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#testdrive La citycar veloce della Hyundai è affidabile anche sulle strade bianche

Ovviamente con le accortezze del caso viaggia sicura anche sullo sterrato Le dotazioni interne sono all’altezza delle esigenze anche dei più giovani Hyundai i10 N Line, una citycar compatta ma confortevole anche negli spostamenti, è versatile e si comporta adeguatamente anche nelle escursioni in mezzo alla natura o in campagna. La versione più sportiva non è meno confortevole di quella base nonostante l’assetto sia più rigido e adeguato alle maggiori  sollecitazioni e prestazioni. Infatti, senza rinunciare al confort la tenuta di strada della vettura è sempre affidabile, anche sulle strade più impegnative, perfino sullo sterrato. La compattezza dell’auto ne aumenta la stabilità mentre l’altezza da terra ridotta per aumentarne l’aderenza alla strada non è tale da pregiudicare la marcia sulle strade non asfaltate e comunque la rende ancorata al terreno anche sulle strade non asfaltate. Ovviamente, anche se dispone degli adeguati sistemi antislittamento delle ruote, in questo caso occorre viaggiare dosando l’acceleratore per evitare, visto che i suoi 90 CV ma soprattutto la coppia di 172 Nm di coppia a 2000 giri assieme al peso contenuto rischierebbero, nell’affrontare le curve, di farci subire il sottosterzo. Effetto, che comunque si può evitare facilmente sollevando appena il piede dall’acceleratore alle prime avvisaglie di alleggerimento dell’avantreno. Attenti però a non decelerare di colpo, perché, ma i più esperti lo sanno bene, si rischierebbe di ottenere l’effetto opposto e di perdere il controllo dell’auto. Per vedere come si comporta sulle strade bianche ci spostiamo verso la sponda sinistra del fiume Tagliamento e già così, poco più a valle dell’abitato di Ronchis, ci possiamo già godere lo splendore della natura che già nei pressi del corso d’acqua è rigogliosa. Saliamo sull’argine e imbocchiamo la strada arginale, e la i10 N Line non smentisce le nostre aspettative: rimane stabile anche nelle staccate in decelerazione, in prossimità delle curve. Mantiene la stabilità in curva, e all’uscita è pronta a ripartire veloce. Ovvero: ha una buona tenuta di strada anche con scarsa aderenza. Spesso, i test in condizioni più difficili o esasperate forniscono risposte concrete e attendibili alle nostre sollecitazioni, e anche nella situazione citata la citycar Hyundai è promossa. È promossa anche per i contenuti. Detto dell’impianto di intrattenimento che è adeguato anche alle esigenze dei più giovani, altrettanto si può dire dell’attenzione alle connessioni e agli accessori. Dispone infatti di una presa USB sotto alla plancia centrale e di una USB-C, quelle più piccole e moderne, che serve però solo per ricaricare il telefono cellulare o le cuffiette e non consente di collegarsi al sistema della vettura. Nel display centrale digitale e a tocco, di adeguate dimensioni, sono a disposizione oltre ad alcuni comandi dell’auto, quelli del navigatore e la sua proiezione, e dell’impianto di intrattenimento. Il sistema è compatibile con Apple CarPlay e con Android Auto che si attivano automaticamente collegando il cellulare con il cavetto alla presa della vettura. Il cruscotto ha un display digitale che riporta le informazioni sulla guida, sui consumi, e a sinistra ha il tachimetro, a destra il contagiri. C’è anche l’indicatore grafico del consumo istantaneo di benzina. Il cruscotto si accende di luce rossa per l’avviso del rischio di collisione, imminente, o per fortuna, mancata. I fari, automatici, sono a led bianchi, quelli diurni, gialli quelli notturni. Quindi, ha tutto quello che ci serve per viaggiare in comodità e sicurezza. #charlieinauto3/431   #provavintage #hyundai #hyundaii10 #nline

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#testdrive Compatta per gli spostamenti e sostenibile ma pratica negli abitati

#Hyundai i10 N Line compatta ha tutti i confort e l’assistenza alla guida   Una citycar molto generosa non soffre nelle trasferte E’ divertente da guidare nella versione da 90 CV Vi ricordate il segmento A delle nostre vetture? È sostituito in modo sempre più consistente dalle classe B SUV o meglio dalle fuoristrada domestiche, o crossover. Abbiamo provato lo scorso inverno una cugina sempre coreana di questa vettura, ma questa presenta una vocazione decisamente più corsaiola. Non è che al suo interno si trascuri il confort indispensabile per i passeggeri, tant’è che siamo rientrati a casa la notte da Milano e nessuna delle tre persone a bordo, me compreso ovviamente, si è lamentata. La Hyundai i10 N Line fa parte delle citycar, ma in questo caso, per la N Line il progettista si deve essere distratto un attimo, aggiungendo qualche CV in più, l’assetto per una maggiore velocità, il look corsaiolo con le finiture rosso corsa visibili all’esterno e negli interni. Questo modello fa parte della terza generazione della i10 presentata al Salone di Francoforte nel 2019, ma è uscita più di recente, e nonostante le dimensioni compatte quindi la praticità nell’uso quotidiano anche nelle metropoli, ci propone confort, dotazioni di sicurezza, prestazioni con i 90 CV e il motore 1.0 MPI turbocompresso. La versione ‘normale’ è da 63 CV e c’è pure quella a GPL che viste le dimensioni (3,67 m) e quindi il peso contenuto assicura una percorrenza importante a un costo molto competitivo: per esempio per andare dalla Riviera friulana a Cortina d’Ampezzo a dare un’occhiata ai preparativi per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 si spendono, sui 400 km andata e ritorno circa 20 euro di carburante. Con la i10 N Line il costo sale perché la benzina si paga più del doppio rispetto al prezzo del gas, ma è comunque contenuto rispetto ad altre auto. Quando ci facciamo trasportare da lei in viaggio siamo assistiti dai sistemi Hyundai SmartSense, che comprendono la frenata automatica in caso di emergenza, il controllo di mantenimento della corsia, il rilevamento della stanchezza del conducente. Il nostro percorso oggi raggiunge San Vito al Tagliamento (Pn). Suggestivo borgo commerciale in una realtà rurale medioevale, sorge sui resti di un villaggio romano ma sono stati ritrovati reperti di una presenza antropica preistorica, perché si trova lungo un’antica via di passaggio che nell’era più ‘moderna’ collegherà a Cordovado, Portogruaro, Venezia, a poca distanza dal fiume Tagliamento e da altri corsi d’acqua che anche gli antichi prediligevano per spostarsi e per trasportare le merci. La zona è ricchissima di acque perché si trova all’inizio della fascia delle risorgive, e anticamente l’area era paludosa con zone più asciutte e boschive. Selva che nel 1028 fu donata da Corrado II al Principato di Aquileia, poi il trasferimento dei poteri sul territorio passarono alla Patria del Friuli. San Vito è citato in una bolla di Papa Lucio III nel 1183, con Sanctum Vitum cum oratorio. A cavallo tra le Provincie di Pordenone e Udine, confina con otto altri Comuni. Una storia articolata della quale ci rimangono da ammirare splendidi reperti, come la Torre Raimonda, del XIII secolo, a ovest, realizzata da Raimondo della Torre, ingresso occidentale alle mura di epoca medioevale; Torre San Nicolò o Torre Scaramuccia, a est, dello stesso periodo; Torre Grimana, a sud, eretta nel XVI secolo dal patriarca Marino Grimani, acquistata nel 1751 dalla famiglia Altan. Nel centro storico ci sono l’antico ospedale della Confraternita dei Battuti, a ridosso della Torre Scaramuccia, che ospita mostre, esposizioni, convegni. Accanto la chiesa di Santa Maria dei Battuti. E ancora il Duomo, della metà del 1700, e la splendida piazza del Popolo, realizzata nel 1500, sulla quale si affaccia Palazzo Rota, del 1300, e l’antica Loggia Pubblica, del 1400, antica sede dell’antico consiglio comunale. Sopra l’antica Loggia il Teatro sociale Gian Giacomo Arrigoni, e molto altro ancora come il complesso dell’antico castello. #testdrive #testroad #hyundai #i10NLine #sanvitoaltagliamento #Tagliamento

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#testdrive #HyundaiI10NLine è una citycar divertente anche in montagna

Le dimensioni ‘cittadine’ e i pesi contenuti per la guida sportiva sulle salite Stabile fino all’inverosimile e potrebbe essere una perfetta ‘nave scuola’ Se la noti nel parcheggio, e difficilmente sfugge all’attenzione per le ruote e il look sportivo e le finiture rosso corsa che la fanno distinguere subito dal ‘gregge’, difficilmente riesci a immaginare di che cosa è capace una city car e ancor meno puoi prevedere che in un’auto visibilmente ideata per trovare spazio in città si possa viaggiare comodi, ma anche veloci. Ma di questo parleremo prossimamente. Questa volta non resistiamo alla sfida della montagna. Non dispone di selettori per le funzioni di guida, ma va accettata così com’è. E a giudicare dall’accelerazione, non è male ed è pronta, come abbiamo visto nel cuore di Milano, a lasciarsi dietro auto di classi superiori e dalle quali ti aspetteresti di più. Abbiamo accennato al motore, 999 cc, per semplificare come avremmo detto qualche anno fa, mille di cilindrata, ma è a tre cilindri a benzina e la turbina, ricordiamoci che è della serie N Line, la linea sportiva della Hyundai, spinge con 172 Nm di Coppia a 2000 giri, tanto se si considera la massa della vettura che pesa circa una tonnellata. È ovvio che la nostra prova la faremo in due, pilota e copilota, e che se caricassimo a bordo anche altri due o altri tre passeggeri in salita le cose cambierebbero, anche se, secondo me, non sarebbe un’impresa impossibile. La prima cosa che verifichiamo quando ritiriamo un’auto in prova è …la ruota di scorta. Se non c’è, ci deve essere il kit di gonfiaggio che è presente perché le ruote sono su cerchi in lega da 16”, e non so se una quinta ruota starebbe nell’alloggiamento. Ma su questi cerchi e sulla I10 N Line gli pneumatici sono anche ribassati, e quindi il lavoro del ‘gonfleur’ può essere più semplice ed efficace ed essere sufficiente per consentirci di raggiungere la prima officina o la stazione di servizio più vicina dove farci riparare la ruota. Niente regolazioni fini di assetto e di rendimento, dunque, ma il progettista si è fidato del suo lavoro riuscendo a proporre una citycar che ha consumi sostenibili ma su richiesta viaggia veloce. Così la proviamo in salita. Il cambio p manuale a cinque marce e verifichiamo subito in salita e alla ripartenza dai tornanti che sono ben assortite, e la I10 N Line evidenzia capacità di ‘scalatrice’ anche veloce. Trazione anteriore, ma l’elettronica le consente di non staccare le ruote nei tornanti stretti e di non sgommare, perché ne sarebbe tentata con i suoi 90 Cv, più che sufficienti per giocare su una strada libera a raggiungere il tornante successivo. Il motore, quindi è azzeccato anche per la salita e come già detto trasforma la piccola Hyundai da citycar a vettura corsaiola. Quindi? Il bello deve ancora venire. Che chi ha ideato questa versione della I10 facesse sul serie si intuisce anche dal fatto che, nonostante l’elettronica sulle auto coreane sia sempre avanzata, su questa vettura è ridotta all’essenziale, al controllo laterale a quelli anticollisione, e anche il freno ‘a mano’ è proprio a mano, ovvero a bacchetta. Questo perché nella guida veloce può sempre aiutare in extremis, e non solo. Ma la conferma della vocazione della I10 N Line arriva nella discesa che affrontiamo con decisione. La nostra citycar è sempre incollata all’asfalto, nell’entrata nei tornanti, in uscita, nel misto. Insistiamo un po’ con lo sterzo, l’avevamo fatto in pianura forzando nell’affrontare le rotonde, e non so schioda dalla traiettoria ideale. Ovvero, non tradisce mai, tanto da poterci far ritenere che, al di là dell’uso sportivo, sia adatta anche come ‘nave scuola’.           Tra le dotazioni a disposizione su questa versione troviamo gli specchi retrovisori regolabili elettricamente ma anche riscaldabili, optional che in montagna spesso può essere d’aiuto. Mentre per una guida più sicura, purtroppo spesso le vetture più piccole come le moto sono ‘sottostimate’ dagli automobilisti e dai camionisti, per farla notare è dotata di indicatori di direzione a LED integrati negli specchietti. #charlieinauto3/431 #hyundai #hyundaii10Nline #NLine #testdrive #provavintage #carlomorandini #montagna #citycar

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#testdrive #Dacia Sandero Stepway sui Colli di Spessa fino al Castello

Il SUV crossover della Casa franco rumena supera anche la prova sul fango Agile e performante a suo agio tra paesaggi patrimonio dell’UNESCO Centouno CV, o meglio 101 Cavalli di potenza con 170 Nm di coppia a 2000 giri per un motore bifuel che non cala quando l’alimentazione del SUV crossover compatto con motore a tre cilindri di 999 cc passa dalla benzina al GPL: è l’identikit della Dacia Sandero Stepway Extreme ECO G 100 che è, evidentemente, bifuel. Abbiamo visto che sul percorso misto è decisamente sostenibile, perché a una identità performante abbina la sostenibilità di un motore che se a benzina ha un ottimo rendimento, a gas offre la ‘chanche’ ulteriore del prezzo del combustibile, che oscilla tra 0,6 a 0,7 euro al litro, poco più di un terzo della benzina verde. In città è pratica perché alle dimensioni contenute abbina la maneggevolezza, la capacità di sterzo che in manovra è notevole e la disponibilità di sensori,  avvisi e delle telecamere indispensabili in manovra. In montagna sale con grinta e garantisce la sicurezza che la caratterizza anche sulle strade di ogni giorno. La curva di coppia con un ‘tiro’ generoso che la spinge a 170 Nm già a 2000 giri la rende davvero divertente e le offre doti da ‘grimpeuse’ (arrampicatrice) quasi insospettabili per l’auto che è realizzata per essere un fuoristrada ma è destinata anche all’uso di città. Detto questo, considerate che l’ho provata sempre a gas, perché, dando per scontato che la Stepway a benzina è performante anche al di sopra delle aspettative, qui l’abbiamo testata con l’alimentazione a GPL. Che cosa ci resta da fare tra i test standard delle nostre prove sui strada? Appunto, la strada. Saliamo in collina, sulla regina delle colline che è il Collio, culla dello sviluppo vitivinicolo e di conseguenza enogastronomico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest. vi troviamo strade in saliscendi, leggeri declivi e dolci discese in mezzo a panorami incantati. La nostra meta è uno dei Colli, quello di Spessa di Capriva del Friuli (Go), dove si erge il Castello di Spessa: uno splendido complesso eretto nel 1200 sulle rovine di una torre di avvistamento realizzata dagli antichi romani sul percorso che porta da Roma ai Balcani, dalla via Annia al Norico. È stato ristrutturato e portato ai fasti attuali dallo stesso progettista del Castello di Miramare (Ts), completato con i confort di una Spa per l’enoterapia e di un resort stellato, ed è parte di una cinquantina di alloggi in cinque fabbricati diversi di un albergo diffuso ideato da Loretto Pali, industriale friulano del mobile di terza generazione. E’ lui ad accoglierci per la visita, dalle splendide sale per il soggiorno, il relax, la degustazione dei vini della Pali Wines, fino alle cantine nel bunker sotterraneo realizzato tra le due Guerre, dove ora sono custodite decine di migliaia di bottiglie di vini da invecchiamento: per esempio il Merlot che degustiamo nella intatta fragranza dei suoi profumi ancora dopo vent’anni di maturazione, e un brut da Pinot grigio e Chardonnay, bollicine conservate fino a cinque/sei anni e proposte nella rinnovata freschezza. Le strade del circondario collinare si prestano alla prova delle super-car, ne abbiamo testata una con Aghini su questi percorsi che scorrono accanto alla Slovenia, ma sono adatte anche al test drive del nostro Suv crossover, che per tutta risposta viaggia in scioltezza tra i filari delle viti e le zone pianeggianti nelle quali vivono liberi i cavalli purosangue. Così entriamo anche su uno sterrato piuttosto fangoso di collina, che conosciamo già da oltre cinquant’anni: la mia prima gara di regolarità motociclistica nel 1973, così si chiamava allora l’attuale enduro, valida per il campionato italiano e per il Campionato Triveneto e Italiano, si sviluppava tra le colline e i fanghi impossibili del Collio ed era la Regolarità di Mossa (Go). La Stepway dispone anche della modalità fuoristrada, che si attiva con un tasto ‘a portata della leva del cambio’ distinguibile dal simbolo di una montagna e un omino disegnato accanto e pronto a scalarla. Così, proviamo questa Dacia fuoristrada sul terreno più complicato al quale è deputata, perché con la stessa modalità d’uso sul ‘semplice ‘ sterrato e sconnesso ci aveva già dato risposte rassicuranti, e grazie ai controlli elettronici anche antislittamento a disposizione, ci consente di superare agevolmente un tratto di strada che ci aveva davvero impensierito. Quindi? Stepway, ancorché bifuel, è promossa anche nel fuoristrada. #charlieinauto3/429 #dacia #sanderostepway #castellodispessa #tesdrive #charlieinauto #provavintage #provasustrada #capriva #crossover #collio #SUV

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#testdrive Sandero Stepway bifuel il crossover compatto Dacia per divertirsi in montagna

Anche a gas si arrampica tra i tornanti in salita con prestazioni appaganti Promossa anche alla prova dei consumi Sandero Stepway Extreme UP MY24 1.0 Tce ECO-G, è la Dacia che stiamo provando, scoprendo di volta in volta qualità capaci di appagare le nostre attese di automobilisti, ma anche di driver. Riepilogando, il motore a tre cilindri da 999 cc eroga 100 CV, ed è la turbina a offrirci prestazioni spesso inattese anche viaggiando a gas, ovvero, sempre, perché una volta scoperti i costi del combustibile per le nostre abitudini di guida ritorneremo alla combustione a benzina, anzi, ci ritornerà la Sandero automaticamente soltanto a esaurimento del GPL. Prestazioni elevate per la categoria di SUV compatti e perdipiù fuoristrada, tenuta di strada rassicurante nonostante l’assetto leggermente rialzato perché si tratta della versione crossover, che ci inducono a provare come va in salita e in montagna. Infatti è molto maneggevole ma nei tratti veloci trasmette al volante la stabilità di un’auto ‘normale’, ma sempre in montagna ci accorgiamo che nelle manovre su strade particolari il raggio di sterzata è davvero ridotto. Ciò ci permette di infilarci anche in mulattiere e strade di montagna sulle quali è richiesta la maneggevolezza per districarsi da buche, tratti franati, dossi ecc. ma la sorpresa di quanto può fare arriverà quando andremo a inserire la Sandero Stepway in uno spazio di parcheggio ridotto: le ruote anteriori, sterzando al massimo, ci faranno sentire come le mordono l’asfalto con la gomma degli pneumatici tanto è ridotto il raggio di curvatura. Ma saliamo: il percorso è misto la strada larga quanto basta per salire velocemente in piena sicurezza. Sei marce ben selezionate, una seduta di guida accogliente e comoda per il conducente e per i passeggeri, il display centrale ad alta definizione con schermo ‘touch’ che grazie alle App, per esempio Waze, ci mostra la strada e ci fa indirettamente da copilota, ma va bene anche Maps che è di serie sull’auto, e il divertimento è assicurato. La Stepway si arrampica con grinta e se abbiamo i passeggeri a bordo non risente molto dell’aumento di peso al quale la sottoponiamo. Riparte veloce anche dai tornanti stretti con la strada che in uscita continua a salire. I consumi sono bassi per la categoria, anche a gas, e proviamo a cambiare alimentazione nel corso della salita per vedere la differenza: si riduce un po’ la reattività, ma grazie alla coppia di 170 Nm a 2000 giri continua a salire con decisione ripartendo con grinta e ci permette una guida sportiva nei tratti a mezza costa della strada di montagna che fra poche settimane sarà chiusa, per tutto l’inverno, causa neve. Arriviamo alla discesa, e la vocazione sportiva della Stepway Extreme UP si conferma con un impianto frenante adeguato. I quattro freni a disco, l’assetto che si modifica a seconda della funzione di guida prescelta (ricordo ECO più confortevole e morbida e adatta al fuoristrada e Normal più rigida, quindi ottima per questo caso) continuano ad assecondare le nostre aspettative per una guida divertente. Attenzione, dico divertente nel senso che deve essere piacevole per il conducente, o driver, e per i passeggeri, ma deve anche garantire la sicurezza degli stessi, dell’auto, di tutto ciò che incontreremo sulla strada. Quindi, va praticata sulla strada chiusa o con un buon margine di sicurezza da verificare preventivamente. Nel nostro caso, guida veloce con il solo scopo di verificare i limiti plausibili dell’auto per capire se possiede i requisiti per le condizioni di massima sicurezza nella guida normale. Ovvero, a vantaggio di tutti i nostri lettori. In questa nostra giornata che la Dacia Sandero ha contribuito a rendere divertente, non abbiamo trascurato di monitorare i consumi che andavano in media da 13 a 20 km con un  litro, di gas ovviamente. Vi ricordo cosa significa viaggiare a Gpl? La scorsa volta siamo andati dalla Riviera friulana a Cortina d’Ampezzo, circa 190 km, e ritorno, con la Dacia Sandero con 20 euro di gas.   #charlieinauto3/429 #charlieinauto #testdrive #testrive #fvgdascoprire #nordestdascoprire #dacia #sanderostepway #bifuel #gpl #gaspropanoliquefatto #piancavallo #montagna    

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#testdrive #Dacia Sandero a suo agio anche lungo la sinuosa Statale di Alemagna

Non sfigura tra i vip lo stile giovane della Stepway Promossa per i consumi e a gas non soffre in montagna E in montagna? Andiamo a gas o a benzina? Data la decennale esperienza, e a proposito quest’anno è il decennale di #Charlieinauto, un percorso iniziato con la prima delle numerose visite a #EXPO2015 a Milano, a volte mi ‘scapperebbe’ di scrivere benzina Super perché quando ho ottenuto la patente, soprattutto le utilitarie cioè la gran parte delle auto in circolazione, funzionava a benzina Normale. La domanda iniziale è comunque pertinente, perché stiamo provando la #Dacia #Sandero Stepway bifuel, ovvero con alimentazione a scelta a benzina o a GPL. Ricordiamo che, se inizieremo a usarla con il gas, quando si esaurirà il serbatoio la Sandero passerà automaticamente all’alimentazione a benzina, e non sentiremo grande differenza. Per fugare ogni dubbio e sconfessare gli scettici, scegliamo un’escursione ‘mista’, che a un percorso in montagna ‘leggero’ unisce un tracciato sinuoso, in falsopiano, ma anticipato dal trasferimento in autostrada. La nostra meta? Cortina d’Ampezzo, la Regina delle Dolomiti. È stata più volte la nostra meta negli anni d’oro tra il 1970 e la fine del XX secolo, non tanto per la passione sciistica, in realtà pratico lo sci nordico o da fondo, e Cortina non è la meta ideale visto che ci sono percorsi fantastici anche nel Friuli Venezia Giulia, ma perché, come si vede nei film di Natale con Christian De Sica e non solo, è l’icona del divertimento e della bella vita. Ed effettivamente mi è capitato più volte di ritrovarmi nelle serate dei Vip, perché coinvolto dagli organizzatori, da amici, da compagni di studi che a Cortina avevano e hanno la casa o l’appartamento in montagna di famiglia. L’atmosfera cortinese non è cambiata e vi si respira un clima sereno e disteso, che invita a condividere esperienze di relax, ma anche emozioni mondane. In realtà, dopo l’imperdibile visita alla Cooperativa, non lasciatevi trarre in inganno dalla Ragione sociale ma è una sorta di #Rinascente milanese in scala ridotta soltanto per quando riguarda la volumetria complessiva, perché in realtà offre di tutto, di qualità e a prezzi accessibili, ci siamo ‘rifugiati’ anche se il clima era mite nella pregiata pasticceria Alverà. Titolare è l’erede, runner, di uno dei mitici fratelli che regalarono all’Italia l’oro alle Olimpiadi e ai mondiali di Bob negli anni ‘60. La strada, dunque: per arrivare al cospetto dell’Antelao, del Faloria, alle spalle delle Tre cime di Lavaredo, a due passi dall’imperdibile Lago di Misurina e a Pocol, da lì vicino ‘decolla’ la vertiginosa funivia del Lagazuoi che vi porta quasi a 2700 metri, dopo l’autostrada A27 fino a Longarone si arriva alla Statale di Alemagna. In autostrada, la Dacia Sandero Stepway bifuel, che ha un motore a tre cilindri da 999 cc da 100 CV turbocompresso, grazie all’elettronica con la funzione ECO riduce sensibilmente il consumo, che in velocità a GPL si aggira sui 7/8 litri per 100 chilometri, a benzina è più limitato ed è adeguato alle attese: 5/6 litri per 100 chilometri. Siamo arrivati fino a Longarone posizionando il cruise control sui 125 Km/h e questo è stato il responso. Inoltre, e questa è l’ultima versione della Stepway prima del nuovo restyling 2026 già presentato, assieme alla comodità dei sedili, il confort si conferma sui sedili posteriori, il sistema di controllo laterale, che coincide con quello anticollisione mentre sugli specchietti retrovisori esterni si illuminano vistosi led di colore arancio per avvisare dell’avvicinamento di altri veicoli da dietro, ci ha permesso di guidare ‘quasi’ senza mani, ovvero semplicemente assecondando il volante. Non temete: nel caso ci fossimo avvicinati alle linee di carreggiata laterali l’auto si sarebbe automaticamente, spesso con decisione, riposizionata da sola al centro della carreggiata. E sul misto della statale di Alemagna? Innanzitutto, abbiamo apprezzato, era un po’ che non la percorrevamo, le lunghe e recenti gallerie alle quali se ne aggiungeranno altre per ridurre i disagi sul percorso. In vista delle Olimpiadi Milano Cortina del febbraio 2026 anche il Cadore si rende dunque più accessibile con i nuovi lavori stradali. Sulla sinuosa statale di Alemagna, dunque, la maneggevolezza della Stepway, la sua briosa vocazione alla performance anche alimentata a gas ci ha regalato una guida molto divertente, anche nei sorpassi di mezzi pesanti sempre in piena sicurezza e dove possibile, in tutta tranquillità. Infine, il look gradevole della Stepway, la versione crossover del SUV compatto della Dacia, per la sua innovativa linea giovane non sfigurava nei parcheggi dove spiccavano le Supercar.  Una nota simpatica: al rientro avevamo a disposizione ancora quasi 600 km di autonomia. Questa volta non era indispensabile, ma per percorrere lunghi tratti la disponibilità dei due serbatoi che raddoppiano l’autonomia può fare comodo, specialmente per i viaggi più lunghi di notte, in zone non conosciute. Al ritorno, ma verremo a Cortina anche in occasione delle Olimpiadi invernali, abbiamo ripercorso lo stesso tragitto e ci è venuta in mente una notte avventurosa di uno degli ultimi anni del secondo millennio. All’epoca disponevo di una media cilindrata italiana a trazione anteriore molto nota e diffusa, e avevo convinto la mia compagna, tuttora mia moglie, ad accompagnarmi per l’invito di un’amica comune che gestiva un locale enogastronomico alla moda, di un brand friulano. Il movente: la serata organizzata in quel locale dalle Donne del vino del Veneto. Alcune, autrici di grandi prodotti enologici del veronese e del vicentino, le conoscevo già, altre, anche televisive, le conobbi in una serata indimenticabile. Ma indimenticabile sarebbe stato anche il viaggio di ritorno. Dovevo rientrare verso Udine, dove all’epoca abitavo, ma alle 3 del mattino, nel viaggio di rientro, arrivati prima di Longarone siamo stati sconsigliati da una pattuglia della stradale a proseguire perché, era pieno inverno, c’era stata una improvvisa e copiosa nevicata che rendeva impraticabile l’autostrada verso Conegliano o Pordenone. Non esistevano ancora le App dei cellulari, così non ci è rimasto che infilarci nelle gallerie del lago del Vajont, e con cautela, le gomme da neve di allora non erano ancora quelle termiche attuali,

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#testdrive Restyling efficace per la #Dacia Sandero Stepway che va oltre il fuoristrada

Il design rende ancor più gradevole la percezione dello sviluppo del Marchio Dotazioni e accessori arricchiscono il cross over della Casa franco romena Dacia Sandero Stepway è già a un nuovo restyling che ne migliora ulteriormente il design giovane ma deciso e funzionale, mentre viene arricchita anche la dotazione elettronica e la plancia. Un cross over vestito da SUV comodo e duttile? Lo scopriremo nel nostro test drive. Ma già al primo approccio notiamo che diversi servizi si sono aggiunti a quelli del modello che avevamo provato quasi un anno fa. Prelevandola dal parcheggio nella nuova sede del concessionario Meroni, a Garbagnate Milanese, nell’ex grande autostazione inaugurata all’epoca dal Presidente Craxi, che si adatta già alle necessità dell’esposizione milanese delle auto dell’ex gruppo Renault, ora Stellantis, con le pensiline stilizzate pronte a fare da suggestiva cornice alla mostra, apprezziamo subito l’efficace proiezione anche in 3D sul nuovo funzionale schermo multimediale da 10,1” del display centrale. Immagine, che per quanto riguarda la sicurezza, in retromarcia si affianca all’avviso di pericolo per l’avvicinamento da dietro o di lato di un altro mezzo. Anche alla guida, il sedile è regolabile anche in altezza, il volante pure in profondità, si dimostra subito più decisa: è molto più reattiva. Al centro del cruscotto c’è lo schermo digitale da 7” del quadro strumenti. Entrambi gli schermi presentano una grafica più leggibile e attuale, mentre tra il quadro strumenti e il display centrale c’è un comodo porta telefono telescopico, con accanto una presa USB per il cellulare, che assieme ad altri accorgimenti di cortesia sono già presenti sulla Duster .                                                                                             Plancia e pannelli delle porte sono arricchiti da materiale denim blu resistente e piacevole al tatto. Anche i sedili sono in tessuto nero e azzurro. Assieme ai comodi sedili, lo spazio interno è ampio per la categoria, anche per i sedili posteriori. Mentre ci sono numerosi vani portaoggetti, per esempio sotto al poggia gomiti centrale, tra la plancia e il tunnel. Anche il bagagliaio è capiente: 406 litri che divengono 1,200 abbattendo i sedili. Dicevamo che è reattiva e generosa: il motore è a tre cilindri di 999 cc, e nella versione byfuel che stiamo testando funziona sia a benzina che a GPL, gas propano liquefatto. Combustibile, che ha il non banale vantaggio di costare meno della metà del gasolio. Ne consegue che quando inizierete a usare il serbatoio del GPL, mettendo in stand by quello della benzina, ve ne innamorerete già al primo rifornimento, anche perché le prestazioni saranno similmente adeguate. Il motore di questa versione eroga 101 CV, e spinge con la rassicurante coppia di 170 Nm, utile per rendere questa Sandero performante anche al di sopra delle aspettative. La velocità massima dichiarata è di 177 km/h. Le emissioni sono basse, 114 g/km di CO2, un livello che ci permette di raggiungere anche il centro di Milano pur pagando il ticket per il parcheggio. #charlieinauto3/428 #provavintage #dacia #sanderosteepway #sandero #crossover #suv #prova su strada #testdrive

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#testdrive ‘Stella della città’ versatile che può divenire pullmino o un ampio furgone da lavoro

#TownStar #Nissan citycar performante anche per gradevoli escursioni Grande capacità di carico e allestimento con 7 posti nel confort di un’auto Una pausa di riflessione tra supercar, city car mutanti, SUV, auto elettriche, ibride, bifuel? Certo, anche a noi come a #JeremyClarkson (ricordate Top Gear?) piace provare l’esistente, per capire i progressi della tecnologia, della progettazione, gli effetti della meccatronica sulla produzione, il modo di utilizzare, percorrere, affrontare le strade, e non solo. Così, testiamo anche un mezzo multi-spazio, un’auto da città talmente versatile che può essere utilizzata per spostarsi, viaggiare su lunghi tragitti fuoricittà, trasportare persone, lavorare, ma anche essere il mezzo per la famiglia. Le dimensioni della #Nissan #Townstar sono compatte rispetto a quanto può fare e offrire. Le sue vocazioni, perchè sono molteplici, cominciano a trasparire quando notiamo che le portiere posteriori sono a scorrimento: una scelta efficace per poter sfruttare pienamente l’ampia luce di apertura che si svela, il buon volume a disposizione all’interno, e assicurano la possibilità di parcheggiare in spazi limitati senza ridurre la possibilità di accesso. Ma grazie a questa porta laterale a scorrimento c’è anche, ed ecco l’opzione, la possibilità di accedere ai due posti di coda, perché è disponibile anche la versione della TownStar a sette posti, compreso il conducente, come pure la versione van che sfrutta la grande capacità di carico. la versione van assicura 4,9 metri cubi di capacità di carico e 800 kg di carico utile. La versione combi, a sette posti, ha invece una capacità di carico fino a 775 litri con i sedili posteriori in posizione, e fino a 3.500 litri con i sedili abbassati. Anche nella vista dall’interno, salta all’occhio il fatto che nella progettazione di Townstar sono state privilegiati i volumi ampi per assicurare comodità ai passeggeri, ma anche al conducente. Sedili comodi, anche per il conducente che ha la possibilità di regolare il suo sedile anche in altezza. Una chance in più conseguente alla struttura della scocca della vettura, che è ampia anche verso l’alto. Abbiamo provato la versione a benzina, con un motore turbo che la rende performante quanto basta per una guida veloce anche con i passeggeri a bordo, ovvero a pieno carico, perché eroga 130 CV. C’è anche la versione elettrica da 90 kW (122 CV), che grazie a una batteria da 44 kWh assicura un’autonomia fino a 300 km. Ovviamente, la versione a benzina supera i 600 km di autonomia, con un consumo che va da 6 a 7 lt per cento km. Il motore con cambio manuale, c’è quello automatico, è a sei marce, mentre l’auto dispone anche della modalità ECO per una guida più sostenibile. Per il trasporto, ma serve anche con tutti i passeggeri a bordo, il motore ha una coppia di 240 Nm, che rende TownStar brillante anche in salita. Servirà anche per effettuare sorpassi veloci in condizioni di necessità. Sorprendente anche la cura nelle dotazioni di sicurezza attiva, dal cruise control adattivo, ai controlli di mantenimento di corsia con avviso anche dinamico sul volante, al sistema anticollisione che avvisa con efficacia ma arresta il veicolo con altrettanta efficacia, all’allerta del rischio di collisione con veicoli sopraggiungenti da dietro o di fianco. In sintesi, per la maneggevolezza, tenuta di strada, affidabilità, controlli di trazione, brillantezza nelle prestazioni e nello spunto, consumi sostenibili, Nissan TownStar si comporta e si guida come una normale automobile. #charlieinauto3/429              #provavintage #nissan #testdrive #testroad #combi #van #provasustrada

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#testdrive Prestazioni elevate per il crossover 7 posti: #Hyundai Santa Fe Hybrid Plug in

Spazio ai passeggeri per la versione con la ‘spina’: usa la batteria più piccola Maneggevolezza e stabilità sullo sconnesso con le ruote da 20’ Hyundai Santa Fe Plug in Hybrid, ovvero il modello PHEV che fa parte della quinta generazione di un SUV nato per offrire spazio e confort alle famiglie, ma anche per essere utilizzato per lavoro. L’arrivo delle versioni elettrificate ha ridotto lo spazio interno disponibile, e lo riduce anche nell’ultima versione del grande Crossover coreano. Ed ecco che la versione Plug in, quella che ci richiede di ricaricare la batteria ausiliaria alla colonnina o alla rete domestica, recupera ko spazio per i due posti in coda, che offrono lo stesso confort degli altri cinque. In dimensioni tutto sommato contenute rispetto alle dimensioni perché è lunga 4,83 metri, larga 1,90 metri e con un passo di due metri e 81 cm. Spazi interni, che, nella versione a cinque posti significano 704 litri di bagagliaio, 2.025 litri con i sedili posteriori abbattuti; nella versione a 7 posti equivalgono a 621 litri con tutti i sedili in posizione, 1.942 litri, sempre con sette posti a sedere a disposizione. Un SUV importante per quanto è capace di offrire, che non tradisce le aspettative nemmeno su strada. Infatti il motore, 4 cilindri turbo a  benzina di 1.6, T-GDI da 160 CV affiancato da un motore elettrico di 98 CV alimentato da una batteria di trazione da 13,8 kWh assicura una potenza massima di sistema di 253 CV e una coppia di 367 Nm. Il cambio del modello in prova è automatico a 6 marce, ed è la versione a trazione integrale 4WD HTRAC di serie. Va da o a 100 km/h in poco più di 9”, qualche decimo in più per la versione a 7 posti. Abbiamo apprezzato la possibilità di percorrere oltre 50 km in modalità elettrica, che ci ha consentito di percorrere zone naturali senza turbare l’ambiente circostante e anche di incontrare gli animali selvatici che sono presenti nella zona. Sempre la versione in prova è la XClass, che per esaltare il confort ha i sedili riscaldati e ventilati, quelli posteriori riscaldabili, ha i cerchi in lega da 20’.  Confort, sicurezza alla guida, controlli elettronici di trazione e per la gestione della guida, che ora proviamo sugli sterrati della Riviera friulana. Trazione anteriore, ruote di grandi dimensioni, il tutto per poter viaggiare anche sulla strada sterrata e dissestata come se ci spostassimo sull’asfalto. Nonostante le dimensioni che di primo acchito potrebbero metterci a disagio, tuttavia non cambia la percezione di sicurezza che trasmette al volante, ma che rassicura anche i passeggeri, anche se sono sei. Nemmeno la presenza di due persone sui sedili di coda, che teoricamente sposta il baricentro verso le ruote posteriori ma nel contempo anche lo alza da terra, riesce a confondere l’elettronica della nuova Santa Fe Hyundai Hybrid plug In. Tanto che ci induce ad accelerare ancora, con la certezza che il cambio manuale ci consentirà di inserire sempre la marcia adatta ad aumentare la guidabilità del SUV, assecondandoci anche nella guida veloce. Arriviamo a un lungo rettilineo sul versante settentrionale della #Rivierafriulana ci porta a Passariano (Codroipo-UD) quasi all’esedra della sontuosa Villa Manin creata dai Dogi, dependance nella Riviera friulana dei nobili che guidavano Venezia, dove soggiornò anche Napoleone con Paolina Buonaparte all’epoca del trattato di pace di Campoformido. Ristrutturata                                                                                                                                                           e riaperta al pubblico nelle scorse settimane si appresta a ospitare nuovamente grandi eventi culturali, musicali, artistici. Scendiamo nuovamente verso il mare, per raggiungere Lignano, al Sabbiadoro Beach & Restaurant, uno splendido terrazzo sulla spiaggia di Lignano, dopo l’aperitivo alla Tavernetta Vitasana, di Ettore Gover, a City Garden. Per pernottare, l’Hotel Rossini di Mario Iop, a Lignano Sabbiadoro, nella lussuosa torre Rossini Resort. #charlieinauto3/431 #provavintage #hyundai #hyundaisantafe# #testdrive #testroad #villamanin #codroipo #lignanosabbiadoro #lignano #napoleone #rossiniresort #sabbiadorobeach #tavernetta

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#testdrive Sicurezza attiva di livello 2 a bordo della nuova Hyundai Santa Fe

Sistemi anticollisione e assistenza alla guida per il fuoristrada in montagna L’mpia finestratura fa godere a tutti gli occupanti la ricchezza dei paesaggi In modalità elettrica nel silenzio incontaminato delle Alpi La nuova Hyundai Santa Fe Hybrid vuole essere il tramite tra l’alta tecnologia e la possibilità di vivere e condividere con i passeggeri le emozioni trasmesse dalla visita di ambienti naturali di pregio ammirando paesaggi incontaminati. Lo si intuisce appena si sale al volante: a rubare subito l’attenzione è il cruscotto che è un grande display. Guardando da sinistra a destra, sotto ai due montanti del parabrezza ci sono il cluster digitale, o più italianamente cruscotto, e il touch screen per l’infotaintment. Il tutto da 12,3”. Abbiamo detto che è full-hybrid, e che i 215 CV che ricava dal motore a benzina di 1600 cc li mette a disposizione grazie alla batteria ausiliaria che si ricarica con la frenata rigenerativa, utile per guidare con un solo pedale, ovvero quello dell’acceleratore. Pedale che poi diviene inutile se utilizziamo, ovviamente in autostrada o in condizioni che lo permettano, il cruise control intelligente. Ma ora siamo saliti a bordo e ci occupiamo della sicurezza: assieme alle dotazioni elettroniche, l’assistenza attiva è confortata da 10 airbag, due frontali, due laterali, due a tendina che riparano anche i sedili della terza fila, due nuovi laterali per la prima e la seconda fila, uno per le ginocchia del conducente; tutti pronti a esplodere ‘beneficamente’ per riparare tutti gli occupanti dall’eventuale impatto con l’interno del grande Suv fuoristrada. La scelta costruttiva è interamente orientata alla sicurezza in caso di collisione con l’utilizzo di acciaio e materiali di alta qualità ottenendo un incremento della resistenza della carrozzeria del 4,5 per cento. Ma nella progettazione si è tenuto conto anche della distribuzione del carico in caso di urto. Così Santa Fe è ora in grado di assorbire ancor meglio l’eventuale impatto, riducendo nel contempo al minimo la deformazione dell’abitacolo. Ancora sicurezza attiva con le portiere posteriori che vengono bloccate nel caso rilevi veicoli in avvicinamento da dietro. Ritorniamo sul cruscotto e a sorpresa scopriamo che azionando le frecce direzionali i due orologi divengono due piccoli ma utilissimi schermi, a sinistra per svoltare a sinistra, a destra per svoltare dall’altro lato: come due oblò ci mostrano in diretta la vista posteriore e laterale, evitandoci il pericolo dei punti ciechi in manovra, ma anche nel cambio di corsia o di direzione. Ancora assistenza attiva in retromarcia o in parcheggio: i sensori rileveranno un eventuale ostacolo con la telecamera posteriore o i sensori a ultrasuoni mostrando subito l’avviso di pericolo sul cruscotto, ma anche frenando autonomamente per evitare la eventuale collisione, anche se il rischio proviene lateralmente e stiamo uscendo da un parcheggio. Santa Fe monta l’Highway Driving Assist 2 che è la guida autonoma di livello 2: controlla la velocità del veicolo e la distanza da altri mezzi rallentando o frenando autonomamente se viene rilevato il rischio collisione, anche se è con un pedone o un ciclista. Segnala anche il sopraggiungere da dietro di altri veicoli nel cambio di corsia. Autonomamente, la nuova Santa Fe è capace di parcheggiare da sola in modo parallelo alla strada, a spina di pesce o perpendicolare. Ma, a sorpresa, con il telefono cellulare e con l’applicazione la nostra auto può essere ‘invitata’ a entrare o uscire da un parcheggio da sola, mentre il conducente fuori dall’auto. Opzione utile dove ci sono gli stalli del posteggio stretti o il parcheggio è intasato, oppure in montagna in situazioni o condizioni particolari. Già, montagna… Siamo già saliti sul monte di Muris, ma la sua conformazione non permetteva escursioni o deviazioni particolari. Così, saliamo più in alto. Delle due qualità, la maneggevolezza e le doti di arrampicatrice nonostante il volume importante ma sempre gestibile, abbiamo già detto. Va aggiunto che l’ampia finestratura e il tetto trasparente, oltre a scongiurare il rischio che gli occupanti possano sentirsi ‘rinchiusi’ in un abitacolo comunque spazioso per tutti, consente di ammirare comodamente la bellezza del paesaggio circostante, anche guardando verso l’alto, attraverso le fronde degli alberi. Non ci resta che imboccare una mulattiera in quota, ce ne sono ancora di aperte al transito. Lasciando l’asfalto, agiamo sul comando che è posto sul tunnel centrale, sotto alla plancia e al vano che consente di ricaricare in wi-fi due telefoni alla volta, e tra le opzioni di guida ecco Eco, Sport, My Drive; scegliamo quest’ultima, per poi passare alle opzioni Terrain. Se dovessimo averne bisogno finendo in una strada difficile o cieca c’è il sistema di telecamere posizionate sul muso e in coda, che grazie alla IA ci mostra sul display le immagini virtuali dell’auto e di ciò che la circonda da fuori e dall’alto. Azioniamo l’apertura del tettuccio e apriamo la tendina che protegge il tetto finestrato fino in coda per permettere anche ai passeggeri di godersi il panorama e saliamo. Ovvio che ci spostiamo sulla mulattiera con la stessa sicurezza con la quale ci sposteremmo su una strada asfaltata. Lo stesso avviene sullo sconnesso o sulle buche che sono il ricordo delle nevicate e gelate della precedente stagione invernale: il confort per tutti gli occupanti è sempre massimo. Rinunciamo ad attivare l’impianto Bose di alta qualità a disposizione e ci immergiamo nella bellezza e nel silenzio dell’ambiente alpino. Riusciamo anche ad avvicinare alcuni caprioli scomodamente, secondo noi, appollaiati su ciglioni rocciosi, senza disturbarli spostandoci in modalità elettrica, e riusciamo a affrontare e superare un rilievo notevole collegato da una strada di servizio. Scendendo, incrociamo il parco chiuso del Rally del Piancavallo, ad Aviano. Infatti, in alto, ci eravamo spostati tra i monti del complesso del Monte Cavallo per seguire le prove speciali della gara, della quale sono stato l’addetto stampa per sei edizioni. Bei tempi, sotto la guida di ‘Iccio’ Maurizio Perissinot, con Giancarlo Predieri e Angelo Presotto, che ricordo sempre con grande affetto perché hanno segnato il mio ‘lancio’ nel giornalismo dei motori, superando la fase delle radio ‘pirata’ e delle radio e tv private, con ‘Poole Position-Motori a Mach2’

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