Giro d’Italia

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#testdrive Promossa anche in montagna la Fiat Grande Panda Auto Europa 2026

  Sul monte di Muris icona dei ciclisti ma anche PS del Rally Alpi Orientali Speciale anche del Piancavallo con la salita ‘muro’ dello sport del pedale La Fiat Panda è per antonomasia una grande arrampicatrice, un’auto capace di andare e di portarci dappertutto, di salire lungo le mulattiere e arrivare fino in cima alle colline e le montagne, tanto da essere tutt’ora adottata dalle forze di polizia e dall’esercito per raggiungere i luoghi più impervi o superare le strade più insidiose. La Fiat Grande Panda, che con orgoglio mostra su tutti i lati il marchio della Casa di Mirafiori, ora del Gruppo Stellantis, e il suo ‘nome’ di battesimo, non poteva che riflettere, con toni attualizzati e moderni, le prerogative della sua progenitrice. Quindi, il nostro test non poteva che proseguire, tanto per cominciare ad approfondire la nostra analisi, con la salita. Il banco di prova che scegliamo è un luogo iconico per la sua bellezza, un mito che passa alla leggenda per le caratteristiche della strada che sale al Monte di Ragogna, o Monte di Muris, affrontata anche dai cicloturisti più preparati, o meglio dai ciclisti che praticano l’agonismo, per la crudezza delle sue rampe. Noi cerchiamo di mettere in difficoltà la nuova Panda, ben sapendo che non avrebbe creato problemi alla nostra arrampicata. Ricordiamo che ha un motore a tre cilindri, e che invece che di ‘soli 1000 cc ha una cilindrata di 1199 cc, ovvero 1200 cc, e sviluppa, grazie all’unità elettrica, perché è full-hybrid, 110 CV di potenza. Il cambio della Grande Panda è automatico a 6 marce, non c’è la possibilità di agire manualmente, ma con un po’ di esperienza si può agire stimolando il cambio automatico a salire di marcia o a scalare con un uso sapiente dell’acceleratore. Dispone poi della posizione L per la leva del cambio, che aziona le marce ridotte. Servono per affrontare i punti più difficili e impervi delle salite, su strada e non solo, e ciò mantiene la sua vocazione che è da crossover, ovvero: anche la Fiat Grande Panda è un fuoristrada. In realtà, il suo design, iconico ma capace nel contempo di mantenere le linee essenziali della Panda, svela la sua caratura di mezzo tecnico alla portata di tutti. Arriviamo a Ragogna a una decina di Km da San Daniele del Friuli, città del Prosciutto DOC, e una strettoia ci svela l’attacco della rampa: non ci sorprende il fatto che è stato sufficiente insistere sul pedale dell’acceleratore per farla scattare in salita, senza affaticamenti o incertezze. Ugualmente, anche arrivando veloci ai tornanti, saremo agevolati dalla sua maneggevolezza ma anche dalla sua capacità di riprendere con efficacia e grinta la salita, lungo la quale manterrà la sua energia e forse anche agevolata dall’unità elettrica si rivelerà capace di ulteriori performance. Le impressioni di guida? Ci siamo sempre sentiti a nostro agio, tanto che ci è stato permesso anche di ammirare lo splendido paesaggio che scorreva accanto a noi e si svelava man mano che salivamo fino in cima. Quasi alla sommità abbiamo raggiunto il monumento all’emigrante, che la famiglia Collavino, originaria di Varmo e migrata in Canada facendo fortuna ha voluto dedicare alle centinaia di migliaia di emigrati friulani sparsi nel mondo. In cima, lo spettacolo è impagabile a 360°, e lo sguardo spazia dall’osovano a Gemona, Venzone, i monti Musi e la stretta del Tagliamento a Nord, Trasaghis e Bordano a ovest, la valle del Tagliamento verso il mare, le colline del Sandanielese, e ancora verso il Collio e i Colli Orientali del Friuli. Ma dalla base del monte arrivano numerosi sentieri panoramici che sbucano quassù. Convergono verso il monumento agli Alpini e ai caduti della grande guerra, portano alle postazioni cannoniere, ma collegano anche i punti di avvistamento della Grande guerra, le gallerie. Da qui si dipanano numerosi sentieri panoramici e ne percorriamo alcuni. Al ritorno, sfruttiamo la modalità L per la discesa, anche se è meno ripida della salita, e scorre sul versante del Tagliamento. L’uso del freno motore ci fa risparmiare i freni, che comunque sono anch’essi molto efficaci, anche all’arrivo a valle. #charlieinauto3/428   #provavintage  #Fiat  #Stellantis #GrandePanda #AutoEuropa2026 #UIGA

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#testdrive #SantaFeHybrid ci porta con agilità in cima al Monte di Muris di Ragogna (Ud)

Una salita estrema del Giro d’Italia con un SUV a sette posti agile come un’auto di media cilindrata Il crossover #hyundai in versione ibrida si arrampica con agilità sul ‘muro’ della strada panoramica La nuova Hyundai Santa Fe Hybrid ha la ‘carica’ giusta per affrontare le strade più impegnative anche di montagna. Le dimensioni importanti le consentono di offrire il massimo confort a tutti e sette i trasportati. Perché anche nella versione a sette posti la massima comodità è assicurata anche ai passeggeri seduti sui due sedili di coda, ai quali sono per esempio riservati comandi personalizzati per la climatizzazione. Questo privilegio non farà ingelosire chi occupa il posto di guida, né quello del passeggero, o nemmeno degli altri due sedili che a questo punto diventano centrali, perché a tutti loro sono riservati il riscaldamento o il raffrescamento dei sedili. Il tetto di questo modello Hyundai, che presenta le soluzioni tecnologiche più avanzate non solo per la sicurezza, è interamente finestrato, ma si può oscurare con un pannello scorrevole. Mentre per i due sedili anteriori c’è la possibilità di aprire il tettuccio anche per apprezzare ancor meglio il mondo circostante, sia che si tratti degli antichi palazzi del centro di Milano come delle cime degli alberi della foresta o dei boschi di alberi a foglia caduca delle Prealpi Carniche. Avrete già capito che oggi avremo un primo assaggio di come va in montagna la nuova Santa Fe Hybrid. Il motore a benzina è di ‘soli’ 1600 cc, ma con l’unità e il sistema ibrido sprigiona 215 CV. Infatti, si lancia da fermo a 100 km/h in soli 8” e 78 centesimi. Una capacità performante che stupisce, viste le dimensioni; non tanto la sua lunghezza, quanto il volume interno di questo SUV Crossover. È così performante da permetterci una guida sportiva anche sul misto, e sorpassi agevoli utili per poterci districare da situazioni difficili nel traffico intenso. E ciò, nonostante le grandi ruote da 20’ utili anche nel fuoristrada leggero e che monta di serie: sono la garanzia di un’ulteriore comodità anche su strade in condizioni non ottimali. Ma queste ruote grandi, rispetto a quelle della gran parte delle auto che proviamo, sono anche garanzia di tenuta di strada e aumentano il senso di sicurezza alla guida pure su strade impegnative. Quindi? Per dimostrarvelo ci spostiamo nella zona collinare del Friuli per raggiungere il monte che si staglia dalla pianura poco oltre le colline moreniche friulane, ma è separato dalle Prealpi dall’unico fiume selvaggio ancora esistente in Europa, che è il Tagliamento. Vi ho già anticipato che i paesaggi che ammireremo saranno fantastici, ma il bello lo dovete ancora scoprire: si tratta di una delle prove speciali del vecchio Rally delle Alpi Orientali, dell’epoca nella quale le Case europee si sfidavano sulle strade italiane per contendersi i titoli europeo e mondiale rally; ma è anche una delle tappe più dure del Giro ciclistico d’Italia: è il Monte di Muris. Seduti al volante della nuova Santa Fe si sta comodi e bene ancorati, ma non è questo il motivo dell’escursione e del test: in diversi punti della salita la pendenza va al 16%, e in alcuni tratti al 20%! Cominciamo la salita, già con un attacco molto ripido e impegnativo: come pensavamo il nostro SUV coreano non si scompone, e in un sol balzo si arrampica verso la curva successiva. Ed ecco il punto, i tratti misti in pendenza li supera come se non desiderasse altro che aggredirli. Neppure nei passaggi tra una curva e la controcurva o nei tornanti stretti la sua guida o le sue dimensioni riescono a impensierirci: sale in rapida progressione e rimane con le ruote sempre bene incollate all’asfalto. Arriviamo in cima e per esporci al panorama impagabile che si apre di fronte a noi verso la piana del Tagliamento ai piedi del monte Quarnan, tra la cittadina pedemontana di Gemona del Friuli e la stretta del borgo fortificato medioevale di Venzone, dobbiamo superare un breve fossato su terra mossa e umida, che ci porterà su un terrazzo panoramico con prato. Già, dimenticavo le ruote da 20’: non ce ne siamo neppure accorti. In discesa saremo ancor più nostro agio con la frenata rigenerativa, il sistema frenante realizzato per ricaricare la batteria ausiliaria che consente di guidare senza toccare il pedale del freno per decelerare e fermare un’auto così importante, agendo, tutt’al più sulle palette al volante. Così, con questo sistema le staccate sono un gioco da ragazzi e arriviamo a fondovalle dall’altro lato del Monte di Muris, con paesaggi altrettanto suggestivi, senza surriscaldare i freni nonostante la guida veloce favorita dall’agilità quasi impensabile di un SUV crossover con le ruote da 20’ e con spazi interni di questa entità. #charlieinauto3/429    #provavintage #hyndai #hyundaisantafe #hybrid #montedimuris #giroditalia #rallyalpiorientali #tagliamento #suv #crossover #setteposti #montagna #provaspeciale #PS

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#charlieinauto #Subaru Levorg si guida con due dita al volante è precisa e docile

Ma si arrampica come un cavallo di razza e con il 4X4 perdona tutto ciò che le chiediamo Sul percorso di una cronoscalata il computer e il cambio automatico contengono il consumo seppure ‘a tavoletta’ Oggi proviamo a vedere come va. Una SW, sportiva, a benzina, a trazione integrale. Facciamo un giro in montagna. Trasferimento in autostrada. L’aerodinamicità delle linee della Levorg aiuta a risparmiare carburante, ma anche a prendere velocità. Che di punta è superiore ai 210 Km/h. Ma questo test lo lasciamo per ora a chi la proverà in pista. Passiamo alla guida turistica: 110/120 km/h, reali saranno 100/110. Dopo 70 km il computer di bordo ci segnala un consumo tra i 15 e i 16 km/l. Il che ci rincuora. Perché ora, dopo un misto di una trentina di km in Carnia, vediamo com’è la guida veloce nel misto. E’ sera e lo possiamo fare. La centralina destina il 60 per cento della potenza alle ruote anteriori, il 40 dietro. Così la macchina è sempre incollata alle traiettorie che le chiediamo. Solo un po’ di sovrasterzo quando spingiamo a fondo sulle curve a gomito. Anche la trasmissione è fluida, e l’accelerazione è decisa ma la macchina è sempre morbida. Veloce, precisa, decisa. Accetta le traiettorie e le mantiene con sincerità. Un ruolo fondamentale nella stabilità e nella tenuta di strada lo gioca il motore boxer: è orizzontale e piatto. Così il baricentro della Levorg è bassissimo. Gommata Bridgestone, abbiamo provato a ‘farle’ di tutto. Ma non ci ha mai tradito. E’ sempre stata al gioco. Anche la frenata è sicura. Ma sempre confortevole per i trasportati. Anche se stacchiamo al limite. Sutrio, arriviamo al cartello Zoncolan. Che ormai è una delle salite simbolo del Giro ciclistico d’Italia. E’ entrata nella leggenda con Pantani. Ma in passato è stata una spettacolare cronoscalata automobilistica. L’ho fatta anch’io..Via. Proviamo con l’automatico. Il cambio manuale a sei marce lo sfrutteremo in discesa per le staccate. Levorg sale decisa. Ci porta ai tornanti in piena velocità. Non c’è che dire: la sua vocazione sportiva la scarica tutta a terra. Alcuni tornanti per impratichirci con la trazione integrale, che rende precisa e veloce anche l’uscita dai tornanti, e abbiamo la prova delle sue capacità sportive. Il misto, la guida precisa, un po’ di sporco sull’asfalto, ma non cambia niente. D’altro canto, la Casa delle Pleiadi ha sviluppato decenni di esperienza nel mondo dei rally. Bene. Siamo in cima al monte, o quasi, sul pianoro da dove gli sciatori si preparano per la discesa. I consumi, è superfluo considerare che sono stati elevati. Ma non vanno oltre le aspettative. Secondo il computerino di bordo, e poi a spanne verificheremo sulla distanza che coincidono, non sono scesi sotto ai 10 km/l. Che per una SW 1600 a benzina, compatta, palesemente affidabile e robusta, con il 4X4 sempre in presa, tre persone a bordo, e tirando, non è poi così male. Temevamo il peggio. Invece, probabilmente l’elettronica, l’esperienza nell’integrale della Casa delle Pleiadi, il cambio automatico, hanno guidato una sorta di risparmio. Nonostante avessimo attivato la funzione S Sportiva. Una cioccolata con panna, una fetta di torta ai mirtilli sul pianoro dello Zoncolan. Facciamo anche la rampa in salita che è stata resa famosa dal Giro d’Italia, e la Levorg morde il fondo asfaltato reso incerto dalle gelate invernali. Il panorama da quassù è fantastico. Ora scendiamo dal versante pordenonese. Ma prima una sosta a malga Pozof. Ricotta affumicata e Montasio stagionato. Con il pane casereccio. E un buon bicchiere di vino rosso, un Refosco. Uno solo, perché poi si deve guidare. E affrontiamo la discesa verso le vallate pordenonesi. Stavolta, il cambio al volante lo usiamo per le staccate e per assicurarci prontezza di trazione all’uscita dalle curve, sui dossetti, dove l’aderenza o la potenza servono di più. È pur sempre un 1600. I rapporti sono ben calibrati, e ci permettono una guida fluida e di rendimento. Anche in discesa. Stavolta, i consumi sono nella norma. Arriviamo a fondovalle. Scendiamo: un’occhiata ai cerchi e alle gomme. Non si sono surriscaldati oltre il dovuto. Missione compiuta. Un’auto divertente ma nello stesso tempo facile. Anche per le signore che si mettono alla guida di una SW sportiva e compatta. Ma è anche elegante, grintosa. Sa di auto sportiva ma se vi ci portate la compagna a una cena elegante, non vi farà sfigurare. Se vi capita, dunque, fateci un giro. Vi piacerà. @charlieinauto

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