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#MOTORI: IL BLOG #CHARLIEINAUTO DI CARLO MORANDINI AL RECORD DELLE 400 PUNTATE

Dieci anni su auto di tutte le Case per far conoscere al pubblico novità e innovazione Un ringraziamento: alle Case automobilistiche per oltre 100 testdrive e a chi ha collaborato Oltre dieci anni di test drive, sui media televisivi, sulla carta stampata, in radio, e sul web. Una testimonianza dei cambiamenti che ha vissuto il mondo dell’automobile e di conseguenza l’intero sistema dell’automotive, in un periodo significativo, percorso da cambiamenti che hanno rivoluzionato l’intera società e più di recente in modo profondo il sistema economico. Una testimonianza, la nostra, che è scolpita nella galassia dell’informazione dal nostro blog, #charlieinauto sul portale www.libero.it, con il quale abbiamo raggiunto il traguardo record di 400 puntate. Quattrocento settimane che abbiamo dedicato a descrivere con altrettanti articoli le oltre cento auto di nuova produzione affidateci in prova dagli Uffici stampa delle Case. Auto, anche per noi mai utilizzate in precedenza, con le quali abbiamo raggiunto eventi, personaggi, siti particolari, eventi che abbiamo descritto e narrato in parallelo, rendendo così più ricco il racconto dedicato alle auto tra le quali i nostri ormai decine di migliaia di lettori possano scegliere la più adatta per l’uso quotidiano e per i loro cari. Abbiamo iniziato in un pomeriggio di pieno inverno a Milano, coronando un sogno, quello di provare la Fiat 124 Spider che è stata la prima vettura affidataci per la prova dal Capo ufficio stampa della Casa torinese. Per proseguire a bordo di pressoché tutte le auto oggi circolanti, senza rallentare il ritmo delle prove su strada nemmeno nel periodo della pandemia quando, pur autorizzati per motivi di lavoro a essere in auto nelle ore di servizio, ci aggiravamo guardinghi, con fare apparentemente furtivo su strade completamente deserte. Questo, sia nel cuore di Milano come al Piancavallo o nel Tarvisiano, a Grado o Lignano Sabbiadoro, a Udine, ad Aquileia, Gorizia, Pordenone, Conegliano, Bergamo, Portogruaro, Trieste, nella Val D’Orcia, sul Gargano e in tanti altri siti e luoghi di interesse turistico, storico, culturale. Auto a trazione anteriore, posteriore, integrale, 4X4 on demand, sospinte da motori a benzina, diesel, ibridi, elettrici, a metano o GPL, traendo conclusioni che hanno aiutato gli automobilisti a districarsi in una selva di offerte che ora si complica con l’arrivo delle auto dall’Oriente. Perché l’abbiamo fatto? Per le necessità di spostamento del lavoro giornalistico, poi sospinti dal piacere della guida sulla scorta di antiche avventure al volante con i nostri familiari, di esperienze sportive di guida personali, ma anche dalla curiosità di  conoscere dotazioni, tecnologie, accessori e soluzioni d’avanguardia, per poterle poi descrivere e raccontare. Un’avventura ripresa con il programma televisivo FVG da scoprire, su TPN, poi su  La7 il13, sul Magazine dell’ACI di Udine e su altri media di settore e non. Un risultato per il quale ringraziamo gli Uffici stampa delle Case automobilistiche, ma personalmente anche Ida e Marco, che mi hanno supportato oltre che nella realizzazione dei materiali, anche al volante o dal sedile accanto, specialmente nelle lunghe e spesso impegnative trasferte verso siti di interesse e i luoghi di ritiro e riconsegna delle vetture. Questo,  in ogni condizione climatica e meteorologica, guidati sempre dalla curiosità, dalla passione per il mestiere più bello del mondo, dal desiderio della scoperta di luoghi e mezzi nuovi, dal piacere di comunicare in modo oggettivo su un oggetto di uso quotidiano e ai giorni nostri oggi indispensabile: l’automobile. Carlo Morandini #charlieinauto3/401 Twitter, ora X : @charlieinauto3 Facebook : FVG da scoprire ;   La Riviera friulana;   Carlo Morandini;   Morandini Carlo;   Marco Morandini;   Ida Donati; Qui di seguito un esempio di foto di ciascun test drive. Ma c’è molto altro ancora che trovate su www-libero.it libero.blog.it  #charlieinauto #provavintage e sui nostri social come   FVG da scoprire    La Riviera friulana

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#testdrive #charlieinauto n.400 a bordo del generoso SUV #FordTourneo Curier

  #CHARLIEINAUTO N.400!!! NOVE ANNI DI ATTIVITA’ ININTERROTTA  Festeggiamo con questo mezzo versatile, più che un’auto un veicolo di utilità, il vero senso del SUV, la 400 puntata di #charlieinauto, il blog che vi ha fatto scoprire oltre 100 vetture di nuova produzione di ogni genere, categoria, Casa, cilindrata, alla scoperta di eccellenze, particolarità, sostenibilità, confort, prestazioni, opportunità.  Nove anni di test drive alla scoperta di percorsi, mete, eccellenze, specificità dei territori del nordest e non solo, senza conoscere soste, né a causa della pandemia, nonostante i ripetuti lock-down, abbiamo sempre operato, né in periodi di incertezza per il mondo dell’automobile quale è quello che stiamo attraversando, nel quale comunque ci sono Case che propongono novità interessanti, soprattutto in riferimento alla sostenibilità e alle tecnologie alternative. Un’esperienza importante e formativa a stretto contatto con gli uffici stampa delle Case che hanno sempre assecondato le nostre attese. Spesso dedicandoci, come in questo caso, la prova di mezzi interessanti che anche noi non avevamo ancora scoperto. Un’esperienza che ci ha fatto vivere ‘da dentro’ l’evoluzione dell’auto tra scommesse energetiche premature e la ricerca di nuove soluzioni percorribili e sostenibili, tra le auto ibride, quelle elettriche, quelle a gas, quelle mosse da combustibili di origine vegetale, ma anche le nuove frontiere dei motori endotermici a basso impatto ambientale, diesel o a benzina grazie anche a nuove tecnologie.   Un percorso anche attraverso Concorsi, Premi, competizioni, eventi, manifestazioni per arricchire una comunicazione, quella del mondo dei motori, che ci vede impegnati dal 1977 a partire dalle prime emittenti private e che non cessa di attrarre un pubblico di ogni età.  Ma veniamo all’oggetto, anzi al soggetto di questa puntata, la Ford Tourneo Courier. Parcheggi facili con telecamera posteriore e il display di buone dimensioni Trazione anteriore scattante in parcheggio di aiuto le porte scorrevoli Un’auto versatile, dai grandi spazi interni che a dispetto della struttura, un SUV che appare come un elegante e appariscente pullmino, riesce a divertire alla guida ed essere performante nonostante il motore a benzina di ‘soli’ 1.0 litri, che grazie alla tecnologia Ford EcoBoost eroga 125 CV e offre prestazioni interessanti. È il nuovo Ford Tourneo Courier, che è la versione più ‘familiare’. Con il cambio automatico a 7 marce il modello che abbiamo provato, ma è prodotta anche con il cambio manuale a 6 marce. Come si conviene per un’auto che punta ad affermarsi tra la selva di nuove regole per produttori e progettisti, monta tutte le più aggiornate tecnologie per la sicurezza e la connettività: sicurezza attiva con il Pre-Collision Assist, l’assistente alla guida che scansiona costantemente la strada e aziona automaticamente i freni per eliminare o ridurre il rischio e la gravità di una eventuale collisione frontale. Legge dunque nello spazio circostante la presenza di pedoni, ciclisti, motociclisti, ma anche di altri veicoli, che improvvisamente si immettano in rotta di collisione verso di noi. Proposto a un prezzo interessante per l’importanza del mezzo, ha un elevato livello di rifiniture e confort, nonché di tecnologie. A prima vista, specialmente le altre versioni perché questa bicolore verde metallizzato e con il tetto panna è quella più elegante, potrebbe assomigliare allo sviluppo di un mezzo commerciale, ma salendo al volante ci si rende conto di come tale considerazione sia riduttiva. Ma iniziamo il test drive. Siamo in città, in centro a Milano. Il motore, ricordiamo, eroga 92.90 Kw, e si svela subito con una buona ripresa. Notiamo subito che la leva del cambio automatico ci mette a disposizione anche le ridotte, per un uso in montagna o nelle città rivierasche o montane. Il loro utilizzo non è certo pensato per il fuoristrada, bensì per permetterci di affrontare le Salite, tra le quali inseriamo anche le rampe dei parcheggi sotterranei, in sicurezza anche a pieno carico. Nonostante sembri progettata per assicurare il massimo spazio e confort, la Ford Tourneo Courier consente di trasportare a bordo molte cose e di disporre di cinque posti confortevoli sui sedili in finta pelle comodi e avvolgenti, pensati per  assicurare la massima comodità nei viaggi ma anche per trattenere conducente e passeggero al loro posto nel caso di guida veloce, come vedremo quasi sportiva. Pensando all’uso nelle metropoli, nonostante le dimensioni si manovra facilmente. Per comprendere la sua vocazione, mira anche ad accompagnarci comodamente in vacanza, è bene sapere che è disponibile anche nella versione a 7 posti. Un allestimento, che nonostante questa ‘intrusione’ non sacrifica lo spazio a disposizione per trasportare i bagagli o molto altro. In città, dato l’ingombro, non eccessivo per la sua funzione, ad agevolare i passeggeri ci sono le portiere posteriori che per facilitare l’accesso ai comodi sedili  si aprono a scorrimento. Ciò aumenta anche la capacità di carico. Ora siamo arrivati in centro ed ecco finalmente un parcheggio libero: proviamo la manovra, il nostro primo parcheggio con quest’auto, e quando ci avviciniamo al veicolo in sosta alle nostre spalle scopriamo l’utilità della telecamera posteriore che proietta immagini HD nel grande display centrale. L’immagine è ripresa in HD con l’obiettivo grandangolare, e sullo schermo ci appare sovrapposto il grafico della manovra ideale che non ci distoglie dalla percezione della vita attorno a noi, evitando il rischio di eventuali collisioni che sarebbe comunque segnalato dal sistema di sicurezza.  #charlieinauto3/400      #provavintage  

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#testdrive #DaciaDuster Bifuel divertente alla guida anche in montagna

Le parti a rischio in un materiale plastico robusto brevettato dalla Casa Giustamente performante anche in salita anche nel modello da 100 CV Nuovo Dacia Duster è il modello che ha fatto decollare la Casa ora del gruppo Renault facendolo distinguere per l’armonizzazione dello stile essenziale e deciso, ormai iconico del SUV sostenibile fuoristrada ma capace di soddisfare le necessità di un uso quotidiano, familiare, di lavoro… Duster, come abbiamo accennato, è nato nel 2010 ed è stato rinnovato una prima volta nel 2017,mentre sta arrivando un nuovo restyling, ed è divenuto un icona del SUV a portata di tutti. Un frontale dalla verticalità accentuata, i passaruota dai bordi ampi, il grande e comodo portellone posteriore per migliorare l’accessibilità a una capacità di carico importante soprattutto abbattendo i sedili posteriori, si propone anche con una amplificata visibilità con i finestrini laterali che si estendono con uno stile armonico dalla parte anteriore verso la coda. Molte le parti non verniciate, che nascondono benissimo eventuali graffi o traumi e non perdono il colore originario, come le protezioni laterali della sottoscocca e dei passaruota, gli elementi che richiamano il marchio, i triangoli del paraurti anteriore e l’avvolgimento del paraurti posteriore che sono in Starkle, un nuovo materiale particolarmente robusto progettato dalla Dacia. Così ora Dacia Dacia Duster è protetta dai piccoli urti e dai graffi su tutti i lati. È stata posta attenzione anche al confort interno, anche con la sistemazione del display centrale da 10,1” che è collocato nel campo visivo del conducente e inclinato di 10° verso il guidatore. Ma ritorniamo al nostro test drive: circa 1300 km di autonomia dichiarata (un dato che non si discosta molto dalla realtà con una guida regolare) prima la benzina poi il GPL, o viceversa ovviamente, perché entrambi i serbatoi hanno una capacità di 50 l e ci consentono di compiere meno soste al distributore. A meno che, con l’uso, per questione di costi, non vi innamoriate del viaggiare a GPL, e in tal caso sarete agevolati dall’indicatore del livello che fa parte del cruscotto come l’indicatore del livello della benzina (c’è anche l’indicatore del consumo istantaneo), e all’esaurimento del GAS la Dacia Duster Bifuel attiverà automaticamente l’alimentazione a benzina permettendovi di proseguire fino al distributore che eroga anche GPL. Ormai sono sufficientemente diffusi anche lungo le nostre strade. Se deciderete di ritornare al GPL una volta riempita nuovamente la bombola, a un costo davvero conveniente, basterà agire sul comando integrato sul cruscotto. Non ci resta che provarla in montagna. Partiamo in modalità ECO, quella più risparmiosa, fa calare un po’ le prestazioni ma non in modo così drammatico come capita su certe vetture, tanto che lo potremo usare anche per dei tratti di montagna. ECO ottimizza i consumi in modo intelligente, perché non agisce soltanto sui consumi e sulle prestazioni, quindi sul rendimento del motore, ma anche sulla climatizzazione che pochi sanno ma influisce sui consumi, come sulle prestazioni. N realtà sulla Dacia Duster, pur essendo spinta da un motore di 1000 cc da 100 CV non risente eccessivamente, a differenza di altre vetture della stessa categoria, dell’accensione del clima. Selezioniamo la funzione di guida ECO con il comando a tasto vicino al cambio, dove c’è quello per disattivare lo Start&Stop, quello per le luci di emergenza e il controllo delle telecamere a 360°, che ci sarà utile nei percorsi fuoristrada quando cercheremo di esagerare. Il cambio della Duster Bifuel è molto pratico e rapido negli innesti. Cominciamo la nostra nuova sessione di test a Brugnera (Pn) per andare a trovare un vecchio amico e compagno di serate enogastronomiche alla scoperta delle eccellenze del territorio. Lui è una di queste nel pordenonese, perché la sua antica cioccolateria Citron, lui è Bruno Citron, è una realtà storica nella realizzazione di prodotti di cioccolata di altissima qualità. Lo apprezziamo in montagna dove iniziamo la salita in modalità ECO, poi, visto che finora ci eravamo divertiti sulle strade extraurbane agevolati anche dalle gomme performanti montate da questo modello per consentirci di apprezzare l’indole sportiva di questo SUV, riportiamo il comando in modalità NORMALE, facendo quello che farebbe la maggior parte degli automobilisti dopo avere avuto soddisfazione già dalle prime rampe. Infatti Duster Bifuel conferma la sua agilità e la grinta anche in salita e nel misto. Anche il sistema frenante è all’altezza di quest’auto che possiamo definire vivace oltre le aspettative. Così proseguiamo il nostro viaggio anche questa volta paghi di avere scoperto un’altra auto divertente, e confortevole. Ah, dimenticavo, è bifuel: risparmiosa! La tappa in montagna però ha non concluso il nostro test, perché a valle fitti banchi di nebbia ci permetteranno di mettere alla prova i fari della Dacia Duster Bifuel, che come si vede dalle foto sono stati a loro volta promossi. #charlieinauto3/384   #provavintage

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#testdrive #Hyundai #Kona Electric: prova del nove sull’autonomia

Conferma quella dichiarata e in discesa recupera quanto consuma in salita tanti accessori e i sistemi di sicurezza confermano l’affidabilità alla guida La nuova Hyundai Kona Electric ha un’autonomia maggiore rispetto alla prima serie. Le escursioni che abbiamo compiuto nella suggestiva Val Aupa e in Val Saisera, nel Tarvisiano, paradiso dei fondisti, a oltre 120 km dalla partenza, ci hanno provato che anche con l’auto elettrica si possono azzardare digressioni su strade isolate e prive di punti di ricarica, ma anche del segnale per i telefoni cellulari, purché ovviamente si tenga bene conto dei limiti imposti dall’autonomia della batteria. Occorre infatti sempre essere in grado di arrivare fino a un punto di ricarica, e con il tempo ci si abitua a calcolare quale sarà la colonnina che ci consentirà di ‘rabboccare’ la ricarica sfruttando al massimo l’autonomia dell’auto . Finora, ogni modello di auto elettrica che abbiamo testato aveva range, rendimento, capacità di ricarica diversi. E’ quindi necessario prendere confidenza con l’auto che si sta utilizzando per poter intuire i limiti indotti da una ridotta disponibilità di puti di ricarica. Un problema che nelle zone montane incide maggiormente nella scelta degli automobilisti tra i motori endotermici e quelli elettrici. Nelle ultime due puntate del nostro blog #charlieinauto abbiamo percorso valli deserte e strade tortuose e guidate, ma non avevamo ancora affrontato la salita e la discesa. La Kona Electric ha una buona capacità di ricarica in decelerazione e in frenata, che le sono condizioni di guida più frequenti nella guida in montagna, ma i due percorsi che vi abbiamo descritto si snodavano prevalentemente nel fondovalle, quindi erano privi di salite e di conseguenza discese significative. Così, per concludeee il #testdrive, partiti dal B&B ‘CAsa Allegra’ a Pertegada di Latisana (Ud) ci dirigiamo verso il Piancavallo, in cima a una salita di 14,5 km con varie pendenze che sintetizza tutte le difficoltà, dai tornanti, alle curve strette, al misto veloce ai rettifili, che la Kona Electric 2022 con il motore capace di 204 CV riuscirà a gestire senza incertezze. Si tratta nel contempo di un percorso molto suggestivo, oltre che parte del percorso del Rally del Piancavallo, anche salita iconica del Giro ciclistico d’Italia che contribuì a creare il Mito Pantani. Al termine arriviamo sul pianoro che ospita la località turistica, a oltre 1200 m slm. L’aria è fresca, ma le batterie al litio non risentono  della temperatura  alla quale sono state esposte all’improvviso. Fin qui la Hyundai Kona Electric ha consumato meno di un terzo della capacità della sua batteria percorrendo 115 km, un tratto nel quale era  compresa la salita di 15 km che abbiamo affrontato in modalità Sport. Vicino agli impianti di risalita del Piancavallo sono state installate due colonnine di media potenza. Ma non collegheremo la nostra vettura per non rischiare di interferire sul calcolo della autonomia. Dopo la tradizionale tappa all’Angolo di jasmine, il bar che è anche l’edicola della cittadina alpina e che ci ha dato rifocillato anche nel periodo del lock down in occasione dei nostri test drive, riprendiamo il nostro test road e iniziamo la discesa. La sfida con il mio ‘navigatore’ e assistente Marco è capire quanta energia potremo recuperare in discesa utilizzando le palette per rallentare e perfino frenare nei tornanti senza toccare il pedale del freno. Il gioco si fa anche divertente, perché vista l’efficacia del sistema di frizione-freno-dinamo, chiamiamolo così, la discesa diviene veloce e si supera sempre in piena sicurezza. così siamo arrivati alle porte di Aviano, alla fine della discesa. Calcolando l’autonomia residua: i  discesa abbiamo recuperato più energia elettrica di quella spesa nella salita. #testdrive completato con successo, quindi, e anche questa volta in fatto di mobilità elettrica la Hyundai non ha tradito le aspettative. Nella  nuova Kona Electric sono state ottimizzate le funzioni e sono state ridotte al minimo le criticità ormai note delle auto elettriche. Ora siamo curiosi di testare la nuova edizione della Hyundai Kona Electric, già sulle strade in pochi esemplari. Attendiamo la disponibilità dall’Ufficio Stampa. Ma per non ‘ossidarci’ come vedrete la prossima settimana mantenendo il ritmo dei nostri testdrive saliremo sull’ammiraglia della Casa coreana, nella quale sono coniugate la sostenibilità, con le prestazioni, con il confort. #charleiinauto3/326     #provavintage    #hyundai  #piancavallo  #valsaisera  #valaupa  #Latisana  #Udine  #carlomorandini #fvgdascoprire  #Rivierafriulana  #autoelettrica  #hiunday  #kona  #testroad 

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#testdrive #HyundaiKonaElectric 2023 promossa al secondo test sull’autonomia

Strada statale, autostrada e montagna: nella Valsaisera paradiso del fondo Utilizzati tutti gli accessori più clima e sistema a 7 casse con subwoofer Tra le auto elettriche derivate quelle di serie a motore endotermico, o meglio le vetture che condividono la scocca e la parte ciclistica con quelle a benzina o diesel, quindi inizialmente più simili al design e al look al quale siamo abituati, la Hyundai Kona Electric, fin dalla prima versione ha dimostrato di assicurare una autonomia sostenibile. Così è anche per la versione 2023, che ovviamente è in grado di percorrere ancor più strada con un ‘pieno’, o meglio una ricarica della batteria. È proposta, come già accennato, con l’accumulatore da 48,4 kWh e un motore da 156 CV capace di un’autonomia dichiarata di 377  km oppure con la batteria da 65,4 kWh, motore sempre elettrico da 218 CV e un’autonomia dichiarata di 514 km. Monta cerchi da 17’, oppure nella versione più accattivante, con un look ancor più aggressivo, da 19’. In questo caso non calano significativamente le performance, perché il motore è potente e sostiene il maggiore attrito e l’aumentata superficie di rotolamento per ogni giro delle ruote, ma si riduce l’autonomia dichiarata a 454 km, a causa della maggior spinta richiesta al propulsore. Alla Casa coreana erano sicuri del risultato ottenuto con questa evoluzione della Kona Electric, perché non hanno risparmiato gli accessori. Per esempio, la versione in prova è dotata dell’head-up display, lo schermo trasparente che sbuca sopra al cruscotto per ripeterci le indicazioni necessarie per una guida più sicura. Ma anche di un impianto audio a sette speaker con tanto di subwoofer. Quindi, l’utilizzo di accessori che hanno bisogno di energia per funzionare non spaventava la Hyundai, perché i progettisti erano sicuri della sostenibilità della sua autonomia. Così, corroborati dalla prova precedente ci riproviamo, stavolta con un tragitto più lungo: attraverseremo l’intero Friuli Venezia Giulia dal mare, dalla #Rivierafriulana fino alla montagna: andremo da Lignano alla Val Saisera, ai piedi del Jof Fuart, nel Tarvisiano fino ai confini con l’Austria. Ovviamente, consapevoli del fatto che non dovrebbe incidere sensibilmente sulla carica della batteria, strada facendo ci rilasseremo ascoltando un po’ di free jazz con Pat Metheny, per passare in vista delle montagne a un classico dei Pink Floyd. L’impianto di bordo ci darà soddisfazione. Ma anche le prestazioni, che saranno sempre all’altezza delle aspettative. Quasi 150 km all’andata. Il percorso prevede la Sr 354, la Ss 14, la Sr 353 fino Udine, quindi l’autostrada A23 fino a Pontebba, poi la Ss 13. La prima parte, fino al capoluogo friulano, è su una strada a grande percorrenza, lungo la quale incontriamo anche traffico pesante o lento locale. Questi rallentamenti, paradossalmente ci aiutano a ricaricare la batteria perché come già raccontato la Kona dispone di un sistema di autoricarica governato anche manualmente con le palette al volante per aumentare o diminuire l’effetto frenante, quindi parallelamente anche la rigenerazione della batteria, che su questo modello è molto efficace. Non solo: il motore da 218 CV assicura un’accelerazione brillante e istantanea che ci trae rapidamente d’impiccio e ci permette di superare in modo sicuro anche i veicoli lenti. Il tratto di viaggio da Udine Nord in poi lo compiamo in autostrada fino a Pontebba: anche in questo caso nonostante i tratti in lieve salita il consumo di energia non incide sull’autonomia. Da Pontebba a Valbruna la strada statale è veloce e scorrevole. Poi, dopo l’immissione nell’abitato di Valbruna inizia la salita verso Malga Saisera, in mezzo al bosco, in un paesaggio dominato dallo scenario alpino con sullo sfondo il Santuario del Monte Lussari. Un percorso che d’inverno è affiancato dalle piste da sci nordico, perché la Saisera è il paradiso dei fondisti. Arriviamo nella valle dove si trova la malga, un pianoro luminoso sul quale incombono le montagne ricche di percorsi per sci alpinisti, alpinisti, escursionisti. Siamo a metà percorso, e stando all’indicatore della batteria siamo a 2/3 della sua capacità. Ovvero l’autonomia residua è di 296 Km. Un bel risultato visto che nel tratto finale, la risalita della valle, ci siamo divertiti con l’acceleratore perché la strada era pressoché deserta visto che in questa stagione i turisti nelle belle giornate puntano già verso il mare. La malga è aperta, così cerchiamo ristoro con un piatto tipico locale. Al ritorno cambieremo strategia e scenderemo anche noi verso il mare in autostrada, lungo la A23, la A4, la Sr 354: 91 km. Apparentemente un risparmio notevole di energia ma visto che sarà un percorso veloce e senza interruzioni e ripartenze con minore possibilità di autoricarica. La scommessa però era quella di attraversare l’intero FVG e ritorno con una sola carica di energia. Un risultato certamente positivo se si considera anche che parte del test si è svolta in montagna in un periodo nel quale la temperatura è abbastanza bassa, e ciò in generale non favorisce il funzionamento ottimale della batteria. #charlieinauto3/322            #hyundaikonaelectric #travel #turismo #montagna #escursioni #territoriio #escursioni #fullelecrtic #autonomia #testdrive #testroad

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#testdrive : 150 o 204 CV per Cupra Born Electric e con e-boost 231 CV

Coppia da 310 Nm ma l’elettronica di bordo la mantiene sicura e affidabile Potente l’effetto frenante al rilascio dell’acceleratore: ben 0,3 G Sulle strade della metropoli si può apprezzare la duttilità della guida della Cupra Born Electric, ma anche il fatto che nonostante sia full-electric i progettisti non hanno risparmiato alcun servizio utile per il conducente e i passeggeri. Nemmeno quelli destinati al confort in altre vetture analoghe sacrificati per recuperare autonomia e potenza. la Born Electric rappresenta infatti un passo avanti nel mondo della elettrificazione delle automobili. Quella che proviamo è il modello da 150 kW ovvero ben 204 CV, ma è disponibile nella versione da 110 kW, cioè 150 CV. C’è la possibilità di potenziare la versione da 204 CV con un pacchetto performance e-Boost che la porta a 231 CV, cioè a 170 kW. È spinta da un motore sincrono a magneti permanenti che raggiunge i 16 mila giri al minuto. Se il paragone fosse lecito circa 10 mila giri in più dei moderni motori termici a tre cilindri e quattro volte in più rispetto al tradizionale motore endotermico. Ha questa ‘piccola’ e nervosa Cupra possiede una particolarità che vi sveleremo più avanti. Per ora vi basti sapere che la coppia viene trasferita attraverso un cambio mono marcia con differenziale, e che la coppia del modello da 150 CV è di ben 310 Nm; è identica per il modello da 204 CV e la rende performante e agile da guidare. In accelerazione dà infatti la sensazione della spinta e della potenza che non si prova in tutte le auto elettriche. L’e-boost è un accessorio che fornisce un incremento di potenza, che derivando dalla maggiore disponibilità di energia incrementa l’accelerazione. Prevede due modelli di batteria: da 77 kWh, che porta l’auto da 0 a 100m km/h in 7” con un’autonomia dichiarata di 540 km, o da 58 kWh che consente un’accelerazione da 0 a 50 Km/h in 2,6 secondi, da 0 a 100 km/h in 6,6” con una autonomia di 420 km. Nel nostro caso con la versione da 204 CV senza e-booster abbiamo riscontrato un’autonomia media di 320 km, con una guida extraurbana normale, perché in città o su strade con diversi livelli l’autorigenerazione della batteria consente di incrementare l’autonomia. Anche la batteria di Cupra Born Electric possiede caratteristiche particolari e avanzate: non è una semplice singola batteria, ma un sistema di batterie agli ioni di litio raffreddato ad acqua e a più scomparti. Il complesso della batteria è sistemato in posizione centrale nella parte inferiore dell’auto per ottimizzare il baricentro abbassandolo e facilitare la guida incrementando la stabilità e l’affidabilità della vettura anche in curva e riducendo l’influenza della distribuzione dei pesi in curva. Utilizzando l’auto per qualche giorno abbiamo verificato che con una temperatura dell’aria in condizioni ottimali arriva regolarmente ai 320 km dichiarati dalla Casa. Con il freddo pungente, siano andati a cercarlo sul Piancavallo (PN), scende a 290 km. Nel corso di questi test con le auto elettriche può capitare di rimanere senza energia ed è quindi bene sapere preventivamente dove ci servirà fare la ricarica per poter completare i nostri spostamenti. Riprendendo l’argomento va specificato che il sistema di gestione termica di bordo mantiene costante la temperatura della batteria, che comprende una piastra base con canali per l’acqua integrati e collegati al circuito del liquido di raffreddamento. In quanto tempo si ricarica la batteria? Se colleghiamo l’auto con il cavo in dotazione a una colonnina da 22 kW il tempo di ricarica è di 4 ore e 50’. Con le colonnine a corrente continua da 50 a 170 kW, se la batteria ha ancora una capacità almeno del 5 per cento sono sufficienti 35’ per arrivare all’80 per cento della carica. Quindi raggiungiamo una colonnina in centro città e ne troviamo una da 110 kW. In realtà non ci serve ad altro che a un rabbocco di pieno, perchè nella notte dobbiamo rientrare a casa e ci aspettano quasi 400 km di autostrada. Nel tempo necessario a rifocillarci nel cuore di Milano, ma anche di vivere una serata metropolitana. Una città incredibile che serba sempre delle sorprese. Ecco la sorpresa numero 7: in Piazza Duomo, all’inizio della Galleria Vittorio Emanuele ci imbattiamo in un set cinematografico. Stanno girando uno spot pubblicitario dal vivo. E’ l’occasione per rinfrescare le nostre esperienze di cinematografia, spot, riprese televisive, per spiare i trucchi dei tecnici, del fonico, degli addetti alle luci. E per fare un bagno nella mondanità cittadina. La sorpresa n.8? Voglio lasciarvi ancora con la curiosità inappagata e ve la rivelerò nella prossima puntata. prima di salutarci diamo un’occhiata al cofano dove di solito c’è il motore: ecco un acconto della sorpresa numero 8. Qui il motore non l’abbiamo trovato. Quindi? Prendiamo tempo e raggiungiamo, sempre per sicurezza, non si sa mai a fronte di qualsiasi contrattempo sull’autostrada, che può capitare anche la notte, per un breve rabbocco di energia, una colonnina di ricarica rapida a Verona. Ripartiamo che fa chiaro, forse con la tappa a Milano abbiamo esagerato con i tempi, ma è l’occasione per farvi vedere i comandi a tocco della tendina del tettuccio interamente finestrato, vicino ai comandi, pure a tocco, o ‘touch’ delle luci di cortesia. Eccoci a casa. Ci aspetta la colazione prima di un meritato e prolungato riposo, da Conni, al Terrazza Cortina, a Lignano Pineta. #charlieinauto3/303   #provavintage    

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#testdrive #testroad con #Ssangyong Rexton a visitare un borgo che rinasce dopo la distruzione del maltempo

Uno dei #BorghipiùbellidItalia ornato da allestimenti in legno e dai ‘castei’ le cataste di legna da ardere Poi, verso le Pale di San Martino ricordando il Rally E qui scatta la storia, che mi ha fatto innamorare di Mezzano ancor di più di quello che vi racconterò dopo. Una storia che mi ha ricordato il dramma del terremoto del Friuli del 1976, che ho vissuto in prima persona subito, correndo a scavare sotto le macerie di un condominio caduto nella notte del 6 maggio di quell’anno per cercare di salvare chi era sopravvissuto agli effetti devastanti delle prime fortissime scosse. Poi da Vigile del fuoco. Quindi da giovane cronista, a seguire per la Regione le fasi difficili e dibattute della ricostruzione. Un processo che ha funzionato e si è completato in modo esemplare perché tutti, da subito, si sono rimboccati le maniche per fare qualcosa. Per ripristinare, riattivare, ricostruire, sviluppare. E Mezzano che c’entra? Ha vissuto lo stesso processo: i suoi abitanti si sono rimboccati le maniche e hanno sistemato, ognuno la sua proprietà. Il Comune ha fatto la sua parte. Poi tutti assieme hanno ideato modi, tecniche, attività per abbellire e arricchire il Paese. Con uno spirito di coesione e iniziativa, che ha fruttato iniziative, realizzazioni, allestimenti. Ecco, gli allestimenti. Qui, in questa vallata, nel Primero, è costume accastellare la legna fuori dall’uscio, perché sia pronta per riscaldare la casa. I ‘castei’ sono così divenuti ornamento per la località. Che assieme alla cura dei fiori, all’amore con il quale sono state risistemate e vengono mantenute le case, gli orti, che sono numerosi, i giardini, rappresenta la caratura di questa cittadina. Divenuta anche per questo uno dei ‘Borghi più belli d’Italia’. Spostandoci per il Paese, abbiamo fatto ‘strani’ incontri: un gemellaggio con la scuola di musica di New York fa sì che ogni estate giovani musicisti dagli States vengano qui a formarsi e a provare o inventare nuove performance musicali. Così, del tutto casualmente, ci imbattiamo in un sassofonista che fa musica seduto sui bordi della vasta di una delle numerose fontane. In un chitarrista che prova nuovi accordi accanto al monumento in legno, e legna, realizzato in memoria dell’evento alluvionale. Di essere attratti nell’auditorium per incontrare Victoria, giovane pianista di Atlanta. E rimanere ammaliati dalla melodia della sua tastiera. E la Rexton? Beh, è estate. Un po’ di ferie anche per #charlieinauto. Ma domani si riparte. La meta: San Martino di Castrozza. È tanto che non ci ritorno. La prima volta, scendendo dall’Altopiano di Asiago, dopo essere stato a seguire le speciali del Rally, nel 1975, con la mia R4. Non è cambiato molto da allora. Certo, la città ai piedi della Pale di San Martino è crescita, si è arricchita di nuove attività ricettive, di ristoro. Ma l’attrattiva principale è dl’imponente scenario retrostante: le grandi montagne dolomitiche che al tramonto si colorano dal rosa all’arancio. Per arrivare fin qui, superando Fiera di Primero. Risalendo le vallate abbiamo perfino incontrato la pioggia. Così abbiamo provato a variare la trazione della Ssang Yong Rexton. Un po’ di attenzione nelle curve strette sull’asfalto bagnato e a bassa velocità utilizzando la trazione posteriore, perché un minimo di sovrasterzo, sia pur controllato dalla stessa auto è inevitabile a causa della potenza e della mole della vettura: diesel 2200 cc da 181 CV con 2105 kg di peso. Unitamente alla potenza alle ruote. Quanto alle dimensioni (485 cm per 192 cm), sono ininfluenti sulla guida e sulla condotta di guida. Così com’è l’effetto delle scelte stilistiche e del design, ai grandi spazi interni corrisponde una progettazione che ha reso il nuovo modello Rexton agile e performante. Il tettuccio apribile ci ha poi consentito di ammirare gli incomparabili scenari dolomitici. #charlieinauto105  

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#testdrive #testroad con #Ssangyong Rexton a visitare un borgo che rinasce dopo la distruzione del maltempo

Uno dei #BorghipiùbellidItalia ornato da allestimenti in legno e dai ‘castei’ le cataste di legna da ardere Poi, verso le Pale di San Martino ricordando il Rally E qui scatta la storia, che mi ha fatto innamorare di Mezzano ancor di più di quello che vi racconterò dopo. Una storia che mi ha ricordato il dramma del terremoto del Friuli del 1976, che ho vissuto in prima persona subito, correndo a scavare sotto le macerie di un condominio caduto nella notte del 6 maggio di quell’anno per cercare di salvare chi era sopravvissuto agli effetti devastanti delle prime fortissime scosse. Poi da Vigile del fuoco. Quindi da giovane cronista, a seguire per la Regione le fasi difficili e dibattute della ricostruzione. Un processo che ha funzionato e si è completato in modo esemplare perché tutti, da subito, si sono rimboccati le maniche per fare qualcosa. Per ripristinare, riattivare, ricostruire, sviluppare. E Mezzano che c’entra? Ha vissuto lo stesso processo: i suoi abitanti si sono rimboccati le maniche e hanno sistemato, ognuno la sua proprietà. Il Comune ha fatto la sua parte. Poi tutti assieme hanno ideato modi, tecniche, attività per abbellire e arricchire il Paese. Con uno spirito di coesione e iniziativa, che ha fruttato iniziative, realizzazioni, allestimenti. Ecco, gli allestimenti. Qui, in questa vallata, nel Primero, è costume accastellare la legna fuori dall’uscio, perché sia pronta per riscaldare la casa. I ‘castei’ sono così divenuti ornamento per la località. Che assieme alla cura dei fiori, all’amore con il quale sono state risistemate e vengono mantenute le case, gli orti, che sono numerosi, i giardini, rappresenta la caratura di questa cittadina. Divenuta anche per questo uno dei ‘Borghi più belli d’Italia’. Spostandoci per il Paese, abbiamo fatto ‘strani’ incontri: un gemellaggio con la scuola di musica di New York fa sì che ogni estate giovani musicisti dagli States vengano qui a formarsi e a provare o inventare nuove performance musicali. Così, del tutto casualmente, ci imbattiamo in un sassofonista che fa musica seduto sui bordi della vasta di una delle numerose fontane. In un chitarrista che prova nuovi accordi accanto al monumento in legno, e legna, realizzato in memoria dell’evento alluvionale. Di essere attratti nell’auditorium per incontrare Victoria, giovane pianista di Atlanta. E rimanere ammaliati dalla melodia della sua tastiera. E la Rexton? Beh, è estate. Un po’ di ferie anche per #charlieinauto. Ma domani si riparte. La meta: San Martino di Castrozza. È tanto che non ci ritorno. La prima volta, scendendo dall’Altopiano di Asiago, dopo essere stato a seguire le speciali del Rally, nel 1975, con la mia R4. Non è cambiato molto da allora. Certo, la città ai piedi della Pale di San Martino è crescita, si è arricchita di nuove attività ricettive, di ristoro. Ma l’attrattiva principale è dl’imponente scenario retrostante: le grandi montagne dolomitiche che al tramonto si colorano dal rosa all’arancio. Per arrivare fin qui, superando Fiera di Primero. Risalendo le vallate abbiamo perfino incontrato la pioggia. Così abbiamo provato a variare la trazione della Ssang Yong Rexton. Un po’ di attenzione nelle curve strette sull’asfalto bagnato e a bassa velocità utilizzando la trazione posteriore, perché un minimo di sovrasterzo, sia pur controllato dalla stessa auto è inevitabile a causa della potenza e della mole della vettura: diesel 2200 cc da 181 CV con 2105 kg di peso. Unitamente alla potenza alle ruote. Quanto alle dimensioni (485 cm per 192 cm), sono ininfluenti sulla guida e sulla condotta di guida. Così com’è l’effetto delle scelte stilistiche e del design, ai grandi spazi interni corrisponde una progettazione che ha reso il nuovo modello Rexton agile e performante. Il tettuccio apribile ci ha poi consentito di ammirare gli incomparabili scenari dolomitici. #charlieinauto105  

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