Udine

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#testdrive: Prove di comodità, confort e accessibilità con Ford Tourneo Courier fin sul Castello di Udine

Città millenaria con le splendide tracce architettoniche di  influenza veneta Un veicolo spazioso si inserisce agilmente nel traffico e nei parcheggi Un veicolo multispazio pratico e tecnologico, che come possiamo vedere sulle strade incrociando il Tourneo commerciale, è derivato da quelli che chiamiamo indistintamente furgoni. In questo caso, il risultato è però un mezzo ricercato, tanto che oseremo dire una vettura, dotata di tutte le tecnologie di assistenza alla guida e di sicurezza delle quali dispongono le vetture di ultima generazione. Pur derivando di massima dal Ford Tourneo, nell’aspetto il modello Courier si presenta come un van di medie dimensioni dalla linea elegante e con i dettagli curati, comodo e sostenibile. Infatti, nonostante sia spinto da un motore di 999 cc., il nonostante è motivato dall’aspettativa che un veicolo di dimensioni superiori a quelle di una normale automobile debba essere dotato di una motorizzazione dalle prestazioni maggiori, grazie alla turbina eroga 91,90 kW ovvero 125 CV, assicura una buona ripresa e consumi moderati. Peraltro, nei prossimi mesi dovrebbe essere immessa sul mercato anche la versione elettrica. Abbiamo già detto che è dotato di un cambio automatico a 7 marce; per rendere il Tourneo Courier più versatile e utilizzabile con maggior facilità nelle città rivierasche dispone anche delle marce ridotte che si attivano con la stessa leva, utili a pieno carico. Il che significa anche sfruttandone anche al massimo l’abitabilità e l’omologazione per sette posti a sedere. È adatto anche agli spostamenti turistici, perché da tutti i posti a sedere la visibilità verso l’esterno è molto ampia. Ampie finestrature facilitano pure le manovre mentre la retromarcia è assistita dalle immagini in HD anche grandangolari proposte sul grande schermo centrale dalla telecamera posteriore, alle quali si sovrappone la simulazione della direzione che stiamo imponendo al nostro Tourneo. Ovvero, ci mostrano dove ci porterà la manovra che stiamo effettuando. In città è ‘obbediente’ e si lascia manovrare anche in spazi ridotti. Ci inseriamo nel cuore di Udine, città suggestiva e ultramillenaria, nella quale si notano evidenti le influenze architettoniche del periodo della dominazione veneziana. Saliamo fino in cima al colle del Castello, secondo recenti scoperte di natura artificiale e costruito dalle popolazioni che abitavano nell’area oltre 3500 anni fa, dal quale si domina la città. Da qui si ha anche una imperdibile visione del panorama che avvolge il capoluogo friulano, dalle Alpi carniche e Giulie, ai colli morenici, ai Colli orientali fino al Collio e al Carso triestino, per poi spingere lo sguardo verso la Riviera friulana e il mare. Per poter scorgere la distesa argentea, probabilmente tra il tratto lagunare e le acque antistati Grado e Lignano Sabbiadoro, occorre però salire sulla specola della torre principale, ovviamente accompagnati dal personale del Comune che ci scorterà fino in cima. Ma da lassù, dove sventola una grande bandiera bianconera, simbolo della città, la vista è impagabile. Scendiamo nuovamente in piazza Libertà, sulla quale si affaccia la Loggia del Lionello con una architettura unica, inserita nel sovrastante Palazzo D’Aronco che è la sede municipale. La prossima volta però, anche se con il Tourneo Courier la nostra escursione è stata confortevole pur avendo dovuto utilizzare le ridotte nell’ultimo tratto della salita che è impegnativo da scalare anche a piedi, sceglieremo il percorso pedonale dalla sottostante Piazza 1.maggio, sempre panoramico. Oppure, nel caso non ci sentiamo in piena forma o accompagnati da persone che non amano o non possono affrontare salite impegnative, prenderemo l’ascensore gratuito da una laterale della centralissima via Mercatovecchio. Ovviamente, anche nel traffico cittadini Tourneo Courier si è districato agilmente. Ma ora si fa sera e rientriamo a Portogruaro, in provincia di Venezia; è nel Veneto orientale dove si parla, come nella contigua San Michele al Tagliamento, anche la lingua friulana e rientra così tra le realtà che compongono la #Rivierafriulana. #charlieinauto3/403      #provavintage   

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#testdrive Nuova Jeep Renegade e – hybrid con l’assistenza elettronica avanzata

Dal cellulare si può comandare l’apertura delle porte o accendere i fari Un cambio automatico con doppia frizione rende entusiasmante l’esperienza alla guida Nuovo display UHD e software di ultima generazione Sulle strade italiane con il primo modello dal 2014, la Jeep Renegade ha ottenuto un successo notevole non solo tra gli appassionati del fuoristrada, per la sua versatilità. Un design azzeccato, che ricalca in chiave moderna l’iconica Willy’s, nonna della moderna Jeep, specialmente nell’inconfondibile muso con la griglia che incornicia i due grandi fari tondi, nonostante nasca come un crossover compatto si presta infatti a un uso versatile, anche cittadino, perché l’assetto del posto di guida (come i sedili dei passeggeri) rialzato rispetto alle auto ‘stradali’ come dev’essere per un fuoristrada capace di superare adeguatamente gli ostacoli quindi anche di attraversare i guadi, permette di avere una visione agevole della strada, dei parcheggi, dei percorsi urbani anche più intricati. Non solo, ma la semplicità con la quale esegue i comandi e la intuitività dei comandi, da quelli tradizionali agli ausili elettronici che sono completi e avanzati come il cruise control adattivo, la rende facile e ‘accessibile’ anche a chi ha acquisito da poco la patente. Per i più giovani, ma anche per gli over visto che la buona musica piace, nelle diverse varianti, a ogni età, il nuovo sistema multimediale permette l’elaborazione di dati cinque volte più veloce rispetto a quello precedente. Il display Full-HD da 10,1 pollici è adeguato al nuovo sistema di intrattenimento, che permette un ascolto ancor più coinvolgente ed è sempre connesso grazie alla tecnologia 4G; consente di essere aggiornati anche sul traffico perfino in aperta campagna e prevede l’accesso a una gamma sempre più ampia di servizi on line. A proposito di elettronica avanzata, ora il sistema della Renegade è facilmente accessibile anche tramite la App Jeep da scaricare sul telefonino: per esempio, dal telefono cellulare è possibile aprire e chiudere le portiere e accendere e spegnere le luci di sosta. Una novità: assieme a CarPlay di Apple e ad Android Auto c’è ora Alexa di Amazon, l’assistente vocale che permette di dare i comandi principali. Rimanendo a parlare del posto di guida, il volante è stato rinnovato assieme al quadro strumenti digitale, ora più colorato a vivacizzare il morbido stile vintage al quale era improntato il design delle prime Jeep. I motori elettrificati di Renegade sono due. Il primo è l’ 1.5, di 1500 cc; è mild-hybrid quindi si ricarica da sé ed eroga 130 CV. A renderlo più performante, ad ammorbidirne la grinta decisa che offre sensazioni come quelle assicurate negli anni ’70 dalle prime auto trasformate da berline a sportive con il motore  turbo-assistito che regalava la classica sensazione del calcio nel fondoschiena, è il cambio a doppia frizione e sette rapporti. Ed è questa è la versione che stiamo provando, la e-Hybrid. L’altra versione è plug-in hybrid, cioè necessita la ricarica della batteria ausiliaria dall’esterno, alla colonnina o alla presa di casa con l’apposito accessorio tramite il cavo in dotazione; monta un motore più piccolo, ovvero 1.3, cioè 1300 cc, che è proposto in due versioni, nelle quali varia evidentemente la taratura del sistema ibrido: sono da 192 e da 241 CV. In entrambe i casi la trasmissione è sempre automatica, ma il cambio è a 6 rapporti. Purtroppo non sono più prodotte le versioni a benzina e diesel della Jeep Renegade, delle quali avevo scelto per l’uso personale quella a nafta più performante, da 2.000 cc, capace di rivelarsi sostenibile (a 90 km/h anche 26 km/l !) ma nel contempo di saper essere morbidamente ma decisamente performante con i suoi 140 CV e una coppia di ben 350 Nm. Come la mia, anche la versione in prova è calibrata rispetto alle prestazioni che è capace di erogare e dispone di un sistema frenante efficacemente rassicurante. Infine i fari, oltre che automatici, sono full led come le luci posteriori, e consentono di bucare la notte con grande efficacia, in profondità come lateralmente. La Renegade che stiamo provando è della serie speciale Trailhawk, che contrassegna i modelli destinati ad affrontare i percorsi fuoristrada più complessi, e si distingue per una grande stella di colore nero opaco disegnata sul cofano motore. Rispetto agli altri modelli, ha le regolazioni di funzione per il motore anche per le modalità Sport e Rock per modificare le prestazioni e l’assetto a seconda delle necessità. È ‘irrobustita’ ulteriormente dalle protezioni alla trasmissione, alle sospensioni anteriori, alla scatola di trasferimento del movimento agli assi e del serbatoio, per poter praticare un fuoristrada più impegnativo al quale la Renegade è vocata. E poi… Il Poi lo esamineremo la prossima settimana. Per ora la proviamo in città a Udine e ci arriviamo per il compleanno della città, fondata nel 983 d.C., così in pieno centro incrociamo una suggestiva cerimonia rievocativa organizzata dal Fogolar Civic Furlan, sodalizio per la salvaguardia e la valorizzazione della valenza storica e culturale del capoluogo friulano. #charlieinauto3/398      #provavintage  

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#testdrive Trazione posteriore ed elettrica: la mia prima volta con Cupra Born electric

Anche nella guida sportiva esalta le prerogative di sicurezza Invariata la ricarica nella neve L’opzione per scaldare o raffreddare mani e piedi Come si comporta un’auto elettrica sulla neve? Ve l’avevamo già raccontato agli albori della mobilità elettrica: finora si era trattato esclusivamente di vetture tutte a trazione anteriore, nelle quali l’elettronica di bordo agiva in modo da livellare le prestazioni e le possibili criticità nell’aderenza delle ruote al fondo innevato o ghiacciato per rendere la guida e la marcia fluide e scorrevoli. Ovvero confacenti ai canoni della massima aderenza delle ruote sui percorsi con scarsa e scarsissima aderenza. La Cupra Born Electric rappresenta una novità assoluta per la Casa spagnola che fa parte del gruppo Volkswagen: è la prima auto del marchio sportivo nato dall’esperienza Seat a essere completamente elettrica. Condivide questa caratteristica con la Casa madre del gruppo, ma la vocazione sportiva della Cupra Born traspare da molti dettagli, scelte progettuali e accessori. Siamo arrivati alla quarta, e ultima puntata dedicata a questo azzeccato modello elettrico, e come promesso vi sveliamo l’ottava sorpresa, che si riferisce a a una caratteristica sostanziale dell’auto. Ritorniamo alla nostra vettura dopo l’immancabile tappa per rifocillarci con una fetta di Sacher e la cioccolata o il caffè con panna all’Angolo di Jasmine. Siamo sul Piancavallo (Pn) e ci dirigiamo verso le uniche due colonnine di ricarica della località montana pordenonese, quota 1.250. Si trovano di fronte alle piste da sci e nei pressi di alcuni dei principali alberghi. Il tempo della passeggiata e della ‘merenda‘ in montagna e l’auto, che dispone della tecnologia del momento per l’ottimizzazione della ricarica e dei flussi di corrente, ci fa ritrovare la batteria da quasi scarica, come quando l’avevamo abbandonata collegandola alla colonnina con il cavo in dotazione, con la capacità rigenerata all’80 per cento in 50’. Una prerogativa importante, che la rende versatile e utilizzabile in condizioni particolari, come ci ha confermato la prova, anche in mezzo alla neve. Nonostante la temperatura rigida, le colonnine sono coperte di neve, a conferma di quanto dichiarato dalla Casa la batteria della Cupra Born Electric si ricarica per l’80 in 50’, purché la colleghiamo con meno del 5 per cento di capacità. Un dato interessante perché la potenza del mezzo, che per quanto riguarda il modello in prova è di 204 Cv, ci indurrà spesso a non risparmiare la pressione sul pedale dell’acceleratore e ciò ridurrà l’autonomia dell’auto. Autonomia che cercheremo di recuperare almeno in parte al rientro a valle con l’utilizzo del sistema di rigenerazione di intensità regolabile con le palette al volante, utilissimo anche per ridurre o scongiurare l’usura del freni della nostra Cupra Born electric in quanto sostituisce l’uso del pedale del freno. Ora però ci rimettiamo in movimento, e dopo avere riposto il cavo per la ricarica nella sua custodia e averlo caricato nel bagagliaio riprendiamo il nostro test. La nostra escursione a piedi nella neve era stata piuttosto lunga, e nonostante fossimo adeguatamente attrezzati, il freddo si stava facendo sentire. Così, rifacendomi alle istruzioni per l’uso che compaiono sul display centrale, attivo le modalità di riscaldamento, analoghe a quelle che utilizzeremo fra qualche mese per il raffreddamento dei sedili anteriori andando mare. Le opzioni a disposizione che compaiono chiaramente sul nitido schermo a tocco sono: Scalda le mani, scalda i piedi, raffreddamento rapido, raffredda i piedi, aria fresca e visuale libera, purificatore dell’aria. Usciamo dal cuore della località pordenonese e dirigiamo verso la vallata. Provo a forzare accelerando a fondo o facendo cambiare rapidamente direzione e corsia alla Cupra Born electric, ma l’auto non si scompone di molto. Ci prendo gusto e mi infilo nel percorso misto nel sottobosco, e la Cupra Born electric accenna a sbandare leggermente con il retrotreno, ma si ricompone immediatamente e mantiene di nuovo con determinazione il percorso che le chiedo senza incertezze o reazioni inaspettate. Finalmente mi accorgo che è la prima elettrica posteriore che provo. Il riscontro davvero positivo che ho avuto sta nel fatto che nonostante avessi insistito forzando la guida e aumentando la velocità del test, il risultato non è cambiato: l’auto non ha mai creato situazioni critiche, anzi, una volta a conoscenza della modalità di trazione e delle sue potenzialità, mi ha permesso di proseguire con una guida ritmata e davvero divertente, e soprattutto sicura. A conclusione del testdrive rientriamo in città, questa volta a Udine, per provare ancora le telecamere di bordo e il sistema di visione a 360° gradi, e il parcheggio automatico, che ci hanno confermato l’estrema versatilità e completezza dell’auto. #charlieinauto3/307           #provavintage   

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#testdrive : la Hyundai i30 N Line conferma l’economicità di gestione nell’extraurbano

Confort e sicurezza al voltante anche sui tragitti affollati Giornata dedicata al volo al ‘Malignani’ e all’aviosuperficie Avro a Osoppo  È passando alla guida di ogni giorno che la nuova Hyundai i30 N Line svela qualità inaspettate. Molto maneggevole, nel contempo, anche grazie ai cerchi da 17’ trasmette una sensazione di sicurezza al volante. Se poi analizziamo il pacchetto di elettronica che veglia su di noi, possiamo dire di essere capitati nella cosiddetta ‘botte di ferro’. Scherzo, perché il ferro ha ovviamente lasciato gran parte dello spazio occupato fino a qualche anno fa sulle auto di serie a metalli e materiali che assicurano solidità ma anche la leggerezza necessaria per consentire alle auto di esprimere le migliori performance anche sportive, ma soprattutto, visti i tempi e l’aumento dei costi delle fonti energetiche, la maggiore sostenibilità. Quest’auto della Casa coreana è mild-hybrid, ovvero ricarica una batteria in un sistema con un motore elettrico da 48 Volt che rende davvero brillante il 1000 cc a tre cilindri consentendogli anche di sprigionare dal doppio scarico di questa versione un rumore convincente. Così, considerato che ha stando a quanto dichiara la Casa 120 CV dalla somma tra i due motori, l’endotermico a benzina e quello elettrico, proviamo a schiacciare per provare anche il cambio manuale, ma con frizione elettronica, a 7 marce, e la sorpresa è davvero positiva, anche per un ‘vecchio’ rallysta. La i30 N Line mostra una indole sportiva che si intuiva dal suo ‘look’. Adesso si spiega il volante in pelle e i sedili, riscaldabili, con le regolazioni dello schienale e della seduta. Faccio un tratto più lungo e provo a valutare se nonostante la guida più ‘allegra’ qualcosa è cambiato rispetto al trasferimento di ieri: una sessantina di km per andare a Udine, all’Iti ‘Arturo Malignani’, perché oggi è una giornata ‘aeronautica’, e la conferma sul percorso extraurbano: a spanne, siamo comunque ben oltre i 20 km/l. Al ‘Malignani’ per la consegna del nuovo AMX. Sì, proprio l’aereo militare da caccia destinato all’addestramento dei futuri periti aeronautici, nella scuola friulana che è un’eccellenza internazionale. Nell’istituto è allestito anche un mini museo dell’aeronautica. Giornata dedicata al volo, perché poi raggiungiamo Rivoli di Osoppo, dove, all’Aviosuperficie, Piccolo aeroporto, della Fondazione Lualdi è in programma un Raduno piloti per velivoli che, sfidando il periodo post pandemico le difficoltà a riunire e attivare amici e appassionati dall’estero, Gabriele Lualdi, il Presidente della Fondazione, assieme alla sorella Carla, ha fortemente voluto questa manifestazione che segna l’apertura della struttura verso la popolazione e le comunità locali limitrofe. Per spiegare che il volo è una passione antica e condivisa, che in Friuli ha radici consolidate. In Friuli è nato il volo acrobatico, ed è da sempre terra di piloti. Lo ha confermato questo evento, che ha attirato un’ottantina di velivoli da tutta Italia, compresi alcuni storici. Per dare un adeguato riconoscimento alla manifestazione, ma in particolare ai programmi e all’attività di ‘Avro’ con la guida Lualdi, che si propone anche quale base di riferimento per le attività della protezione civile e per la sicurezza, civile, dell’area prealpina e alpina, è intervenuto anche l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, assieme ai sindaci del territorio. Avro ha potenziato di recente i servizi: c’è il distributore di carburante per i velivoli che vi fanno base e quelli in transito, è stata potenziata la ‘clubhouse’, sono stati ampliati gli hangar ed è l’unica pista su asfalto dell’area. E si candida a essere un piccolo aeroporto per i velivoli a elica executive, quelli della cosiddetta Aviazione nazionale, capaci di trasportare non più di 8 persone, per offrire alle opportunità di sviluppo della regione una opportunità ulteriore attraverso un servizio che gli operatori utilizzano e richiedono sempre di più. Detto questo, godutoci lo spettacolo degli aerei a terra e di quelli in volo, riprendiamo il nostro viaggio per voi. Ah! In mezzo a tanti motori e CV, la i30 N Line non sfigurava e anche qui, era osservata dai visitatori della base. #charlieinauto3/252        

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#testdrive in città con la Mazda MX30 che si adatta alle condizioni del traffico

                                                                      Le rifiniture interne generano relax con similpelle chiara e sughero Palette al volante per frenare e ricaricare od ottimizzare le prestazioni Spunto bruciante e accelerazione morbida ma da 0-100 km/h in meno di 10”, velocità massima limitata a 140 km/h frutto di 147 CV di potenza. Nel contempo estrema maneggevolezza e guidabilità. Mazda Electric è tutto questo ma anche sostenibilità: fa circa 6 km con 1 kw di energia dal motore da 35,5 kw. Autonomia da citycar? Basta imparare a regolarsi su distanze da percorrere e uso del pedale dell’acceleratore, unico, assieme a quello più grande del freno e alla comoda pedana inclinata di metallo dove appoggiare il piede sinistro presente a caratterizzare il posto di guida e a disposizione dei nostri piedi. Su questa vettura elettrica proviamo finalmente una sensazione piacevolmente rilassante, ma insolita per chi ha provato qualche centinaio di auto e percorso diversi milioni di km. È generata dall’opportunità di lasciare il piede sinistro placidamente adagiato sulla pedana di appoggio con l’inclinazione appositamente studiata, che è sistemata al di sopra del passaruota sinistro. Ma, direte, accade lo stesso con i motori endotermici e il cambio automatico… Eh no, non è così, perché a parte condizioni particolari e forzate, mentre guidate un’auto con il cambio automatico, che solitamente è sempre ‘anche automatico’ avrete comunque l’attenzione rivolta, salvo siate noncuranti o irresponsabili, alla relazione tra motore e rapporti inseriti, tra rapporti e velocità, tra rapporti e coppia del motore. Perché lasciar fare soltanto al cambio automatico è certamente riduttivo, specie se vorrete richiedere qualche cosa di più alle performance dell’auto, o nel caso vi serva effettuare una manovra di emergenza. E comunque, non sempre il rendimento dell’auto con il cambio automatico coinciderà con le vostre aspettative rispetto ai consumi. Per aumentare l’autonomia della Mazda MX30, visto che come avrete capito i costi di gestione sono bassi ma ci può servire percorrere più km di quelli dichiarati, ci si può avvalere dei comandi a paletta situati dietro al volante. Servono a ricaricare l’auto, o a ottimizzarne il rendimento e le prestazioni. Azionando il massimo livello di rigenerazione della batteria, che coincide con il livello dell’effetto freno motore più alto scelto con questi comandi, accelererete la rigenerazione della batteria. La paletta di destra assicura invece un rendimento sportivo al motore. Quindi, quella di sinistra, a cinque posizioni come la gemella, come detto aumenta da 1 a 5 fino l’effetto freno-motore del comando ma nel contempo anche l’effetto di coppia nella ripresa, quella di destra alleggerisce il freno motore e migliora le prestazioni dell’auto. Il tutto per prolungare l’autonomia. Come vi ho già raccontato, l’ho portata in Friuli da Milano con una tappa di ricarica. Girare con un’auto elettrica significa infatti imparare a usare più consapevolmente l’auto. Una sorta di rieducazione e riqualificazione motoristica, perché occorre ripensare la gestione della propria mobilità. È necessario pianificare gli spostamenti che si faranno l’indomani, per raggiungere mete a portata di autonomia o punti di ricarica per amplificare il raggio dei nostri spostamenti, limitando percorsi inutili. Ora vediamo come funziona in città. Stavolta faremo un giretto a Udine, la mia città, nella quale il traffico scorre in relazione agli orari, alle giornate, al clima, al meteo. Ci rincuora il fatto che Mazda abbia deciso di installare un suono artificiale, morbido e quasi da sei cilindri, formato da frequenze facilmente udibili da passanti e ciclisti che si affianca a quello lieve ed etereo dell’e-skyactiv. Così, in tutta serenità proviamo un po’ di automatismi nella situazione viaria di metà mattina, mediamente trafficata: la risposta della Mazda MX30 Electric è del tutto soddisfacente. La maneggevolezza già riscontrata è confermata dalla sua agilità anche in mezzo al traffico. Parlavamo dell’autonomia. A parte colonnine accessibili al pubblico condizionate all’abbonamento con il gestore, due, gratuite dal tardo pomeriggio alle 8 del mattino successivo sono presenti nel park sotterraneo comunale della centralissima Piazza 1. Maggio. Il tempo di fare un giro in centro e la Mazda ha rigenerato la batteria quel tanto che ci basterà per rientrare a casa e per riutilizzarla di nuovo domani. Così, raggiungiamo sull’altro lato della piazza la mia ‘vecchia’ scuola: il liceo Classico ‘Jacopo Stellini’. Appoggiata al parapetto in pietra della rampa di accesso, ‘qualche anno fa’ lasciavo appoggiata la mia moto di allora, l’Aspes Hopy 125. Stavolta vi parcheggio accanto la Mazda, con la tentazione di scendere la scalinata con gradini bassi e lunghi che mi trovo davanti e che mi riporterebbe nella piazza, un grande ring che, dopo anche lievi nevicate, qualche decennio fa utilizzavamo per le prove di derapage controllato con le moto. Dò un’occhiata alla scalinata davanti a me con la telecamera di manovra presente sul muso, ma poi mi ricordo che l’auto non è mia, anche se è munita di tutti gli accorgimenti e coperture del caso. Così mi accontento di lasciarla ferma lì, all’inizio dei gradini, e di fare un po’ di foto. Allora, all’epoca dell’Aspes, l’auto elettrica la vedevo soltanto sulle illustrazioni dei fumetti o su qualche rivista scientifica… Riparto verso la periferia, perché voglio ritastare il sistema di autoricarica della MX30. La batteria anche in questa auto elettrica ha un volume importante, che non interferisce con la capacità di carico, e un peso significativo (310 km), mentre l’auto pesa circa 1600 kg. La batteria contribuisce alla stabilità dell’auto, e ci permette di guidarla, anche forzando l’andatura, come un go kart anche se è a trazione anteriore. Quindi? Mazda MX30 Electric promossa per una mobilità sostenibile. #charlieinauto3/239

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#testdrive #MazdaX3 Sedan berlina elegante per una vocazione sportiva

Il confort anche sui sedili in pelle riscaldati e raffreddati #testroad a Udine città ultramillenaria dalle molteplici attrattive Una berlina lunga e aerodinamica con il design che la fa apparire come un coupé e interni spaziosi, per viaggiare comodamente nei cinque posti e trasportare il bagaglio necessario, gli interni sono spaziosi, impreziositi dalle sellerie in pelle scura. Al primo approccio con la Mazda 3 Sedan Skylight, salendo a bordo dal posto di guida si può avere l’impressione che il tunnel centrale possa limitare l’abitabilità dei posti anteriori. In realtà non è così e lo spazio dedicato al conducente e al passeggero è adeguato. Anzi, l’impressione da bordo è che il tunnel valorizzi l’abitacolo. Restituendo, peraltro, importanza alla leva del cambio che con l’avvento delle automatiche cominciava a sembrare in accessorio in disuso. Come abbiamo detto, sulla Sedan non si sente la mancanza del cambio automatico, e il mix tra potenza ed equilibrio tra rapporti, guidabilità, prestazioni, la rende facile da guidare e maneggevole. Ancora sulla linea, il cofano allungato e l’abitacolo arretrato aggiungono una percezione di sportività a questa berlina elegante. E come già detto, confortevole. Negli interni sono stati curati tutti i dettagli che possono conferire incrementare la sensazione di comodità che chi sale a bordo della Sedan deve provare. Quasi tutte le parti di contatto sono rivestite in pelle. I sedili anteriori sono riscaldati, ma per la bella stagione anche ventilati. E si sa, specie nelle lunghe percorrenze, quanto questo ‘accessorio’ sia gradito per ridurre la sensazione di stanchezza e calore che trasmette il tessuto dei sedili che si appiccica a quello dei vestiti. Il cruscotto è parzialmente analogico. Perché le lancette degli orologi sono prodotte da un display sapientemente occultato alla vista del conducente. Al centro del cruscotto uno schermo verticale, non touch screen ma comandato dal manopolone situato sul cruscotto. Sul quale tutte le bocchette d’aria sono nascoste come occultati alla vista sono gli scompartimenti a disposizione, compreso quello che si trova dietro alla leva del cambio, in mezzo alla consolle, e risulta molto utile. Consumi bassi, coppia ben presente e un rendimento fluido, consumi nelle attese. Quindi stavolta ci godiamo l’impianto di intrattenimento Bose e ci avviamo verso una città da visitare, Udine, fondata come colonia dai Romani nel 181 a. C., il primo documento ufficiale che testimonia della sua esistenza risale al 983 quando il Castello fu donato dall’imperatore Ottone II di Sassonia al Patriarca Rodoaldo. Proprio il Castello di Udine è la meta della nostra escursione odierna. Saliamo sulla cima del colle, per la ripida strada affiancata dal loggiato ad archi in stile veneziano. Abbiamo attraversato anche piazza Libertà, una delle più belle d’Italia, con la sede comunale a Palazzo d’Aronco e la Loggia del Lionello. In cima, il piazzale del Castello, ampio ed erboso, si affaccia a 180 gradi sul panorama della cerchia delle Alpi, ma anche sullo skyline morenico fatto di colline e parti pianeggianti. Accanto la Casa della contadinanza, che oggi è un accogliente ristorante. Nel palazzo del Castello c’è una mostra di antiche mappe che tracciano la storia della città. Allestita dai Civici musei. #charlieinauto3/231  

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#testdrive un cross over e SUV compatto confortevole e divertente

Skoda Kamiq e il cambio automatico per lasciare alle spalle auto più grosse Dotazioni, elettronica, sostenibilità: ibrida per l’uso di ogni giorno Una Casa automobilistica che nella memoria di chi è nato dalla metà dell’altro secolo evoca ricordi lontani, memorie ataviche, immagini dell’altro secolo che quando ancora non navigavamo nell’universo del web ci mostravano frammenti di altri mondi, di altre realtà. Allora, non era facile vedere sulle nostre strade, in Friuli o nella Riviera friulana passare una Skoda, che era prodotta e venduta in Cecoslovacchia, oltre la Cortina di ferro. Il primo incontro significativo con un’auto della Casa contraddistinta dalla freccia alata l’ho avuto, vi cito ancora questa esperienza personale poi basta con i ricordi, all’Arboe Rally, in Carinzia: era valido per l’Alpe Adria Rally Cup ed ero stato invitato dall’organizzatore, Vic Dietmeier, assicuratore viennese che aveva saputo guardare lontano verso la nuova Europa, ed era il sosia di Carol Wojtyla. Avrei dovuto scriverne per Rombo, per il Messaggero Veneto e per l’Eco dello sport, un settimanale che usciva il martedì anticipando dopo i commenti lo sport in vista del fine settimana. In una foresta alpina austriaca, dalla strada sterrata sbucò completamente di traverso una Skoda, seguita da una fitta nuvola di polvere, che riuscimmo a evitare a stento. Mentre l’auto, non ricordo chi fosse il pilota, l’auto una 130 RS,  si era già dissolta nel polverone. Erano gli anni ’80 e si trattava di una delle tre auto ufficiali della Casa cecoslovacca iscritte al Campionato. Ovviamente, erano auto a trazione posteriore, con parecchi CV di potenza, e sul muso una importante serie di fari. In quel periodo, nelle gare su terra erano molto forti, perché probabilmente i loro piloti erano agevolati negli allenamenti sulla neve rispetto ai nostri driver. La prima Skoda che ho provato, pochi anni fa era tutt’altra cosa. Si trattava della Kodiak, lunga, spaziosa all’interno, molto confortevole, allestita per sette persone. Il livello di rifinitura, gli accessori l’allestimento erano già di qualità, la guida di questo SUV spazioso era comunque agile e nel contempo sicura. Skoda faceva già parte del Gruppo Volkswagen. A distanza di un paio d’anni, quasi tre, ecco l’occasione per provare l’ultima arrivata della Casa Ceca, la Kamiq. Si percepisce subito che ora ci troviamo davvero su un altro pianeta rispetto alle sue ‘nonne’ degli anni ’80. Si tratta di un SUV compatto, che però all’interno è molto spazioso. Il livello delle rifiniture, dell’elettronica, degli accessori è elevato. Il confort interno è buono. I sedili sono molto accoglienti e morbidi. Ma? Ma è spinta da un motore 1000 cc a tre cilindri a benzina. Che abbiamo provato già sull’Arona e sulla T-Cross, perché utilizzano la stessa meccanica. Una macchina abbastanza voluminosa e ben rifinita e accessoriata non può essere leggerissima. Quindi, rendimento, prestazioni, consumi? Il trucco c’è, e si sente: è il cambio DSG della Volkswagen, sette marce, peraltro anche in questo caso molto bene assortite, che la frizione a doppio disco automatica si permette di cambiare in una frazione di secondo senza lasciare alcuno spazio al motore per le incertezze e le attese che si possono invece riscontrare su auto simili con motori 1000 cc a tre cilindri, dotate però del cambio manuale. Se le provate, noterete che tra una marcia e l’altra, anche in ascesa verso il rapporto più alto bisogna lascia respirare il motore, che dopo una frazione di secondo, ma se volte tirare sembra un tempo interminabile, è pronto a rilanciarvi in avanti. Certo, in questi piccoli propulsori viene un po’ meno l’effetto del freno motore, ma l’impianto frenante di questa Skoda è all’altezza anche delle situazioni più intricate. Quindi, vediamo che cosa succede al semaforo: schiaccio a fondo il pedale dell’acceleratore e ripartiamo. Lei cambia da sola: 1, 2, 3, siamo già oltre i 100 km/h, 4, e così via. Le altre auto le vediamo negli specchietti. Ora stiamo entrando in città, a Udine. Ci aspetta una riunione all’Università per un corso sulla mobilità stradale e i risvolti economici. Sarò relatore, ma non parlerò di tutto questo. I miei racconti sui nostri test drive li riservo a voi. Ma prima un’occhiata all’abitazione più vecchia della città della città, la casetta gotica del ‘300. #charlieinauto3/226

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#teastdrive Full electric divertente sullo sterrato di casa

Non poteva essere che così con Hyundai Kona Electric da 204 CV I sui pregi autonomia, affidabilità, confort La Hyundai Kona Electric è un SUV ma è anche un veicolo crossover. Pur non avendo le sospensioni elettroniche nel fuoristrada trasmette la stessa padronanza e facilità di guida che come abbiamo potuto verificare la contraddistinguono sull’asfalto, ma anche su ghiaccio e neve. Senza farci rinunciare al confort che è amplificato da una notevole abitabilità interna e dall’allestimento all’insegna della comodità del guidatore e dei passeggeri. Stavolta, come copilota abbiamo chiamato una compagna d’eccezione. Mi aveva assecondato già con la mia prima auto, una giardinetta degli anni ’70 di una nota Casa francese, e dopo pochi chilometri aveva imparato a piegarsi in curva, verso l’interno della curva, come in motocicletta: le sospensioni molto morbide e adatte al carico facevano inclinare di lato l’auto verso l’esterno della curva. Sono passati un po’ di anni ma la curiosità della copilota non è scemata. Ma il suo ruolo oggi è particolare: mi guiderà sulle stradine di campagna che percorreva in bicicletta prima della Guerra per portare il latte appena munto dalla stalla alla latteria. Così raggiungiamo l’hinterland udinese, il sito tutelato dei prati stabili, splendida distesa di campagna che è stata mantenuta allo stato naturale senza essere consegnata alla lavorazione dei campi. Attraversata da numerose strade bianche percorse quasi esclusivamente da trattori e mezzi da lavoro agricolo diretti nelle campagne coltivate adiacenti. Per questo le strade rurali sono caratterizzate da condizioni del fondo molto variabili: dal ghiaino, al terriccio, al fango, al limo, alla terra battuta. Così proviamo a vedere che cosa succede, confidando nella fiducia del copilota. È un’auto elettrica, quindi affondando sull’acceleratore eroga da subito tutta la potenza: sono 204 CV. Vediamo che cosa succede su questo tipo di fondo che sicuramente garantisce scarsa aderenza. Le funzioni per la regolazione del motore da scegliere con il comando posto sul tunnel centrale sono Eco, Normal, Sport. Andiamo subito al sodo e cominciamo con Sport. Nonostante la composizione variabile dello sterrato sul quale stiamo correndo, soltanto nelle situazioni più critiche ha accennato a slittare, ma per poche frazioni di secondo. Trasmettendo subito a terra tutta l’energia di un motore che non deve nemmeno sottostare ai rallentamenti e al cambiamento di spinta sul punto di contatto tra gli pneumatici causati dal cambio delle marce. Certo, con questa regolazione, se sterziamo bruscamente e acceleriamo a fondo, diventa leggermente sottosterzante. Ma è soltanto un attimo: allentando leggermente il raggio di sterzata recupera immediatamente il contatto con il terreno e la situazione si normalizza pur mantenendo la spinta decisa. Abbiamo provato sul limo delle pozzanghere, quello scuro, però non intendiamo esagerare. E abbiamo portato la regolazione del motore su Normal. Anche in questo caso, una frazione di secondo di incertezza, poi, nonostante il fondo davvero troppo viscido e nonostante non montasse gomme da off-road ha proseguito la sua marcia senza incertezze. Allunghiamo il nostro tour di prova verso la pianura pedemontana, scorriamo lungo le rive del fiume Tagliamento per individuare un paio di siti panoramici, che ci permettono di gettare lo sguardo da un lato verso la montagna, dall’altro verso la pianura. Viaggiando su stradine bianche, sassose, con ciottoli nel centro di Coseano: test superato. Cos’ decidiamo di salire verso la pedemontana, verso Gemona del Friuli. Per andare ad ammirare in paesaggio da Piazza del Ferro. Il tempo sta migliorando ma è già ora di ritornare in città. Verso Udine, città fondata nel nono secolo, con un’architettura che va dalle tracce romane ai palazzi medioevali a quelli con netta influenza veneziana. Siamo fortunati perché nel park sotterraneo di Piazza 1. Maggio, ai piedi del Castello, la ricarica alle colonnine elettriche è gratuita e il parcheggio lo è dalle ore 20 al mattino. Faremo il pieno stanotte, anche se l’autonomia della Hyundai Kona Electric ci aveva rassicurato anche stavolta: dopo un test drive di quasi 250 km la carica della batteria rimanente era ancora del 62 %. #charlieinauto3/225  

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#Ferrari: #Friuli di nuovo capitale dei #motori a #Nordest e per #Austria e #Slovenia

#A-Team legato alla trevigiana #Villorbacorse apre l’officina #Ferrari Con una festa da lustrarsi gli occhi per gli appassionati di oggi e di ieri L’assistenza della Ferrari è di nuovo presente a Nordest, in Austria e in Slovenia. E ha sede a Udine, in viale Tricesimo, accanto a officine storiche e icone dell’automobilismo locale e italiano. È infatti stata inaugurata la sede di A-Team, nella quale i ferraristi potranno trovare ristoro per tutte le esigenze delle loro auto. Ma dove gli appassionati, in occasione dell’apertura, si sono già potuti lustrare gli occhi. Ma andiamo per ordine. A poca distanza da dove ora si trova A-Team c’era già una rappresentanza Ferrari. Che ha dimesso l’attività a Udine per concentrarla a Modena. Allo stesso tempo, un team che è da tempo impegnato con le Ferrari da pista, con le GT, la Villorba Corse di Treviso, come ci spiega il presidente e responsabile di A-Team, Raimondo Amadio, sentiva la necessità di completare la gamma della propria attività con il settore stradale. Dalle GT della #24oreLeMans alle #Ferrari stradali Ovvero, seguendo le vetture dei privati, che circolano ogni giorno sulle strade. Questo, per offrire una consulenza professionale e attenta, ma nel contempo per acquisire nuove esperienze e competenze. Da valorizzare, chissà, in pista. Così l’occasione è stata colta da A-Team, e ora i ferraristi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, dei Paesi contermini possono essere seguiti da vicino. E magari, chissà, trovare l’occasione per dare spazio alla propria passione per i motori e il cavallino rampante. Che, però con i mezzi della Villorba corse, di Treviso, potrà trovare sfogo soltanto in pista. Per comprendere il livello di impegno del A-Team, tra pochi giorni auto e meccanici saranno a Le Mans per preparare la squadra, le vetture, i piloti, alla mitica 24 ore. Quindi, Udine, che è la città dove è nata l’Autodelta, ma ove si sono sviluppate parecchie esperienze da corsa, ritorna a essere la capitale del mondo dei motori per il Nordest. Con un marchio, quello del Cavallino rampante, che continua a fare sognare, a maggior ragione quest’anno, con il ritorno dei grandi risultati nel campionato del mondo di F1. Elencare le auto che sono state in mostra per una giornata, e racchiudevano complessivamente qualche migliaio di Cavalli (vapore) fino alla grande festa serale alla quale ha partecipato un ristretto numero di piloti, di oggi e del passato, di addetti ai lavori, tecnici, ferraristi, vecchi amici come Ramon Gazziero, che è impegnato all’Ineco, esponenti di scuderie, come la Friuli, rappresentanti degli organismi sportivi internazionali, come Giorgio Croce. Star della serata la nuova Ferrari GTC4 Lusso T. Il suo arrivo con il caratteristico rombo sibilante, guidata da Ramon Gazziero di # Ineco, ha subito catalizzato l’attenzione. Le foto parlano da sole. #Charlieinauto

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