo provata anche in pista, e non ha tradito le aspettative. Certo, è un SUV, ma pur essendo un #crossover, il suo livello di affidabilità è davvero elevato. E anche ad alta velocità non smaschera la sua vera vocazione: il #fuoristrada. Anche spinto, perché è dotata di tutti gli accorgimenti e i dispositivi necessari per consentirle di superare ogni tipo di asperità. Con tre tipi diversi di assistenza alla guida; auto, snow, gravel. Una prova? Stavolta spingiamo il nostro #testdrive verso il cividalese. Scavalchiamo i primi dolci rilievi dei Colli Orientali del Friuli approfittando per spingere un po’ sul misto. E per farci confermare che la Eclipse Cross su strada non finisce di stupire. Il tettuccio panoramico, apribile anteriormente e con l’imbottitura pure apribile elettricamente, permette a noi e ai passeggeri di godere il suggestivo scenario del Bosco Romagno. Raggiungiamo Prepotto, la terra dello Schioppettino, un vitigno a bacca rossa dal quale si ricava il vino omonimo recentemente valorizzato dai produttori locali. Ma non c’è tempo per gli assaggi. E dirigiamo verso Albana. Ci troviamo a poche centinaia di metri dal confine con la Slovenia. E imbocchiamo un suggestivo viottolo in mezzo al bosco. Che si arrampica verso la vicina montagna. Quattro ruote motrici: il fondo è sterrato, e non manca un paio di tornanti. Quindi? Muso dell’auto rivolto alla corda della curva e affondo sull’acceleratore: è come se avessi eseguito la manovra sull’asfalto. Tanto che mi viene la tentazione di ripetere la manovra escludendo la guida elettronica assistita: il sistema di controllo dinamico della trazione integrato S-AWC. Ciò, però, probabilmente ridurrebbe il grip, quindi la spinta delle ruote sul fondo sterrato. Azzardiamo anche la prova di una staccata, e il risultato è molto buono. Ora siamo arrivati al piazzale del castello di Albana, realizzato nell’ottavo secolo, successivamente ampliato e abitato da allora a tutt’oggi. Per questo è tuttora in ottime condizioni di conservazione. Un maniero sorto a presidio della vallata e affidato alla famiglia dei Colloredo Mels, come lo fu il castello di Colloredo di Monte Albano. Ora, il discendente della famiglia nobile, Leonello Gabrici , che ha seguito la carriera diplomatica, lo affida alle cure della figlia. E ha già provveduto a far ripristinare e a curare personalmente il recupero di alcuni particolari che permettono di ricostruire la vita all’interno del maniero. Come si svolgeva nel medioevo, fino all’età rinascimentale. Per esempio la nicchia lavabo che serviva ai nobili per lavarsi le mani dopo i pasti. Visto che non era costume utilizzare le posate. O le particolari scale a scomparsa, che celavano il passaggio ai piani inferiori, rendendo utilizzabile una superficie più ampia dei saloni nobiliari. Affreschi, in parte recuperati, ornano le pareti delle stanze. Mentre dalle finestre si scorge la ricchezza della vegetazione del bosco tipico delle Valli del Natisone. I diversi ampliamenti testimoniano le diverse dominazioni dell’area. Che hanno influito sulla destinazione d’uso delle diverse aree del castello. Che oggi è la location ideale per cerimonie, eventi culturali, ritrovi mondani. E l’Eclipse? Ci aspetta sul prato verdissimo dinnanzi al castello. La sua vernice color Red Diamond contraddistingue uno dei cinque allestimenti dell’auto. Che è disponibile anche con il cambio manuale a sei marce. Ci avviciniamo alla portiera, un tocco alla maniglia e si apre: è sufficiente tenere la chiave elettronica in tasca, anche per l’accensione a pulsante. Re -imbocchiamo la strada nel bosco ancor più consapevoli delle potenzialità dell’auto. E riprendiamo il nostro viaggio ideale con la #Mitsubishi Eclipse Cross. Verso le prossime montagne. #charlieinauto 102/98

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#Subaru XV: cerchiamo il fuoristrada e troviamo la neve #testdrive

Sulle strade innevate ci si sposta senza alcun timore La nostra meta è il pianoro del monte Cavallo, il Piancavallo, nota località sciistica a mezzora da Pordenone. A un paio di chilometri dalla località montana, troviamo la prima neve. Ma è inutile. Se il nostro intento era di metterla alla prova, la #SubaruXV non si scompone. Proviamo a esagerare qualche manovra, ma lei ci riporta inesorabile al posto giusto. Imbocchiamo una discesa, su dosso. Dietro ci appare una distesa di neve. Imbocchiamo una strada ‘bianca’. O meglio marrone, perché la neve si sta sciogliendo. E l’ha trasformata in un pantano. Scopriamo che ci troviamo in un campeggio per camper e roulotte. Rispondiamo al custode che si materializza dopo un po’ che stiamo pensando se proseguire anche nella coltre di neve o meno, che nulla indica di che cosa si tratti, salutiamo un campeggiatore che regge sottobraccio un bambino per salvarlo dal pantano, e puntiamo verso le strade che portano a Barcis, alle Dolomiti friulane. Ovvero, ci addentiamo nella montagna. Sterrato sì, ma innevato Ecco un vero sterrato, con dei tratti con la neve, pozzanghere, e ai lati, un metro e oltre di neve. Così, se qualcosa dovesse andar storto, ci fermeremo nel morbido. Proviamo a schiacciare, a sbandare, a derapare, a mettere la #SubaruXV in difficoltà: niente da fare. Scarica sempre la potenza in modo omogeneo. E ci fa sentire al sicuro. Frenata, accelerazione, curve secche: nessun problema. Esame superato. Ora, non ci resterà che provare come va in discesa. Dopo avere fatto un salto a vedere il pattinaggio al palaghiaccio, e avere mangiato l’immancabile fetta di Sacher con la cioccolata con panna alla pasticceria del Piancavallo. C’è ancora il sole. Il tempo di fare qualche foto e si rientra. Bene i consumi Diamo un’occhiata ai consumi. In autostrada, non abbiamo tirato, e abbiamo fatto i 18 km/l. in montagna, il computerino di bordo dice 12/13. E lì ci eravamo sfogati un po’. Considerando che si tratta di un 1600 diesel, che la macchina ha una struttura commisurata a potersi considerare anche un crossover, che il telaio è progettato dalla Casa delle Pleiadi per sopportare di tutto. Che la struttura è progettata per proteggere i passeggeri in caso di urto frontale, ‘costringendo il motore e la trasmissione a non entrare nell’abitacolo per infilarsi invece sotto al pianale, salvando così i trasportati. Che le rifiniture sono complete, confortevoli e protettive. Quindi non studiate per risparmiare sul peso, e che ci siamo sfogati su una delle palestre rallistiche della montagna friulana, i risultati sono davvero buoni. @charlieinauto   

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